giovedì 3 gennaio 2013

REPLAY: Brad Mehldau - Ode (recensione)

(Pubblicato originariamente il 20 marzo 2012)
E' uscito in questi giorni l'attesissimo nuovo album in trio per Brad Mehldau, intitolato Ode per l'etichetta Nonesuch Records.



L'album, che segna il ritorno in studio con una formazione in trio, dopo il precedente Day Is Done del 2005,  rappresenta un grosso sforzo compositivo del pianista in quanto si compone di 11 pezzi originali scritti dallo stesso Mehldau, molti delle quali rappresentano tributi o "odi" a personaggi reali o di finzione come ad esempio M.B dedicata a Michael Brecker, Kurt Vibe dedicata al chitarrista Kurt Rosenwienkel o Wyatt's Eulogy for George Hanson dedicata ad un personaggio del film Easy Rider.
La prima cosa che salta subito all'orecchio, è che in queste composizioni Mehldau sembra deciso ad alzare decisamente i ritmi oltre il consueto, utilizzando in maniera più dinamica la strepitosa sezione ritmica, composta da due dei più grandi sideman in circolazione, Larry Granadier e Jeff Ballard, in una formazione con la quale può cercare di ricreare la magia del celeberrimo "Standard Trio" di Keith Jarrett.
Naturalmente questo innalzamento dei ritmi, non va a discapito della ricerca di una bella melodia da parte di Mehldau, il che rende estremamente godibili molti dei pezzi di questo album, confermando ancora una volta le sue notevoli capacità compositive, che si aggiungono alla versatilità e ad una capacità tecnica ed improvvisativa sullo strumento fuori dal comune, che lo rende certamente uno tra interpreti principali in circolazione.
Tra i pezzi che mi hanno colpito maggiormente, segnalerei la splendida Twiggy, con un drumming molto percussivo di Ballard, dietro una melodia molto trascinante, quindi 26 anche essa molto godibile, la funkeggiante Stan The Man, un vibrante pezzo bebop, con un Mehldau che mostra di possedere anche un grande swing, in una riproposizione moderna di Bud Powell, ed infine Wyatt's Eulogy for George Hanson, il pezzo più stimolante ed ambizioso dell'album, che parte in maniera molto lenta, improvvisamente aumenta i ritmi su richiamo del basso, per poi, nel momento di massimo furore ritmico, concludersi con un ritorno alle quiete iniziale.
Un album notevole che fa la sua figura in una discografia già poderosa di un artista che raramente mostra di perdere colpi. 

3 commenti:

  1. Non tutto quel che ha prodotto è interessante o riuscito e ancora non conosco la sua ultima pubblicazione di cui si parla, però su questo musicista devo fare autocritica perché ne sono stato sempre un po' diffidente. In realtà spulciando bene tra le sue incisioni bisogna ammettere che si tratta di un musicista e un jazzista con i controc....scusate la grezza sintesi...

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  2. Mi sembra che Mehldau stia migliorando con l'età, sopratutto a livello compositivo, mentre credo sia sempre stato un ottimo pianista. Direi che i suoi primi album (i famosi Art of Trio) sembravano tutti uguali e il suo playing intenso ma un pò monocorde, mentre negli ultimi tempi cerchi di sviluppare nuove tematiche, pur mantenendo una forte componente melodica, che è la sua caratteristica principale, direi con ottimi risultati.

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  3. secondo me l'unico difetto della serie Art of trio era data dalla quantità. certe cose si fanno quando si è pianisti consacrati e non quando si è delle promesse.
    non mi sono piaciuti molto i dischi elettronici, abbastanza confusi.

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