giovedì 8 marzo 2012

Intervista a Fred Hersch

Nel 2008, Fred Hersch stava per morire. Ha combattuto polmonite e malattie correlate all'AIDS che lo hanno tenuto in coma per mesi. Il veterano jazzista ha anche perso l'uso delle sue mani per qualche tempo.
L'anno scorso è andata molto meglio: eccellenti critiche per l'album da solista Alone at Vanguard, con due nominations ai Grammy Award, e la prima di un sorprendenete pezzo multimediale, Coma Dreams, che mescolava musica, narrazione e materiale filmato per rievocare i sogni provati durante la malattia.


"Quando si ha una esperienza di quasi-morte, si cambia", ha detto Hersch in una intervista. "Ora sento che il mio modo di suonare sia migliorato, è più profondo. Non si tratta di fuochi d'artificio. Si tratta di narrazione - e lascio che tutto mi scorra via. Nel lungo periodo, tutto quello di cui dispongo è me stesso - così devo essere me stesso, e a volte ciò può significare fallimento. E allora? Se non c'è alcun pericolo nella musica, se non si assumono dei rischi, allora non è veramente jazz. "
Il 56enne Hersch, è stato un pilastro della scena musicale di New York sin dal suo trasferimento nel 1977.
Bambino prodigio di Cincinnati, e laureato alla New England Conservatory, è diventato rapidamente un sideman regolare di artisti come Joe Henderson e Art Farmer. Appena poco più che ventenne, ha lavorato con leggende del calibro di Stan Getz e Lee Konitz. Anche prima che diventasse leader e compositore, era riconosciuto per il suo tocco, per il suo sound fiorito, per le sue abili scelte armoniche e per una conoscenza enciclopedica degli standard jazz.
"Non voglio solo suonare le note come su un fakebook", Hersch ha detto. "Quando eseguo gli standard, conosco anche le parole. Questo è uno dei modi che mi guidano verso interpretazioni più interessanti. Mi mantengono concentrato sulla qualità cantabili che posso ottenere dal pianoforte."
Hersch descrive il suo strumento come "un grande batteria con i tasti", ed ama saltare nella mischia ritmica, quando dirige una band. Ma apprezza anche le possibilità orchestrali del pianoforte, attingendo dalla sua ricca tessitura attraverso l'intera gamma della tastiera. Nella sua recente registrazione da solista, egli suona spesso come un giocoliere musicale, lavorando con entrambe le mani in maniera indipendente. E, a differenza di alcuni modernisti, le sue improvvisazioni costantemente si riferiscono alla melodia, con variazioni abilmente predisposte.
Questi talenti hanno reso Hersch una grande influenza tra i giovani pianisti, tra questi ex-studenti come Brad Mehldau e Ethan Iverson. Anche l'elenco dei suoi collaboratori è piuttosto impressionante, soprattutto i cantanti, tra cui Kurt Elling, la stella di Broadway Audra McDonald e dive classiche come Renée Fleming e Dawn Upshaw.
Comporre è un pò più difficile per Hersch.
"In un primo momento, mi intimidiva scrivere. Mi sono detto che non avrei mai potuto fare meglio di Strayhorn o Monk, ma Art Farmer mi ha incoraggiato registrando alcuni miei brani", ha detto Hersch. "Come musicista, ho dovuto vivere con la musica per anni prima di capirla davvero - le meraviglie enigmatiche di Wayne Shorter, per esempio - ma mi piace giudicare una composizione jazz per la sua immediata memorabilità per gli ascoltatori. Si deve lavorare in entrambe le direzioni. E deve lasciare spazio a un musicista per improvvisare. Se si desidera controllare ogni dettaglio, è necessario scrivere per quartetti d'archi".
Il playing e la scrittura di Hersch riflettono una grande sensibilità lirica. All'interno dello spettro del jazz, siede comodamente accanto a Bill Evans e Jimmy Rowles - maestri che sapevano che idee ricercate, un sentimento profondo e l'eleganza ritmica possono coesistere con la bellezza. Ma Hersch non è un revivalista.
"Alcuni dicono che il miglior jazz sia stato già suonato e che possiamo solo imitare, ma non c'è niente di sbagliato nel dire che forme complesse e metrica originale sono l'unico modo per mantenere le cose vive", Hersch ha detto. "Le forme tradizionali non devono essere una scatola. È ancora possibile scrivere grande musica in do maggiore. Se si pensa diversamente, è come sostenere che gli artisti dovrebbero smettere di dipingere paesaggi, perché Cézanne l'ha fatto così bene."
(Fonte Nola.com)

Ecco Fred Hersch che presenta un splendida versione di I Fall in Love Too Easily:

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