giovedì 12 gennaio 2012

Al Top Jazz questa volta non vincono i “soliti noti"

Sul blog A proposito di jazz è stato pubblicato un post di Gerlando Gatto che commenta i vincitori del Top Jazz, il sondaggio annuale della rivista Musica Jazz:

Ecco un estratto del post:
Allora è proprio vero: il jazz italiano non si limita ai quei tre – quattro nomi che dominano il mercato, ma è molto più complesso. La conferma, se pur ce ne fosse stato bisogno, arriva comunque, clamorosa, dal recente “Top Jazz” il referendum indetto dalla rivista “Musica Jazz” tra i giornalisti “specializzati”. Ebbene, sorpresa delle sorprese, nessuno dei “soliti noti” ha vinto questa volta in alcuna categoria.
Tutto ciò dimostra quanto sostenuto in un nostro recente articolo dedicato alla situazione del jazz italiano: purtroppo, anche nel nostro microcosmo, il grande successo è determinato non solo dalla bravura ma anche – e forse soprattutto – da una serie di altri fattori (organizzazione, ufficio stampa influente, rilevanza mediatica) comunque legati al mercato. E che, come si accennava nel già citato articolo, l’eccellenza artistica spesso non fa premio su altri elementi si evince dal fatto che il personaggio risultato vincitore di questa tornata è Franco D’Andrea, giustamente considerato dalla stampa specializzata secondo a nessuno… e non solo a livello italiano.
Quest’anno il pianista di Merano ha vinto in due categorie (miglior formazione e miglior tastierista/pianista), si è classificato secondo come musicista dell’anno, terzo nella categoria dedicata al miglior album con “Sorapis”, quarto come compositore/arrangiatore, e – caso più unico che raro – nella classifica dei gruppi oltre al primo posto ha occupato anche il quinto con il trio.
Eppure D’Andrea non suona spessissimo, eppure D’Andrea non è molto conosciuto al di fuori dell’ambiente jazzistico, eppure D’Andrea non va in televisione. A quest’ultimo riguardo, ci si aspettava che Bollani vincesse in carrozza in parecchie categorie (musicista dell’anno, miglior disco, miglior pianista) dato che è stato praticamente l’unico jazzista italiano ad aver ottenuto spazi (e che spazi…) in televisione da Mamma Rai. Ciò non è accaduto perché ancora oggi i gusti del pubblico spesso non coincidono con quelli dei critici dal momento che necessariamente si usano parametri diversi senza che per questo si gridi allo scandalo.
In linea con queste considerazioni anche la vittoria del chitarrista Lanfranco Malaguti; da anni sulla cresta dell’onda, responsabile di un percorso stilistico quanto mai originale e personale, documentato da tutta una serie di album, Lanfranco non è certo artista da grandi numeri: dopo aver vinto il referendum quale miglior nuovo talento nel 1989, ha dovuto aspettare più di vent’anni per ottenere quest’ulteriore prestigioso riconoscimento.
Un’altra piacevole novità viene, questa volta, dalla classifica dedicata al musicista dell’anno, a prevalere Rita Marcotulli che corona così un periodo d’oro avendo vinto, nel recente passato, il Premio Ciak D’Oro, il Nastro D’Argento e il David di Donatello per la Miglior Colonna Sonora per il film Basilicata Coast to Coast di Rocco Papaleo. Tornando al “Top Jazz” era dal 1982 che tale riconoscimento non andava ad una donna e se in Italia c’è una jazzista che merita questo premio, per l’originalità dell’ispirazione, la costanza, la serietà che ha sempre messo nella sua musica, questa è certamente Rita Marcotulli. Non è questa la sede per ripercorrere la ricca carriera artistica di Rita ma egualmente piace ricordare come ancora giovanissima venne chiamata nel 1988 da Billy Cobham a far parte delle sue formazioni......
(continua a leggere sul sito originario).

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