mercoledì 30 novembre 2011

Salvatore Bonafede Trio a Firenze

Sabato 3 dicembre, il trio del pianista Salvatore Bonafede, con Paolo Ghetti al contrabbasso e Alessandro Pivi alla batteria, sarà in concerto al Pinocchio Jazz Club di Firenze.
La musica del pianista e compositore palermitano Salvatore Bonafede è sintesi di molteplici esperienze vissute tra la sua Sicilia e gli Stati Uniti (si è diplomato alla Berklee stabilendosi poi per molti anni a New York), lunghe tournèe europee, collaborazioni con il cinema (Ciprì e Maresco), con il teatro e con musicisti del calibro di Joe Lovano, Paul Motian e Ralph Towner. Artista dalla marcata personalità, Bonafede fonde nelle sue composizioni e nel suo stile interpretativo il senso melodico della tradizione italiana, con la lezione del grande jazz americano. Affiancato dalla empatica coppia ritmica Ghetti-Pivi, il pianista presenta un repertorio di brani originali e poetiche rivisitazioni, tratti dal suo ultimo disco “Sicilian Opening”(JazzEyes).
Per informazioni: www.pinocchiojazz.it/

Ecco il video di presentazione dell'album:

Rita Marcotulli e Luciano Biondini a Napoli

Giovedì 1 dicembre al Live Tones di Napoli, con inizio alle ore 21,30, la rassegna "I Colori del Jazz" prosegue con l'eccezionale esibizione di Rita Marcotulli, David di Donatello per la colonna sonora del film "Basilicata coast to coast, al piano in duo con Luciano Biondini all'accordion.
Entrambi i musicisti vantano numerosi riconoscimenti nazionali ed internazionali e la collaborazione con nomi noti del Jazz tra cui ricordiamo Baker, Grossman, Galliano, Rava.
La Marcotulli alterna propri progetti nel Jazz a collaborazioni nel mondo della canzone spaziando anche nella rivisitazione, in chiave jazzistica,di produzioni filmiche di registi di fama storica quali Truffaut e Renoir.
Il tocco sulla tastiera ci affascina e coinvolge ancor più se come in questo caso è accompagnata dall'accordion di Luciano Biondini, talentuoso con uno strumento che potrebbe sembrare di altri tempi , ma che in effetti produce una melodia unica e spettacolare.
Entrambi hanno lavorato in questo periodo, avvelendosi della collaborazione di Javier Girotto, alla realizzazione dell'ultimo cd "Variazioni sul tema" prodotto dalla S'Ardmusic.

Ecco un video del trio composto da Rita Marcotulli, Luciano Biondini e Javier Girotto registrato durante Cittaslow in Festival 2011:

Konitz/Mehldau/Haden/Motian - Live at Birdland su TSF Jazz

Questa sera l'emittente francese TSF Jazz trasmetterà una selezione dei concerti che il quartetto composto da Lee Kontz, Brad Mehldau, Charlie Haden e Paul Motian, ha tenuto al celebre Birdland di New York il 9 e 10 dicembre 2009.
Questi meravigliosi concerti, nel quale i quattro giganti rivisitano standard come Lullaby of Birdland, Solar o I Fall In Love Too Easily, hanno portato alla pubblicazione di un album, lo scorso 16 maggio dall'etichetta ECM, dal titolo Konitz / Mehldau / Haden / Motin, Live at Birdland, che ha riscosso un clamoroso successo.
Un incontro raro, nato sotto il segno dell'improvvisazione, della libertà e dell'amore per la melodia. 

Per ascoltare il concerto, clicca sul player dell'emittente radiofonica, a partire dalle ore 21,00.

Qui si può ascoltare un estratto dell'album che comprende tre pezzi: Oleo, Solar e Lullaby of Birdland:

