martedì 24 aprile 2012

Enrico Pieranunzi American Trio al Village Vanguard

Su Jazzitalia è stata pubblicata la recensione di Marco Losavio del concerto ed una intervista ad Enrico Pieranunzi, ospite per una settimana del Village Vanguard di New York insieme a Scott Colley e Antonio Sanchez per presentare il nuovo album Permutation.


La coltre di silenzio ricopre ogni chiacchiericcio e la luce rossa illumina le note di "Critical Path", brano col quale Enrico Pieranunzi introduce il secondo set di "Permutation" concerto che lo ha visto protagonista per l'intera settimana al Village Vanguard di New York. Sanchez pone una creatività duttile al servizio della musica di Pieranunzi che esegue in rapida successione "Every Smile Of Yours", cavalcata sorretta da uno Scott Colley "fermo" con un'agilità reattiva all'inventiva sia di Pieranunzi, maestro nell'articolare la melodia, che di Sanchez, scatenato in efficaci poliritmie. Il poderoso supporto di Colley emerge in tutta la sua sontuosità in "Strangest Consequences" in cui si avvertono cambi ritmici e soluzioni accordali di grande sensibilità ed efficacia.
Pieranunzi denota una classe notevole nell'esposizione dei temi capace di catturare immediatamente l'attenzione dell'ascoltatore ponendolo all'interno di storie e percorsi ricchi di particolari. Sanchez risponde con una creatività continua, "rullante" e progressiva che determina lo svolgimento stesso dei brani e Colley veste il ruolo di collante infaticabile e ispiratore di molti cambi.
Le improvvisazioni di Pieranunzi sono veri e propri assist per Sanchez il quale risponde con figurazioni ritmiche che contrappuntano o rimarcano il fraseggio del piano. Attraverso un richiamo durante i soli, si approda in "What Is This Thing Called Love?" a tempo sostenuto, in cui Pieranunzi sfodera un'improvvisazione di grande gusto caratterizzata da frasi rapide e fluorescenti, ricche di combinazioni dinamicamente perfette e molto fluide. Nel finale tutti i suoni rimbalzano, Pieranunzi accenna anche "Bemsha Swing" ed è qui che probabilmente si raggiunge il punto più alto dell'intera session. Meravigliosa "Blue Waltz" (tratta dall'album "Oslo") dove si avvertono riferimenti classici, finanche operistici e in cui la maggiore dote narrativa del pianista emerge grazie a quella capacità di dosare l'equilibrio delle note che gli proviene da una storia che lo hanno visto protagonista anche come prosecutore del discorso billevansiano. Sempre notevole l'esposizione del tema anche in "The Point Of Issue", blues atipico, grintoso e coinvolgente. Per finire due standard in relax come "I Can't Get Started" di Vernon Duke e "I Mean You" di Monk che strappa un definitivo consenso da parte dell'esigente pubblico del Vanguard.

Al termine abbiamo incontrato Enrico Pieranunzi il quale ci ha parlato del cambiamento insito in questo suo lavoro.
"Permutazione innanzitutto perché la composizione stessa rivela un modo diverso di viverla e di suonarla rispetto al passato poi perché c'è stato un cambiamento forte nei confronti dell'altro trio americano con Marc Johnson e Joey Baron. Con loro ho inciso nove dischi più alcuni in duo con Marc, quindi entrambi hanno rappresentato e rappresentano un momento molto importante della mia vita artistica. Questo trio inoltre rappresenta un vero e proprio cambiamento che mi porta anche fuori da quell'associazione col "fantasma" di Bill Evans dato che Marc era stato, tra l'altro, l'ultimo bassista di Evans, qui invece si va proprio in una direzione completamente diversa. Innanzitutto perché Sanchez e Colley sono più giovani, poi perché hanno un linguaggio proprio diverso che mi stimola molto."....
(continua a leggere l'articolo sul sito originario)

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