lunedì 8 ottobre 2012

REPLAY: Scene dalla vita di Chet Baker (prima parte)

(Pubblicata originariamente il 27 novembre 2011)
Iniziamo a pubblicare una lunga e bellissima biografia di Chet Baker, scritta dallo scrittore Jeffrey St. Clair e apparsa sul sito Counterpunch.org.


Ecco un estratto di questa biografia, che pubblicheremo in varie parti:
"Il trombettista e cantante Chet Baker doveva tenere un concerto a Laren in Olanda, che doveva essere trasmesso in diretta in tutta Europa. Baker doveva condividere la serata con il sassofonista Archie Shepp. Era un abbinamento a dir poco strano. Shepp era un esecutore incendiario, che si stava spingendo verso i confini del free jazz. Baker, una volta era stato l'incarnazione del cool jazz della West Coast, ed aveva appena cambiato il suo playing dopo 30 anni. Due ore prima dello spettacolo, il produttore dello show andò nella camera di albergo di Baker per prendere il musicista ed accompagnarlo al luogo del concerto. Ma Baker non c'era.
Ebbe inizio una frenetica ricerca. Non c'era nessuna traccia di Baker nei suoi ritrovi abituali. Neanche i suoi rivenditori abituali nella galleria della Zeedijk lo avevano visto. Baker raramente mancava un concerto. Era sempre alla ricerca disperata di soldi. La sua dipendenza era arrivata ad un livello quasi surreale. In quella primavera del 1988, Chet si sparava sei grammi di eroina di alta qualità al giorno. Aveva esaurito le vene per bucarsi, così egli aveva iniziato ad iniettarsi nello scroto. Inoltre sosteneva l'eroina con lunghe piste di cocaina. I suoi giorni erano alimentati da uno speedball dopo l'altro. 
Alla fine, l'Alfa Romeo di Baker si fermò presso la sala da concerti. Ma Baker non era nella sua vettura sportiva. Era stata guidata da uno dei suoi rivenditori, Bob Holland. Holland stava cercando alcuni farmaci per Baker, ma non vedeva il trombettista da due giorni. Holland disse che Baker era "fuori di testa", l'ultima volta che lo aveva visto, tormentato dal fatto che la sua ragazza, Diane Vavra, dopo essere stata malmenata una volta di troppo, lo aveva lasciato per sempre.
"Bob, ho 58 anni", il cadaverico Baker, preparandosi ad iniettare nel suo scroto, disse ad Holland pochi giorni prima di morire. "Ho usato questa roba per trenta anni. Non puoi aiutarmi. Sono troppo al di là."
Chet Baker era in posizione fetale sul marciapiede fuori da un albergo economico vicino alla Stazione Centrale di Amsterdam quando la polizia trovò il suo corpo. Il sangue copriva il volto e i suoi pantaloni blu a righe. Il suo cranio era schiacciato. Erano le 3:30 del mattino. La luna era piena. Sulla scena, la polizia giudicò che il morto era saltato fuori da una finestra del Prins Hendrik Hotel, colpendo la testa contro un palo di cemento in strada. Non ci fu l'identificazione del cadavere, che fu debitamente avvolto in un panno bianco e spedito alla camera mortuaria.
La polizia olandese la mattina seguente tornò al Prins Hendrik Hotel per indagare. Ben presto stabilì che una stanza di circa 30 metri sopra al luogo dove il corpo era stato trovato, era stata affittata da Chet Baker. Il nome non era noto ai detective di polizia. La piccola stanza era chiusa dall'interno. Dopo essere entrata, la polizia trovò due bicchieri: uno con un ago ipodermico contenente un grammo di eroina ed un altro con una miscela di eroina e cocaina. Scoprirono anche una piccola borsa contenente una tromba, un braccialetto, un accendino e alcune monete.
La polizia olandese presunse che il cadavere anonimo era quello di un suicida drogato. La piccola finestra era aperta di pochi centimetri, ma sufficienti per permettere alla figura spettralmente sottile di Baker di passarci attraverso per il tuffo finale. 
