martedì 22 novembre 2011

A colloquio con Paul Motian

Sul sito della rivista Musica Jazz è stata pubblicata una recente intervista a Paul Motian della quale ne proponiamo un estratto in onore del grande batterista scomparso:

Mr. Motian, cosa bolle in pentola? 
In questi giorni proprio nulla, sono in vacanza e mi sto riposando! Ancora qualche settimana e a partire da marzo tornerò a suonare dal vivo iniziando dal Cornelia Street Café.
E la sala d’incisione? 
Beh, premesso che mi sono divertito e sono molto contento del disco in trio inciso insieme a quei due grandi musicisti che sono Jason Moran e Chris Potter, prossimamente uscirà sempre per Ecm un altro lavoro in trio con due musicisti incredibili come Massa Kuci Mikuci e Thomas Morgan.
Splendido bassista Morgan, non trova? 
È pazzesco, posso dirti che è uno dei migliori della nuova generazione.
A proposito di nuovi talenti, faccia qualche altro nome… 
Non so dirti molto per la verità, non sto andando in giro a ascoltare cose nuove ultimamente. Tra i miei preferiti però c’è Mark Turner, Bill McHenry, Tony Malaby, Chris Cheek, tutta gente che suona davvero molto bene… ma c’è ne sono molti altri.
Tornando un momento al discorso contrabbassisti, lei ha suonato con tutti i più grandi nel corso della sua carriera. Scott La Faro, Charlie Haden, Chuck Israel, Ron Carter, Larry Granadier, tanto per citarne alcuni. Stili diversi e approcci diversi allo strumento. Ecco, ha mai modificato il suo stile per assecondare il linguaggio dell’interlocutore di turno? 
No, direi di no, sono uno che ascolta e che ama suonare con quelli bravi, ma a prescindere da chi avessi accanto non ho mai modificato il mio approccio allo strumento. Ho sempre suonato alla Paul Motian.
Capitolo case discografiche. Un sodalizio sempre più avvincente quello con Manfred Eicher che va di pari passo con quello intrapreso con la Winter & Winter… 
È vero. Sono due etichette completamente diverse ed è per me una grande opportunità lavorare con entrambe. Mi dà la possibilità di registrare e sperimentare con due approcci completamente diversi, e questo mi diverte moltissimo.
Ce n’è una terza però con cui amo collaborare, è la vostra CamJazz. Mi piacciono le persone che lavorano in Cam, bella gente, amo molto lavorare con il produttore Ermanno Basso.
Anche perché ha registrato diversi lavori con Enrico Pieranunzi… 
Conosco Enrico da tanto tempo, insieme abbiamo iniziato a registrare dischi e a fare concerti molti anni fa. È un musicista che amo moltissimo, è un grande pianista.
A proposito di musicisti con il quale ha lavorato per tanti anni, che ne è del trio con Frisell e Lovano? 
In questo momento non stiamo suonando. Abbiamo lavorato davvero molto insieme tra dischi, gigs e concerti, è stata una delle esperienze più lunghe della mia carriera. A un certo punto sentivamo però l’esigenza di fermarci. Ti anticipo che molto probabilmente faremo un reunion concert e devo dirti che sono molto contento che questo accada.
Un salto nel passato, ma perché ha deciso di fare il batterista? 
C’era un mio vicino di casa che suonava la batteria, mi innamorai subito di quello strumento.
E se non ci fosse stato il vicino cosa avrebbe fatto nella vita? 
Il compositore!
L’altra sua grande e irrinunciabile passione è la scrittura… 
Mi piace tantissimo. Mi diverte trovare nuove possibilità, nuove cose, mi da gioia. Mi siedo al piano e penso solo a tirar fuori qualcosa che mi piace veramente.
Sul suo rapporto con Evans si è detto tanto, una sola domanda: perché se ne andò dopo quel famoso «Trio ’64»? 
C’era Paul Bley, iniziai a suonare con lui. Con Bill ho passato un periodo esaltante della mia vita, ma tra il ’64 e il ’65 New York ribolliva di nuova musica. Mi accorgevo che stavano succedendo tante cose nuove, ne ero affascinato, non potevo rimanere indifferente. Ricordo che parlai anche tantissimo con Bill della mia voglia di cambiare e di sperimentare. Sentivo l’esigenza di cambiare…
Nel congedarci volevo chiederle se ogni tanto le mancano i concerti in giro per il mondo e se di tanto in tanto le viene voglia di suonare fuori da Manhattan… 
No, ero davvero stanco di quella vita. Ho passato la maggior parte del tempo in tour, tra alberghi, palchi e aeroporti, ed è stato grandioso. Semplicemente ora non mi diverte. Prendere un aereo, arrivare a Parigi, attraversare l’oceano per suonare un’ora e ripartire la mattina seguente, non mi piace, non mi da più stimoli. E poi a New York ho tutto quello di cui ho bisogno: faccio tantissimi concerti, suono in un sacco di club e di qui passano tutti i grandi musicisti con cui amo suonare. Cosa posso volere di più?
(clicca qui per leggere l'articolo integrale)

Ecco il video del Paul Motian 5tet che presenta una versione di The Song Is You, registrata all'Umbria Jazz Festival il 7 agosto 1995. La super-formazione era composta da Lee Konitz all'alto sax, Joe Lovano al sax tenore, Bill Frisell alla chitarra, Marc Johnson al basso e Paul Motian alla batteria:

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