martedì 3 aprile 2012

Intervista a Luca Aquino

Sul sito La Fanfara Frenetica è stata pubblicata una bella intervista al trombettista Luca Aquino


Luca Aquino è un ragazzo molto simpatico, allegro e alla mano.. ama moltissimo parlare di musica e suonare in ogni possibile set che gli si presenta davanti.
Ha un ottimo approccio " aperto" nei confronti di tutte le Arti e sembra non essere particolarmente interessato ad incasellarsi in un genere musicale di riferimento.
E' ancora giovane  e ha tutto il tempo di ritagliarsi uno spazio sempre più di rilievo, nel panorama musicale europeo.
Ha collaborato anche con il compianto Lucio Dalla, che ne ha amato la schietta musicalità..
Lo ha chiamato recentissimamente a far parte del suo gruppo, il batterista Manu Katchè, ( ex collaboratore di Sting, fra gli altri).
Manu Katchè è uno dei massimi leader mondiali di quel genere che sintetizza le molte anime di quello che oggi, è considerato uno dei più importanti musicisti della scena del Pop internazionale. Un risultato di grandissimo prestigio.
Luca nel contempo lavora a destra e a manca come una trottola, come è giusto fare alla sua età... ascoltiamolo e conosciamolo meglio...
Luca, per chi suona la tua tromba?
E' ancora confusa.
Come  hai scoperto di voler passare il resto della vita a soffiare in un tubo vuoto?
In realtà non l'ho ancora scoperto. Un conto è amare la musica, un altro suonare tutta la vita.
A vent'anni, soffiando per gioco malafemmina nella tromba di mio zio, provai un piacere immenso e una pace mai vista.
Dopo qualche anno d'incertezze, cominciai a non ascoltare più solo rock e a studiare lo strumento e il jazz. Ora mi ritrovo un tubo per amico.
Anche tu, come tutti i trombettisti, sei un maniaco di bocchini speciali a tazza fonda, a tazza alta, di plastica, di legno, diametri della campana, berp, upstream, down stream, o suoneresti pure la cornetta della banda?
La cornetta da banda è il top.
Miles o Clifford?
Miles, tutta la vita.
Il primo brano jazz ascoltato...
Ho dovuto ascoltare vari album di jazz prima di emozionarmi, in particolare uno allegato alla rivista Musica Jazz. Suonava Chet, con una passione che prima di allora avevo percepito solo con i Doors. Una tromba diversa, leggera, non urlata. Un senso di pace apparente e poi quel soffio, l'ho rincorso a loop per anni. Ho vissuto sempre con un timore reverenziale eccessivo per Baker, oggi superato al punto di chiamare Chet il mio jack russell.
Ma dove sta andando il jazz di oggi?
Sta ritornando in Africa, ancora adolescente ma stanco di essere sempre giudicato.
Fresu o Rava?
Aquino.
Oggi quanto conta l'immagine.. tu sei considerato un "bello"..
Un'immagine sincera da' sempre un bel significato alla bruttezza e alle ostilità.
Il mondo italiano del jazz quali pregi e quali difetti ha...
Ci sono i musicisti che studiano da soli e quelli che provano ore e ore in un garage con un gruppo, cercando un sound. La forza di questi ultimi ha contribuito alla cura della patologia del processo inquisitorio verso le novità.
Si comincia ad osare un po' anche nei festival. Non solo i Biondi ma arditi musicisti che, con i loro impavidi progetti, propongono spettacoli d'avanguardia surreali e apocalittici.
Tra qualche anno a Sanremo vedremo la Cosmic Band (di Petrella n.d.r.) aprire il concerto dei Supersilent e a Umbria Jazz non più Michael Bublè. 
Al momento la situazione non è ancora delle migliori. Sono pochi i direttori artistici che seguono il cuore, certamente mal sostenuti dalle Amministrazioni Pubbliche.
L'invidia...
Gli invidiosi hanno sempre una pessima stima di se stessi, vanno tollerati.
Tu quanto studi al giorno?
Dipende se sono in tour. La tromba mai troppo. Come ben sai, è uno strumento faticoso e preferisco non esagerare altrimenti al tappeto con un gancio. Il jazz sempre. Ascolto dalle quaranta alle cinquanta ore di musica a settimana, sempre in attesa di novità che quasi mai mi deludono. Vado in fissa per i musicisti e mi documento all'inverosimile, fino allo stalking.
Ambrose (Akinmusire n.d.r.)  l'ho lanciato io, lo sapevi? Anche Rollins.
Quanto componi al giorno?
Non mi reputo ancora un compositore. Per ora racconto storie.
Quanto leggi al giorno?
Poco, al giorno.
Quale Paese ti dà di più in termini di riconoscimento?
Il novanta percento dei miei concerti sono all'estero ma i miei dischi si ascoltano prevalentemente in Italia. Ho un piccolo pubblico di nicchia che mi sostiene da sempre, con affetto ed è a loro che penso quando faccio musica. Mi piace confrontarmi ed ricevere feedback.
Che stai preparando per l'estate 2012?
Da maggio sarò in tour col quartetto di Manu Katchè e col mio “Icaro Solo”.
Mi sto poi prodigando ad uno spettacolo con Mimmo Paladino, Jon Hassell ed Enrico Rava e a settembre registrerò il mio nuovo disco “aQustico” per la Tùk.
Tu che cosa sogni per il nostro Paese?
Che diventi il sud della Svizzera.
Che vuoi diventare?
Suonare come recita Ascanio Celestini.

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