mercoledì 16 novembre 2011

Intervista a Mattia Cigalini

Sul sito de La Repubblica è stata pubblicata un'intervista al giovane sassofonista Mattia Cigalini, in occasione dell'inizio del breve tour che lo vedrà impegnato in quattro date (Milano, Modena, Roma e Polistena) dove presenterà il suo nuovo album Res Nova.

Ecco un estratto dell'intervista:
Cigalini, quando ha incontrato il jazz? E perché il sassofono?
A sei anni e mezzo mi fu diagnosticata una forte asma respiratoria e il dottore come terapia consigliò ai miei genitori di farmi suonare uno strumento a fiato. Mio padre suonava il clarinetto nella banda del paese e io scelsi lo strumento più luccicante, quello che suonava la persona accanto a mio papà: il sax. Mi sono iscritto al conservatorio e a 12 anni ho scoperto Kind of Blue di Miles Davis che mi ha cambiato la vita. Così ho scelto il jazz, una musica che ho imparato suonando in giro. Poi un giorno un discografico nota un mio video su YouTube e mi contatta. Da lì è cominciata la mia carriera in giro per il mondo. 
E Res Nova, come nasce?
L'idea è nata quando ho deciso di fare un disco con musiche mie. Avevo riscoperto una vecchia audiocassetta su cui da ragazzino avevo registrato una mia semplice melodia suonata alla chitarra. Quello è il motivo che innerva Res Nova: quattro movimenti, una serie di variazioni, di improvvisazioni sullo stesso tema. La differenza però con quanto si fa di solito è che con il mio quartetto improvviso non su logiche armoniche e ritmiche, bensì melodiche. Il riferimento è Bach, un compositore che adoro. Le mie variazioni devono molto al contrappunto.
I suoi modelli non appartengono dunque soltanto al mondo del jazz...
Io studio le composizioni di Bach sul sax e ingenerale non amo gli stereotipi musicali jazzistici. Mi ovviamente piacciono tutti i grandi, ognuno aveva qualcosa di importante, di unico e irripetibile. Ma un imitatore non vale niente, è inutile copiare. La mia ambizione è di non avere modelli.  I miei riferimenti non c'entrano col mondo del sax. Uno, come detto, è Bach, che secondo me è probabilmente il più grande musicista esistito: forse non c'è niente di più avanzato delle Suites per violoncello. L'altro è Bela Bartók, è quello che più di ogni altro mi emoziona: lui è davvero nuovo, per me ha dato davvero una svolta nella storia della musica. Sono i maestri che ringrazio nel disco. Non voglio ascoltare troppo i sassofonisti perché non vorrei poi essere portato a imitarne qualcuno.
E il nuovo, nella musica, dove va rintracciato?
Per me l'avanguardia vera sta nell'uomo, nell'emotività, non nelle forme musicali. Si può suonare anche dixieland, purché ci si metta qualcosa di proprio. Non è una questione tecnica. Davis è sempre stato innovativo ma, a ben pensarci, mai dal punto di vista tecnico.
Lei è già entrato in un circuito professionale di livello, che consiglio dà a un giovane che vuole iniziare con la musica?
Bisogna essere disposto a tutto per la musica, io ho dormito nelle stazioni soltanto perché volevo farmi sentire; ho suonato per cifre ridicole quando non gratis. Se non ci si mette in gioco per la musica non cambierà mai niente; bisogna mettersi a disposizione della musica. È come una religione. Si deve girare, conoscere gente nuova e imparare da tutti; ci vuole umiltà, la presunzione crea dei muri che ci impediscono di imparare. E soprattutto non bisogna aspettarsi aiuti: nessuno ti aiuta.
(continua a leggere sul sito di Repubblica).

Ecco il trailer dell'ultimo album di Cigalini, Res Nova

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