Tingvall Trio a Mestre

Balzato con il nuovo album "Vägen" in testa alle classifiche di vendita del jazz in Germania, il Tingvall Trio si appresta ora a conquistare il pubblico italiano. Lo svedese Martin Tingvall (pianoforte), il cubano Omar Rodriguez Calvo (contrabbasso) ed il tedesco Jürgen Spiegel (batteria) saranno questa sera al Candiani di Mestre, per l'appuntamento conclusivo della rassegna “Jazz Groove”. Il concerto è parte della tournée europea organizzata per promuovere il quarto album del gruppo, "Vägen", registrato lo scorso maggio nell’ormai rinomato studio udinese Artesuono, disco riuscito che ne consacra l'ormai raggiunta maturità artistica, sorta di sbocco naturale delle esperienze vissute nel corso di una carriera ormai quinquennale, per nulla avara di soddisfazioni. Benchè formato da musicisti di diversa nazionalità, il trio é cresciuto nella scena jazz di Amburgo e proprio in Germania ha stabilito la sua base operativa, venendo premiato nel 2010 come miglior gruppo jazz tedesco dell'anno.  
Il Tingvall Trio si è formato nel 2006 ed ha raggiunto il successo in Germania già con il secondo album, "Norr" (2008), benché quello del debutto,"Skagerrak", di due anni prima, non fosse passato per niente inosservato. Ma la svolta internazionale arriva nel 2009 con il terzo disco, "Vattensaga", ma soprattutto nel 2010, con l'ottenimento del premio "Echo Jazz", come migliore gruppo jazz tedesco. Dall'anno scorso il gruppo ha quindi allargato il raggio delle sue tournée, esibendosi a Madrid e Mosca, a Zurigo e Amsterdam, a Varsavia e Dubai, e tenendo la scorsa primavera delle acclamate esibizioni nelle più importanti città del Sudafrica. 
Il gruppo può ormai venir considerato uno dei più importanti "piano trio" europei. Nel confermare tutte le caratteristiche che ne hanno sinora determinato il successo, "Vägen", il suo nuovo lavoro discografico, consegna intatta la vitalità delle performance dal vivo, alternando momenti ritmicamente incalzanti ad altri in cui a prevalere è uno spiccato senso melodico e poetico. Il brano di apertura, Sevilla, è nato durante il tour spagnolo del 2010, mentre Shejk Schröder ricorda una corsa sul dorso di un cammello. Ma le fonti di ispirazione sono diversissime: Il brano che dà il titolo all’album per esempio, Vägen, è una di quelle composizioni capaci di trasportare l’ascoltatore in un vortice emotivo ma allo stesso tempo di lasciar spazio alla riflessione ed alla ricerca interiore, spostando continuamente l’orecchio su nuovi territori da esplorare, sempre accattivanti. L’inconfondibile personale suono del gruppo si nutre di energie espresse nel ritmo e nel “groove”. Il repertorio, fortemente orientato verso la “canzone”, dona alla musica, comunque rigorosamente acustica, una forma ed un suono davvero particolari, tanto da far apparire il Tingvall Trio, agli occhi di molti appassionati, come l'erede naturale del mai dimenticato E.S.T. (Esbjörn Svensson Trio). 

Ecco il video del Tingvall Trio che presenta Sevilla, live at Elbjazz 2011, il 28 maggio 2011 ad Amburgo:

martedì 29 novembre 2011

Harold Mabern trio in diretta su TSF Jazz

Questa sera l'emittente francese TSF Jazz trasmetterà in diretta il concerto del grande Harold Mabern.
Pianista di tradizione beboppistica, Mabern nel corso della sua lunga carriera ha suonato o registrato con Miles Davis, Donald Byrd, Lee Morgan, Hank Mobley, Sonny Rollins, Freddie Hubbard e Sarah Vaughan, e più recentemente con Eric Alexander e Joe Farnsworth.
Per questo concerto, che si terrà al Sunside di Parigi, Mabern sarà con il suo trio composto da Joe Farnsworth (batteria) e John Weber (contrabbasso).

Per ascoltare in diretta il concerto, clicca sul player dell'emittente radiofonica, a partire dalle ore 20,00

Essential Albums nuovo cofanetto di John Coltrane

La Prestige ha appena pubblicato un cofanetto di 4 Cd's, intitolato Essential Albums, che raccoglie 4 celebri album di John Coltrane con la leggendaria etichetta: Lush Life, Soultrane, Stardust e Kenny Burrell & John Coltrane.
Lush Life rappresenta la prima registrazione di Coltrane come leader unico, che inizia come trio pianoless, per poi estendersi in quartetto con il pianista Red Garland, e in quintetto con il trombettista Donald Byrd su Lush Life, la risplendente title track di Billy Strayhorn, che fu una delle sue prime interpretazioni di una ballad. 
Soultrane è uno degli album fondamentali nella carriera di John Coltrane. Registrato durante il primo anno del contratto con la Prestige, l'album vede il sassofonista raggiungere un nuovo livello di raffinatezza sia a livello tecnico che concettuale, dispensando torrenti di note che il critico Ira Gitler notoriamente soprannominò “Sheets of Sound.” Il trio di Red Garland, una componente chiave in molte registrazioni Coltrane del periodo, è eloquentemente al suo meglio. 
L'idea che il Coltrane fosse uno specialista delle ballads, così come lo era dei pezzi uptempo o blues, finalmente ebbe il riconoscimento agli inizi degli anni '60, quando l'album Stardust fece la sua apparizione e velocemente diventò un importante tassello nella riconsiderazione. Le estese performance vantano delle delizie aggiuntive, come il basso suonato con l'archetto di Paul Chambers in Stardust, i ben ritmati accordi di Red Garland in Time After Time, alcuni delle migliori prestazioni alla tromba di Wilbur Harden  in Love Thy Neighbor, e un Freddie Hubbard quasi al debutto su Then I'll Be Tired of You.
Lo storicamente eccezionale session Kenny Burrell & John Coltrane del 1958, portò all'unico album mai prodotto da Coltrane con un chitarrista, il superbamente versatile Kenny Burrell. Nel marzo del 1958 la coppia, insieme ad una splendida sezione ritmica composta dal pianista Tommy Flanagan, dal bassista Paul Chambers, e dal batterista Jimmy Cobb si riunì per registrare i cinque pezzi per la New Jazz. Il risultato è parte hard-bop, parte melodioso bebop, con un dialogo molto speciale e intimo tra tenore e chitarra su Why Was I Born?, l'unica registrazione di Coltrane in duo con uno strumento a corda. 

