mercoledì 9 novembre 2011

Dee Dee per «Billie» omaggio a una vita

Dee Dee Bridgewater è venuta a Roma a metà ottobre per la Giornata mondiale dell'alimentazione in compagnia di Jeremy Irons e altri nomi famosi. Ambasciatrice della Fao (l'organizzazione delle Nazioni Unite) nella lotta contro la fame, ha cantato «Angel of the Night». 
Il 17 di questo mese tornerà al Parco della Musica per il Roma Jazz Festival per una serata eccezionale, l' omaggio a Billie Holiday che porta in tournée in tutto il mondo e che è nato l' anno scorso (a cinquant' anni dalla morte) come un disco premiato con due Grammy: «Eleanora Fagan (1915-1959) - To Billie with Love from Dee Dee», con il pianista portoricano Edsel Gomez, che ha firmato gli arrangiamenti e accompagnerà la cantante affiancato da Kenneth Davis contrabasso, Craig Handy sassofoni, Jaz Sawyer batteria. 
Dee Dee Bridgewater (all' anagrafe Denise Eileen Garrett) rende omaggio a una delle più grandi cantante jazz e blues di tutti i tempi, Billie Holiday (all'anagrafe Eleanor Fagan Gough), celebre anche come Lady Day, una vita breve, tragica, esaltante, simbolo della solitudine, delle donne vittime della violenza, e della lotta per i diritti civili dei neri. 
Venticinque anni fa la Bridgewater interpretò a Parigi e Londra «Lady Day», un one-woman show tratto dall' autobiografia, «Lady Sings the Blues» (1956). Sul palco, scrissero i critici, è Billie Holiday perfino nel fraseggio. «Leggendo allora il racconto della sua vita mi colpirono tanti momenti che avrebbero potuto riguardare anche me. E capii com' era diventata la persona che era, che cosa voleva dire il suo modo di cantare. Oggi, a 61 anni, interpreto Billie con più intensità», dice.
«To Billie with Love: a celebration of Lady Day» è il titolo del concerto in cui Dee Dee ripropone brani celebri: «Lady Sings the Blues», «All of Me», «Lover Man», «Fine and Mellow», «God Bless the Child» e «Strange Fruit» (nel 1939, in un'America razzista, fu una canzone coraggiosa che diventò l'inno della protesta per i diritti civili; la Holiday la cantava sfidando le discriminazioni che colpivano i neri, il frutto era il corpo di un nero linciato dai bianchi e appeso a un albero). 
A Montréal, al Festival del Jazz, si è presentata in scena con la testa rasata, lunghe ciglia finte, un vestito dorato di lamé e scarpe dello stesso colore con un tacco esagerato: «Più si invecchia, più si diventa piccoli, e più dobbiamo combattere contro la legge di gravità», ha spiegato con una risata. Un modo per rompere con l' immagine tragica della Holiday. «Ha avuto una vita difficile, ma non era solo sofferenza e malinconia: Billie era coraggiosa ma anche divertente, con un grande senso dell' umorismo e non era sempre sotto l' influenza di droghe. Era una donna di cuore, amava cucinare per i suoi musicisti e le piaceva anche parlare sporco come un marinaio». 
Un concerto che non vuole essere nostalgico. Dee Dee è stata definita uno straordinario animale da palcoscenico, una grande cantante che sa come infiammare la scena. Hanno scritto di lei: «Con la sua voce camaleontica, la signora può avventurarsi dovunque vuole». Ma qui non cade nell' imitazione di Billie, anche se potrebbe farlo. E il pubblico di Montréal l' ha salutata con entusiasmo: «Sarebbe stato poco saggio aspettarsi da lei una cerimonia religiosa in memoria di Lady Day».

Ecco un estratto del concerto di Dee Dee Bridgewater al Montreal International Jazz Festival il 1 luglio 2011, dove presenta una bella versione di Fine and Mellow:

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