mercoledì 11 gennaio 2012

Intervista a Maria Pia De Vito

Sul sito del Corriere del Mezzogiorno è stata pubblicata un intervista alla cantante, vincitrice del Top Jazz 2011, Maria Pia De Vito.

Ecco un estratto dell'intervista:
«È vero», racconta la De Vito, «è la terza volta che ottengo questo riconoscimento. La prima fu nel 2008, poi nel 2009, quando ancora la categoria era ‘‘Voce e Miscellanea'', e infine il 2011, ma con le categorie finalmente distinte».
Come spiega questo fenomeno: nel giro di quattro anni per tre volte prima?
«Probabilmente è dovuto al fatto che dal 2007 sono coinvolta in un'attività a dir poco frenetica, con tantissimi progetti, e non solo discografici, sparsi in giro per il mondo. Io non assecondo una sorta di scadenzario, riesco a star ferma anche due anni se ho bisogno di farlo, salvo poi ripartire a raffica trascinata dalle suggestioni degli eventi. E negli ultimi tempi di cose ne sono successe tante a partire dall'incontro con il pianista inglese Huw Warren».
Ce ne vuole parlare? 
«Ha dell'incredibile: una richiesta di amicizia su ‘‘MySpace''. Grazie ai miei trascorsi britannici con John Taylor e Colin Towns, Huw mi aveva ascoltato e aveva deciso di contattarmi. Anche io avevo apprezzato il suo modo di intendere il jazz e così è scoccata una scintilla artistica che si è subito materializzata, al primo incontro. È stato una sorta di blind date musicale, in Inghilterra per il festival di Appleby. E tutto è scivolato via così fluido, come se avessimo suonato da sempre insieme, anche perché io amo particolarmente la combinazione voce-piano. E quando siamo venuti in Italia, all'Auditorium di Roma, i tempi per un disco erano più che maturi. Prima del concerto però gli organizzatori mi avevano detto che c'era una lista troppo lunga di album già messi in cantiere e che di farne altri con la loro etichetta non se ne parlava proprio. Poi, però, dopo il nostro live, ci hanno chiesto subito quando avremmo preferito registrare. E così è nato ‘‘Diálektos'', in cui ci sono fra l'altro ‘‘Allirallena'', una poesia di Totò usata come testo su di un brano di Warren e ‘‘Jesce'', ancora una composizione di Huw in cui ho incastonato la nostra ‘‘Jesce sole''».
Insomma ancora Napoli al centro del suo lavoro. 
«E non potrebbe essere diversamente. Per me è una fortuna essere napoletana. La nostra lingua è di una poeticità assoluta, liquida e meticcia proprio come il jazz. E mi ha accompagnata in tutta la mia carriera sin dai tempi di ‘‘Nauplia'', certo con qualche pausa dovuta anche agli approfondimenti di filoni più intimamente jazzistici o elettronici, ma pronta a riemergere sempre più prepotente che mai».
Come sta avvenendo in questi ultimi anni. 
«Sì perché, mi sto divertendo moltissimo a fare la traduttrice o a calare su brani stranieri le nostre parole. E il risultato va al di là di ogni aspettativa. È successo con Warren, ma sta accadendo in forme sorprendenti anche con alcuni grandi della musica brasiliana, con Guinga per esempio, alla cui musica ho sovrapposto i testi in napoletano, di cui è entusiasta, avendo sempre ascoltato molta musica italiana, classica e partenopea, attraverso i dischi che il padre e gli altri parenti portavano a casa».
Sempre più Napoli-Brasile, è vero che anche il grandissimo Chico Buarque de Hollanda sta scoprendo il nostro dialetto?
«Chico impazzisce letteralmente per il napoletano. ‘‘Curre Maria'' che si trova sul mio album ‘‘'O Pata Pata'' è infatti la traduzione della sua ‘‘Olha Maria'', resa celebre dal grande Jobim. E incoraggiata dal suo entusiasmo ne sto traducendo altre. Per esempio ‘‘Renata Maria'' che appartiene al repertorio di un altro grande brasiliano come Ivan Lins, al quale Ferruccio Spinetti sta dedicando un disco che uscirà a breve».
E chissà se un giorno anche lei non ne faccia uno, del tipo Maria Pia canta Chico, in napoletano. 
«Magari. Buarque parla perfettamente italiano, avendo vissuto tanti anni qui da noi, ma mettendo a confronto le versioni dei suoi pezzi in italiano e in napoletano, non ha dubbi: sente molto più vicine le seconde»......
(continua a leggere l'intervista sul sito originario)

Ecco l'estratto del concerto del duo Bollani/De Vito registrato a Napoli il 24 maggio 2011:

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