domenica 8 aprile 2012

Freddie Hubbard Quintett - Jazzwoche Burghausen 1991 (video)

Ieri 7 aprile, Freddie Hubbard avrebbe celebrato il suo 74° compleanno. Per festeggiare quest'anniversario ho deciso di presentare il video del concerto del suo quintetto, registrato al  Jazzwoche Burghausen del 1991, con una formazione che comprendeva anche Don Braden al sax tenore e soprano, Denny Green al piano, Jeff Chambers al basso e Louis Hayes alla batteria.


Considerato uno dei più grandi trombettisti jazz di tutti i tempi, un autentico caposcuola, Hubbard muove i primi passi nel 1959 a New York, dopo avere suonato a San Francisco con i Montgomery Brothers, un gruppo di fratelli che già da qualche anno calca le scene jazz dei locali californiani.
Trombettista dotatissimo, cresce sicuramente a pane e Clifford Brown con dentro Fats Navarro. Il suo modo di suonare ha fatto vera e propria scuola, mostrando a chi è venuto dopo di lui tutte le possibilità che la tromba offre. Un grande virtuoso con una tecnica e una velocità che pochi ancora oggi hanno eguagliato. Eccellente compositore dalla discografia sconfinata, ha attraversato e contribuito a varie epoche del jazz: dal Bop all’Hard Bop per poi proseguire nel Post Bop, nella Fusion e nel Jazz-Funk. Il suo suono cristallino e molto “presente” rimane il suo marchio di fabbrica.
Nel 1960 è già un musicista di alto livello che parte subito “in tromba” con la sua prolificissima produzione discografica. Sono infatti di questo stesso anno le uscite di “Open Sesame” e “Goin’ Up” a suo nome e la partecipazione nello stravolgente “Free Jazz” di Ornette Coleman.
Nel 1961 inanella una splendida doppietta con “Ready for Freddie” a suo nome e la fantastica partecipazione a “Blues and the abstract Truth” di Oliver Nelson, la critica di settore è unanime nel giudicarlo già un maestro dello strumento.
In pratica negli anni ’60 Hubbard “sforna” un capolavoro dopo l’altro: “Hub-Tones”, “Breaking Points”, “Blue Spirits” e “Backlash” sono solo alcune delle punte di diamante della sua produzione; inoltre partecipa a moltissimi dischi di altri musicisti quali “Out to Lunch” di Eric Dolphy e “Maiden Voyage” di Herbie Hancock…degli intramontabili.
Per dimostrare la sua grandezza basterebbe ricordare che “sua maestà” John Coltrane lo convoca per uno dei suoi progetti più ambiziosi e trasognanti: “Ascension”, dove Freddie contribuisce con i suoi enormi mezzi artistici e tecnici alla riuscita di questo capolavoro.
Dal 1970 al 1972 in piena fusion, Hubbard registra i suoi 4 dischi migliori, diciamo tre: sono nell’ordine “Red Clay”, “Straight Life” e “First Light” a cui segue “Sky Dive” di poco inferiore.
In questi dischi è presente “la crema” dell’universo jazzistico: Joe Henderson (sax), Herbie Hancock (keybords), Ron Carter (bass), Jack DeJohnette (drums), Gorge Benson (guitar), Keith Jarrett (keybords)…roba da leccarsi le orecchie!!!!
Purtroppo l’aureo biennio non è altro che il canto del cigno della vena creativa del nostro che pubblica una miriade di dischi mai all’altezza dei precedenti, i brani cominciano ad inaridirsi e i successivi lavori sono sempre più scadenti.
La scialuppa di salvataggio gli fu gettata da Herbie Hancock che lo volle fortemente nella sua tournee alla fine degli anni ’70, al termine della quale Freddie riacquistò fiducia in se stesso e nelle sue possibilità. Lo dimostrerà con i dischi che pubblicò – detto fra noi non a livello dei primi – ma decisamente buoni.
La sua stella si spense gradualmente dopo che nel 1993 un'infezione al labbro lo bloccò per molto tempo, anzi, per la verità, non se ne liberò più. E’ questa la ragione per la quale in vecchiaia passò al flicorno. Morirà nel 2008 per un attacco di cuore dopo aver superato i postumi di un primo attacco di cuore che lo colpì un mese prima.

Ecco il video del concerto:

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