venerdì 6 aprile 2012

Gerry Mulligan un protagonista della storia del jazz

Vorrei segnalare un altro splendido blog italiano, Gerovijazz, che leggo spesso con piacere specie nei suoi sempre accurati articoli storici.  
Oggi questo blog ha pubblicato un bel post celebrativo su Gerry Mulligan che oggi avrebbe compiuto 85 anni.


Ecco un estratto del post:
Gerry Mulligan è stato il sax baritono che più di ogni altro ha raggiunto vertici elevati di popolarità, non solo come strumentista, ma anche come leader d'orchestra e di piccoli complessi, come arrangiatore e come compositore.
Per quelli della mia generazione che hanno cominciato ad avvicinarsi al jazz negli anni cinquanta, fra le principali figure di riferimento, che rappresentavano l'immagine stessa del jazz, oltre a Louis Armstrong, Duke Ellington, Dizzy Gillespie, Charlie Parker, Miles Davis c'era Gerry Mulligan. La sua popolarità, non solo fra gli appassionati di jazz, in quegli anni era all'apice ed egli fu assieme a Dave Brubeck, uno dei protagonisti dell'ultimo rigurgito di popolarità del jazz fra i giovani, prima dell'avvento del rock & roll. Un pubblico vasto, che negli anni quaranta si era gradualmente allontanato, disorientato dalle sonorità particolari del be-bop e del cool jazz.
Fu lo stesso Brubeck ad affermare che Gerry era riuscito: «a far progredire il jazz senza rompere bruscamente con la tradizione e senza mai andare sopra le righe».
Dotato di straordinarie capacità musicali, inizialmente si affermò, giovanissimo, come arrangiatore e compositore. 
Nel 1945 quell'orchestra suonò nello stesso concerto in cui si esibivano Parker e Gillespie ed essendo venuto a mancare un sassofonista Gerry ebbe l'opportunità di suonare in quel concerto. Come era consuetudine all'epoca, i musicisti dopo lo spettacolo si ritrovavano in un night club per suonare in jam session fino al mattino. Il diciottenne Gerry si recò anch'egli nel locale, standosene timidamente in disparte con il suo strumento chiuso nell'astuccio. Ad un certo punto Bird gli si avvicinò, aprì l'astuccio, montò il sassofono e invitò Gerry a suonare, dandogli la possibilità di mostrare il proprio talento.
L'anno seguente venne scritturato nell'orchestra di Gene Krupa, ma anche in quest'orchestra il suo lavoro era principalmente quello di arrangiatore e solo saltuariamente gli veniva chiesto di suonare il sax tenore. 
Poco tempo dopo venne licenziato dall'orchestra di Krupa, per dissapori con il leader, e di lì a poco, grazie all'intercessione di Gil Evans, entrò a far parte dell'orchestra di Claude Tornhill, in cui Evans era arrangiatore-capo. Quell'esperienza si rivelò determinante per il suo futuro.
Fu all'epoca che decise di dedicarsi esclusivamente al sax baritono, abbandonando gli altri strumenti.
La frequentazione di Gil Evans e di Lee Konitz, che suonava anch'egli nell'orchestra lo portarono a far parte di quella straordinaria esperienza che fu la Capitol Tuba Band, della quale fu autorevole protagonista. 
Quella mitica esperienza uscì a nome di Miles Davis,  all'epoca il più famoso fra i protagonisti, grazie alla sua militanza nello storico quintetto di Charlie Parker, ma il contributo concettuale del trombettista non fu superiore a quello degli altri, anzi furono proprio i tre membri dell'orchestra di Tornhill, ad avere l'idea di creare sonorità simili a quelle di quell'orchestra, quel cloudy sound che caratterizzerà quasi tutte quelle composizioni che daranno vita alla stagione del cool jazz.
Purtroppo fu anche in quel periodo che Gerry divenne schiavo dell'eroina, compromettendo per un certo periodo il suo futuro.
Soli nel 1951, grazie all'aiuto di una donna forte e volitiva, riuscì ad uscire dal tunnel e trasferitosi in California riprese a lavorare con successo. Venne assunto come arrangiatore nell'orchestra di Stan Kenton, per la quale scrisse due pezzi Swinghouse e Young Blood, che ebbero un discreto successo e rimasero a lungo nel repertorio dell'orchestra.
Questo fu l'inizio di una nuova stagione che di lì a poco diventerà trionfale e lo proietterà per più di un decennio nel turbine del successo e della popolarità.
