domenica 5 febbraio 2012

Gli imperdibili - Thelonious Monk Quartet With John Coltrane At Carnegie Hall

Ecco un bellissimo articolo del 2005, pubblicato sul sito della Scuola Popolare di Musica di Testaccio, che parla di questa leggendaria session e del conseguente imperdibile album:

Sgombriamo subito il campo da equivoci: il live inedito di Monk e Coltrane uscito da poco per la Blue Note non è l'ennesima chicca per fanatici completisti. Anzi. E' uno di quei dischi che se cadono al momento giusto in mani predisposte possono incendiare una passione, segnare un vita.
Il Thanksgiving Jazz: un cast stellare 
Cinquantuno minuti di registrazione dal vivo, di qualità perfetta, ritrovati per caso lo scorso febbraio negli archivi della Biblioteca del Congresso dove hanno sonnecchiato anonimi per quasi mezzo secolo. 
Sono i due set di un concerto tenuto alla Carnegie Hall il 27 novembre 1957. A vederlo oggi è da non crederci, il manifesto di quella serata. E' il venerdì dopo il giorno del Ringraziamento, e Thanksgiving Jazz si intitola la kermesse di beneficenza. 
In apertura è prevista "Miss Billie Holiday" (ed è quel "miss" a dare i brividi, messo lì davanti), a seguire Dizzy Gillespie. Poi una "special attraction", tale Ray Charles. Quindi Chet Baker con Zoot Sims. Chiude la kermesse "the brilliant Sonny Rollins", preceduto da Thelonius Monk (scritto a tutte lettere) con (a caratteri molto più piccoli) John Coltrane. Cast stellare anche per i tempi, un’epoca in cui gli dei girovagano ignari sulla terra e il cielo è a portata di dito.
La collaborazione tra Monk e Trane: le basi di un'arte profonda 
Per Monk e Trane quella del 57 è un'estate delle meraviglie: dopo tre mesi di incontri quotidiani a casa del pianista, da Luglio in poi si esibiscono al Five Spot, un disadorno locale sulla Terza avenue. Con tre, spesso quattro set a sera pongono le basi di un'arte profonda, segnata da un impegno intenso.
Di questa collaborazione si conosceva poco. Otto brani registrati in studio per la Prestige e una registrazione (pubblicata solo nel 93 dalla Blue Note) effettuata con un solo microfono e con gli esiti immaginabili da una maldestra Juanita Coltrane, moglie di John e meglio nota come Naima. 
LeRoi Jones, testimone d'eccezione ricorda che Coltrane "la sera della prima era in difficoltà su tutti i pezzi". È una collaborazione che si roda sera dopo sera al Five Spot. È soprattutto la storia di un'amicizia, di una pratica regolare, di un esercizio rigoroso con cui dar forma all’impazienza della libertà. 
Con Monk Coltrane aveva registrato "Monk’s Mood". Quel pezzo gli accende il desiderio di avvicinarsi alle architetture oblique del pianista, fino a diventare un frequentatore abituale di casa Monk. "Uno di famiglia" dirà Nellie (la moglie di Monk), "a volte arrivava in tempo per la prima colazione". Coltrane va tutti i giorni a casa di Monk di buon'ora e si familiarizza con l'universo scaleno del pianista. I due sono complementari, come il loro nomen-omen vorrebbe suggerire. Monk, il Monaco asceta, enigmatico tutore della profondità, che l'amico sassofonista definirà un "architetto musicale di altissimo profilo". Trane, il Treno-impeto proteso in avanti, instancabile decostruttore di quanto si offre alla sua mis-lettura. Laconico e tetragono il pianista. Prolisso e proteiforme il sassofonista, eppure interprete rispettoso del dettaglio.
1957: il risveglio di Coltrane 
Il 1957 è per Coltrane l'anno di quella rinascita spirituale a cui farà riferimento nelle note di copertina di A Love Supreme: "Nel 1957 ho subito, per grazia divina, un risveglio spirituale che mi ha portato a una vita più ricca, piena e produttiva". In aprile è stato licenziato per problemi di droga da un Miles Davis la cui crescente notorietà mal si concilia con eventuali problemi con la giustizia. Rompe "cold turkey" – in modo netto - la dipendenza da alcool e droga: "all'epoca, riconoscente, chiedevo umilmente che mi si dessero i mezzi e il privilegio di far felici gli altri con la musica".
Nel 57 Coltrane diventa Coltrane. Bob Weisntock lo mette sotto contratto per la Prestige e a maggio gli fa registrare "Coltrane" l'album d'esordio come solista. Sulla copertina originale è presentato come "the new saxophone star". Quando l'album esce, a settembre, Coltrane è di nuovo in sala d'incisione per un progetto solista, questa volta per la Blue note, "Blue Train".
I primi passi da gigante 
In Monk, Trane aveva trovato l'opposto di Miles: quanto il trombettista era scontroso e restio a dare indicazioni sulla musica, tanto il pianista amava parlarne, dare spiegazioni, anche per ore. Sarà Monk a far fare a Trane il primo dei suoi passi da gigante: "Ho imparato un sacco da lui. Dettagli, ho imparato a stare attento ai dettagli. Se lavori con qualcuno che sta attento alle più piccole sfumature, sei spinto a cercare di far attenzione alle sfumature ancora più minute. I dettagli contano un sacco in musica, come in ogni altro campo".
Il "Live at Carnegie Hall" 
I dettagli da notare abbondano in questo capolavoro di perfezione che è il Live at Carnegie Hall. Con le note d'apertura di "Monk's mood" siamo all'apice dell'arte novecentesca: due chorus lunari di piano solo e l'incedere meditativo del sax, una cadenza tipicamente coltraniana con un pattern discendente costruito sulla scala diminuita. L'emozione e la sorpresa sono le stesse di chi, sapendo dell'esistenza della registrazione, l'ha cercata per anni per ritrovarla solo a febbraio scorso, priva di ogni indicazione. 
A partire da Evidence si apprezza a pieno la batteria di Wilson, registrata con grande nettezza in tutte le sfumature del ricco interplay. I musicisti condividono fra di loro e con il pubblico una ritrovata felicità. Lo stesso Monk era stato assente dalle scene per sei anni prima dell'ingaggio al Five Spot, e qui è finalmente davanti a una grande platea che lo accoglie in maniera entusiasta. 
Segue Crepuscule with Nelle, uno di quei (rari) pezzi jazz che si esegue da cima a fondo rigorosamente secondo la sua partitura scritta, senza spazio per i soli. Monk e Trane hanno un affiatamento strepitoso lungo armonie impervie, che dovevano essere un autentico pugno allo stomaco per il pubblico di cinquant'anni fa, non ancora stordito da avanguardie di ogni provenienza. 
Si segnala ancora Blue Monk, oggi palestra per i jazzisti in erba, sul quale Trane suona il tema una terza minore sotto, linea melodica da lì diventata piuttosto usuale. Mille i dettagli da evidenziare – molti sottolineati da Lewis Porter (autore del migliore libro su Coltrane disponibile sul mercato) nelle dotte note di copertina.
Un live insperato e inedito
Su tutto premia, comunque, l'ascolto insperato, dopo tanti anni, di questo concerto di Thelonius Monk e John Coltrane. Ci fa ricordare che un'opera d'arte è tale quando in essa prorompe con forza il senso dell'evento e si dà come manifestazione di qualcosa d'irripetibile.

Qui si può ascoltare in streaming l'intero album:

Thelonious Monk Quartet With John Coltrane At Carnegie Hall by Elfio Nicolosi on Grooveshark

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