mercoledì 9 gennaio 2013

REPLAY: Charlie Haden e Hank Jones - "Come Sunday"

(Pubblicato originariamente il 31 marzo 2012)
Sul sito della rivista JazzTimes è stata pubblicata una bella recensione di Nate Chinen, dell'album Come Sunday del duo Charlie Haden e Hank Jones.


Lo standard americano "Take My Hand, Precious Lord" ha ricevuto nobili celebrazioni da quando fu composta, dal Rev. Thomas A. Dorsey, circa 80 anni fa. Mahalia Jackson e Aretha Franklin vengono notoriamente associate alla canzone, ma ci sono anche le registrazioni famose di Elvis Presley, Jim Reeves, Nina Simone e molte altri, e tutte queste versioni hanno in comune è un reverenziale pathos, la suggestione della fragilità umana nel volto del divino. La seconda strofa della canzone punta al cuore di una supplica mortale:

When my way grows drear 
Precious Lord linger near 
When my life is almost gone 
Hear my cry, hear my call 
Hold my hand lest I fall 
Take my hand precious Lord, lead me home

Quei testi ossessionano la mia mente, da quando ho ascoltato la versione strumentale di "Take My Hand, Precious Lord", che  apre Come Sunday, la nuova uscita della Emarcy del bassista Charlie Haden e del pianista Hank Jones. Le ragioni dovrebbero essere ovvie: Jones, che aveva 91 anni quando l'album fu registrato, nel febbraio del 2010, morì solo tre mesi dopo. La sua scomparsa è stata molto compianta nella comunità jazz, soprattutto da parte dei musicisti, come Haden, che lo consideravano tra i loro più cari anziani.
Jones fu giustamente riverito dai pianisti per la chiarezza del suo tocco e per l'intuizione dietro le sue scelte armoniche, che si potrebbe chiamare la giustezza essenziale del suo modo di suonare. Non dimenticherò di essere stato accanto a Jason Moran, mentre studiava le mani di Jones durante un rumoroso ricevimento nel 2007, eravamo circa a 10 metri dal piano, e ho potuto sentire come le informazioni venivano registrate e assorbite. Così è stato con molti altri.
Come Sunday, una delle prime significative uscite del nuovo anno di jazz, rappresenta ancora un altro momento incandescente, anche se il sempre modesto Jones aveva una mano in se stesso (o, più precisamente, due). Esso continua una dialogo vitale stabilito alla metà degli anni '90, quando Haden e Jones registrarono il loro capolavoro, Steal Away: Spirituals, Hymns and Folk Songs (Verve).
Come in Come Sunday, l'album si concentra principalmente sugli spirituals negri, canzoni che formavano la spina dorsale delle prime esperienze afro-americane e che poi furono usati come inni del movimento dei diritti civili.
Haden, 74 anni, è stato appena riconosciuto come NEA Jazz Master, ricevendo lo stesso encomio conferito a Jones nel 1989. I due artisti, così diversi sotto certi aspetti, dividono almeno un paio di altri importanti punti in comune, tra cui una formazione nella musica folk americana. Per Jones, questi inni e spirituals erano familiari dalla sua educazione a Pontiac, Michigan, dove suo padre era un diacono battista. Haden ha cantato alcune di quelle stesse canzoni in chiesa, ed altre con il suo gruppo vocale familiare nelle Ozarks. 
Come Sunday non riesce a pareggiare la grandezza del precedente, per una manciata di motivi: un mix di suoni più secco, meno accogliente, la fragile circospezione del playing di Jones, una tracklist con meno forza e concentrazione. Ci sono due canzoni natalizie su questo album, "God Rest Ye Merry Gentlemen" e "It Came Upon a Midnight Clear", e un inno di stagione, "Bringing in the Sheaves." Alcune altre canzoni, come “That Old Rugged Cross” e “Blessed Assurance,” sembrano essere troppo sacre per riuscire bene, Jones e Haden si avviciniamo a loro con una riverenza ampollosa.
Ma è ancora presto. Non ho vissuto con Come Sunday troppo a lungo. E posso testimoniare almeno un colpo di genio nell'album: la versione in duo di "'Goin’ Home", una canzone spesso attribuita a Harry T. Burleigh, e basata (in gran parte) sul movimento "Largo" della New World Symphony di Antonín Dvorák. Jones allude consapevolmente al brano di provenienza, incorniciando la sua versione con la stessa fioritura processionale che compare nella partitura di Dvorák. E come con "Take My Hand, Precious Lord", il testo della canzone assumono una certa rilevanza, in particolare (di nuovo) nella seconda strofa:

Mother’s there ’spectin’ me 
Father’s waitin’ too 
Lots o’ folk gather’d there 
All the friends I knew 
All the friends I knew

Jones, registrando "Goin’ Home" verso la fine del suo viaggio, avrebbe tratto un qualche significato da quei sentimenti, chi può dire che non sorridesse al pensiero di future jam sessions con Ella Fitzgerald, Charlie Parker e con i suoi più giovani fratelli, Thad e Elvin.
Avrebbe anche potuto riflettere, per un momento, su un famoso pronunciamento da parte Dvorák, il compositore ceco, durante la sua residenza allo Stateside della fin de siècle. "Nelle melodie dei negri d'America", egli scrisse, "scopro tutto quello che occorre per una grande e nobile scuola di musica."
Sono sicuro che Hank Jones si sarebbe esentato da questa profezia, così come sono sicuro sia venuto per compierla.

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