sabato 20 ottobre 2012

REPLAY: Scene dalla vita di Chet Baker (5a parte)

(Pubblicato originariamente l'11 dicembre 2011)
Concludiamo la pubblicazione della lunga e bellissima biografia di Chet Baker, realizzata dallo scrittore Jeffrey St. Clair e apparsa sul sito Counterpunch.org (qui c'è il link alla quarta parte). 


La morte di Twardzik indurì Baker. Negli Stati Uniti non fu più visto come il dolce giovane idolo e fu massacrato dalla stampa per aver condotto una banda di drogati. Il suo aspetto divenne più ruvido, il suo carattere più esplosivo, la sue dipendenza ancora più vorace. William Claxton fotografò Baker nell'autunno del 1956 e lo descrisse "dall'aspetto molto paranoico, sinistro." 
Baker si era legato con una nuova donna originaria dell'India orientale, la giovane e ingenua Halema Alli, che subito dopo rimase incinta. Baker non fu felice della notizia. Quando nacque suo figlio, Aftab, Baker ridicolizzo il bambino dandogli del "ritardato" e accusò i geni di Halema, senza però mai chiedersi se i suoi anni di abusi di droga non fossero stati un fattore determinante.
Baker aveva anche riunito una nuova band con il sassofonista Phil Urso, il pianista Bobby Timmons e il batterista Philly Jo Jones, che era stato cacciato dal primo quintetto di Miles Davis a causa della sua dipendenza dall'eroina. La band registrò un album insieme, il bop-oriented Chet Baker and Crew, ma che presto si sciolse dopo che Jones andò a fare baldoria con la carta di credito di Baker. 
Baker trascorse l'anno successivo scroccando dei concerti da New York a Chicago. La sua stella si stava spegnendo. Era senza soldi. Non aveva una band e si stava stava sparando l'eroina nei piedi. Halema era fuggita dalla folle atmosfera che circondava Baker, prendendosi il loro figlio per tornare a Detroit. Le riunioni con Mulligan e Getz furono un flop, soprattutto a causa del deterioramento del playing di Baker. 
Poi Baker fu arrestato due volte nel giro di pochi giorni. Una volta a Waukegan, Illinois e poi ad Harlem; entrambe le volte per possesso di eroina. Invece di essere mandato in prigione, Baker fu ricoverato in ospedale a Lexington, Kentucky per ripulirsi. Chet non era solo, all'interno di quel famoso ospedale per drogati, in quel periodo, c'erano tre altri musicisti jazz: i pianisti Tadd Dameron e Kenny Drew ed il sassofonista Sam Rivers.
La cura non ebbe risultati. Pochi giorni dopo essere stato dimesso da Lexington, Baker iniziò una relazione a New York con una giovane fan bionda che lo aveva seguito nel Kentucky. Dopo avergli soffiato i suoi soldi, si trasferì da una prostituta di nome Pixie e dal suo fidanzato. Baker scremava i guadagni giornalieri di Pixie per acquistare la droga. 
Per qualche oscura ragione, l'etichetta Riverside, una volta casa di Thelonious Monk e Cannonball Adderley, firmò un contratto con il dissoluto Baker per cinque registrazioni. Baker si presentò stonato nella maggior parte delle sessioni. Mormorava i testi e ansimava i suoi assoli di tromba. Anche se il produttore Orrin Keepnews circondava Baker con musicisti di alto livello, come Paul Chambers e Johnny Griffin, le registrazioni furono ridicolizzate dalla critica.
L'unica eccezione fu la registrazione dal titolo Chet, che presentava Bill Evans, Herbie Mann, Connie Kay e Kenny Burrell. Baker fu all'altezza della situazione. Seguendo le orme di Evans il suo playing fu particolarmente lirico, scuro e tenero. Ma le vendite furono tiepide. Baker alla fine aveva perso la maggior parte del suo lustro.
Mentre di giorno Baker suonava negli Riverside Studios, di notte derubava il posto per nutrire la sua dipendenza. Baker prima rubò tre assegni in bianco dall'ufficio, quindi copiò la firma del produttore Bill Grauer per cercare di incassarli in una farmacia locale. Pochi giorni dopo Baker fece irruzione nel magazzino della Riverside e rubò un carico di LP da vendere per le strade. La Riverside non lo denunciò, perché Baker doveva ancora registrare un altro album con l'etichetta.
