sabato 27 ottobre 2012

REPLAY: Le passeggiate di Monk (prima parte)

(Pubblicato originariamente il 26 dicembre 2011)
Iniziamo la pubblicazione di un estratto di un interessante articolo biografico su Thelonious Monk, pubblicato sul magnifico sito Counterpunch.org.


Monk amava passeggiare. Egli attraversava tutta la città a piedi, leggero come un ballerino di tip-tap. Faceva la sua strada isolato dopo isolato, fischiettando, canticchiando, facendo schioccare le dita. A Monk piaceva prendere strade diverse, ma la maggior parte di loro portavano al fiume Hudson, dove questo grande uomo col cappello strano si appoggiava alla ringhiera per guardare le luci della città danzare nell'acqua scura.
Si dice che molte delle poesie raccolte nelle sue liriche ballate, sono state scritte grazie al ritmo delle lunghe passeggiate sulle colline del Lake District. Thelonious Monk compose un pò della musica più rivoluzionaria del 20° secolo per le strade di Manhattan, nelle sue lunghe escursioni per i marciapiedi o guardando verso il fiume pigro. Quei nuovi e freschi suoni scorrevano nella sua testa mentre si aggirava per la città: Criss Cross, Coming on the Hudson, Brilliant Corners, Manhattan Moods.
Ma in una notte bollente di agosto del 1951, Monk perse la sua passeggiata serale. Invece se ne stava seduto in una macchina davanti alla casa di sua madre con il suo amico Bud Powell. Sua madre, Barbara, aveva il cancro, e lui era a casa con lei quando Powell, il genio tormentato, arrivò con un paio di suoi amici.
Powell era agitato, maniaco, parlava a schiocchi. Egli girava intorno alla cucina, urlando un flusso di invettive. Monk cercava di calmarlo. Bud non era stato più lo stesso da quella notte a Philadelphia, quando un poliziotto razzista gli spaccò la testa con un manganello. Era uscito fuori di testa, un po' paranoico, un po' ombroso. Powell era diventato così imprevedibile che anche il suo vecchio amico Charlie Parker, si rifiutò di suonare con lui, dicendo a Miles Davis: "Bud è ancora più pazzo di me!".
Sempre più, Powell aveva bisogno di alcol e droga solo per tenere ferme le mani, per riuscire a stare sul palco, per smorzare il pulsare doloroso nella sua testa. A volte il suono della voce di Monk riusciva ad aiutarlo, a riportarlo nuovamente nel solco. In questa notte fatale, Monk suggerì di andare in macchina a parlare, in modo che sua madre e il suo giovane figlio riuscissero a dormire.
Pochi minuti dopo, due poliziotti di New York si avvicinarono alla macchina, oscillando i manganelli. Erano della squadra narcotici, in giro per molestare i drogati locali. Quando Powell vide i poliziotti, gli prese il panico. Egli gettò freneticamente una piccolo sacchetto di eroina verso il finestrino. Ma lo mancò ed il pacchetto atterrò ai piedi Monk. I poliziotti raccolsero la busta e notarono i residui di droghe e prontamente li arrestarono con l'accusa di possesso di sostanze stupefacenti.
Alla stazione, Monk negò che l'eroina fosse sua e disse di non sapere a chi appartenesse. Durante l'interrogatorio,  ripetutamente rifiutò di coinvolgere Powell, che intanto era stato legato in una camicia di forza ed inviato al reparto psichiatrico di Bellevue. Monk non denunciò mai Powell. Sette anni più grande di Powell, Monk era stato il suo mentore, il suo amico, la sua infermiera. Sapeva che Powell era troppo fragile per resistere alla prigione.
Thelonious Monk non fu mai un tossicodipendente. Aveva flirtato con l'eroina e, come la maggior parte dei musicisti, a volte si faceva per suonare nei concerti a tarda notte ed ingeriva tranquillanti per riuscire a dormire la mattina. Fumava marijuana di tanto in tanto. Ma mai Monk è vissuto per i farmaci, non ha mai permesso loro di modellare i contorni della sua vita o la trama della sua musica.