Anche se le teorie della cospirazione avrebbero presto messo radici, i poliziotti avevano quasi certamente ragione, benchè questa non fosse una ordinaria tossicodipendenza. A parte William Burroughs, Chet Baker era al momento della sua morte, il più famoso eroinomane del mondo. Fu anche, per un pò degli anni '50, il trombettista jazz più popolare nel mondo, suonando con un delicato lirismo quasi etereo. 
Nel 2002 lo scrittore James Gavin pubblicò una biografia atrocemente dettagliata di Chet Baker, Deep in a Dream: the Long Night of Chet Baker
Gavin passa attraverso la coltre di mistero che ha avvolto Baker sin dalla sua comparsa in scena come la personificazione del white cool nel 1953. Gavin rivela che Baker fosse un timido con una personalità passiva-aggressiva, un musicista profondamente insicuro, che spesso non capiva la struttura delle canzoni che stava suonando. Nonostante ciò, alcuni delle registrazioni di Baker furono innegabilmente belle, con una qualità inquietantemente noir, il sound della noia americana. Era un talento unico e genuino, in grado di ridurre una canzone al suo nucleo melodico. Fu il grande minimalista del post-bebop, anche se lo stesso Baker avrebbe potuto non apprezzare il termine. Gavin si riferisce ripetutamente a lui come una specie di saggio idiota, un talento naturale, anche se la gamma del suo genio era estremamente ristretta.
Deep in a Dream (il titolo è tratto da una canzone di Baker dalla fine degli anni '50) è sicuramente una delle biografie più strazianti mai scritte, un resoconto implacabile e spietato del musicista come drogato. L'esperienza di lettura è faticosa e claustrofobica, qualcosa di simile al districarsi attraverso Salò: la 120 giornate di Sodoma di Pier Paolo Pasolini.
Gran parte della vita di Baker dopo il 1958 è trascorsa inseguendo la succesiva vetta e facendo praticamente qualsiasi cosa per raggiungerla, dal vendere la sua tromba a rubare droghe, soldi e prescrizioni, ed usare le sue fidanzate e mogli per comprare i farmaci per lui, spesso con grande rischio per la loro sicurezza. Gavin rende i contorni della discesa di Baker in una prosa forte ed austera come una delle sue canzoni. 
Ecco la descrizione di Gavin della notte quando Baker costrinse la sua fidanzata Sandy Jones a spararsi dell'eroina di alta qualità e lasciarla sola in stato comatoso:
A partire dalla madre, i sentimenti di Baker verso le donne sono stati sempre violentemente ambivalenti: ne aveva bisogno, ma le odiava per questo. Jones divenne la sua ultima vittima. Anni dopo lei raccontò la volta che "Chet tentò di uccidermi." Infatti, è successo due volte, anche se non ha mai capito il perché. Un giorno venne a casa con "kit intero di tutta la roba più oscura del mondo." Lui la spinse in bagno, cucinò la droga, le legò il braccio, e le immerse l'ago. "Mi si piegarono le ginocchia", disse. "Un paio di giorni più tardi sono svenuta". E poi seppe che Baker era uscito, lasciandola sul pavimento - "blue, blu, blu".
Chet Baker è una figura repellente, troppo rozza e patologica da considerare tragica. Era il nichilista per eccellenza. Come drogato, fa sembrare Keith Richards un debuttante. Egli sembra aver avuto poca curiosità per la sua condizione, ed ancora meno empatia per le decine di altre vite che ha contribuito a distruggere, comprese quelle dei suoi figli. Quando il figlio Dean fu colpito da un camion e gravemente ferito, Baker non chiamò nemmeno per conoscere le sue condizioni. Ma nonostante ciò il racconto di Gavin è stranamente comprensivo. Baker viveva momento per momento, concerto per concerto. E tuttavia egli era ancora in grado, anche nei momenti di foschia per l'eroina, di suonare alcune delle più indimenticabili melodie del jazz, brani che continuano a tornarci in mente molto tempo dopo la sua morte......" (continua)

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