lunedì 28 maggio 2012

Chris Potter, maestro moderno della tradizione jazz

Sul sito The Australian è stato pubblicato un bell'articolo sul grande Chris Potter, secondo me uno dei migliori tenorsassofonisti in circolazione.


Potter, è un sassofonista che assomiglia a un bibliotecario e suona come un posseduto; ha un suo modo molto personale di incutere timore.
Una storia del The New York Times dello scorso anno segnalò la folla di studenti musicali presenti ad uno dei suoi spettacoli dal vivo, con i giovani rapiti dal suo playing. Altrove, devoti studiano attentamente le sue improvvisazioni e postano le trascrizioni dei suoi pensieri musicali online.
Non è sempre stato così, naturalmente. Potter ricorda come si sentiva, alcuni anni fa, quando i musicisti più giovani iniziarono a rumoreggiare dopo uno spettacolo, per dire quanto egli li abbia ispirati.
"Le prime volte che è accaduto", dice, "Mi dissi, 'Starai scherzando. Sto ancora lavorando su tutte le cose che voglio fare. Questo non è reale. Si dovrebbe tornare indietro e ascoltare Sonny (Rollins)." 
Fa una pausa. "Ho ancora effettivamente quella sensazione."
Il 41enne Potter, è attualmente uno dei sassofonisti più influenti. Quando aveva 18 anni, era già considerato un prodigio; la sua carriera iniziò di slancio grazie all'aiuto del trombettista Red Rodney, un tempo componente della band di Charlie Parker. I due si incontrarono quando Rodney arrivò nella città natale di Potter, Columbia nel South Carolina. Rodney, impressionato, invitò il giovane ad andarlo a trovare, quando fosse passato da New York. 
L'occasione arrivò l'anno successivo, e solo pochi mesi più tardi gli fu chiesto di unirsi alla band di Rodney.
L'esperienza fu preziosa, ponendolo insieme a un uomo che era stato accanto ad alcuni dei grandi del bebop. 
Due decenni dopo, Potter riconosce che il jazz ha spesso incoraggiato delle relazioni di "forte apprendistato" tra musicisti di diverse generazioni. Non è sicuro che ciò accade ora come in passato.
"Mi rendo conto che ci sono un sacco di ragazzi che mi hanno ispirato ed ispirano le persone che mi hanno ispirato e essi non sono qui mentre noi siamo qui", dice al telefono da Budapest (sua moglie è ungherese). "Così il ruolo delle persone che sono qui è quello di ispirare quelli che stanno venendo su."
Ecco perché spesso Potter si rende disponibile per dei corsi di perfezionamento per studenti di musica, e perché rende disponibili i suoi spartiti musicali a quelli che sono interessati. E' consapevole delle sue responsabilità verso i musicisti più giovani, anche se sente di avere ancora tanto da imparare lui stesso.
Una rapida ricerca su internet rivela un altro modo in cui la sua influenza può essere misurata. I musicisti più giovani hanno trascorso molto tempo a trascrivere i suoi assoli nel tentativo di dare un senso ad alcune delle magie che evoca nelle sue improvvisazioni. Alcuni musicisti si sentono a disagio su trascrizioni come queste, ricordi permanenti di creazioni spontanee.
Potter si sente lusingato dal fatto che la gente lo ascolti. Spera solo che, quando le trascrizioni verranno eseguite, la sua musica venga approcciata con lo stesso spirito in cui fu fatta. 
"E', naturalmente, molto bello sentire che le cose che stai facendo siano apprezzate. Questa è la cosa principale, sono molto felice che qualcuno possa sentire qualcosa da essa," dice. "Ovviamente il modo in cui guardo la mia musica, non è solo qualcosa da studiare in modo tecnico per imparare qualcosa. E' una musica fatta per toccare le persone. Spero che quelli che la stanno studiando ottengano questo".
Lo scorso anno Potter è stato in tour con il grande McCoy Tyner per una rivisitazione del celebre album del 1963, John Coltrane and Johnny Hartman
Anche in questo caso si pone la questione dell'eredità. "Tyner è una persona estremamente stimolante, basta sentirlo parlare del suo rapporto con Trane, di come la band ha lavorato e del modo in cui suonava", dice Potter. 
"Ho trascorso molte, molte ore della mia vita ascoltando quei dischi, mi hanno dato una comprensione reale di ciò che veramente devono aver fatto provare. Così, quando si parla di lignaggio, questa fu una cosa molto grossa. Avere la possibilità di lavorare con lui, ti fa sentire come se fossi parte di quella tradizione."
"Fu la stessa cosa con Red", aggiunge. "Mi sento molto, molto fortunato di essere stato in questa situazione in cui sento di poter imparare il più possibile, mentre questa gente è ancora in giro."
L'album John Coltrane and Johnny Hartman è diventato un classico del jazz. Per Potter, uno dei motivi della sua longevità è la sua profondità.
"E' sicuramente un disco romantico, qualcosa da mettere quando si è di buon umore", dice. "Ma è molto più profondo di quello che si pensi. Sai, ogni volta che (Coltrane) suonava una ballad c'è davvero una profonda tenerezza ... Ecco perché la gente ancora lo ascolta. Ha quella profondità. E' musica che è bella ma è molto più che solo bella."
Potter ha lavorato con alcuni dei più grandi nomi del jazz. Collabora regolarmente con Dave Holland, Jim Hall e Paul Motian, e l'elenco potrebbe continuare. (Ha anche suonato nell'album degli Steely Dan, Two Against Nature).
E poi ci sono i suoi 15 album da leader, tutti accolti calorosamente e che variano considerevolmente nello stile. Il suo ultimo è un riflessivo, album acustico, registrato per la ECM un'etichetta europea e che sarà pubblicato tra breve.
Nel frattempo, continua a suonare dal vivo e registrare con la sua band, Underground, uno formazione elettrica in cui l'energia contagiosa del leader è difficile da ignorare. I concerti di questa formazione sono delle performances infuocate con elevati livelli di abilità musicale.
Potter sembra provare un grande divertimento.
"Dovrebbe essere divertente vero?" dice. "Se non ci divertissimo, allora perché siamo qui? Naturalmente c'è divertimento e divertimento." Fa una pausa. "Questo è un tipo di divertimento serio."

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