lunedì 12 marzo 2012

Bill Frisell parla del progetto Floratone

Registrare un album è generalmente un processo abbastanza semplice - si riuniscono dei musicisti in una stanza per catturare ciò che viene fuori. Bill Frisell invece ha deciso di sconvolgere le cose con il suo progetto Floratone, un mix di improvvisazione e di editing con il batterista Matt Chamberlain e due collaboratori di lunga data, i produttori Lee Townsend e Tucker Martine.


Il gruppo, con la collaborazione anche di Jon Brion e del trombettista Ron Miles, ha appena pubblicato il suo secondo album Floratone II
Album dall'ascolto coinvolgente, suona in maniera funky, eccitante e atmosferico, e può risultare sorprendente sia per l'ascoltatore che per lo stesso Frisell, che ha lasciato gran parte della sua costruzione a Townsend e Martine.
In 30 anni di registrazioni, Frisell ha liberamente integrato elettronica, folk rustico, country e suoni globali in album differenti come Nashville, The Intercontinentals e Lágrimas Mexicanas, in abbinamento con Vinicius Cantuaria, uno dei tre album di Frisell pubblicati nel 2011. 

In questa intervista Frisell parla del suo nuovo album e del suo eclettico approccio alla musica.
So che il primo Floratone fu composto da un mix di musica dal vivo e di editing. È successo così anche con questo?
E' stato lo stesso processo, ma forse ancor più tirato all'estremo. Non tanto per Matt [Chamberlain] e per me perché. . . siamo andati in studio ed abbiamo iniziare a suonare tutto ciò che ci passava per la testa. E' stato così divertente, non avevamo alcun programma. Matt e io solo a suonare e suonare, e non c'è voluto molto ad accumulare ore di roba del genere. Poi abbiamo lasciato a Lee e Tucker tutto quel materiale, e loro hanno preso tutte le decisioni su ciò che pensassero fosse cool. Hanno trovato dei piccoli segmenti, che funzionavano come delle canzoni complete. Io non so come, perché non ero lì per il processo in entrambi gli album. L'hanno reso gestibile, un'ora di roba. Credo che sia come se un regista avesse preso ore di filmati ed editati fino a farne un film.
Poi sono andati a Los Angeles ed hanno aggiunto Mike Elizondo al basso e John Brion alle tastiere ed hanno mixato. Fondamentalmente ho sentito il risultato un paio di mesi fa per la prima volta, e fu molto sorprendente. Un processo molto diverso da quello che uso di solito. Non ho da preoccuparmi di nulla, non ho grosse responsabilità, invece se fosse una mia registrazione sarei in sudorazione ed a preoccuparmi per ogni piccola cosa.
C'è un modo per portare questo progetto su strada?
No. La musica per me non funziona in questo modo. Per prima cosa ci vorrebbe una quantità incredibile di lavoro solo per capire come fare a riprodurla. E per me ... tutta l'energia iniziale della cosa non ci sarebbe più.
Ogni volta che faccio una registrazione, la maggior parte dei miei dischi sono una documentazione di quello che suoniamo come gruppo. Si cattura il  momento. Come con la band di Beautiful Dreamers, quando abbiamo registrato l'album quel gruppo era appena nato. Da allora, non suoniamo più l'album, suoniamo alcune di quelle canzoni, ma confido che quelle canzoni cambino ogni volta che le eseguiamo.
Vedendoti dal vivo di solito utilizzi molta elettronica e giochini interessanti per complementare il tuo suono, ma su Beautiful Dreamers non ne hai utilizzati. E' stata una scelta consapevole?
No, è successo in quel modo. Ad esempio quando suoniamo dal vivo Eyvind utilizziamo molti più pedali; in realtà non restiamo in un solo campo, anche all'interno della stessa serata. Possiamo suonare in maniera molto acustica o utilizzare l'elettronica. La tentazione [durante la registrazione] potrebbe essere: "Perché non doppiamo cinque viole su questo e mettere un basso su quest'altro", e tutto il resto. Ma in questo caso volevo rimanere con lo stesso suono che viene realizzato in una stanza. E' stato davvero importante per me.
Hai lavorato per un certo numero di anni su un mix di jazz, Americana, folk - un certo numero di generi diversi. Hai una preferenza tra uno di essi?
Passiamo così tanto tempo cercando di dividere o di categorizzare la musica. Non voglio dire che non lo faccio - a casa ho i CD di jazz in una pila e i CD di musica classica in un altra. Ma nella mia immaginazione la musica deve essere tutta lì. C'è una pila ed altra pila, ma sono tutti nella stessa stanza. Non voglio ascoltare solo una sola cosa.
Con una tale varietà di progetti nel corso della tua carriera, c'è qualcosa che ti rimproveri di non aver ancora provato?
(Ride) Beh questa è la cosa, non devo pensarci molto. E' incredibile, con la musica ogni giorno mi sveglio e c'è sempre qualcosa che immediatamente ti conduce a qualcos'altro. È incredibile. Non ho un piano, sembra proprio che si prenda cura di se.

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