lunedì 30 gennaio 2012

Metastasio Jazz

Al via 'Metastasio Jazz', giunto alla sua XVII edizione. In programma tre appuntamenti in compagnia dei piu' importanti musicisti del panorama nazionale ed internazionale. I concerti si terranno il lunedi' alle 21, a partire dal 13 febbraio al Teatro Metastasio di Prato. Un programma ridotto - a causa dei tagli - ma che non rinuncia alla qualita', con l'obiettivo di riuscire ad ampliare l'offerta della manifestazione per le prossime edizioni. 
Intanto quest'anno tornano le conferenze-aperitivo curate dal direttore artistico della rassegna, Stefano Zenni. Tutte le domeniche precedenti ai concerti (il 12, 19 e 26 febbraio) alle ore 11.00 nel ridotto del Teatro verranno approfondite le tematiche protagoniste delle tre serate. 

Ecco il programma della manifestazione:
- 13 febbraio 2012 alle ore 21.00: Wadada Leo Smith Golden Quartet.
Tra i musicisti affermatisi alla fine degli anni Sessanta nell’ambito dell’AACM, Leo Smith (che più tardi ha aggiunto il nome Wadada) è stato a lungo uno dei più enigmatici e sconcertanti. Sperimentatore appartato, Leo Smith è stato il primo ad azzardare esibizioni per sola tromba che, come i concerti per piccoli gruppi, si componevano di costellazioni di suoni isolati, sospesi tra campanellini risonanti, rumori di giocattoli, silenzi lunghi e sconcertanti. Era una musica che, sfidando le regole della forma, si avventurava oltre i limiti estremi della consequenzialità discorsiva. Questo universo ostico - estrema propaggine del suono di Miles Davis - è poi stato risucchiato dal silenzio, fino a quando, negli ultimi quindici-venti anni, Smith non è tornato con una musica in apparenza molto diversa: carica di energia, apertamente vicina al Davis elettrico degli anni Settanta, ma con una vena più eccentrica, di ribollente intensità, anche in piccole formazioni come il Golden Quartet. Un gruppo che riunisce nuovi talenti e figure storiche degli anni Settanta, in cui quelle costellazioni solitarie si sono convertite in una polifonia pulsante e policroma: danza e colore, elettricità ed estasi.
- 20 febbraio 2012 alle ore 21.00: Alessandro Lanzoni, Alessandro Fabbri, Paolo Birro "Archæa String"
Storicamente la Toscana è stata una delle regioni più vivaci del jazz italiano, con una lunga tradizione di associazionismo, festival pionieristici, collezionismo, didattica. Questa fertilità culturale continua a dare frutti sia tra i nuovi talenti sia tra i musicisti affermati, due realtà di cui questa serata vuole rendere conto. Da un lato il diciannovenne Alessandro Lanzoni, il pianista più dotato e brillante dell’ultima generazione toscana, vincitore di innumerevoli premi (ultimo il prestigioso “Martial Solal”), già rodato sui palcoscenici internazionali (Israele, USA, Panama): pianismo moderno senza aggettivi, memore delle innovazioni degli anni Settanta, fresco e avvincente. Dall’altro il batterista Alessandro Fabbri, leader, compositore, arrangiatore, docente, figura poliedrica che qui presenta uno dei suoi lavori più riusciti: Pianocorde, ovvero l’incontro tra un gruppo jazz e un quintetto d’archi. Un gruppo sfugge da ogni cliché del genere, un miracolo di eleganza e swing, sapienza compositiva e varietà di sound. Tanto la penna di Fabbri è raffinata quanto il gruppo è trascinante, impreziosito dalla sapienza di Paolo Birro e dai colori lucidi e caldi del quintetto Archæa.
- 20 febbraio 2012 alle ore 21.00: Mauro Campobasso & Mauro Manzoni Sextet "Vertigo. Homage to Alfred Hitchcock"
I complessi shock emotivi di Alfred Hitchcock e l’attitudine onnivora del jazz; “la vita senza i momenti noiosi”, come il regista definì il cinema, e la musica senza confini di forme e stili. Il ritmo delle immagini e il ritmo dei suoni. È a partire da queste suggestioni che - dopo il riuscito progetto su Stanley Kubrick - Mauro Campobasso e Mauro Manzoni hanno affrontato l’universo di Hitchcock. Con un sestetto flessibile, dalle risonanze classiche, elettroniche ed etniche (cortesia del vulcanico Michele Rabbia), Campobasso e Manzoni hanno raccolto, assimilato e trasformato le mille suggestioni sonore e musicali del maestro del brivido e le hanno riplasmate in una materia ambigua, potente, attraversata da mille rivoli eccentrici e suggestivi. L’intero universo sonoro hitchockiano - più complesso di quanto si creda, tra brividi angosciosi, eccessi romantici, falsa spensieratezza jazz, staffilate agghiaccianti - entra in dialogo con le immagini rimontate da Pino Bruni (saggista, collezionista, scrittore) in un graduale crescendo di stupore e tensione che ci racconta, come in un grande giallo musicale, l’intreccio tra la suspense del nostro destino e la tensione della forma musicale.

Anche nelle edizioni minori, che risentono della crisi, Metastasio Jazz offre ai suoi spettatori esperienze nuove, suoni (e immagini) mai ascoltati sul palco del teatro. È una novità Wadada Leo Smith, che per la prima volta suona a Prato, in unica data italiana in collaborazione con il Musicus Concentus di Firenze, con l’ultima incarnazione del prometeico, ribollente Golden Quartet, vero erede degli umori più eccentrici, elettrici e singolari degli anni Settanta. Una serata di jazz in Toscana ci porta, con un doppio programma, tra suoni più soavi: il pianoforte del nuovo talento Alessandro Lanzoni e il Pianocorde di Alessandro Fabbri, raffinatissima formazione che fa swingare il calore degli archi e le preziosità del solismo jazz.
A chiudere un’esperienza sensoriale per gli occhi e le orecchie. Una proiezione di brani da film di Hitchcock avvolta dal suono live del magico sestetto di Mauro Campobasso & Mauro Manzoni, tra elettronica, archi, percussioni, fiati: un sound che trasforma, sublima e rielabora in chiave jazz l’universo sonoro del mago del brivido, in sintonia con le allarmanti incertezze di questi tempi. (Stefano Zenni)

Per informazioni: www.metastasio.it

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