mercoledì 1 febbraio 2012

Intervista a Hiromi

Sul sito Online-News è stata pubblicata una bella intervista di Gerlando Gatto alla pianista Hiromi, che  attualmente è in tournèe in Italia per una serie di concerti di grande successo.

Ecco il testo dell'intervista:
Qual è attualmente la situazione del jazz in Giappone?
La situazione sta evolvendo, i giovani iniziano ad andare ai concerti e il pubblico sta crescendo e diventando sempre più eterogeneo, il che è davvero bello!
In che modo la crisi sta influendo sulla musica in generale e sul jazz in particolare?
Beh, dopo il terremoto ci sono meno artisti stranieri che vengono a visitare il mio Paese, ci vuole del tempo per la ricostruzione fisica e psicologica del Paese. Ma siamo tutti positivi e pieni di speranze.
Quali sono i jazzisti italiani più conosciuti in Giappone?
Stefano Bollani (almeno per me)
Veniamo adesso alla Sua musica; si nota immediatamente una tecnica meravigliosa. Quali sono stati i suoi primi rudimenti musicali?
Ho iniziato a prendere lezioni di pianoforte quando avevo 6 anni, poi a 8 anni la mia insegnante di piano mi ha dato degli album jazz da ascoltare perché lei era una grande appassionata di musica jazz. Dopodiché ho iniziato a improvvisare.
Quanto è stato importante venire a contatto, giovanissima, con la musica europea? Mi riferisco tra l’altro a quando, a soli 14 anni, si è recata in Cecoslovacchia avendo modo di suonare con l’Orchestra Filarmonica Ceca.
Tutta la nuova grande musica è stata sempre emozionante e stimolante per me.
Qual è il ricordo più caro del periodo trascorso al Berklee College of Music di Boston, da Lei frequentato dal 1999 al 2003?
Incontrare così tanti musicisti di talento.
Lei da subito ha avuto molti musicisti che hanno apprezzato il suo pianismo; si sente particolarmente debitrice nei confronti di qualcuno?
Io ringrazio tutti quelli che mi hanno dato delle così grandi opportunità.
Nella sua musica si avvertono diverse influenze ivi comprese quelle orientali…
Beh, io non so dove e come perché non inserisco intenzionalmente elementi della mia cultura giapponese nella mia musica, ma sono sicura che in qualche modo ci sono, proprio come io sono incline a fare l’inchino quando saluto: non lo faccio per mostrare che sono giapponese, semplicemente mi viene molto naturale, è parte di me.
Lei si esibisce sia in piano solo sia in trio (con tale organico sarà il 29 aprile a Ravenna)… e adesso si sta cimentando con partiture per orchestra: qual è, oggi, il contesto che l’attrae maggiormente?
Ogni contesto mi regala dei momenti piacevoli perciò mi piacciono proprio tutti!
Un’ultima domanda; lei ha già effettuato tournées in tutto il mondo. Ci dice se trova qualche differenza rimarchevole tra i vari pubblici dinnanzi a cui ha suonato?
Il pubblico è diverso ovunque mi esibisca, anche all’interno dello stesso Paese; dipende se è un luogo all’aperto, se è al chiuso, se è un club jazz o un grande teatro, se le persone stanno bevendo o no… L’unica cosa che non cambia mail è il sorriso sul volto degli spettatori quando finisco la mia perfomance, è una cosa meravigliosa da vedere!.

Ed ecco un estratto del concerto che Hiromi ha tenuto lo scorso 28 gennaio all'Auditorium:

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