martedì 10 aprile 2012

Intervista a Nicola Conte

Sul sito DaringToDo è stata pubblicata una intervista all'artista barese Nicola Conte.


Nicola Conte, dee jay jazz come si definisce lui, musicista, l’artista pugliese, nato a Bari dove ancora vive, noto e coccolato più a Tokyo, Londra, Berlino e Mosca che in Italia, dove è conosciuto e amato soprattutto dalla critica.  Dal 2000, anno del suo esordio musicale con “Jet Sounds”, l’artista pugliese ha cominciato la sua carriera da solista, collaborando con artisti come Gianluca Petrella, Fabrizio Bosso, e voci come quella di Karen Souza. Non solo dj, ma anche musicista, compositore, e leader di una band con cui è arrivato a produrre il suo quinto cd Love Revolution, edito dalla Impulse/Universal e dove ancora una volta, Nicola Conte, ci avvicina alla sua maniera di sentire il jazz che è strettamente legata alla musica della fine degli anni ‘50/60, con riferimenti che vanno dalla tradizione afro americana, fino alla bossa nova. Ma Nicola Conte è anche produttore, ideatore di progetti particolari, uno, New Directions, appena partito vede coinvolto anche DonPasta.
In cosa consiste questo progetto New Directions?
Detto in breve è la ricerca di una nuova dimensione nella club culture, dove cultura non è un fardello obsoleto, ma qualcosa di vivo  e pulsante. Oggi è fondamentale muovere una alternativa alla massificazione del gusto e del modo di vivere, ed allora si va dalla nouvelle vague del cibo,  al confronto delle idee, alla musica rigorosamente in vinile, in cui si muove questa operazione “in opposition” al sistema..
Love revolution, il tuo ultimo cd ha nuovi suoni, forse più verso l’elettronica che il jazz, o sbaglio? 
E’ un punto di vista, in realtà è molto jazz, molto soul ed anche elettronico..così come mi è sempre venuto di fare, c’è tuttavia un balzo in avanti nei contenuti che sarà più evidente ancor meglio in seguito.
Sei molto noto a livello internazionale come dj, un dj molto diverso. Usi soltanto il vinile? Vero?
Solo vinile, per me è oggi rivoluzionario e culturale. In New Directions sperimenterò una successione di “rare grooves” su 45 giri dal soul, al jazz, al funk al latin per arrivare a quanto di più autenticamente “musicale” c’è nell’elettronica..dal deep house al dub step…
Questa tua passione è iniziata da adolescente? Cos’era il Fez e cos’è ancora oggi?
Il Fez era la quintessenza dell’essere bohemien, underground e indipendenti… un gruppo di agitatori culturali innamorati della black music, del jazz. Ancora oggi per me queste sono le ragioni per fare musica e New Directions, è una parte del Fez verso il futuro.
Fai serate e concerti in tutto il mondo. Eppure sei rimasto a Bari, dove vivi e dove anche produci. Ma come si fa a conciliare una carriera internazionale con la vita di provincia?
La provincia è soprattutto un atteggiamento mentale. Bari è un luogo e quando, dal mare guardo l’orizzonte, non ne vedo i confini angusti..
I tuoi prossimi impegni?
Concerti, dj set e nuove sperimentazioni in studio verso un prossimo disco. Andremo con la band in Germania ed in Cile e come dj a Cannes e Seul. Poi un progetto speciale live per il Locus Festival e mi auguro nuovamente i Love & Revolution parties ai Tamerici.

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