lunedì 16 aprile 2012

Ancora su blog e critica specializzata

Sul sito FreeFall è stato pubblicato un bel post, che invito a leggere, che cerca di riassumere i termini della polemica scatenata nei giorni scorsi sul rapporto tra bloggers e critici specializzati nella quale mi sono trovato coinvolto anch'io.
Premesso che condivido, in linea di principio, gran parte di quanto scritto nel post, continuo però ad avere grosse difficoltà ad equiparare il lavoro di un critico professionista rispetto a quello di un blogger, almeno per quello che è il mio modo di considerare un blog.  
Per me il blog, lungi dall'essere una rivista specializzata, è piuttosto una specie di diario dove condividere le cose che mi appassionano, e non ho alcuna pretesa di essere autorevole, credibile e competente, ma cerco solo di fare un "prodotto" il più gradevole, interessante ed accessibile possibile per il maggior numero di persone, con i quali possa condividere i miei stessi gusti e magari riuscire, per quanto possibile, anche ad essere di "servizio" per gli addetti ai lavori.
E se oggi si tratta di jazz, domani, se non dovessi divertirmi più, potrei passare a parlare di film porno senza alcuno scrupolo di coscienza.
Ben diverso è il ruolo di un critico professionista, a cui spetta istituzionalmente il ruolo di "fare opinione", di essere autorevole, credibile e competente (qualsiasi cosa voglia dire). 
Personalmente ho un grande rispetto per i critici di jazz, da cui ho imparato tutto quello che so sul jazz e non per niente utilizzo spesso il loro materiale sul blog, ma a mio modo di vedere la loro responsabilità verso i lettori è certamente superiore a quella di un semplice blogger della domenica. 
Personalmente cerco sempre di essere accurato e di fare tutte le verifiche possibili sulle notizie che pubblico, non perchè mi senta particolarmente responsabile verso qualcuno, ma solo perchè ritengo che se scrivi delle "stronzate" la persone che ti seguono se ne accorgono e non ti seguono più.
Il blog è un mezzo straordinario al quale chiunque può accedere e dilettarsi a scrivere di qualsiasi cosa, senza le solite intermediazioni e barriere presenti negli altri media (e questo immagino possa dare molto fastidio ad alcuni), ma questo naturalmente ha i suoi pro e i suoi contro e mi sembra singolare voler imporre ai bloggers un bollino di qualità che andrebbe contro la natura del mezzo stesso.
Questo non significa che non si possa trovare dell'eccellente materiale anche nei blog, anzi spesso è vero il contrario, ma non significa neanche, come qualcuno crede, che per scrivere su un blog che il disco di tal dei tali ci piace, occorra una laurea in musicologia.
E chiaro che da parte dei lettori occorra lo spirito critico per separare il grano dal loglio, ma sarebbe bene usare quello stesso spirito critico per qualunque cosa letta o ascoltata anche nei media tradizionali.
Poi come ho già detto la "blogosfera" è un mondo altamente competitivo (più della carta stampata), dove ogni  giorno si aprono e chiudono migliaia di siti, e dove solo quelli che hanno realmente qualcosa da dire (non necessariamente di qualità) riescono ad andare avanti.

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