venerdì 12 ottobre 2012

REPLAY: Scene dalla vita di Chet Baker (3a parte)

(Pubblicato originariamente il 4 dicembre 2011)
Continuiamo la pubblicazione della lunga e bellissima biografia di Chet Baker, realizzata dallo scrittore Jeffrey St. Clair e apparsa sul sito Counterpunch.org (qui c'è il link alla seconda parte).


In questo periodo Baker è un artista caldo. Nell'ambiente divenne noto come il James Dean del jazz. Le celebrità di Hollywood, tra cui Robert Mitchum, e Lana Turner, lo andavano a sentire in posti come il Lighthouse a Hermosa Beach, il luogo che simboleggiava il nuovo sound del movimento West Coast. La musica di Baker in quei giorni era ariosa e senza confini, presentando lenti notturni sulla spiaggia, con l'aggiunta di un romanticismo da celluloide.
A volte Baker suonava con Stan Getz nei club del sud della California. La prima registrazione ufficiale di Baker fu con Getz su una cover di "Out of Nowhere", registrata dal vivo al Club Trade Winds. 
Anche se i due si detestavano intensamente, Getz era anche un drogato e spesso si faceva insieme a Baker. In realtà, Getz andò in overdose diverse volte nell'appartamento di Baker a West Hollywood. Baker ricordò di aver trascinato Getz svenuto nella vasca da bagno e gettato acqua fredda su di lui fino a quando non si fosse risvegliato. Ad una altra festa, Baker trovò Getz accasciato con un ago nel braccio, e con la faccia che era diventata blu. Ci volle più di un ora a Baker ed ai suoi amici per far riprendere il musicista. Quando Getz finalmente ne venne fuori, sbottò che Baker gli aveva "rovinato la vita". 
Nell'estate del 1952, Baker iniziò una collaborazione, breve ma inebriante, con il sassofonista Gerry Mulligan, che era atterrato a Los Angeles pochi mesi prima con il suo sax e con le sue cattive abitudini. Baker e Mulligan non sarebbero potuti essere più diversi. Mulligan era alto, cerebrale, un arrangiatore e compositore di talento con una profonda conoscenza della musica classica e della storia del jazz. Era volubile ed autoritario. Era un lettore vorace ed un tossicodipendente, che per la prima volta fu fermato dalla polizia di New York nel 1946. Mulligan era anche un megalomane, che pensava di riformulare il suono del jazz, eliminando il pianoforte.
La loro relazione fu litigiosa sin dall'inizio con Baker che sin dal primo giorno di prova disse a Mulligan "vai a farti fottere." Ma il Mulligan Quartet, con Baker alla tromba, Bobby Whitlock al basso e Chico Hamilton alla batteria, divenne ben presto una delle band più calde della città. 
Il primo concerto fu all'Haig, un piccolo jazz club su Wilshire, dove Erroll Garner era una volta il pianista di casa. In quelle prime settimane di collaborazione Mulligan e Baker inventarono un suono intimo e fumoso, più rilassato e melodico delle sessioni di Birth of the Cool. Si integravano in maniera sorprendente, rinunciando agli assoli, per suonare dei duetti in maniera armoniosa. Suonavano un mix di originali di Mulligan e di standard, tra i quali spiccava la ballad "My Funny Valentine" di Rogers e Hart, che Mulligan aveva scovato dal film Babes in Arms. Mulligan scrisse nuove idee per la canzone, ma gli straordinari assoli di Baker, quasi dolorosamente ponderati, trasformarono la ballad in un classico oscuro di amore sfortunato. "Credo che Chet sia una sorta di talento capriccioso," disse Mulligan anni dopo. "Non c'è nessuno che immagini dove egli abbia imparato ciò che sapeva."
La band corse in studio per registrare un LP per la nuova Pacific Jazz Records. L'album ottene recensioni entusiastiche e fu venduto molto bene. Stelle del cinema, tra cui Marilyn Monroe e Jane Russell, e registi vennero a sentirli ed a stare con la band. "Erano musicisti bianchi di bell'aspetto," disse la ragazza di Mulligan, Jeffie Boyd. "A Los Angeles, il bianco era buono. I neri invece, non sapevano come prenderli."
