martedì 24 aprile 2012

Nasce l’Archivio Nazionale del Jazz

Vecchi vinili, foto in bianco e nero ma non solo, partiture, pubblicazioni, veri e proprio tesori custoditi gelosamente negli scaffali privati e, a volte, pubblici. Da oggi però questa enorme mole di materiale che racconta una cospicua parte della storia della musica jazz viene “rinchiusa” e custodita in un archivio virtuale per essere messa a disposizione di tutti gli amanti della buona musica.
Con questa idea nasce l’Archivio Nazionale del Jazz voluto e creato dal Saint Louis College of Music di Roma, il suo scopo principale è quello di non disperdere le immense collezioni private che costituiscono una fonte documentale importantissima. 


Il neonato archivio “romano” è quasi unico nel suo genere se si escludono una manciata di suoi parenti: il National Jazz Museum in Harlem, il New Orleans Jazz Museum e il Museo del Jazz Gianni Dagnino di Genova. Tutti però hanno differenti caratteristiche che gli rendono unici.  
Il materiale che il Sant Louis sta archiviando permetterà di avere a disposizione  migliaia e migliaia di dischi: dai mitici 78 giri ai più comuni 45, dai formati 45 extended play ai long playing a 33 giri, fino ai cd.
La vera missione del neonato Archivio Nazionale è quella di salvare tutto quel materiale costituito da registrazioni su nastri o su supporti elettromagnetici strappati a concerti, festival, jam session, cantine, club e che l’usura del tempo potrebbe irrimediabilmente deteriorare.
Un’altra suggestiva sezione dell’Archivio è quella riservata alle fotografie come quella di un giovanissimo Chet Baker immortalato a Perugia nel lontano 1956 oppure quella della partiture originali tra le quali si possono scoprire pezzi unici firmati da Duke Ellington o da Dizzy Gillespie. 
Tutto materiale fondamentale per comprendere e fruire al meglio la storia e l’evoluzione del jazz.  
L’Archivio è stato presentato in Campidoglio dal suo curatore Adriano Mazzoletti, dal direttore del Sain Louis, Stefano Mastruzzi, dal presidente della commissione cultura del Campidoglio, Federico Mollicone e da quello delle Biblioteche di Roma, Francesco Antonelli. Mastruzzi ha spiegato come questa nuova creatura si occuperà anche di tutelare il patrimonio culturale discografico attraverso la digitalizzazione e il restauro delle partiture, di riviste specializzate, di vecchi articoli, di interviste, convegni, saggi, lezioni.
Due le novità presentate che rendono l’archivio romano unico ed inimitabile: la prima, che si può trovare sul web tutto ciò che fu inerente all’evento descritto o ascoltato (presentazioni, recensioni, interviste, fotografie, locandine); la seconda, che oltre al jazz americano e di altre nazioni, dal Canada all’India, la documentazione sul jazz italiano ed europeo con registrazioni, dischi, interviste e pubblicazioni è davvero ricca ed unica.
La prossima tappa del Saint Louis è regalare al nuovo Archivio, oggi in versione web, una sede fisica dove ammirare e magari toccare con mano le melodie che tante persone hanno fatto sognare; magari a Monti vicino alla sede storica del College. (Fonte Paese Sera)
Potete visitare il sito all'indirizzo: www.archivionazionaledeljazz.com/



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