giovedì 5 aprile 2012

Dei blog e dei magazine

Per la prima volta (e spero anche l'ultima) utilizzo questo spazio per una questione personale. 
Sul blog Mondo Jazz si accesa una discussione (alla quale stupidamente ho partecipato anch'io ed annuncio sin d'ora che sarà l'ultima volta) nata da una critica molto garbata dell'autore del blog ad un'articolo pubblicato sulla rivista Musica Jazz, a cui il nuovo direttore Luca Conti ha commentato, secondo me in maniera piuttosto inelegante, rivoltando le accuse verso il mondo dei blog, in particolare in maniera molto diretta verso il blog A proposito di jazz, (secondo me uno dei migliori e più stimolanti blog del settore, anche se non sempre condivido ciò che scrive) segnalando alcune recensioni da lui giudicate "assurde", e quindi in maniera più velata anche verso il mio, puntando il suo dito accusatore verso i blog che "si limitano a riempire pagine internet riportando comunicati stampa o quintali di link o filmati youtube o quel che è". Non starò ad ammorbare con tutta la discussione, chi vuole può andarsela a leggere sul blog, però voglio prendermi un pò di spazio per rispondere a Roberto ad una sua frase in un post successivo:
"Elfio Nicolosi ha difeso i blog parlando del suo lavoro con garbo e modestia. Se è vero che ricevere critiche fa parte del processo di crescita, il suo blog nel giro di poco tempo è diventato tra i più consultati del nostro settore, evidentemente la sua impostazione copre una richiesta che prima non era soddisfatta. Credo che un ulteriore sforzo sul versante recensioni non potrà che migliorarne l'appetibiltà."
A parte la solita gentilezza di Roberto che non finirò mai di ringraziare, devo dire che accetto volentieri le critiche, ma non gli attacchi "proditori" come mi sono sembrati quelli lanciati verso il mondo dei blog, in particolare verso questi due. Ora a sentire Luca Conti sembra che tutta la responsabilità di anni di sfascio del jazz in Italia, sia da attribuire alla scarsa qualità di noi "bloggers", piuttosto che domandarsi perchè la critica e la stampa specializzata goda di così bassa considerazione, minore di solito di quella dei bloggers, ritenuti magari più incompetenti, ma forse più onesti e diretti. 
Ora una cosa deve essere chiara, questo blog non è rivolto ai professori che sono pronti con la matita rossa a giudicare, non ne ho voglia e sopratutto non ho la capacità di soddisfare i loro elevati standard qualitativi. Se ritengono questo sito puerile, c'è per loro un mezzo formidabile, non visitarlo più; non ne sentiranno loro la mancanza e non la sentirò io.
Il mio blog vuole essere invece uno spazio informativo dedicato a semplici appassionati, troppo spesso spaventati dalle elucubrazioni mentali di tanta nostra critica, ai quali cerco di offrire il meglio che c'è su Internet (con uno straordinario e faticoso lavoro di ricerca), sempre con un linguaggio volutamente semplice ad accessibile e sopratutto dando spazio a tanti artisti che spesso vengono scandalosamente trascurati dai media tradizionali. Il più bel complimento che ho ricevuto in questi mesi è stato "grazie per averci fatto conoscere tanti nuovi artisti".
Devo dire che i risultati in questi pochi mesi hanno nettamente superato le mie più rosee aspettative, evidentemente, come dice Roberto, si sentiva il bisogno di uno spazio informativo di questo genere.
Infine un'ultima cosa per quanto riguarda le recensioni, condivido in pieno la critica, anche se non credo di riuscire a migliorare il mio modo di scrivere a quasi 50 anni; a mio discolpa devo dire che ascolto letteralmente centinaia di dischi di cui mi piacerebbe parlare, ma limito le mie recensioni a pochissimi album che mi hanno particolarmente colpito. In realtà le mia non sono neanche recensioni nel vero senso del termine, ma giusto segnalazioni di album che credo meritino di essere considerati. Quando posso, uso recensioni tratte da altri siti.
Non ho tanto ego da voler scrivere per forza, se posso ne faccio volentieri a meno, voglio solo fare un prodotto che possa essere divertente ed interessante, mettendo il materiale che mi sarebbe piaciuto leggere, ascoltare e vedere.
Voglio approfittare dell'occasione per ringraziare i tanti che mi seguono qui, su Facebook, su Twitter o su Google +, e solo grazie a voi che decido ogni giorno di continuare a rubare del tempo (so io quanto) alla mia famiglia ed al mio lavoro. 

