martedì 27 dicembre 2011

Umbria Jazz Winter

Umbria Jazz Winter a Orvieto per la diciannovesima edizione: cinque giorni di musica (28 dicembre - 1° gennaio) e più di cento eventi per un appuntamento diventato ormai tradizionale nel panorama del jazz italiano. Il Festival si svolge secondo una formula consolidata e di successo, affinata nel corso degli anni e centrata sul connubio tra turismo e spettacolo di qualità, con il valore aggiunto dell’ospitalità di una delle più belle città dell’Umbria, ricca di storia e cultura. 
Il programma si muove tra collaborazioni inedite e progetti musicalmente innovativi, con l’intenzione di creare un giusto mix che possa essere apprezzato sia da appassionati e conoscitori del jazz, sia da spettatori non particolarmente avvezzi al linguaggio della musica afro-americana.
L’edizione invernale del Festival si è sempre dimostrata attenta alle contaminazioni tra diversi generi e ha sempre presentato progetti nuovi e inediti, facendosi laboratorio naturale per nuove esperienze musicali. 
Questa edizione non fa eccezione, con Michel Camilo, tra i più innovativi, e al contempo attenti alla tradizione, pianisti della scena latina, in duo con Danilo Rea, uno dei migliori prodotti della scena italiana: per entrambi anche esibizioni in solo, con l’italiano impegnato anche in trio, con Ellade Bandini e Ares Tavolazzi, in un tributo in chiave jazz alla musica dei Beatles.
In trio Gonzalo Rubalcaba, con Matthew Brewer e Marcus Gilmore: il pianista di origini cubane è capace di spaziare con naturalezza tra i più diversi generi, con una vena poetica sempre viva e vibrante.
Poesia come i Flamenco Sketches del pianista spagnolo Chano Dominguez, una rivisitazione originalissima di Kind of Blue di Miles Davis: progetto curioso e sorprendente, per una rilettura particolare di un capolavoro della musica del nostro secolo.
Curiosa anche la collaborazione tra Juan Pablo Jofre Romarion e i Solisti di Perugia: un tributo ad Astor Piazzolla e al suono del bandoneon, strumento fondamentale delle orchestre di tango.
Sempre in tema di contaminazione il Festival quest’anno apre i concerti al Teatro Mancinelli con il progetto Memorie di Adriano, Canzoni del clan di Celentano: con Peppe Servillo, Javier Girotto, Fabrizio Bosso, Furio Di Castri, Rita Marcotulli e Mattia Barbieri. L’ensemble guidato da Servillo, che negli ultimi anni si è cimentato con il repertorio di Franck Zappa e Domenico Modugno, propone ora il repertorio di un’icona della musica italiana.
Paolo Fresu e Gianluca Petrella danno libero sfogo alla loro creatività con diversi e non sempre ortodossi progetti: il trombettista sardo, oltre che in un quintetto standard, si presenta con Scores!, accompagnato dall’Alborada String Quartet, e con Crittograph, nel quale riunisce i due gruppi, in un lavoro realizzato con gli arrangiamenti del maestro Giulio Libano. Per lui anche una presenza da special guest nella Lydian Sound Orchestra.
Il trombonista pugliese è impegnato, oltre che in duo con il pianista umbro Giovanni Guidi, in settetto nell’omaggio a Nino Rota con Il Bidone, dove le atmosfere variano in una ricercata e incalzante alternanza fra il dolce e l'amaro: il Rota solare e allegro e quello più scuro e drammatico. Il Latin Mood è il prototipo di super gruppo messo su da Fabrizio BossoJavier Girotto, dove estetiche e approcci musicali così lontani si incontrano dando vita a un sound nuovo e coinvolgente.
Nel 2012 ricorrerà un anniversario importante, i trent’anni dalla morte di Thelonious Monk. Uno dei geni più singolari del XX secolo, personaggio surreale ed enigmatico, che ha sconcertato per i suoi comportamenti e la sua opera, ma capace di lasciare una eredità musicale forse non ancora del tutto scoperta.
Umbria Jazz Winter vuole ricordare Monk con un concerto proprio nel primo giorno del 2012, con il trio di Stan Tracey, classe 1926, figura di punta del jazz anglosassone, e la Lydian Sound Orchestra, per rivivere uno storico concerto, quello celeberrimo alla Town Hall di New York durante il quale, il 28 febbraio 1959, furono eseguite pagine da tempo entrate nella storia del jazz: Thelonious, Friday the 13th, Monk's Mood, Little Rootie Tootie, Off Minor, Crepuscule with Nellie.
Come ogni anno uno degli appuntamenti più amati dal pubblico è quello con la musica gospel, e siamo ai massimi livelli con The Harlem Jubilee Singers diretti da Gregory Hopkins, che tra anni fa a Orvieto furono protagonisti della riproposizione al pubblico dei Duke Ellington’s Sacred Concerts. Nel loro repertorio ritroviamo lo Spiritual delle origini della cultura afroamericana, il jazz e la musica classica, il tutto sapientemente diretto da Hopkins, che è anche direttore artistico dell’Harlem Opera Theater, centro culturale tra i più importanti degli USA per lo sviluppo e la promozione della musica gospel.
Esperienza imprescindibile con loro, e per loro, la messa della Pace in Duomo il giorno di Capodanno.

Nessun commento:

Posta un commento