venerdì 18 novembre 2011

Una vita in quattro quarti di Giuseppe Barazzetta

In occasione della mostra 'Pip Blues. Giuseppe Barazzetta: una vita dentro il jazz', lo scorso 16 novembre, a Settimo Milanese, è stato presentato il libro "Una vita in quattro quarti" di Giuseppe Barazzetta (pubblicato nella collana 'Quaderni di Siena Jazz').
Nato a Milano nel 1921, Giuseppe Barazzetta è appassionato di Jazz fino dagli anni '30 e con questa passione ha attraversato tutta la vicenda del Jazz in Italia, di cui è stato un testimone privilegiato e un attivo protagonista: redattore di Musica Jazz e di importanti quotidiani, corrispondente dal nostro paese di Melody Maker e collaboratore di emittenti radio pubbliche e private, autore di opere di riferimento fondamentali come l'Enciclopedia del Jazz e Jazz Inciso in Italia, produttore di collane discografiche per importanti editori, organizzatore di Festival e concerti, e infine donatore di preziosi materiali all'Archivio del Centro Studi sul Jazz "Arrigo Polillo", Sezione Ricerca della Fondazione Siena Jazz. 
Con la sua cultura umanistica e più ancora con la sua impareggiabile carica di umanità Barazzetta descrive in questo volume l'intreccio tra la sua storia personale - dalla cattura da parte delle SS attraverso il lavoro in Inghilterra fino all'attivissima età della pensione - e quella del Jazz in Italia: gli incontri con jazzman straordinari da Armstrong, Goodman, Duke Ellington e gli uomini della sua orchestra fino a Charles Mingus, Tony Scott, Lee Konitz e Bill Dixon, la maturazione dei jazzisti italiani, le difficoltà e i successi della divulgazione jazzistica in Italia e le reazioni a questa musica degli intellettuali italiani e delle istituzioni del nostro paese. 
Corredata di immagini e documenti inediti, di colte citazioni e divertenti dettagli, ma soprattutto frutto di una infinita passione per la musica e di un eguale rispetto per gli uomini che la creano, l'autobiografia di Giuseppe Barazzetta è un importante tassello della storia del Jazz in Italia.

Il giornalista Antonio Lubrano ha incontrato l'autore in occasione della serata concerto ed ha pubblicato un bell'articolo sul sito Il Journal:
Ecco un estratto dell'articolo:
“Edda, Vittorio, Bruno, Romano e Anna Maria, tutti e cinque i figli ufficiali di Benito Mussolini si ritrovavano spesso attorno al grammofono di casa per ascoltare dischi jazz. Uno di loro, in vedetta ai vetri di una finestra, dava l’allarme: eccolo, papà sta scendendo dalla macchina.. E di colpo i dischi sparivano in qualche nascondiglio..”
Questo particolare forse inedito della quotidianità del dittatore fascista – che odiava il jazz, lo considerava “musica contro” – me l’ha raccontato Giuseppe Barazzetta, detto Pip, novant’anni appena compiuti, “il cronista del jazz” come lui stesso ama definirsi.....
E tu, Pip, come hai saputo della “cellula blues” a Villa Torlonia, nella dimora del principale nemico del jazz? Addirittura i figli di Mussolini che ascoltano e amano la “musica negra” nei lontani Anni Trenta e Quaranta.. “E’ stato Romano Mussolini a parlarmene, lui jazzista poi apprezzatissimo nel dopoguerra”.
Durante il ventennio, per dare un’idea della singolarità delle simpatie dei figli del duce, e più ancora nel periodo della guerra, chi pronunciava la sola parola “jazz” in pubblico veniva fermato e interrogato. I nomi degli artisti stranieri erano italianizzati. Louis Armstrong, per esempio, diventò Luigi Braccioforte, Benny Goodman Beniamino Buonuomo. Non bastasse, anche i titoli dei brani più popolari venuti da oltreoceano, erano tradotti. Anche qui qualche esempio: “Honeysuckle Rose” divenne “Pepe sulle rose” e la celeberrima “St.Louis blues” si chiamò “Le tristezze di S.Luigi”!
Barazzetta ci tiene a ricordare le tre etnie di cui è figlio il jazz: quella afroamericana(musicisti neri), quella ebraica di estrazione europea e la terza, la più sconosciuta, degli italo-americani, costituita dagli immigrati e dai loro discendenti.

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