7 commenti:

  1. ho scritto il commento nel posto sbagliato. ripeto:
    1 - Critico non morde critico, ma critico morde blogger.
    2 - Se sei donna è pure peggio...
    3 - La musica suonata unisce, quella parlata divide...

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  2. Scusami, ma sono totalmente in disaccordo. Sintetizzare così l'intera faccenda è non solo inelegante, ma proditorio e un po' carognesco. Innanzitutto, non voglio fare l'avvocato difensore di Luca Conti, che non ne ha bisogno, ma non direi che egli si sia scagliato a testa bassa come una sorta di allucinato: ha motivato abbondantemente. Poi, si può essere d'accordo o meno. Qui mi pare che vi siano troppe sensibilità esacerbate, compresa la divisione manichea e un po' cretina fra "critico" e "blogger". Ma fatemi il piacere e cerchiamo di essere seri, senza trasformare ogni discussione in una bega infantile per animi da Giovane Werther. Con Conti ho avuto in passato feroci polemiche, non è certo un caratterino da educanda, ma almeno non la manda a dire e, comunque, ha dalla sua l'onestà intellettuale di metterci la faccia. Ha difeso una posizione che, evidentemente lo tocca da vicino, nel momento in cui deve raddrizzare una barca che è stata resa pericolante da altri. Ha torto, ha ragione? Non è necessario rispondergli con il piagnisteo delle nuove categorie di nuove vittime. Il bello è che c'è chi rimpiange le "stroncature" di Livio Cerri e poi, con un altro paio d'occhi versa lacrime di coccodrillo se qualcuno azzarda un linguaggio che non sia quello curiale o quello di Terzi di Sant'Agata, facendo passare il tutto persino per un episodio di bieca misoginia. Senza neanche sapere il passato o le idee di chi scrive... Eh già, bisogna essere su Wikipedia, altrimenti non si raccoglie l'interesse... Quanto al terzo punto è un invito carino carino a tacere. E taciamo, almeno ci si risparmia certe eulogie un tanto al chilo, scusate la franchezza. Almeno Elfio, per quanto, a mio parere, abbia travisato le intenzioni di Conti (alcuni blog, concedetemelo, fanno rabbrividire, e anche taluni con pretese professionali, il che nulla toglie all'utilità preziosa del lavoro di certuni che, sicuramente, ha modificato il peso della critica istituzionale. Per me è, tutto sommato, un bene, per Conti evidentemente no. Grazie a D-o, nonostante la retorica sulla musica suonata e parlata, siamo ancora in un simulacro di democrazia), facendosi fuorviare da un tono forse più veemente del solito (D-o, ragazzi, mica mi tirerete fuori quella pacchianata per malati di perbenismo borghese che è la netetiquette, no?), si è espresso con grande civiltà. Per cui,ti commenti sono veramente fuori luogo e rischiano solo di far scivolare uno scambio vivace di opinioni in un guazzabuglio che nessuno ha meritato.

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  3. Caro Gualberto, i modi secondo me hanno la loro importanza. Le critiche vanno benissimo, gli insulti meno. Gli insulti che sono stati inviati in particolare alla signora Floris (l'assurda recensione al concerto di Tim Berne a Bergamo Jazz apparsa su "A proposito di jazz") e al mio blog, sono stati lanciati in maniera proditoria, messi in un discorso in cui non c'entravamo niente, in un blog estraneo.
    Io cerco sempre di non insultare nessuno, ed ho grandissimo rispetto di chiunque si occupi di jazz, e non mi permetterei mai di dare a qualcuno che abbia pareri differenti dai miei dell'incompetente o peggio.
    Ma purtroppo sembra che questo sia l'unico modo di parlare di jazz nel nostro ambiente.
    A proposito della divisione tra critico e blogger, sarà anche manichea ma non si può far finta che non esista.
    E' come distinguere tra calciatori professionisti e calciatori della domenica. E' certamente diverso sbagliare un gol a porta vuota in una partita tra scapoli e ammogliati, piuttosto che fare un errore in una partita di campionato.

