martedì 17 aprile 2012

Bollani e Chailly alla Scala

Sul sito de Il Sole 24Ore è stato pubblicata la recensione, di Franco Fayenz, dell'atteso concerto di Stefano Bollani e Riccardo Chailly, tenuto alla Scala di Milano. 


E infine Stefano Bollani, rubricato come pianista di jazz di livello internazionale, tecnica splendida e un po' discolo di carattere, è approdato ieri sera al Teatro alla Scala con l'Orchestra Filarmonica, direttore Riccardo Chailly. Questa sera e dopodomani si replica con lo stesso programma: Maurice Ravel, Alborada del gracioso e Concerto in sol per pianoforte e orchestra; George Gershwin, Catfish Row Suite da Porgy and Bess; Maurice Ravel, La valse.
Confesso di ignorare quali precedenti abbia un simile evento nella sala del Piermarini: forse, per certi aspetti. è più clamoroso dello "storico" concerto in solo del pianista Keith Jarrett (13 febbraio 1995). Ma preme qui riassumere le tappe di avvicinamento di Bollani alla musica accademica, per usare uno dei termini che servono per intendersi. Ha cominciato con la Rhapsody in Blue di Gershwin; ha proseguito nel 2007 con un cd dedicato a Francis Poulenc (Les Animaux modèles, Concert champètre pour piano et orchestre, Improvisations 13 & 15 elaborate da Bollani, Orchestra Filarmonica ‘900 del Teatro Regio di Torino diretta da Jan Latham-Koenig). 
Poi c'è stato il grande incontro con Riccardo Chailly che ha prodotto altri due cd: il primo tutto per Gershwin con la Rhapsody in Blue, il Concerto in Fa e Rialto Ripples, Gewandhausorchester di Lipsia diretta da Chailly. L'album pubblicato da Decca vanta 70 settimane di permanenza nella classifica Top 100 della Federazione Industriale Musicale Italiana, un primato difficile anche per certi successoni della musica pop. Adesso, fresco di stampa, è nei negozi "Sounds of the 30s" ancora per Decca, con il Concerto in sol di Ravel e brani di Igor Stravinskij, Kurt Weill e una meravigliosa e poco nota Suite da Le mille e una notte di Victor de Sabata.
Veniamo ora alla première scaligera. Per chi tiene ad alcuni particolari di cui si è scritto su certa stampa prima della prima (come si sarebbe presentato Bollani sul palcoscenico? forse in maniche di camicia, jeans e scarpe da tennis?) riferisco che il pianista era in abito nero come il direttore salvo l'assenza della cravatta. Gli osservatori più acuti – si fa per dire – hanno rilevato che la camicia bianca, sotto la giacca nera, usciva dai calzoni. Et de hoc satis, basta così, dicevano gli antichi.
C'era tensione crescente fra i cultori di musica afro-americana (forse in maggioranza fra il pubblico foltissimo) man mano che scorrevano i pochi minuti della bella Alborada: percepivano l'evento, è ovvio, così come lo percepiva Bollani, giustamente sicuro di sé ma innervosito nei giorni precedenti – sono parole sue – dai tanti Bollani-fans ai quali la Scala incute un eccesso di timore reverenziale. Si è seduto al pianoforte munito di un prudente spartito (quanti pianisti dovrebbero fare altrettanto!) che ha sbirciato e girato ogni tanto per conto suo, pur non avendone bisogno. Tutto bene – aveva ragione Ravel quando diceva che «il mio concerto contiene qualche accenno al jazz ma poca cosa» e non nella parte pianistica, aggiunge il sottoscritto; tutto bene, dicevo, salvo lievi carenze qua e là una nella forte bellezza del suono di Bollani che chi lo segue da tanti anni conosce bene. Poi i bis fra gli applausi. Qui Bollani si toglie la giacca – non la sopporta quando suona: indossarla è stato perciò un omaggio alla Scala – rivela la camicia di fuori ed elargisce due temi jazzy supernoti: I Got Rhythm e The Man I Love, entrambi di Gershwin, il secondo con un accenno finale a Lover Man di Jimmy Davis. Tutto bene come nel cd e com'è stato di fronte ai ventimila spettatori che lo hanno applaudito a Lipsia. E' facile pronosticare che lunedì sera e mercoledì andrà ancora meglio.
La seconda parte, interamente orchestrale, propone la Catfish Row Suite di Gershwin, un compendio del suo melodramma-capolavoro Porgy and Bess che il compositore ricavò dai temi più graditi al pubblico, da Summertime a Oh Lawd, I'm on my way, creando un pastiche che a mio avviso sarebbe meglio rimettere in soffitta. In chiusura, Ravel con La Valse fa respirare un'aria migliore a Riccardo Chailly e agli spettatori.

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