Ma prima che Keepnews potesse rivedere Baker in studio, il trombettista fu arrestato altre due volte ad Harlem mentre cercava di comprare la droga. Baker era stato arrestato già 10 volte ed il giudice mostrò poca pietà, mandandolo alle Rikers Island per un periodo di sei mesi. Era un luogo brutale.
Baker uscì dal carcere con due mesi di anticipo. L'esperienza fu molto dura, soprattutto per qualcuno con l'aspetto da ragazzo come Baker e con le sua condizione debilitata, ma non fece nulla per scoraggiare la sua voglia di droga. Baker fu portato in studio per il suo ultimo album con la Riverside, Chet Baker Plays the Best of Lerner & Loewe. Il playing di Baker fu stentato e lugubre, prosciugato di qualsiasi colpo di creatività emotiva.
Dopo la condanna per droga, a Baker fu vietato di suonare nei clubs di New York, così prese Halema e tornò in Europa, dove era ancora adorato come una icona del cool. Inoltre la sua dipendenza dall'eroina sembrava aumentare il suo fascino, soprattutto tra i giovani jazzisti.
Ma ormai Baker non riusciva più a suonare se non drogato. I suoi compagni di band e promotori lo pompavano di eroina, oppio, morfina e cocaina solo per convincerlo a salire sul palco. Ben presto cominciò a prendere una grande quantità di Palfium 875, un tipo di metadone usato come farmaco nel trattamento della dipendenza. Ma il Palfium creava anche molta dipendenza e ben presto Baker divenne dipendente da entrambi: Palfium ed eroina.
Per sua stessa ammissione, Baker inghiottiva fino a 250 pillole di Palfium al giorno e si iniettava l'eroina 40-50 volte al giorno, vagando nella nebbia. "Ho vissuto in un incubo di angoscia eterna, trascinandomi solo tra un'iniezione e l'altra, terrorizzato dal fatto che senza Palfium sarei morto," Baker ha poi confessato.
Baker consumava così tanto Palfium che presto ebbe difficoltà a rifornirsi in Italia e mandò la moglie in aereo a Monaco, dove il farmaco poteva essere acquistato senza prescrizione medica. Halema non aveva idea che importare droghe fosse illegale in Italia. Il suo batterista Gene Victory fu impiegato in missioni simili. (Anni dopo Baker avrebbe nascosto la droga nel bagaglio del suo agente e dentro il reggiseno della sua ragazza.)
Mentre era in Italia, Baker registrò due album con musicisti italiani, Chet Baker in Milan e Chet Baker and Fifty Italian Strings. Il suo modo di suonare era dolente, gli arrangiamenti blandi e privi di ispirazione. I musicisti italiani coraggiosamente tentavano di infondere nelle canzoni un pò di spirito, ma non c'era nessuno col talento di Bill Evans che potesse salvare le registrazioni dalla mediocrità. Queste sessioni dimostrarono ancora una volta che Baker non era né un visionario né un bandleader. Avrebbe potuto ancora suonare, ma qualcuno doveva indicargli la strada.
Baker era ora più arrabbiato e più volgare. Insultava i membri della band durante il set e li cacciava dal palco. Ad un concerto in una cattedrale siciliana, si infuriò per lo sciatto playing dal pianista Michel Graillier e lo spinse fuori dal suo sedile.
Le braccia e le gambe di Baker erano piene di ferite aperte ed ascessi. I suoi pantaloni e le maniche della camicia erano spesso macchiate di sangue. Non gli piaceva fare il bagno e si riempiva di profumo Paco Rabanne per nascondere la puzza.