La cauzione fu fissata a 1.500 dollari, una somma ridicola dato i pochi cristalli di eroina che i poliziotti riuscirono a scovare e date le impoverite condizioni di Monk.
Infatti, in quei giorni Monk era così povero che non riusciva neanche a pagare la sua quata sindacale, che era di circa 10 dollari all'anno. Di conseguenza, la sua iscrizione fu revocata per due anni. In mancanza di soldi per pagare un medico, Nellie era stata costretta a partorire Toot, il primo figlio di Monk, presso il triste City Hospital nella cosidetta Welfare Island.
Monk non aveva suonato molto negli ultimi tre anni. Alcuni musicisti accusavano che fosse troppo difficile lavorare con lui, che il suo stile minimalista fosse troppo irregolare. Naturalmente, la maggior parte di queste denunce provenivano da musicisti che in realtà non avevano mai suonato con Monk. Coloro che avevano suonato con lui, come Sonny Rollins e John Coltrane, invece elogiavano l'accompagnamento piacevole e sfumato di Monk e la abilità senza pari di bandleader.
Ma ancora peggio per le sue finanze, Monk divenne noto tra i proprietari di club come un rompiscatole. Gli fu proibito di suonare al Birdland dopo un alterco con il manager del club. Monk era schizzinoso riguardo l'accordatura dei pianoforti ed era insistente sui pagamenti. Voleva soldi, non alcol o droga.
Essendo povero, Monk trascorse la notte in gabbia per essere poi trasferito a Riker’s Island, dove trascorse 60 miserabili giorni.
Vergognosamente, pochi nel mondo del jazz si mossero in sua difesa. Molti lo consideravano un outsider, un solitario, un eccentrico. Leonard Feather, il decano degli scrittori jazz, aveva pubblicamente deriso il talento di Monk, arrivando persino ad affermare falsamente che Monk non avesse scritto il classico bebop Epistrophy. Monk affrontò rabbiosamente Feather un pomeriggio al Lincoln Center, prendendo l'arrogante inglese per il collo e minacciando di gettarlo dal balcone. "Stai pranzando con il mio pane," gli disse Monk.
La notizia si diffuse in città. Monk era violento, imprevedibile, pericoloso. La gente gli rimase lontano, voltando le spalle al compositore di Round Midnight.
Solo Alfred Lion della Blue Note Records cercò di raccogliere i fondi per la cauzione di Monk. Ma Lion riuscì a mettere insieme solo poche centinaia di dollari. Secondo la definitiva biografia scritta da Robin Kelley, Thelonious Monk: the Life and Times of an American Original, il legale del NAACP (National Association for the Advancement of Colored People) si rifiutò di prendere in carico il suo caso, dicendo che essi non si interessavano di casi che riguardassero i narcotici. Alla fine Lion fu in grado di assumere l'avvocato Andrew Weinberger per difendere Monk.
Mentre Monk languiva in carcere, lavorando nel panificio, sua moglie Nellie, malata di un disturbo intestinale quasi paralizzante, cercava di tenere a galla la famiglia guadagnando pochi dollari alla settimana, lavorando di giorno in una lavanderia e di notte rammendando i vestiti. Si prendeva anche cura del figlio di 18 mesi e della madre malata di Monk. Ogni domenica Nellie prendeva l'autobus per il lungo viaggio verso Riker per una breve visita a Monk.
In prigione, in mancanza di un pianoforte, Monk mimava gli accordi e le melodie delle canzoni sulle ginocchia, sui tavoli, sulle pareti della cella. Canticchiava nuovi brani con Nellie in mente. 
Nel frattempo, Bud Powell era stato trasferito da Bellevue al famigerato Pilgrim State Hospital, il più grande ricovero del mondo, dove degli psichiatri con il bisturi macellavano i cervelli in nome della psichiatria. Powell, il pianista più dotato del suo tempo, fu imbottito dei farmaci più recenti dei laboratori di Eli Lilly e legato a una barella con il corpo sconvolto da scosse di energia elettrica paralizzante.
