giovedì 12 aprile 2012

Roy Haynes - Roy-alty

Voglio segnalare un album veramente fantastico, uno dei più belli che mi è capitato di ascoltare negli ultimi tempi, l'ultimo del leggendario batterista Roy Haynes, intitolato Roy-Alty, che presenta la sua più recente formazione, il quartetto Fountain of Youth (Jaleel Shaw, alto sax; Martin Bejerano, piano; David Wong, basso; Roy Haynes, batteria), più una serie di grandi ospiti tra i quali spiccano Chick Corea, Roy HargroveMarcus Strickland.


Ecco una bella recensione pubblicata sul sito del celebre magazine JazzTimes, a firma di Simon Jay Harper:
Il maestro dello spazio e del tempo Roy Haynes è un "Signore del Tempo" in vari modi. Haynes, che ha iniziato a suonare intorno al 1944 durante l'era dello swing, ha pubblicato un nuovo album con la sua Fountain of Youth Band e alcuni ospiti extra tra cui Roy Hargrove, il tenorsassofonista Marcus Strickland (fratello del batterista EJ), ed un certo Chick Corea su due pezzi. L'album si intitola "Roy-alty", ed è sicuramente un album di playing regale da parte di tutte le parti coinvolte. L'effetto complessivo è di una incontaminata, tuttavia ardente e appassionata presentazione di alcuni dei migliori brani della storia del jazz moderno, di alcune altre grandi selezioni, e, naturalmente, di alcuni dei migliori musicisti del jazz moderno.
La qualità del suono, i brani scelti, e la magnifiche parti solistiche si combinano per rendere il tutto un capolavoro. L'album contiene dieci tracce, e quattro brani (dal 3 al 6) forniscono un viaggio attraverso alcuni dei classici degli anni '40 e primi anni '50 che brillavano allora, e che brillano ancora oggi, autenticamente, attraverso questo album. 
Nell'album questi brani vengono definitivamente rivisitati: da uno dei primi classici di Thelonious Monk "Off Minor" che presenta Corea in una stellare battaglia in duo con Haynes, a uno dei primi pezzi di Miles Davis, "Milestones", registrato originariamente con Charlie Parker alla fine degli anni '40. "Milestones" ci ricorda come era brillante e fresco il sound di Parker negli anni '47-'48, e questa versione è una brillante registrazione dello spirito del tempo. Il Bebop viene spesso trascurato da alcuni che appartengono alla categoria del "jazz iniziato con 'Trane", ma questo è semplicemente dovuto alla qualità di registrazione di base dei dischi di Parker, che dopotutto era quella di una etichetta indipendente. Questa nuova registrazione mostra la scintilla di quella musica, come fu originariamente mostrata al mondo, ed ha un valore musicale speciale solo per questo motivo.
"These Foolish Things" fornisce il romanticismo, in gran parte grazie al languido Hargrove ed al rullante picchiettare di Haynes, mentre "Tin Tin Deo" evoca la grande epoca, della fine degli anni '40, del jazz afro-cubano, come interpretato da Dizzy Gillespie e impersonificato dal pezzo del co-compositore, il leggendario percussionista Chano Pozo. Oltre a Haynes, le percussioni vengono fornite da Roberto Quintero, Robert Rodriguez e dal figlio di Haynes, Craig.
Haynes presenta "Tin Tin Deo", citando Pozo e gli anni '40, per dire che tipo di influenza aveva Pozo. Lo stesso pezzo, così come "Milestones", ci comunica la fresca ed autentica verve dell'originale, con l'aggiunta di una fattore di world-music; le congas infatti aggiungono un sapore spiccatamente africano (piuttosto che latino), con i tradizionali tamburi di Haynes (ma non che suonano in maniera convenzionale!) che si mischiano ad essi. Questo è uno degli unici tocchi moderni del disco, e una delle caratteristiche che lo rendono un must da comprare ed ascoltare. 
Un altra cosa degna di rilievo è il suono. I tamburi di Haynes sono chiari e fluidi nel sound-scape, e sono, naturalmente, una delle principali qualità unificanti dell'intera opera. Che si tratti di un picchiettio, o dei suoi tradizionali "snap and crackle", Haynes ci mostra l'importanza eterna del tamburo e del ritmo. E'  probabile che la registrazione di "Tin Tin Deo" sia ad oggi quella definitiva e la brillante tromba di Hargrove non è l'unica ragione.
Oltre a queste tracce storiche, ci sono altri pezzi altrettanto rigogliosi e suonati in maniera espressionistica. L'album si apre con "Grand Street" e con il ben scelto "They Call The Mariah Wind", i profondi e risonanti tamburi di Haynes mostrano la via, mentre il playing del pianista Martin Berejano sviluppa una sonorità ancora più ricca, che ricorda lo stile jazz della pianista classica Alicia de Larrocha su "Iberia". Berejano è il pianista di Haynes dal 2006 (unendosi agli altri due membri del quartetto, Jaleel Shaw al sax contralto e David Wong al basso), ed ha sempre conservato uno splendente aspetto "Debussy-like", al quale sembra aver aggiunto anche una ulteriore profondità. A seguito dell'immancabile drumming di Haynes, Berejano conduce "Street Grand" prima che Hargrove fornisca il suo primo assolo. 
Un differente tocco "debussiano" è fornito da Corea all'inizio del suo secondo duetto con Haynes su "All The Bars Are Open". La musica rombante e sperimentale ci fornisce un ulteriore motivo per acquistare questo disco.
L'altoista Shaw regala alcuni momenti importanti su "Grand Street" e "Mariah". I suoi assoli fanno sempre pensare, anche quando esegue quelle che all'inizio possono sembrare solo delle sequenze, come nel suo assolo su "Equipoise". Nello stesso pezzo Hargrove sperimenta con vibrati ed altri effetti, e ad un certo punto suona "sopra la melodia", con alterazioni. E dietro a tutto c'è la forza di Haynes.
Opportunamente, l'ultima traccia si chiama "Passion Dance". Shaw suona alcune intelligenti note di apertura con uno stile libero. Egli è affiancato da Strickland, Hargrove e dalle percussioni latine in un frenetico groove, mentre Roy Haynes ripulisce tutto con i piatti, quando l'incoronazione raggiunge la sua altezza.


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