sabato 21 aprile 2012

Rota, un amarcord in jazz

Sul sito Giudizio Universale è stata pubblicata una bella recensione dell'ultimo album di Fabrizio Bosso, Enchantment che, con la collaborazione dalla London Symphony Orchestra, rende omaggio a uno dei più grandi compositori del cinema italiano.


La serata dei grandi compositori italiani, piuttosto che la serata della semplice musica italiana. Così si potrebbe specificare meglio quello che è stato, qualche mese fa ormai, lo show della terza serata del Festival di Sanremo, che ha visto re-interpretare grandi pezzi italiani del passato con nomi importanti della scena musicale. Ma c’è un dettaglio, forse sfuggito a chi è stato rapito dal potere dell’apparenza. Tutti gli ospiti sono scesi in palco sulle note di celebri melodie, quelle colonne sonore immortali che hanno costruito l’identità di film, di epoche, e che vantano autori italianissimi. A dominare gli altoparlanti Ennio Morricone e Nino Rota, del quale è appena trascorso, nel 2011, il centenario dalla nascita.
Un evento celebrato in musica anche con un meraviglioso disco uscito lo scorso novembre per Schema- Rearward: Enchantment – l’incantesimo di Nino Rota. Fabrizio Bosso, celebrato trombettista jazz, fonde il suo sound con quello maestoso della London Symphony Orchestra, una delle migliori orchestre del mondo, per dare nuova luce ai brani del nostro compositore. 
Otto e mezzo, Romeo e Giulietta, Amarcord, La strada, Il ragazzo di borgata… Le tracce sono nove, sì, ma si tratta di un’unica suite, che lega e abbraccia tutti i temi musicali rapendo l’ascoltatore appassionato e portandolo - come in un amarcord - su schermi cinematografici del passato, evocando immagini, ma ancora di più suoni. 
Si parte da Rota, ma gli arrangiamenti di Stefano Fonzi, che ha anche diretto l’orchestra in fase di registrazione nei celebri studios londinesi di Abbey Road, sono costruiti per invogliare ed esaltare una rilettura in chiave jazz. 
Nino Rota jazz? Ebbene sì, questo disco capolavoro è l’esempio concreto di quel che sembrava impossibile. Un vero enchantment nell’eleganza e nella forza graffiante della tromba di Bosso che affianca i temi nelle nuvole sonore dell’orchestra e poi si stacca per le jam session con i fedeli compagni: Rosario Bonaccorso al basso, Claudio Filippini al pianoforte, Lorenzo Tucci alla batteria. Un incanto la riscoperta dei temi, in quasi un’ora di musica continua che come in un film segue movimenti, coinvolge, tormenta, esalta. 
Pezzo vincente Il valzer del commiato, dal Gattopardo, che si avvia con un dolcissimo "Bosso jazz" per poi inglobare lo splendore dell’intera London Symphony e, tra toni di attualità un po’ bop un po’ pop, riportare il ricordo alle immagini immortali del valzer di Claudia Cardinale e Alain Delon. La chicca è di sicuro Il ragazzo di borgata, brano poco noto di Rota scritto per l’omonimo film del 1976 di Giulio Paradisi, mentre l’unica composizione inedita è di Stefano Fonzi: Enchantment dà il nome all’album e regala ancora una volta, nei suoi 4 minuti, un emozionante performance del trombettista impreziosita dal suono caldo, avvolgente e solenne dell’orchestra intera, per celebrare l’autentica magia musicale di Nino Rota. 
Brani sentiti e risentiti, come la serata sanremese ha dimostrato, ma che mai smetteranno di suscitare incanto e meraviglia, specialmente se eseguiti dal mix di talenti che questo disco vede riuniti in studio di registrazione.


2 commenti:

  1. Ciao, sono l'autrice della recensione di cui si parla in questo post e volevo ringraziarvi perché a dire il vero non sapevo fosse stata messa online e l'ho scoperto capitando su questo blog in cerca degli orari del concerto Bollani-Chailly. Il mondo è strano, questa è la riconferma! ;-)
    Alessandra

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  2. Grazie a te! La tua recensione mi è piaciuta molto ed ho deciso di pubblicarla. Mi è sembrata competente, appassionata e sopratutto con un linguaggio accessibile, proprio come piacciono a me.

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