martedì 17 gennaio 2012

Tom Harrell al Village Vanguard

Il celebre sito americano Salon, ha incontrato il trombettista Tom Harrell, durante un concerto al Village Vanguard dove ha presentato il suo ultimo progetto.

Ecco un estratto di questo bell'articolo:
Tom Harrell è senza dubbio uno dei più importanti trombettisti jazz in circolazione. Nei suoi ormai 40 anni di carriera musicale di jazz d'avanguardia, ha suonato con chiunque, da Dizzy Gillespie a Carlos Santana.
E lui riesce a fare tutto questo pur dovendo gestire una malattia che in genere si dimostra debilitante: la schizofrenia paranoide. La condizione di Harrell non si può nascondere: ha grandi difficoltà nelle interazioni sociali, ed è a disagio in pubblico. Ma tutto questo scompare quando si mette la tromba sulle labbra.
Salon visita lo storico Village Vanguard di New York per uno sguardo esclusivo all'ultimo avventuroso progetto di Harrell: un suo particolare arrangiamento delle opere di Ravel e Debussy eseguite dalla sua Chamber Ensemble.
E dopo lo show, Tom si siede per una rara conversazione intima circa il suo processo creativo.


Passepied tratta dalla Suite Bergamasque di Debussy è probabilmente uno dei brani più riconoscibili del compositore - ma in questo caso si potrebbe anche non riconoscerlo. E' stato rallentato un po' e riarmonizzato,  e questo assolo di violino era stato anticipato da un blues al sapore di bossa brasiliana. La violinista Meg Okura può suonare praticamente qualsiasi stile musicale che si possa immaginare ed ha lavorato con artisti come David Bowie a Ziggy Marley. Ha detto che la musica di Tom è incredibilmente impegnativa, ed è una gioia suonarla.


"Sainte", la prima composizione pubblicata da Ravel, fu scritta originariamente per un cantante. Tom Harrell, dice questo pezzo gli ricorda il compositore francese Eric Satie, e cerca di far emergere le sua qualità nella musica. Ma dopo aver iniziato in un clima orante, questo "santo" non gli impedisce di ottenere un po di funky.
Per la sua Chamber Ensemble, Tom Harrell ha allargato il suo quintetto base degli ultimi 10 anni - Wayne Escofferey ai sassofoni, Danny Grissett al piano, Ugonna Okegwo al contrabbasso e Jonathan Blake alla batteria - con Dan Block (flauto), Meg Okura (violino), Rubin Kodheli (violoncello) e Rale Micic (chitarra). Tom si divide tra tromba e flicorno.


Potrebbe sembrare strano che un compositore originale come Tom Harrell si tuffi nelle melodie di  impressionisti francesi morti, ma ha fatto molto più che scrivere arrangiamenti "jazz" di Claude Debussy e Maurice Ravel. Pur rimanendo fedele alle radici melodiche della musica, ha ricomposto in maniera molto efficace questi pezzi.
Tutti i musicisti della Chamber Ensemble - non solo il suo gruppo di lavoro centrale, ma anche i "mercenari" che ha portato in questi arrangiamenti - chiaramente onorano Tom. Amano suonare questa musica, anche se - probabilmente perché - la fusione di jazz e musica classica richiede un talento fuori misura e grande abilità tecnica. Abbiamo notato che molti degli artisti sedevano con i propri registratori digitali, per mantenere memoria del concerto di quella sera.


In questa intervista si noterà subito come Tom Harrell non guardi direttamente l'intervistatore e la fotocamera. Tom Harrell soffre di una grave forma di schizofrenia paranoide. Le ordinarie interazioni sociali possono essere estremamente difficili per lui, così si può solo immaginare come un colloquio formale con luci, telecamere, microfoni e troupe, potrebbe averlo fatto sentire.
La diagnosi di Tom arrivò quando non aveva ancora compiuto 20 anni. Prima di allora, però era già chiaro  come fosse molto dotato intellettualmente ed un prodigio musicale. Da adolescente, suonava già con gruppi locali professionali.
Si può usare qualsiasi superlativo per descrivere Tom, lui è una di quelle rare figure che ha effettivamente ampliato il vocabolario della tromba jazz. Dal momento che entrò in scena agli inizi degli anni '70, Tom si è subito affermato come uno dei più importanti compositori di jazz.
All'inizio dell'intervista, Tom era chiaramente a disagio, ma appena cominciò a parlare nel dettaglio della musica che aveva appena suonato al Village Vanguard, le sue risposte divennero meno esitanti. Alla fine l'intervista è durata oltre un'ora e mezza - e questo ben oltre le 1:30 di mattina, dopo il suo secondo set - e le sue risposte diventarono più espansive e dettagliate, seguendo connessioni inattese molto simili a uno dei suoi celebri assoli.

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