Baker fu arrestato per aver fumato marijuana nella sua auto. Ne uscì con facilità con solo tre mesi di libertà vigilata, ma la polizia fece trapelare il suo arresto alla stampa, cercando di rovinargli la reputazione. Ma la pubblicità sembrava solo far aumentare il suo fascino, soprattutto da parte di giovani donne. Chet Baker era il primo musicista jazz ad avere gruppi di fans. Le donne inondavano i suoi concerti più per dare uno sguardo al suo profilo angelico, che per la musica. A quel tempo, Chet era sposato con la sua prima moglie, Charlene Souder. Ma il trombettista si incontrava di nascosto con della starlet, spesso tra i sedili della sua auto. "C'erano ragazze, ragazze, ragazze per lui," disse il batterista Larry Bunker. "Era tutto in vista,  trattava Charlaine come un pezzo di merda, si ammucchiava in macchine con le ragazze nei dieci minuti di sosta mentre Charlaine era seduta nel club. Questo era il suo stile". 
Anche se una delle sue amanti esaltò il suo talento con la lingua (era un trombettista, dopo tutto), la sua tecnica sessuale era ben lontana dalle nozioni tradizionali di amore romantico. Non aveva alcun interesse per i preliminari, non gli piaceve baciare e fondamentalmente voleva fare sesso in posizione missionaria il più velocemente e ferocemente possibile. L'esperienza sensuale di essere vicino a Baker mancava anche di  fascino erotico. L'igiene non era in cima alla lista delle priorità di Baker. Non gli piaceva fare il bagno, lavarsi i capelli o lavarsi i denti. Raramente si cambiava i vestiti o li lavava. Dalla metà degli anni '60, cominciò a girare in sandali, perché i suoi piedi erano gonfi per le ripetute iniezioni, le sue unghie non tagliate erano curve come quelle di una imperatrice cinese. Quasi tutte le sue amanti di lungo periodo, divennero eroinomani, dopo aver incontrato Chet. 
Baker era anche un picchiatore. Gridava e picchiava le sue mogli e fidanzate, spesso in pubblico. Sua moglie Carol fu vista più volte con un paio di occhi neri. Cercò di strangolare la sua fidanzata Ruth Young con un cavo telefonico e poi distrusse il suo appartamento, dopo averlo saccheggiato e quindi venduto il suo pianoforte a coda per pagare la droga. 
I fans però non erano gli unici che inseguivano Baker nel 1953. Lui e Mulligan furono anche perseguitati da una coppia di corrotti poliziotti di Los Angeles, John O'Grady e Rudy Diaz, che avevano come missione, spesso non autorizzata, quella di abbattere i musicisti jazz. O'Grady era un delinquente razzista che amava terrorizzare i musicisti, soprattutto di jazz, che vedeva (come il suo eroe, Harry Anslinger) come degenerati e corruttori di gioventù. In quel periodo, egli pedinò e arrestò Stan Getz, Billie Holiday, Lenny Bruce e Dexter Gordon. "Ho mandato il grande sassofonista Charlie 'Yardbird' Parker, via dalla città", si vantava nelle sue rivoltanti memorie "O'Grady: the Life and Times of Hollywood’s No. 1 Private Eye
"Avrei potuto inchiodarlo. Le sue braccia erano coperte dai segni degli aghi dell'eroina. Ma era troppo vecchio e troppo ubriaco e così ho deciso che non valeva la pena sprecare il tempo ad inchiodare Parker e a far pagare alla città di Los Angeles il suo mantenimento".
