lunedì 23 aprile 2012

Gary Smulyan - Smul's Paradise

Voglio segnalare un altro splendido album, il recente Smul's Paradise del grande baritonista Gary Smulyan che sostenuto da un formidabile organ-trio composto da Mike LeDonne all'organo hammond B3; Peter Bernstein alla chitarra e Kenny Washington alla batteria, ci consegna una formidabile registrazione che consiglio vivamente, in particolare agli amanti del jazz mainstream.


Ecco una bella recensione tratta dal sito JazMuzic.com:
Dalle note di copertina di Neil Tesser: "Gary Smulyan suona con tono granitico e con un attacco giustamente ruvido che si adatta bene allo strumento, e che, insieme alla sua tecnica altamente raffinata, ha reso Smulyan il più notevole baritonista della sua generazione ... Nonostante lo scintillio malizioso nei suoi occhi, sembre essere un perfetto gentiluomo."
In realtà, la recensione di Smul's Paradise potrebbe finire proprio qui ... questo è, finché non si sente l'uomo e la sua band suonare. Poi la lusinghiera valutazione di Neil Tesser diventa ... un eufemismo.
L'album parte con il popolare hit di Bobby Hebb del 1963 "Sunny", che parte a razzo come uno Space Shuttle che abbandona la costa della Florida per entrare nell'orbita terrestre, senza la necessità del consueto 'conto alla rovescia.'  La batteria di Peter Washington si accende in maniera immediata ed impeccabile, l'organo B3 di Mike Ledonne, si solleva e spinge senza sforzo. 
Fortuna ha voluto che, Smulyan trovasse una ardente gemma, scritta dall'organista Don Patterson, (Up In Betty's Room) che ha una melodia senza pretese, perfettamente costruita per il raffinato e logico assolo di chitarra di Peter Bernstein. Bernstein evita di caricare i suoi assoli con pile di note;  il risultato è di una tecnica persuasiva, molto intelligente dal punto di vista sonoro. Il sax baritono di Smulyan e l'Hammond B3 di Ledonne di Hammond B3 appaiono molto rilassati nel suonare la melodia, colorando il campo musicale con un'affascinante familiarità, mentre nel frattempo Kenny Washington descrive il ritmo e mantiene il tempo con una precisione immacolata che confina con il celestiale.
"Smul's Paradise" oscilla in maniera incontrollabile con un carattere emotivamente effervescente, equamente distribuito tra i fermalibri musicali di "Sunny", e la gioia estatica di "Heavenly Hours". E' un appuntamento fatto con orgoglio e destinato al divertimento, notevole nella chiarezza del suo concetto, eppure familiare e accessibile; su Pistaccio Ledonne semplicemente arrostisce le nocciole per un dolce, mentre Kenny Washington aggiunge un ritmo di bossa. Il suono del sax baritono di Smulyan è rivestito di una patina d'oro, sviluppato attraverso la disciplina, la dedizione, l'impegno ad un alto standard. 
Il formato classico per l'organo è di solito - organo / sax tenore o, organo / chitarra (rum e coca cola, o whisky e soda), non resta che l'imbarazzo della scelta! Ma l'accoppiata organo / sax baritono, non è usuale, ed anche Smulyan ammette che questa è per lui la prima volta. Smulyan è cresciuto con una dieta musicale costituita dal chitarrista George Benson, dagli organisti Lonnie Smith, Larry Young, Don Patterson e dal titanico sassofonista Sonny Stitt. Ne consegue che Smulyan conosce un paio di cose su organi, organisti e sa cosa gli piace ascoltare.
I suoi musicisti hanno girato intorno alla buona musica e ad iconici musicisti jazz per tutta la loro carriera. Sotto questo punto di vista sono degli spiriti affini. Peter Bernstein ha studiato jazz alla Rutgers University con Ted Dunbar e Kenny Barron. Ha suonato con i tenorsassofonisti Sonny Rollins, Joshua Redman, Eric Alexander, Joe Lovano, con l'altoista Lou Donaldson, l'organista Jack McDuff, il pianista Brad Meldau, la cantante Diana Krall, il batterista Jimmy Cobb, il trombettista Roy Hargrove, e molti, molti altri. Il suo assolo di chitarra nella "bopish" composizione di Smulyan (Smul's Paradise) è pulito, chiaro, caldo e pacatamente melodico. Lui sa sempre dove andare, e procede con fiducia.
Sulla sedia del batterista, (probabilmente suonando ancora quelle "K's" che Mel Lewis gli dette molto tempo fa) c'è quello che attualmente tutti ricercano, l'errante Kenny Washington. Kenny è esaltante da ascoltare, ma è addirittura sensazionale vederlo dal vivo. Ha così tanto slancio e ritmo con la sua batteria, che sembra possedere più di due mani, basta ascoltare il suo tagliente attacco a due mani sul pezzo del sassofonista hard bop George Coleman, Little Miss Half Step, e sul pezzo di Smulyan, Heavenly Hours. Kenny ha studiato presso la Fiorello H. LaGuardia High School of Music & Art and Performing Arts. Ha suonato con gli alto sassofonisti Lee Konitz, Phil Woods, Sonny Stitt, la cantante Betty Carter, il tenorsassofonista Johnny Griffin; i trombettisti Dizzy Gillespie, Clark Terry, il pianista George Cables, i bandleader Benny Goodman, con Lionel Hampton, ed i pianisti Ahmad Jamal e Tommy Flanagan. 
L'organista Mike Ledonne si è diplomato al New England Conservatory of Music a 21 anni. Ha suonato con la sua parte di giganti del jazz, i grandi vibrafonisti Milt "Bags" Jackson e Bobby Hutcherson, i bandleaders Benny Goodman e Benny Golson, il sax tenore Sonny Rollins, i trombettisti Art Farmer e Dizzy Gillespie. Egli è considerato come uno dei principali organisti dell'Hammond B3, ed anche un pianista di successo, descritto dal defunto, grande pianista Oscar Peterson, "come uno dei pianisti più promettenti e di talento di questa epoca." 
Basta ascoltare il moda enfatico con cui conclude ogni traccia. E' come un pugno da k.o. consegnato in maniera breve e dolce, che non si vede mai arrivare.
La sua voce crea quel brillante carattere emozionale e quel profondo e sfrenato senso dello swing in tutto il CD. I colori del timbro sonoro che egli dipinge con il sassofono baritono di Gary Smulyan sono senza soluzione di continuità, come quelli di una nuvola. La voce di Smulyan ha quel tanto che basta di muscolare magnificenza, ed un attitudine che si adatta perfettamente alle percussioni e previene qualsiasi freddezza o prevedibilità nella musica; Aires di Don Patterson e Sonny Stitt è il brano del CD che porta tutto questo in bella evidenza, esso è di gran lunga la più appagante selezione della registrazione: si piange di nostalgia. 
E' forse semplicemente un caso di strana, fortuita serendipità che rende questo CD un tour de force di calore tonale, di familiarità, modernità, che non viaggia in conflitto con le leggi di un buona tessitura, o di finire come un esperimento irriconoscibile. Sembra ovvio, almeno per me, che abbinare il "tono granitico" del sax baritono di Gary Smulyan e "la sua tecnica eminentemente raffinata" con il caldo organo Hammond B3 di Mike Ledonne, ha di per sé elevato la serendipità a genio esaltante.
Ci può essere un nuovo uccello in paradiso, e il ruviso sassofono baritone di Smulyan potrebbe essere il suo cinguettio!

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