Nel 1952 nacque il famoso quartetto pianoless con Chet Baker, un rapporto musicalmente perfetto, ma umanamente difficile. Poi, dopo la separazione burrascosa con il trombettista di Yale, un nuovo quartetto con il trombonista Bob Brookmeyer, con il quale nel 1954, per la prima volta, arrivò anche in Europa ottenendo uno straordinario successo soprattutto a Parigi, dove tenne alcuni concerti alla Salle Pleyel. 
Questa distribuzione capillare ne amplificò la popolarità anche in Italia e, finalmente nel 1956, tornato in Europa, con un sestetto comprendente oltre a Brookmeyer anche Zoot Sims al sax tenore e John Eardley all tromba, venne ad esibirsi anche da noi con diversi concerti e anche con un'apparizione in TV.
Anche nella terza tournée europea del 1959 tornò a suonare ancora in Italia in diversi concerti, con un quartetto con Art Farmer alla tromba. Da allora il suo rapporto con l'Italia divenne via via più frequente fino a farla diventare una seconda patria. Negli anni '70 sposò, in quarte nozze, una signora milanese, con la quale rimase legato fino alla fine.
La seconda metà degli anni '50 rappresentò senz'altro per Mulligan il periodo più intenso e prolifico della sua vita. Superati definitivamente i problemi con la droga, nei quali, sia pur saltuariamente, era stato nuovamente coinvolto, intorno ai 30 anni aveva raggiunto al massima popolarità e si trovò impegnato in un'infinita serie di attività non solo discografiche. 
Oltre ai numerosi dischi a proprio nome in quegli anni venne affiancato in storiche incisioni con altri big, da Thelonious Monk a Ben Webster, da Jimmy Winterspoon a Annie Ross, solo per citarne alcuni.
Con l'avanzare degli anni '60 le attività di Gerry andarono via via affievolendosi per scivolare in una specie di “apatia”, come ebbe a dire sempre Polillo, riducendo progressivamente i concerti e le incisioni e stando anche un anno intero senza entrare in sala d'incisione. Aveva sposato in terze nozze una giovane attrice e la seguiva nei suoi impegni cinematografici trascurando il resto.
Solo verso la fine degli anni '70 riprese gradualmente a suonare con continuità. Chiamato da Dave Brubeck per sostituire, come aveva già fatto in passato, Paul Desmond nel quartetto, per alcuni concerti, alla fine la collaborazione si rivelò più duratura e proficua del previsto, protraendosi per oltre un paio d'anni, anche con al realizzazione di alcuni albums interessanti.
Nel 1974 incontra Astor Piazzolla e nasce il progetto di un album di tanghi : Tango Nuevo, che viene realizzato a Milano con un gruppo di musicisti italiani fra i quali Bruno De Filippi e Tullio De Piscopo. 
In quell'anno ebbe luogo anche il nuovo incontro con il redivivo Chet Baker alla Carnegie Hall, un emozionante revival. 
Nel 1976 mette insieme un nuovo gruppo il Gerry Mulligan's New Sextet con un organico insolito rispetto ai gruppi del passato, infatti compaiono vibrafono e chitarra, strumenti mai utilizzati prima. 
Il 1980 rappresenta l'inizio di una nuova felice stagione; con una nuova orchestra composta da giovani musicisti esordienti (fra i quali emersero in seguito particolarmente il trombettista Tom Harrell e il pianista Mitchell Forman) venne realizzato un nuovo eccellente album intitolato appunto Walk on the Water, che ottenne un grande successo di pubblico e di critica e che fece tornare Mulligan sulla cresta dell'onda.
Nel 1982 in una delle sempre più frequenti tournèe in Italia, divenuta per lui, dopo il matrimonio con al signora Franca una specie di seconda patria, al Teatro Orfeo di Milano venne eseguito un eccellente concerto del quartetto con la Jazz Big Band della RAI durante il quale vennero eseguite diverse brani del disco citato. 
Negli anni successivi Mulligan gestì oculatamente il suo rinnovato successo. Avvicinandosi ormai ai 60 anni, oltre al jazz cominciò a dedicarsi alla pittura ed alla musica classica, una passione coltivata fin da giovane, scrivendo diverse composizioni per sassofono baritono, alcune delle quali potè eseguire alla Fenice di Venezia. 
Incise ancora alcuni dischi, ma ormai la sua vena creativa non aveva più grandi cose da dire, si trattava comunque di musica gradevole anche se un pochino fredda.
Si spense poco prima di compiere 69 anni lasciando un grande vuoto nel mondo della musica e non solo e ancora oggi è ricordato e rimpianto da tantissimi fans.

Per leggere il post integrale con foto e video, vi invito a visitare il blog a questo indirizzo

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