sabato 12 novembre 2011

Nuova storia del Jazz - Alyn Shipton

Le storie del jazz, si sa, rappresentano un terreno infido: difficile maneggiare una materia enormemente vasta, scandirne con esattezza i percorsi e le svolte, metterne in luce i movimenti principali e secondari, quando non sotterranei e carsici; dare il giusto peso a ciascun musicista, rischiando la sovraesposizione per alcuni e la semplice citazione per altri, quando non addirittura il silenzio; tenere il passo con l'evoluzione delle metodologie di ricerca; raccontare le lingue e le scuole nazionali nate in tutto il mondo, soprattutto in Europa; trovare una lingua accessibile, tempi e modi della narrazione che non si nascondano dietro il gergo tecnico, riuscendo a comunicare al lettore fatti e concetti complessi con la massima linearità.
Fin dal suo primo apparire, all'inizio del nuovo secolo, Nuova storia del jazz di Alyn Shipton ha segnato uno spartiacque: d'improvviso, tutte le storie precedenti, rispettabili e spesso prestigiose, sono di colpo invecchiate. Ciò che fa di questo libro il piú importante studio in circolazione, e rende la traduzione italiana un evento editoriale, è la potente attrezzatura metodologica: agendo pazientemente e minuziosamente sulle fondamenta dei fatti e delle storie, scavando e rintracciando elementi tali da poter, con cognizione di causa e saldezza scientifica, imporre una nuova visione d'insieme a una materia lavica e debordante, Shipton offre una ricostruzione storica impareggiabile, nel senso di una innovativa sistemazione di dati e fatti, interpolati all'interpretazione di vicende umane e stilistiche, capace di scavalcare steccati ideologici, certe vecchie letture ormai infeltrite, schemi di riferimento calcificati. 
Completano il volume un glossario, che per dimensioni è un vero e proprio manualetto di jazz, e una riflessione in forma di saggio su un secolo di jazz italiano, curati da Vincenzo Martorella.

«Malgrado le origini relativamente recenti, in quello stesso secolo che ci avrebbe dato "l'età dell'informazione", la documentazione della storia del jazz è stata un processo discontinuo. Molto di ciò che pensiamo di sapere deriva da un corpo di dati e notizie ridotto, tramandato da una generazione di storici all'altra, gran parte del quale è stato accettato acriticamente. In circa mezzo secolo, dai primi tentativi seri di documentare il jazz al punto in cui l'indagine arriva ad abbracciare i primi cento anni della sua evoluzione musicale, i presupposti sottostanti a quella che ormai è diventata una vera e propria mitologia delle origini sono stati di rado verificati rigorosamente».

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