mercoledì 19 dicembre 2012

REPLAY: Jimmy Owens - The Monk Project

(Pubblicato originariamente il 7 marzo 2012)
Il veterano trombettista Jimmy Owens nella sua lunga carriera non ha ottenuto il riconoscimento del grande pubblico, come probabilmente meritava, pur essendo sempre molto rispettato dai suoi colleghi musicisti, avendo passato una carriera da grande sideman di artisti come Lionel Hampton, Charles Mingus, Herbie Mann, Duke Ellington, Gerry Mulligan, Max Roach, Dizzy Gillespie, Count Basie e per l'orchestra di Thad Jones e Mel Lewis, tra gli altri.


Finalmente sembra che quest'anno Owens stia ottenendo il meritatissimo successo, prima con il conferimento del prestigioso Jazz Master dalla National Endowment for the Arts, il più importante riconoscimento in ambito jazzistico negli Stati Uniti, quindi con la pubblicazione di un nuovo album, The Monk Project, che sta scatenando l'interesse della critica e che ha rilanciato il nome di questo eccellente trombettista.
The Monk Project è naturalmente un progetto dedicato a Thelonious Monk, che presenta una brillante raccolta di alcuni dei suoi più celebri pezzi (con l'eccezione di It Don’t Mean a Thing di Ellington), che vengono riproposti in maniera fresca ed originale, pur senza stravolgerli e quindi mantenendoli perfettamente riconoscibili, aggiungendo grandi dosi di swing e di blues ed eliminando le spigolature tipiche della musica di Monk. Il risultato è eccellente, la musica scorre fluida e con una sapore lievemente retrò, che la rende godibile anche ad orecchie non preparate alla stimolante musica del grande compositore.
Owens conduce per l'occasione uno super-settetto, composto da Wycliffe Gordon al trombone, Marcus Strickland al sax tenore, Howard Johnson alla tuba ed al sax baritono, Kenny Barron al piano, Kenny Davis al basso e Winard Harper alla batteria, che per l'occasione suona come una big band, confezionando questi celebri pezzi in maniera molto brillante ed elegante. 
Owens si conferma un eccellente trombettista, dal sound molto rilassato e fresco, con un playing che raccoglie l'esperienza dei grandi maestri classici e nel quale a volte fa capolino il celebre "vibrato"; straordinario è anche il contributo del grande Wycliffe Gordon, a mio parere il più grande trombonista in circolazione, che, rodato dagli anni di esperienza con la Lincoln Center Orchestra, si trova perfettamente a suo agio in una big band e di cui voglio citare il memorabile assolo su una versione di Blue Monk più bluesy del solito.

Naturalmente gli altri componenti della band non sono da meno, Marcus Strickland è sempre un ottimo sassofonista, che riesce a passare con facilità da Coleman Hawkins a John Coltrane, il grande Howard Johnson che, con tuba e baritono, regala un sapore particolare al sound della band, ed infine la notevole ritmica condotta dal solito superlativo Kenny Barron.
Tra i pezzi dell'album segnalerei la versione di Bright Mississippi, con sonorità che ricordano i celebri settetti di Charles Mingus, a cui segue una bellissima versione in quartetto di Well You Needn’t, lievemente rallentata rispetto all'originale, nel quale è in evidenza il corposo sound del flicorno di Owens, ed ancora delle versioni molto eleganti e ricche di swing di Pannonica e di Let's Cool One, o Brilliant Corner con un meraviglioso assolo blues di un Barron stellare.
Insomma un album veramente notevole, che riesce ancora a rileggere in maniera originale la super sfruttata musica di Monk e che si candida autorevolmente ad una nomination come miglior album dell'anno.

Ecco il tributo a Jimmy Owens del Nea Jazz Master:

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