domenica 6 gennaio 2013

REPLAY: Gli imperdibili: Dexter Gordon - Our Man In Paris

(Pubblicato originariamente il 25 marzo 2012)
L'appuntamento settimanale con i miei consigli per un discografia imperdibile si concentrano su Dexter Gordon ed in particolare sul suo album più noto e riuscito il leggandario Our Man In Paris.


Ecco una recensione di Wanderer, pubblicata sul sito DeBaser:
Questo "Our Man In Paris", che si contende con "Go" il posto al vertice della parabola artistica di Dex, rappresenta il tipico cliché del potenziale disastro annunziato che si trasforma, per intercessione di chissà quale divinità sincopata, in un evento magico, una delle più straordinarie performance che la Blue Note a tutt'oggi possa annoverare nel suo blasonato catalogo. 
La registrazione, infatti, originariamente programmata per un album di nuove composizioni di Gordon, si blocca prima ancora di iniziare, a causa dell' improvviso forfeit del pianista Kenny Drew, rimpiazzato all'ultimo minuto da Bud Powell (alla faccia del rimpiazzo, verrebbe da dire!): quest'ultimo, reclutato con un così breve preavviso, pretende e ottiene di registrare solo degli standard. Assieme a Gordon e Powell il quartetto annovera, poi, il superbo batterista Kenny Clarke (tutti e tre in quel momento nel ruolo di "Americani a Parigi" , espatriati di lusso del jazz) e l' eccellente contrabbassista "indigeno" Pierre Michelot, tra gli esponenti di punta della scena francese. 
La session, comunque, parte sulla base di presupposti non proprio rassicuranti, con Gordon non ancora sbocciato artisticamente, Powell, pur grandissimo, ma sul viale del tramonto, e, soprattutto, con l'incognita della lontananza dagli studi americani della Blue Note e dalle mani sapienti di Rudy Van Gelder.
Misteriosamente, quel 23 Maggio 1963 a Parigi, tutti questi presagi avversi si dissolvono come neve al sole ed il quartetto di Gordon sforna sette standard praticamente perfetti. Dex suona rilassato, forse come non mai, confidente, a suo agio con i compagni e con i brani da interpretare. Le sue linee sono nitide, complete, fresche e si sciolgono nel magma creato dal pianismo preciso e complesso, carico di melodie e di swing, di un Powell monumentale. Il contrappunto ritmico offerto da Clarke e Michelot è impeccabile, guizzante, tirato e coinvolgente. 
Volano alte, così , le perle parkeriane "Scrapple From The Apple" e "A Night In Tunisia": in particolare per quest' ultima va sottolineata la sconvolgente assertività con la quale Gordon gestisce il notissimo break di 4 battute, potente come Bird, ma suonando la metà di note. Languide e delicate scorrono le ballad "Willow Weep For Me" e "Stairway To The Stars", con le quali Dex sciorina un magistero assoluto nell'interpretazione e gestione dei tempi lenti. Emozionanti sono, infine, le letture di "Broadway" , vero classico anni '40, e delle due bonus track aggiunte alla track list dell'LP originario, "Our Love Is Here To Stay", omaggio a Gershwin, e l'improvvisazione in trio su "Like Someone In Love", con Powell in stato di grazia. 
"Our Man In Paris", insomma, rientra indubbiamente tra gli album che hanno fatto la storia della musica neroamericana, e conferisce a Dexster Gordon un posto di privilegio tra i massimi esponenti del genere. 
In seguito, dopo aver spopolato negli anni '60, essersi eclissato nei '70, tra droghe e stravizi, nel 1986 Dex viene iconizzato in "Round Midnight", poetico tributo cinematografico al jazz di Bertrand Tavernier: la commovente interpretazione nei panni di jazzista dannatamente simile a Lester Young gli guadagnò una delle nomination agli Oscar più giuste e rispettate di sempre, ultimo alloro prima della morte, sopraggiunta il 25 aprile del 1990, all'età di 67 anni. 
Per molti, in quel film riuscì a dare voce, forma e suono ad una musica e ad uno stile di vita, come nessuno avrebbe potuto mai fare. Tra quei molti ci sono anch'io. 

Ecco in streaming l'intero album Our Man In Paris:

Our Man In Paris by bruce spring on Grooveshark

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