Tutti erano d'accordo: Bud Powell aveva delle mani poetiche. Nessuno sapeva premere i tasti come lui. Il suono del suo playing era ricco e cromatico, capace di swingare con un'intensità quasi estatica. Era anche veloce, forse veloce come Art Tatum. Powell suonava con una velocità incredibile, ma le sue corse erano chiare e coerenti. E' stato il primo pianista a registrare Round Midnight, nel 1944, mentre suonava con il trombettista Cootie Williams. Monk gli restituì il favore scrivendo In Walked Bud. Mentre il playing di Bud Powell era fluido e appariscente, quello di Monk era angolare, obliquo e fratturato come un quadro cubista. Powell abbagliava quasi tutti quelli che lo ascoltavano.
Come compositore Powell era creativo quasi quanto Monk. In canzoni come Dance of the Infidels, Tempus Fugit, Oblivion e Hallucinations, Powell sembrava aver sviluppato un nuovo vocabolario musicale. Il critico letterario Harold Bloom citò Un Poco Loco, come una delle più grandi opere d'arte del ventesimo secolo americano. Egli ha fatto letteralmente cantare il pianoforte.
Ma i pestaggi della polizia, i farmaci psicotropi e l'elettro-shock, presero il loro pedaggio. Powell non fu più la stessa persona dopo il suo rilascio dal Pilgrim nel 1953. Fu assegnato alla tutela di Oscar Goldstein, il proprietario del Birdland. Goldstein mantenne Powell in uno stato di semi-detenzione. Il suo sistema nervoso fu saturato da pesanti dosi di farmaci anti-psicotici, che degradarono fortemente la sua capacità di suonare. Powell in seguito scrisse una canzone che parla di quei mesi solitari intitolata Glass Enclosure.
Nel 1956, Powell era un uomo distrutto. Il pianista aveva subito più di 100 sessioni di elettroshock nella sua breve vita. Il suo amico Jackie McLean, lo stellare sassofonista, ipotizzò che i medici avevano sottoposto il musicista a dei trattamenti che si avvicinano più alla tortura cha alla terapia. "Era così incasinato, penso che stessero facendo esperimenti su di lui", disse McLean. 
Vale la pena notare che, il quel periodo la CIA stava segretamente finanziando degli esperimenti di elettroshock, psicofarmaci e psico-chirurgia negli ospedali degli Stati Uniti e in Canada. Mentre non ci sono prove che Powell fu un soggetto di ricerca della CIA, alcuni dei soldi dell'agenzia furono dati a medici che lavoravano presso i due ospedali psichiatrici - Pilgrim e Creedmore - dove Powell fu recluso per molto tempo. (Più di un decennio più tardi, quando Monk stava combattendo i propri demoni mentali, i medici di New York raccomandarono la terapia dell'elettroshock. Ma la sua famiglia intervenne, ricordando come quei trattamenti d'urto avessero distrutto Powell.)
Powell trascorse i successivi cinque anni a Parigi, suonando in piccoli club, lavorando con Dexter Gordon, elemosinando per delle bottiglie di vino a buon mercato. Suonava prevalentemente standard, perché trovava difficile imparare del nuovo materiale. Anche allora, spesso interromopeva i suoi brevi set. A volte si fermava nel mezzo di una canzone, con lo sguardo assente sulla tastiera, per poi esplodere in una rabbia incipiente. Powell, colpito da tubercolosi, tornò a New York nel 1964 per un ingaggio al Birdland, ma non ne aveva più. Sembrava perdersi nelle sue canzoni. Nei successivi quattro anni suonò solo due volte in pubblico, ed entrambi i concerti furono un disastro. Powell viveva per le strade, tossendo sangue per la TB e con il fegato malandato. Morì il 1° luglio 1966 a causa della malnutrizione. 
Per dirla in altro modo, Bud Powell, l'uomo che Bill Evans considerava il musicista jazz più talentuoso del suo tempo, morì di fame per le strade di Manhattan. Aveva solo 41 anni. (continua)

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