domenica 11 marzo 2012

La nuova big band di Nicholas Payton

Nicholas Payton ha da tempo stabilito il suo iper-virtuosismo come trombettista, così come la sua bravura su una serie di altri strumenti musicali.
Ma nessun progetto illumina l'ampiezza della sua visione così come quello dell'imperfetta ma affascinante nuova big band con cui è in tourneè. 


La chiama Television Studio Orchestra, e, secondo Payton, quel nome ha lo scopo di evocare un'epoca passata, quando gli studios di Hollywood assumevano ensemble di grandi dimensioni per produzioni televisive e film. La versione di Payton, tuttavia, ha l'effetto inverso, puntando in avanti in una estetica onnicomprensiva in cui voci, strumenti acustici e un tocco di elettronica restano coerenti in un inebriante vortice di suono orchestrale. 
"Sono un grande fan di Henry Mancini", spiega Payton, "C'erano queste grandi orchestre che suonavano arrangiamenti di temi televisivi e musica popolare. La Television Studio Orchestra è una sorta di interpretazione postmoderna di quella idea.
Ho cercato di scrivere le parti per un trombonista che un trombonista avrebbe scritto, che avrebbe permesso fraseggi "tromboneschi" e cose del genere. Quello era il punto chiave: scrivere cose che rientrano nella gamma dello strumento, pur cercando di spingere oltre quello che lo strumento può fare. Siccome i tromboni possono suonare slide, perché non utilizzare la loro capacità per fare ciò che gli altri strumenti non possono?
In alcuni momenti ipnotica, in altri tonante, ma godendo generalmente di una sorta di sensualità sonora, la Television Studio Orchestra offre niente meno che una nuova prospettiva su ciò che un ensemble jazz di grandi dimensioni può raggiungere. Se Duke Ellington stabilì un modello per la big band hard-swinging, se Count Basie portò una sensibilità blues all'equazione, se Charles Mingus catapultò il formato nell'avanguardia, Payton ha spinto in una direzione tutta sua. 
Spaziando liberamente tra jazz e pop e funk, immergendosi con eleganza nel fraseggio classico e nell'orchestrazione - in particolare nei passaggi per fiati - la Television Studio Orchestra rappresenta su larga scala la filosofia musicale di Payton. Sì, in alcuni tratti questa musica diventa noiosa, alcune tecniche strumentali vengono usate troppo spesso, perdendo il loro potere di sorprendere, e lo stesso Payton non si colloca esattamente tra i grandi vocalist del jazz (o, ahimè, neanche tra quelli molto buoni).
Eppure la audacia di questo progetto, così come l'originalità della maggior parte della scrittura di Payton, suggerisce che la Television Studio Orchestra potrebbe diventare un risultato distintivo - se Payton riesce a sviluppare questa grande e costosa impresa.
Ogni pezzo si riferisce ad un periodo distinto della storia della musica, ma ogni epoca viene filtrata attraverso la sensualità della scrittura di Payton e lo stile delle esecuzioni. In effetti, Payton sembra intento a divorare praticamente tutta la storia dell'arte musicale occidentale, che risale al periodo barocco, ed allo stesso tempo  ristrutturarla per soddisfare i propri gusti musicali.
Payton mostra chiaramente di avere molto da dire con la sua Television Studio Orchestra. Pur con tutti i suoi piccoli difetti, e nonostante l'improbabile voce di Payton (ma perchè deve cantare così tanto?), il progetto rappresenta un potenziale significativo per lui - e per quello che il jazz può essere nel suo secondo secolo. 
(basato su due articoli del Chicago Tribune)

Ecco il video integrale del concerto che la Television Studio Orchestra ha tenuto lo scorso 6 gennaio al Birdland di New York:

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