Nell'inverno del 1960, Baker subì una bizzarra procedura di disintossicazione in una clinica di Milano. Un medico italiano mise Baker in coma farmacologico per una settimana. Il trattamento doveva far uscire il musicista dalla sua dipendenza, senza dovergli fare sopportare ulteriori prelievi. Subito dopo le dimissioni, Baker iniziò una relazione con una ballerina britannica di nome Carol Jackson che stava lavorando come showgirl al Teatro Olimpia di Milano. Secondo Baker la Jackson sembrava Elizabeth Taylor. Nel giro di un paio di settimane, Baker iniziò nuovamente a drogarsi, consultando ben 25 diversi medici italiani per le prescrizioni. Ma non era mai abbastanza. Aveva bisogno di almeno 200 pillole al giorno per saziare la sua dipendenza e le prescrizioni del Palfium erano limitate a cinque scatole di pillole. Così Baker iniziò a rubare le prescrizioni dagli studi dei medici.
Tutto ciò terminò il 31 luglio 1960. Baker era alla guida della sua Alfa Romeo per andare ad un concerto nella cittadina costiera di Rimini. Si fermò a fare il pieno in una stazione Shell a Lucca e si chiuse in bagno. Iniziò a girare su se stesso apparentemente fuori di testa; un operaio presso la stazione chiamò la polizia. Quando la polizia fece irruzione nella stanza da bagno, trovò Baker in piedi davanti a un lavandino in uno stato di torpore, una siringa in mano, le braccia piene di sangue.
Baker fu arrestato insieme a due medici che gli avevano prescritto il Palfium. Halema fu anche arrestata e incarcerata con l'accusa di trasporto di droghe illegali. Baker e sua moglie trascorsero estenuanti mesi in prigione prima del processo. Il processo fece scalpore in Italia, attirando la stampa di tutto il mondo. I giornali italiani lo chiamarono il "processo delle vipere." C'era una simpatia diffusa per Halema nei media, ma quasi nessuna per Chet o per i medici che si erano fatti corrompere per il Palfium. Alla fine, Halema fu rilasciata e Chet condannato ad un anno e sette mesi nel carcere medievale della città, dove Baker avrebbe suonato la tromba nella sua cella quasi ogni notte, mentre i residenti locali si sarebbero radunati fuori dal carcere per ascoltare al chiaro di luna.
Dalla metà degli anni '60, gli atti di vero jazz di Baker, le prodezze di audaci improvvisazioni, il lavorare su una rete senza filo, non furono più rinvenuti nei suoi inquietanti fraseggi di melodie minimaliste suonate con la tromba, ma nella sua vita quotidiana, nello scroccare soldi e luoghi di scontro, sopravvivendo a brutti trip e ad aghi sporchi, suonando qualche attimo intenso sul palco, anche solo per finanziare l'acquisto successivo, per afferrare un pò di beatitudine alla fine del picco. Mese dopo mese, anno dopo anno. Baker è sopravvissuto contro tutte le probabilità, suonando quasi ogni notte e registrando decine di album. E' sopravvissuto alla maggior parte dei suoi amici e idoli: Parker, Coltrane, Clifford Brown, Tadd Dameron, Paul Chambers, Philly Jo Jones.
La musica di Baker è rimasta ferma nel tempo, mai in evoluzione. Il suo stile, così indimenticabilmente bello come era in quelle prime registrazioni a Los Angeles, sarebbe diventato una reliquia solo dopo un paio di anni. Ma la sua vita aveva saltato il sistema, Baker aveva violato ogni regola, trasgredito ogni convenzione sociale, dissipato ogni amicizia, tradito ogni intimità. Aveva vissuto sul filo del rasoio per 30 anni. Era un vero e proprio outsider, un reprobo sociale, avendo vissuto senza vergogna o rimorso, legato solo dalla ardente catena della sua dipendenza. "La mia casa", ha detto Baker, "è nel mio braccio sinistro."
Poi ad Amsterdam, solo come era sempre stato, Chet Baker fece la sua rottura definitiva e andò da solo attraverso quella piccola apertura nella finestra e cadde nella notte.

3 commenti:

  1. Tragicamente appassionante

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  2. Non scegliere a caso... se cerchi bene c è il prodotto giusto per te. Prova pianoforte per bambini. Vai su http://www.vitalbios.com/A/MTQ2Nzg5NTQ5OCwwMTAwMDAxMixwaWFub2ZvcnRlLXBlci1iYW1iaW5pLmh0bWwsMjAxNjA4MDQsb2s=

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  3. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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