Così il selvaggio O'Grady mise gli occhi sui giovani Baker e Mulligan. O'Grady ed i suoi scagnozzi irruppero nella appartemento di Mulligan e Baker, mentre i musicisti stavano provando. O'Grady trovò un paio di foglie in pentola e le usò come pretesto per arrestare la fidanzata di Mulligan, Jeffy, e la moglie di Baker, Charlaine. I poliziotti poi rintracciarono Baker e Mulligan. O'Grady notò segni freschi sul braccio di Mulligan e, in quei giorni, questi furono sufficienti per farlo arrestare, ed essi lo incalzarono al fine di sottrargli i suoi aghi ed una piccola quantità di eroina. Tutti e quattro furono trasportati in carcere. Alla fine, Mulligan pagò per tutti e fu condannato a sei mesi di prigione. 
Baker fu lasciato libero. Ma la band era senza un leader. Chet non riusciva a riempire quella casella. Conosceva le melodie, ma non conosceva gli accordi e spesso non riusciva nemmeno a dire in che chiave la band stesse suonando. 
Subito dopo Baker si unì ancora una volta a Getz. I due drogati ancora si disprezzavano. Getz considerava Baker un musicista primitivo ed era invidioso perchè la folla accorreva in gran parte per il trombettista. La partnership si concluse al Black Hawk di San Francisco, quando Baker, che era arrivato tardi al concerto, prese d'assalto il palco perché la band aveva iniziato a suonare senza di lui.
Ma la stella di Baker era ancora in crescita. Egli ricevette eccellenti giudizi in riviste come DownBeat ed altre. Diversi sondaggi dei lettori nei primi anni '50, ponevano Baker sopra Miles Davis e Dizzy Gillespie come migliore trombettista. I suoi primi album da solista, Chet Baker Quartet, Chet Baker Ensemble e Chet Baker With Strings, vendettero così bene che Baker decise di non aver più bisogno di Mulligan, benchè Mulligan fosse caduto nel vortice della droga anche per colpa sua. 
"Gerry è così incazzato perché sono stato in grado di farcela da solo, anche senza di lui," gongolava Baker  in un'intervista. "Non può sopportarlo. Avrei dovuto essere il suo trombettista per tutta la vita. E per salari ridicoli. Lui non mi avrebbe mai permesso di crescere, ed io sono stato votato il miglior trombettista al mondo."
Baker decise di voler anche cantare. Chiese al capo della Pacific Jazz, Dick Bock, di registrare un album di ballad cantate. Bock alla fine cedette. L'album Chet Baker Sings, che presentava otto ballad, tra cui "The Thrill is Gone", "My Funny Valentine" e "I Fall in Love Too Easily", era completamente diverso dal tipico album di jazz del periodo.
L'accoglienza nella comunità jazz fu incredibilmente ostile. Anche i suoi compagni di band odiavano la registrazione. "Ho pensato che fosse stronzata", disse il pianista Russ Freeman. "Una totale stronzata". Neanche Mulligan fu particolarmente colpito. "Questo è il modo in cui Chet canta", disse. "Non conosce altro modo di cantare."
In questo album non si avverte la presenza di Ella Fitzgerald e Louis Armstrong o Anita O'Day. Non c'è scat. Baker non piega, allunga o improvvisa il suo modo di cantare dei testi. Invece, la voce di Baker è piatta, quasi senza emozione, una voce monotona e asciutta. I testi sono balbettati senza vibrato, il che rende il suono spoglio e austero, canzoni d'amore dannato, canticchiate da un automa. Si cerca  invano anche un frammento di ironia. 
Ma benchè i musicisti jazz e i critici demolirono quasi ogni sgradevole accordo di Chet Baker Sings, le donne e i gay amarono il disco, portandolo in alto nelle classifiche ed aggiungendo un altro strato curioso alla leggenda di Baker.
In linea con i suoi altri pregiudizi, Baker era anche un omofobo e la sua mistica crescente nella comunità gay di Los Angeles e San Francisco lo innervosiva. Era determinato a mettere le cose in chiaro. "C'è stata una reazione molto variegata quando ho iniziato a cantare", disse Baker. "In primo luogo, molto persone pensano - stupidamente - che a causa del modo in cui ho cantato, mi piacciono i ragazzi o qualcosa del genere. Posso dire che queste sono solo un mucchio di stronzate.".... (continua)

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