sabato 21 aprile 2012

Songbook Volume Two - Sebastiano Dessanay

Un «Songbook» che è insieme un tributo alla tradizione del jazz, alla Sardegna e alle infinite storie che la musica può raccontare. Con un approccio più poetico che virtuosistico – e la melodia sempre in punta di dita – questo primo disco da leader del contrabbassista e compositore Sebastiano Dessanay è un libro da sfogliare senza fretta. Nove brani che in fondo sono canzoni, in omaggio a quelle di Cole Porter, George Gershwin e altri grandi padri del jazz. Il suono riflessivo ed elegante del contrabbasso fa trasparire la personalità del giovane compositore, nato a Cagliari e ormai stabile in Inghilterra. 


Come il leader, arrivano dalla Sardegna anche i due elementi portanti di questo trio: Alessandro Di Liberto (pianoforte) e Pierpaolo Frailis (batteria). Ad arricchire alcune tracce c’è il flicorno di Fulvio Sigurtà, astro nascente del jazz italiano e compagno dei primi studi jazzistici di Dessanay, ma soprattutto musicista capace di schiudere, con il suo suono morbido e sfumato, ampi spazi luminosi come nella solare Sunday Morning
Ad aprire il lavoro – prodotto dall’etichetta inglese F-IRE – c’è però soltanto il contrabbasso. L’intro di Nora è insieme un incipit e un manifesto: quello di un disco nato sullo strumento prima che sulla carta. Nonostante questo, la scrittura è alla base di ogni pagina del «Songbook». 
Dessanay ha lavorato meticolosamente sui brani, nati a volte da rompicapi musicali da risolvere, come Twelve Kisses o lo stesso Nora. La musica diventa così un mezzo per arrivare a uno stadio successivo, per costruire qualcosa, anche nel caso di Intermission, unico brano di improvvisazione totale che divide in due questo lavoro. Un pezzo che trova la sua controparte in Neve, scritta quasi dalla prima all’ultima nota. 
A volte gli ascolti dei classici filtrano dalle stesse composizioni: A Present For You sembra richiamare Darn That Dream. Ed è quasi un riflesso incondizionato per un compositore che è cresciuto con la musica di Thelonious Monk, Duke Ellington, Bill Evans, Kenny Wheeler, Dave Holland, John Taylor e molti altri. 
Altre tracce, invece, costruiscono ponti immaginari, come in Sos Meres, che nel suo suono etnico lega il Sud America e la Sardegna (in quello che è, nelle intenzioni dell’autore, un disco di musica sarda perché in buona parte è nato sull’isola, da chi sull’isola è cresciuto). 
Il cd racchiude un lavoro lungo quindici anni, ma solo per metà. Il «Volume Two» nasconde un complementare «Volume One» che – in questo viaggio a ritroso dal contemporaneo alla tradizione – ha già un contenuto preciso e aspetta solo di prendere forma.



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