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    1. Gianni Morelenbaum Gualberto6 aprile 2012 09:22

      Ma di cosa parliamo, caro Elfio? Ma dove sarebbe questa categoria speciale, quella dei critici? Professionisti in che modo? A quale ordine professionale appartengono? Fatemelo sapere, perché in quaranta anni di carriera non me ne sono masi accorto. Il paragone, poi, con i giocatori di calcio mi pare uno sproposito... Da guerra fra poveri, per l'appunto.
      No, non concordo, come ho trovato francamente improprio e persino proditorio il commentino in tre punti al tuo post.
      Io non amo le pubblicazioni come "Musica Jazz" (che da tempo era diventata uno scherzo di natura, altrimenti Conti non sarebbe stato chiamato a fare il Santo Salvatore) o come JazzIt (anch'esso debole e velleitario al limite del risibile), pur avendo collaborato ad ambedue in epoche diverse, per cui, nel mio mestiere, ho accolto l'arrivo dei "blogger" con piacere, perché, pur fra mille improprietà, diciamo che hanno temprato lo scettro a' regnatori... Ma trovo specioso ora invocare l'eterna amatorialità per giustificare le mille improprietà, le stesse per le quali invece si invoca l'impiccagione per i famigerati "professionisti" (de che?).
      Mi spiace, ma molti fra i cosiddetti "professionisti" (ma, ripeto, de che?) non sono pagati lautamente, anzi spesso non vengono pagati affatto (non so "Musica Jazz", ma posso giurare su "JazzIt"), per cui certi versanti della polemica mi paiono semplicemente ridicoli. E mi pare ridicolo chiedere indulgenza per chi, invece che sulla carta stampata, scrive improprietà su Internet, come se la rete avesse, e soprattutto solo per certi suoi appartenenti (eh già, il famigerato "critico" rimane il nemico comunque, è il blogger che recita il ruolo autoassolutorio di San Giovanni Battista: chissà chi diamine saranno Erodiade e Salomé), virtù taumaturgiche come la Grazia beatificante. Insomma, al "critico" non viene perdonata una "professionalità" che, oltre a essere spesso (e giustamente) considerata di caratpesta, in più verrebbe lautamente compensata (eh, magari), laddove al blogger si perdonano le castronate proprio perché di altra professione e, soprattutto, in virtù della sua "generosità" (la mancanza di un emolumento). E pur di difendere questo indifendibile e senza senso argomentare, si preferisce farsi accostare alle squadre di scapoli e ammogliati che danno pedate a un pallone in alcune festività comandate. Ah, un bel dire... Insomma, come gli scapoli e gli ammogliati, i blogger non vanno presi troppo sul serio, hanno la liceità di farla fuori dal vaso ma encomiabilmente, con generosità e spontaneità. Altra cosa, invece, il trinariciuto critico (che, per carità, è spesso insopportabile e imbelle se non, peggio, ignorante oltre l'umano), il "ricco" della situazione, colui che gode di prebende incredibili. Il divertente è che gli stessi blogger non si rendono conto di come, con tale approccio irritante e infantile, deprezzino inconsapevolmente l'utilità del loro stesso lavoro in rete.
      Chi scrive, e decide di focalizzarsi su di un argomento che esuli dalle previsioni di Frate Indovino, si assume una grande responsabilità, nei confronti del lettore. Una responsabilità da cui è vile esimersi, caro Elfio, cui non è dignitoso sottrarsi accampando la verginità del volenteroso inclita. Con certi ragionamenti, non esisterebbe differenza fra il tuo lavoro e quello di un qualsiasi analfabeta con velleità di protagonismo. Tanto varrebbe, dunque, premettere ad ogni blog: "Sono tutte cazzate". GMG

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    2. Gianni Morelenbaum Gualberto6 aprile 2012 09:23

