martedì 15 gennaio 2013

REPLAY: Il viaggio di Louis Armstrong in Africa per combattere i Sovietici

(Pubblicato originariamente il 1° aprile 2012)
Nel mese di ottobre del 1960, il Dipartimento di Stato inviò il 59enne Louis Armstrong e la sua All Stars band come ambasciatori culturali per contrastare l'influenza sovietica in Africa. In quel periodo, il continente stava vivendo una ondata di movimenti indipendentisti politici, che sradicò le potenze coloniali che avevano controllato le risorse africane per decenni e riorganizzato l'ordine politico.
Solo tra il 1956 e il 1961, più di 20 paesi africani, tra cui il Marocco, Ghana, Nigeria e Congo diventarono nazioni indipendenti. Ma il governo degli Stati Uniti vide in questi cambiamenti politici un'occasione pericolosa per il suo nemico della guerra fredda, di consolidare il suo potere nella regione. Così il Dipartimento di Stato iniziò un'offensiva che avrebbe utilizzato un'arma potente e distintamente americana sulla scena mondiale: il jazz.


Il jazz era diventato una parte dell'arsenale della guerra fredda degli Stati Uniti nel 1955, quando una stazione radio internazionale del governo, Voice of America, mise in onda il suo primo "Jazz Hour", una trasmissione di due ore in giro per il mondo, di spettacoli di leggende come Dizzy Gillespie, George Gershwin, Charlie Parker e Duke Ellington. Al culmine della Guerra Fredda, lo show era trasmesso sei giorni alla settimana ed ebbe circa 100 milioni di ascoltatori (30 milioni solo in Europa orientale e in Unione Sovietica). Il conduttore dello show, Willis Conover, fu chiamato "il più famoso americano di cui praticamente nessun americano aveva mai sentito parlare."
Un grande appassionato in possesso di una voce distintiva e melliflua, Conover vide il jazz come l'equivalente musicale della democrazia americana. "Ci accordiamo in anticipo sulle leggi e le consuetudini da rispettare e dopo aver raggiunto un accordo, siamo liberi di fare quello che vogliamo all'interno di questi vincoli", disse Conover nel 1958. "E 'la stessa cosa vale per il jazz. I musicisti concordano sulla chiave, sulle modifiche armoniche, sul tempo e sulla durata del pezzo. All'interno di tali linee guida, sono liberi di suonare ciò che vogliono."
Generazioni di persone che vivevano dietro la cortina di ferro, furono esposte al jazz attraverso quello show e lo ascoltavano religiosamente. Il produttore musicale Leo Feigin, cresciuto in Unione Sovietica, disse, "Willis Conover stava trasmettendo il tipo di musica che per noi, personificava la libertà di qualcun altro. Non potevamo essere liberi, ma questa musica è stata percepita da noi [come] interpretata da qualcuno che era libero, perché l'improvvisazione è l'unica forma d'arte che non può essere censurata, per definizione."
Alcuni musicisti si spinsero fino a dare merito a "Jazz Hour" per aver contribuito ad abbattere la cortina di ferro. "Io vi dico," disse David Azarian, un pianista armeno, nel 1995, "che Conover fu la migliore arma degli Stati Uniti per demolire il socialismo e il comunismo.
Quaranta anni prima, Armstrong era stato descritto in termini molto simili. Fin dagli anni '50, il trombettista di New Orleans era già una delle icone più riconoscibili ed amate della cultura pop americana. Fu il primo artista jazz a comparire sulla copertina della rivista Time (nel 1941), apparve in decine di film e suonò centinaia di concerti ogni anno.
Canzoni come "Mack the Knife" e "When the Saints Go Marching In" diventarono hit mainstream che resero popolare il jazz presso un vasto pubblico americano, in un momento di intensa segregazione razziale in America. 
