lunedì 9 gennaio 2012

Ecco come le crisi economiche hanno ispirato le innovazioni nel jazz

Sul sito l'Occidentale è stato pubblicato un interessante articolo di Paolo Savini Nicci su Brad Mehldau.

I periodi di crisi economica hanno sempre stimolato gli artisti a riflettere di più sulla propria arte, rappresentando i dubbi e le tensioni dell’ambiente dell’epoca. Il jazz in generale, e Brad Mehldau in particolare, offrono una chiave di lettura interessante per riflettere su cosa ci sta succedendo.
Se facciamo un paragone, non troppo azzardato visti i tempi che corrono, con la crisi degli anni ’30, li’ il jazz si era trasformato da forza dirompente nei roaring twenties [1] con i vari Count Basie e Benny Goodman in musica più colta ed introspettiva negli anni ’30, suonata dalle ensenble di Duke Ellington a New York e, in Europa, dall’esplosione di Django Reinhardt. Si era passato da uno swing pieno di irruenza a suoni più ragionati e molto influenzati da altri generi musicali (dalla musica classica ai suoni gitani).
Possiamo osservare come la musica jazz si stia adattando ai tempi attraverso l’evoluzione di Brad Mehldau. Mehldau è uno dei più bravi pianisti jazz in giro e sicuramente ne avrete sentito parlare.
E’ diventato famoso molto giovane per aver reinterpretato in chiave jazz standard moderni (Paranoid Android dei Radiohead per esempio), ha suonato con i grandissimi (Metheny e Konitz per esempio) ed ottenuto successo su tutti e due i lati dell’Atlantico (pubblica sia per ECM che per Verve d’altronde), venendo paragonato da molti a Bill Evans e Keith Jarret.
Se osserviamo la sua evoluzione è diventato famoso nel boom del dot-com, dell'esplosione di internet, intitolando con molta umiltà il suo secondo album, appena 27nne, “The Art of the Trio” e collaborando alla colonna sonora di "Eyes Wide Shut", la pellicola di Stanly Kubrick.
La sua musica aveva colpito per aver scelto come standard non solo i classici (Cole Porter ad esempio) ma soprattutto i Beatles ed i Radiohead, avvicinando una nuova generazione di appassionati al jazz (incluso il sottoscritto). Comportandosi come un giovane californiano che con grande coraggio (ed arroganza) prova a ridefinire gli standard della rete con la sua start-up.
Negli anni successivi ha sviluppato il suo Trio in ben cinque “Art of the Trio”, venendo considerato la grande speranza del Jazz mondiale under 40. Ha registrato con grandissimi e riempito teatri in tutto il mondo. Esattamente come una azienda di successo ha continuato a crescere facendo, molto bene, more of the same [2].
Dal 2006 (non a caso l’anno prima dell’inizio della crisi) la sua musica ha preso una piega differente, avvicinandosi alla musica classica (con Highway Rider scritto e registrato con un orchestra sinfonica) ed all’opera (i CD di duetti registrati con cantanti famosissime come Renee’ Fleming ed Anne Sofie Von Otter). Trovando una prospettiva molto piu’ profonda, allargando i propri orizzonti con umilta’ e rispetto a generi meno leggeri.
E’ curioso vedere come uno dei suoi standard più famosi (Blackbird dei Beatles) si sia evoluto nel tempo. E’ stato registrato per la prima volta nel 1997 nel suo trio ed e’ una versione piena di ego della canzone dei Beatles.
Il pianoforte domina totalmente la scena ed insegue il refrain più volte imponendolo agli altri strumenti. Lo stesso tema viene registrato nel 2010 con Anne Sophie Von Otter, la famosa soprano Svedese. La musica e’ molto cambiata, diventando un duetto tra due pari ed e’ molto piu’ intima e profonda. Al tempo stesso bellissima. 
Ambedue le versioni sono notevoli, ma, citando Fukuyama, è come se nella prima si fosse pensato che la storia fosse finita (avendo appreso già tutto), mentre nella seconda si ritrova una prospettiva piu’ completa ed umile (la storia continua in maniera ciclica, quindi possiamo ispirarci anche ad esempi piu’ colti quando guardiamo al futuro).
Volendo fare un paragone di business, passando dall’essere una start-up in procinto di quotarsi in borsa (come Facebook ad esempio), convinta di aver ridefinito tutto lo scibile nel proprio campo, all’essere una società matura (la Apple ad esempio), ispirandosi anche al di fuori dal proprio campo e con un dinamismo completato dall’esperienza.

Ecco un video tratto dal Dvd Live in Marciac, dove Mehldau presenta un medley composto da Goodbye Storyteller e Exit Music:

Nessun commento:

Posta un commento