      P.S.: E, per favore, difendiamo il sesso debole quando è veramente necessario. Altrimenti, fare i Cyrano de Bergerac è impresa comoda (e gratis). Lça Signora Floris, per l'appunto, s'è presa la responsabilità di scrivere e di opinionare su di un artista. S'è presa, perciò, una responsabilità verso l'artista stesso e verso chi legge, ed ha scritto, al di là della sua appartenenza a un sesso specifico, delle cose opinabili per alcuni (almeno per me e, per altri motivi, per Luca Conti). A quanto pare, invece, appartenendo alla categoria dei blogger (premetto che il blog di Gerlando Gatto, persona che conosco da lungo tempo e che stimo, non mi entusiasma: oltretutto, detesto la tendenza romanocentrica di certe pubblicazioni, come la stessa JazzIt: si ha sempre l'impressione che, in larga parte, questo paese sia diviso in due... o forse in tre o in quattro), avrebbe dovuto godere di una sua angelicata "intoccabilità". E questo è un pericoloso, pernicioso invito ad altri a esercitare l'autocensura. La trovo una cosa francamente disdicevole. Se si argomenta con cognizione di causa, si deve sapere difendere le proprie argomentazioni. E' un qualcosa che, per dignità, si deve non solo a se stessi ma soprattutto ai lettori. A meno che, per l'appunto, essendo voi gli scapoli e gli ammogliati della domenica dobbiate essere amabilmente tollerati perché scrivete solo cazzate. Se questa è l'idea che avete di voi stessi...

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  4. Poco tempo fa su Mondo jazz ci fu un rapido scambio di opinioni sui critici e blogger. Non era un sondaggio, ma la cosa divertente era che la maggioranza dei partecipanti (che più o meno sono quelli che si scannano a giorni alterni) dava più fiducia ai blogger perchè appassionati e disinteressati. Io sono stato l'unico a stare dalla parte dei critici, se non altro perchè, fino a prova contraria, un giornalista di professione ha una sua immagine da difendere. E devo dire che ho fatto la figura dell'ingenuo che crede ancora a quello che dicono ufficilmente i critici.
    Con questa premesse, spero di spostare leggermente la partita tra scapoli ed ammogliti...
    Luca Conti ha in linea di principio ragioni da difendere, ma per farlo non aveva bisogno di fare alcun esempio. In realtà io ho avuto l'mpressione che la sua uscita fosse una resa dei conti, forse col sito, e comunque io avrei potuto a caso estrapolare frasi dalla sua rivista "professionale" dello stesso livello e tono.
    In fondo Conti fa di mestiere quello che molti fanno per divertimento e deve in qualche modo giustificare il fatto che qualcuno lo paga e paga per il giornale.
    Gualberto, che gioca da libero e lo fa divertendosi, è stato ancora più perfido.
    Il messaggio passato è: scrivete pure ma non stupitevi se poi vi bastoniamo.
    Io nei panni dai Daniela Floris sarei contenta di tanta attenzione, anche negativa, vuol dire che lei (o il sito) è abbastanza popolare da meritare la stroncatura.
    Chiuderei chiedendo a Gualberto (che è uomo di mondo) come si fa a scrivere una recensione di un concerto senza riempirla dei soliti luoghi comuni sul'artista, l'ultima produzione, le differenze riscontrate rispetto al disco ecc?
    Perchè ogni tanto non ci ammollate una recensione in soggettiva, tipo: "sono arrivato tardi ed ero incazzato, avevo mangiato di corsa e ce l'avevo tutto sullo stomaco. Con questo spirito sono rimasto un'ora a fracicarmi i cosiddetti per ascoltare un artista che non riesco ancora a capire come abbia fatto ad avere successo..."

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  5. Mi fa fatica considerare snob ed altolocato uno come Luca Conti che si faceva prendere per il culo e dialogava con noi su un newsgroup fino all'altro ieri.
    Non conosco le parole precise dell'editoriale e non so quanto siano state offensive.
    Parlando però del vero problema, ovvero del "bene" dell'ascoltatore, credo che un blogger, un appassionato abbia il diritto di dire che ad un concerto di musica diversa da quella che è abituato ad ascoltare si sia fatto due palle così per avvisare gli altri.
    Credo che proprio per lo stesso bene dell'ascoltatore il critico più esperto abbia il dovere di dire "Attenzione, lo so che sembra monnezza, ma provaci qualche altra volta perchè ne vale la pena".
    Boulez e Mahler li avevo messi da parte qualche anno fa, forte di una presunzione dovuta al fatto di aver capito altre icone del 900, poi proprio grazie al parere di gente molto esperta ho insistito e ho avuto le mie gratificazioni.

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