giovedì 17 novembre 2011

Pat Metheny convince anche i più scettici

Sul bel blog A proposito di jazz di Gerlando Gatto è stata pubblicata una recensione del concerto che Pat Metheny ha tenuto a Roma lo scorso 13 novembre nell'ambito del Roma Jazz Festival.

La serata è iniziata con tre brani  eseguiti in duo da Metheny con il contrabbassista Larry Grenadier che ha saputo seguire assai bene gli input del leader già in grado di evidenziare tutta la sua bravura nell’eseguire un jazz assolutamente canonico. Successivamente si è aggiunto il batterista Bill Stewart e in questa prima fase del concerto, Metheny ha forse voluto zittire quanti lo considerano solo marginalmente un musicista jazz, producendosi in una serie di brani caratterizzati da un linguaggio di non facile lettura, supportato spesso da un ritmo assai serrato ad evidenziare viepiù la sua straordinaria facilità di fraseggio.
Nella seconda parte del concerto, il chitarrista si è mosso prevalentemente su quei terreni che gli hanno permesso di  raggiungere il grande pubblico, senza tuttavia cedere a tentazioni puramente commerciali. Questo perché ha saputo sviluppare negli anni uno stile riconoscibile, fatto di dense orchestrazioni spesso unite al contrappunto classico e molto ibridato dalla world music, in special modo quella sudamericana. Il tutto completato da quella particolare abilità nell’utilizzare il guitar synth che gli ha consentito di scoprire nuovi orizzonti nei suoni per chitarra. 
Così abbiamo visto Metheny imbracciare le molteplici chitarre che fanno parte del suo repertorio per giungere alla fase finale: sono stati scoperti alcuni grossi cassoni sul palco che contenevano bottiglie di varia fattezza e misura e che si illuminavano dapprima a seconda delle note suonate dal chitarrista, successivamente quasi mosse da forze proprie a produrre una massa sonora unitamente alla chitarra del “grande costruttore di suoni”; stesso discorso per una sorta di xilofono posto in verticale; ad un certo punto si è avuto un effetto straniante: con tutte quelle lucette che si accendevano e spegnevano il teatro sembrava una sorta di astronave con la cabina di comando posta sul palco e lui, il grande timoniere, a condurci su un mondo altro fatto di musica.
Il ritorno sulla terra poco dopo, con la terza parte e i bis in cui Metheny si esibiva prevalentemente da solo alla chitarra acustica ad esibire tutto il suo coté melodico.

Ecco un estratto del concerto di Roma del 13/11/2011:

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