Ecco un video nel quale si può ascoltare la meravigliosa versione di Lush Life, tratta dall'omonimo album:

Miles Davis live a Oslo su NRK Jazz

Esattamente 40 anni fa (il 9 novembre 1971) Miles Davis inaugurò il nuovo palco del Chateau Neuf di Oslo, ed il palco a forma di anfiteatro si dimostrò perfetto per quello che il trombettista aveva da offrire, una estatica band di 7 elementi con la quale proseguiva nel successo dell'album Bitches Brew dell'anno precedente.
Le sonorità acustiche e liriche dalla registrazione di In A Silent Way del 1969, nel nuovo decennio erano state  completamente abbandonate. Nel 1970, l'allora 45enne Davis si era impegnato in infuocato jazz-rock in cui la tromba era parte di un mondo sonoro elettronico. Il partner perfetto, pur avendo 20 anni di meno, era Keith Jarrett che folleggiava alle tastiere elettriche, in maniera totalmente diversa dal musicista lirico-acustico, che avremmo incontrato con Garbarek solo tre anni più tardi.
Gli altri componenti che costituivano la band erano, il 31enne contralto e soprano sassofonista Gary Bartz che emerge in maniera virtuosa ed abbastanza fredda, in netto contrasto con l'incendiaria tromba di Miles, mentre la ritmica è composta dal bassista elettrico Michael Henderson e da tre batteristi / percussionisti; Leo Chandler, Charles Don Alias e James Forman.
Benchè l'effetto armonico sia piuttosto statico, l'effetto è drammatico e convincente - stiamo sperimentando una vera rivoluzione musicale del jazz.

L'emittente radiofonica norvegese NRK Jazz, trasmetterà questa sera questo imperdibile concerto, nell'ambito della sua trasmissione Jazzklubben.
Clicca su questo link per ascoltare il concerto in streaming a partire dalle ore 19,30.

Ecco il video di un estratto del concerto registrato ad Oslo:


Rava, mentore della tromba

Sul sito Zeroventiquattro.it è stata pubblicata un recensione del concerto che Enrico Rava ha tenuto lo scorso sabato a Bari con la sua formazione Tribe.

L’ennesima testimonianza che un teatro non può essere un museo, tantomeno il Nuovo Teatro Petruzzelli rinato per celebrare la modernità, rappresentando anche la tradizione, questa volta ha vestito lo stile e il timbro di un marchio intangibile: il suono unico e ormai inconfondibile di Enrico Rava, il trombettista triestino ambasciatore italiano del jazz nel mondo.
A portarlo, ancora una volta, sul palcoscenico levantino è stata la Camerata Musicale Barese, nell’ambito della programmazione “Prestige”, che celebra con un cartellone da “grand parade” i suoi settant’anni di attività. Un ritorno arricchito dallo straordinario quintetto di Rava: Gianluca Petrella (trombone), Giovanni Guidi (pianoforte), Gabriele Evangelista (contrabbasso), Fabrizio Sferra (batteria) e dal loro recente progetto discografico “Tribe”.
Una serata all’insegna della musica raffinata e soprattutto marcata dalla fantasia pulita e “chiaroscura” dei dialoghi musicali di autentici talenti, esaltati dalla vena creativa e compositiva di Enrico Rava. Un suono leggero e al tempo stesso intenso e coinvolgente. Più volte indicato dallo stesso maestro come: ”Non soltanto qualcosa di fisico. Dato che il suono è qualcosa che corrisponde anche all’anima”.
Una ricerca lunga una vita, frutto e testimonianza di un peso italiano significativo nella storia del Jazz. Prodotto e praticato soprattutto dai neri, il gruppo più consistente, ma anche dagli ebrei e dagli italiani. Quando in ogni famiglia o in ogni bottega artigianale c’era uno strumento musicale, e non mancava almeno un musicista che lo suonasse. Per cui, l’improvvisazione era fatto spontaneo coltivato quotidianamente. Un patrimonio radicato nel DNA nazionale, generatore naturale di melodia e di predisposizione alla cosiddetta “jam session”.
Un’occasione per rendere omaggio al “prestigioso compleanno” del sodalizio barese, ma utile a consacrare anche l’estro talentuoso di Gianluca Petrella, il trombone barese definito “geniale” dallo stesso maestro Rava. Che ha voluto rendere ancora più essenziali gli impeccabili ed eleganti interventi della sua tromba, per lasciare tutto lo spazio necessario alla performance calda e poliedrica di Petrella e del suo trombone.
Riflessi lucidi di autentica classe, che spiccavano sul magnifico ordito musicale tessuto dalle “elaborazioni”, dai “commenti” e dalle “imbeccate” di un trio-accompagnante affiatato come non mai. Anche se il loro “soffio” virtuoso disegnava arabeschi armonici ritmicamente tracciati da tasti accarezzati, corde pizzicate e bacchette irrequiete.
Un’intesa palpabile tra eccellenze del suono, che non hanno bisogno di ricorrere al virtuosismo per conquistare la platea. Un equilibrio melodico costantemente mantenuto, anche nelle improvvisazioni più articolate. Segno di una sintonia di ciascun musicista con sé stesso e con gli altri. Una sensazione piacevolmente percepita anche dal pubblico durante le due ore di spettacolo.
La consapevolezza, infine, di un patrimonio di cui essere orgogliosi. La valutazione è di quelle che pesano ed è il suo mentore, Enrico Rava, a sancirla: “Gianluca Petrella probabilmente è il musicista più interessante che il jazz italiano abbia mai generato”.