Armstrong era anche amato all'estero. Aveva girato i Paesi Bassi e l'Italia nel 1955, e il corrispondente del New York Times a Stoccolma scrisse che il potere di Armstrong come ambasciatore culturale fece di lui "l'arma segreta dell'America".
A detta di tutti, Armstrong amava suonare per tutti i tipi di pubblico. Nel 1956, il trombettista fece la sua prima visita in Africa, quando si recò nella British Gold Coast (che presto diventerà Ghana). Edward R. Murrow, il famoso giornalista della CBS, che stava girando il suo spettacolo "See It Now"  chiese ad Armstrong di fargli una visita per poter includere dei filmati del musicista mentre suonava un assolo di tromba.
Le Brass bands e la musica swing erano incredibilmente popolari in Africa, e durante un concerto nel pomeriggio, circa 100.000 persone vennero a vedere Satchmo e la sua All Stars che suonava nella capitale, Accra. "L'atmosfera e la musica erano così contagiosamente gioiose", scrisse un osservatore. "I musicisti americani trascorsero ore sul palco a suonare con musicisti locali". 
Il Dipartimento di Stato prese atto del successo del viaggio ed invitò Armstrong ad intraprendere un viaggio, finanziato dal governo, in Unione Sovietica nel 1957. Appena un anno prima, il governo aveva inviato Gillespie in Pakistan come ambasciatore del jazz, e aveva stanziato 100 milioni di dollari per programmi culturali atti a migliorare l'immagine del paese e contrastare la propaganda sovietica, che aveva ritratto l'America moralmente e culturalmente in bancarotta. 
Ma il viaggio non ci sarebbe stato. Il 17 settembre del 1957, Armstrong annunciò di aver rinunciato all'intenzione di andare in Unione Sovietica a causa del trattamento riservato dal governo degli Stati Uniti ai neri. "A causa del modo in cui stanno trattando il mio popolo del Sud, il governo può anche andare all'inferno", Armstrong disse ai giornalisti. "Va così male per un uomo di colore che non ha quasi dritto di cittadinanza".
Quelle critiche, ampiamente pubblicizzate, raggiunsero le prime pagine dei giornali. La settimana seguente, il presidente Dwight Eisenhower inviò truppe federali a Little Rock, Arkansas, per aiutare il processo di desegregazione nelle scuole  statali. Quando il Dipartimento di Stato, tre anni dopo, chiese nuovamente ad Armstrong di intraprendere un viaggio sponsorizzato dallo stato, egli accettò. 
Il tour africano del 1960 comprendeva tappe in 27 città in oltre tre mesi in paesi come Sierra Leone, Liberia, Senegal e Sudan. La Repubblica del Congo aveva appena ottenuto l'indipendenza dal Belgio, eleggendo Patrice Lumumba primo ministro e come presidente Joseph Kasavubu. La All Stars registrò uno spettacolo dal vivo nella provincia di Katanga dove suonò degli standard come "What a Wonderful World". 
Durante la sosta al Cairo, Satchmo suonò per i bambini in un sanatorio. 
Il governo sovietico denunciò il tour africano come una "distrazione capitalista." Ma Armstrong lo vide come un ritorno importante per lui e per la sua musica, a sua volta prodotto di stili musicali africani che erano stati dislocati in America a causa della schiavitù. 
"Mi sento a casa in Africa," disse. "Sono un discendente degli africani fino all'osso, ed amo i modi amichevoli con cui queste persone affrontano le cose." 
Purtroppo, il tour doveva essere l'ultima visita dell'Ambasciatore Satchmo al continente nero. Morì nel 1971 per un attacco cardiaco e sepolto nel quartiere Queens a New York.
E' ancora considerato uno dei più grandi tesori culturali d'America. Infatti, il vocalist Tony Bennett, una volta pose (e rispose) una domanda retorica: "La linea di fondo di un paese è, che contributo diamo al mondo? Noi abbiamo contribuito con Louis Armstrong ".
(Fonte The Daily)

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