martedì 9 ottobre 2012

REPLAY: Scene dalla vita di Chet Baker (2a parte)

(Pubblicato originariamente il 1 dicembre 2011)
Continuiamo la pubblicazione della lunga e bellissima biografia di Chet Baker, realizzata dallo scrittore Jeffrey St. Clair e apparsa sul sito Counterpunch.org.


Chesney "Chet" Baker Jr. era nato a Yale, Oklahoma due giorni prima di Natale nel difficile anno 1929. Suo padre, Chesney Baker, era un chitarrista, che adorava Jack Teagarden e Bix Beiderbecke. Chesney suonava la chitarra e il banjo nella studio band della Radio WMX. Dopo il lavoro, spesso portava i suoi amici a casa ad ascoltare dischi di jazz e fumare la droga, mentre il piccolo Chet armeggiava con un ukulele e con un ingombrante trombone.
Con la stretta derivante dalla depressione, Chesney perse il lavoro alla radio e scivolò verso una disperazione crescente che cercava di allontanare con il whisky. Quando era ubriaco Chesney diventava violento e regolarmente picchiava Vera, la madre di Chet. Chet non veniva risparmiato dall'ira del padre. "Suo padre era solito picchiarlo", ricorda Sandy Jones, una delle molte amanti di Chet.
Nel 1940, la famiglia Baker lasciò l'Oklahoma e si unì alla grande migrazione verso ovest. Chesney partì per primo, in fuga dalla famiglia per la California, dove trovò lavoro alla Lockheed. Un paio di mesi più tardi mandò due biglietti del bus per Vera e Chet. Essi si riunirono in una piccola casa a Glendale. In quel periodo Chet si era procurato una tromba e la suonava in maniera naturale.
Nel 1946, Chet abbandonò la scuola superiore e si unì all'esercito. La guerra era finita e Chet fu spedito a Berlino, dove suonava nella banda dell'esercito, flirtando con le ragazze locali e facendo commerci al mercato nero.
Era un ragazzo segaligno con tutte le caratteristiche informi di un pre-adolescente. Chet lasciò l'esercito due anni dopo, cercando di studiare teoria musicale presso El Camino College di Los Angeles. Ma Baker si annoiava talmente in classe che presto si riarruolò, inseguendo il suo sogno nella Sixth Army Band, presso il Presidio di San Francisco, dove il suo primario obbligo militare era quello di suonare la sveglia.
In questo periodo Chet esplorava i jazz club della Bay Area, luoghi come il Tenderloin’s Black Hawk and Bop City, il famoso negozio di waffle e locale jazz su Post Street che aveva ospitato tutti i grandi, da Billie Holiday e Lester Young a Louis Armstrong e Coleman Hawkins. Una notte al Black Hawk il giovane Chet era seduto con Dave Brubeck e il grande altoista Paul Desmond, e con una giovane appassionato di jazz di nome Clint Eastwood, appostato in un angolo della stanza.
Ma Baker stava imparando a suonare soprattutto ascoltando i dischi, in particolare la prime registrazioni di Miles Davis su 78 giri che successivamente sarebbero state raccolte nel fondamentale album Birth of the Cool. Baker aveva un grande talento per imitare, ma non fu mai un innovatore stilistico. Spietatamente mimava i fraseggi di Davis, le sue linee melodiche morbide ed oscure, il terso, quasi minimalista approccio agli assoli. "Non avevo mai veramente capito quello che volevo fare fino a quando non ho sentito Miles", disse Baker alla rivista Downbeat pochi anni prima di morire.
Da parte sua, Miles non fu mai particolarmente affascinato dal playing di Baker. Nel 1963, Baker mentre si esibiva al Blue Note, vide Davis seduto in mezzo alla folla. Baker raggunse il tavolo di Miles e gli diede un saluto. "Uomo, fai schifo," gli disse Davis ridacchiando e scuotendo la testa. Baker sgattaiolò via senza dire una parola, andò dietro le quinte e si rinchiuse in se stesso.
Il sound di Chet Baker era una versione purificata del ballad-playing di Davis, emotivo e frugale, e ciò lo rese ancor più attraente per il panorama del nascente West Coast jazz, che presentava musicisti come Harry James, Artie Shaw, Buddy Rich e Art Pepper, che erano quasi tutti bianchi.
Anni dopo Baker mostrò del risentimento verso Davis ed altri musicisti neri. Disapprovava il rivoluzionario "Second Quintet" di Davis e le sue escursioni sulla fusion. "Non sono nemmeno canzoni," dichiarò Baker. Egli non riusciva ad eseguire quella musica e non la capiva neanche. Chet fu uno dei primi sostenitori della nozione di discriminazione alla rovescia. Egli credeva che i critici musicali non prendevano sul serio i musicisti bianchi e che a loro venivano negati i concerti ed occasioni di registrazione solo perché erano bianchi.
Nel 1952, la carriera di Baker prese il volo quando fu scelto per far parte della band del dissoluto Charlie Parker per una serie di concerti nella costa occidentale. Parker fu un grande innovatore, il creatore del bebop, il visionario di un suono nuovo e rivoluzionario. Ma fu anche un drogato senza speranza, devastato da un decennio di consumo di oppiacei a livelli quasi inimmaginabili.
Quando arrivò nella costa occidentale quella primavera, per la prima volta da quando era stato rinchiuso nel famoso carcere per drogati a Camarillo, Parker era un rudere dinoccolato, che beveva un litro di Hennessey ogni notte, masticava Dexedrina come se fosse una gomma, e si aggirava ogni notte in cerca di eroina.
Chet Baker divenne ben presto un seguace di Parker, guidando verso Central Avenue, per acquistare l'eroina per alimentare la snervante abitudine di Parker. Baker probabilmente si bucò per la prima volta con Parker. Parker era generoso con la sua droga e con le sue lodi. Disse che il playing di Baker gli piaceva, definendolo "puro e semplice". Due anni dopo, Bird era morto e Baker era un drogato per sempre.
Baker successivamente mitizzò i suoi concerti con Bird, inventando una storia sul ritorno di Parker a New York e minacciando Dizzy Gillespie e Miles Davis per "un gattino bianco sulla costa che sta salendo per mangiarseli." Ma le registrazioni di quelle performances al Tradewinds e al Tiffany Club ci raccontano una storia diversa. Il playing di Baker è timido ed esitante, egli inciampa nei suoi assoli e sembra perso nel vortice ciclonico del sax di Parker. Ad ogni modo le date con Parker conferirono a Baker una sorta di unzione, era stato benedetto da una leggenda.
Tra il pubblico di quelle sessioni con Parker c'era un giovane allampanato fotografo di Pasadena di nome William Claxton. Claxton era ossessionato da Parker, scattando ogni notte foto della band.  Ma quando vide le immagini che emergevano nella camera oscura, non fu Parker a colpirlo, ma le cesellate sembianze ed i capelli spazzati dal vento di Chet Baker. In una città ossessionata dal fascino delle immagini, Baker colpiva per un profilo accattivante, che emetteva un aura distintiva come una star del cinema.
Claxton fotografò Baker per anni, ed i suoi scatti tracciarono l'entropico decadimento del volto del drogato trombettista. Decenni dopo, quelle immagini di Claxton avrebbero attratto il fotografo di moda Bruce Weber, che si innamorò così tanto del volto pallido di Baker, che cercò di ricrearne l'aspetto nei suoi scatti. Più tardi, Weber spese più di un anno facendo un documentario sul trombettista, una strana pellicola irresistibilmente godibile che documentava la discesa finale di Baker chiamata Let's Get Lost ..... (continua).

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