martedì 25 settembre 2012

REPLAY: Duke Ellington: Meets Coleman Hawkins and John Coltrane

(Pubblicato originariamente il 9 novembre 2011)
La Universal/Impulse ha appena ripubblicato, accorpandoli in un unico Cd, due leggendari album di Duke Ellington entrambi del 1962; Duke Ellington Meets Coleman Hawkins, un incontro di fine carriera tra due grandi, ognuno dei quali ha giocato un ruolo chiave nello sviluppo della grammatica del jazz, e Duke Ellington and John Coltrane, che cattura il sassofonista nel bel mezzo di uno dei suoi periodi più produttivi, nel momento in cui stava cercando di ricostruire il suo jazz.



Lavorare con Ellington dette a Coleman Hawkins, la possibilità di fondere le due grandi fasi della sua carriera, prima come innovatore del solo swing e poi come uno dei più anziani artefici del bebop.
Grazie anche ad alcuni dei più fidati sideman di Ellington, tra cui Harry Carney, Johnny Hodges, e Ray Nance, Hawkins risplende su alcune delle più note composizioni di Duke. "Mood Indigo", per esempio, è rivisitata come un pezzo più modestamente contemplativo senza però perdere la sua maestosità.
In realtà, questa performance mostra la sfumata e stanca introspezione di mille notti passate sulla strada in maniera più palese di tutte le versioni precedenti.
E' anche un esempio ideale di come Hawkins riusciva delicatamente a  gestire una ballad. "Jazz Limbo" è un dinoccolato riff che suona in maniera più accessibile rispetto alla versione presentata nel precedente album di Ellington, Money Jungle, e diventa una esuberante celebrazione che fonde i confini tra il jazz e gli inizi dell'Atlantic R&B.
John Coltrane and Duke Ellington, mostra il playing di Coltrane in una posizione intermedia tra il turbolento ma ancora accessibile hardbop di album come Blue Train (1957) e Giant Steps (1960) e le più stimolanti acrobazie tonali di A Love Supreme (1965) e Ascension (1966).
In questo disco, si ha la sensazione che egli stia correndo oltre i confini delle proprie idee, sempre pronto a colpire attraverso la maschera, lasciando cadere degli sheets of sound che sono spesso aggrovigliati e opachi, cercando e riuscendo sempre a raggiungere, un degno seguito. 
Confrontato con il calore e la saggezza del suono di Hawkins, tuttavia, Coltrane può sembrare un po' pungente, ed abbastanza prevedibilmente la sessione di Coltrane con Ellington è palesemente più avventurosa.
Per prima cosa, Coltrane porta i propri sideman, Elvin Jones si trova occasionalmente alla batteria e Jimmy Garrison al basso, inoltre Coltrane sembra prendersi maggiori libertà sul songbook di Ellington.
La versione di Coltrane di "In a Sentimental Mood", per esempio, è volutamente svuotata di ogni sentimentalismo, trovando nuovi registri emotivi in uno standard familiare.
"Take the Coltrane", invece, azzera la celebre canzone di Ellington per orchestra, esplodendo in un raffica blues-based di corse e increspature.
Mentre Meets Coleman Hawkins rappresenta un incontro tra due giganti coetanei, Duke Ellington and John Coltrane mette in evidenza i ruvidi punti di contatto tra due sensibilità altamente individuate.
Nessuno dei due si dissolve nell'altro, ma le distinzioni restano, e le tensioni che producono sono la magia dell'album.

Ecco il video di In a Sentimental Mood tratto dall'album Duke Ellington & John Coltrane:

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