Ecco un estratto del concerto:

Tony Bennett e Fiorello

Ieri sera il grande Tony Bennett è stato ospite d'eccezione su Rai1 del programma di Fiorello, Il più grande spettacolo dopo il weekend.

Ecco il video di una gustosa versione di For Once In My Life, cantata in duetto con Fiorello, tratto dalla trasmissione di ieri sera:

lunedì 28 novembre 2011

Basilicata Coast to Coast a Roma con Rita Marcotulli

Sarà presentato domani, martedì 29 novembre, alla Feltrinelli di via Appia Nuova a Roma, il Cd con la colonna sonora del film Basilicata Coast To Coast, il pluripremiato film di Rocco Papaleo. La musiche, scritte dalla pianista romana Rita Marcotulli, dopo aver vinto David di Donatello, Nastro d’Argento e Ciak d’Oro, saranno le protagoniste indiscusse degli interventi del regista, del fisarmonicista Luciano Biondini e del critico musicale Gino Castaldo.
Rita Marcotulli è dagli anni ottanta ai vertici del jazz italiano e internazionale. Pianista e compositrice di enorme talento, ha collaborato nella sua carriera con musicisti internazionali del prestigio di Chet Baker, Giorgio Gaber, e Pat Metheny.
In questo progetto la Marcotulli ha riunito alcuni dei più bei nomi della scena jazz italiana, tra cui Fabrizio Bosso, Roberto Gatto,Enzo Pietropaoli, Luciano Biondini, Michele Rabbia e gli ospiti stranieri Andy Sheppard, Matthew Garrison e Mark Mondesir. E le voci dei protagonisti del film nelle vesti di cantanti: Rocco Papaleo, Giovanna Mezzogiorno, Alessandro Gassman, Paolo Briguglia.
La colonna sonora si muove tra jazz, canzone e suggestioni mediterranee in una miscela di rara bellezza e fascino. ”Crossover” nel miglior senso del termine.
La pianista, nel commentare il successo della colonna sonora, ha detto: "Scrivere per le immagini e riuscire a tradurre in note quello che il regista vuole esprimere attraverso una storia è impresa non facile ma al tempo stesso molto stimolante e creativa. Lavorare con Rocco Papaleo è stato fantastico, divertente e creativo. La musica e le canzoni si sono piaciute da subito: stesso colore, stessa visione”.

Ecco il video di Basilicata On My Mind di Rocco Papaleo tratta dalla colona sonora del film:

Peter Bernstein Live at the Small's

Nato il 3 settembre del 1967 a New York, il chitarrista Peter Bernstein fa parte della scena jazz di New York dal 1989. Durante questo periodo ha partecipato a più di 60 registrazioni e numerosi festival, concerti e spettacoli club con musicisti provenienti da tutte le generazioni. Come leader, Peter ha registrato cinque album per l'etichetta Criss Cross Jazz. L'ultimo, Heart's Content, presenta una sezione ritmica di all-star composta da Brad Mehldau, Larry Grenadier e Bill Stewart.
Mentre era studente alla New School, Peter incontrò il leggendario chitarrista Jim Hall, che gli chiese di partecipare al suo Invitational Concert nell'ambito del JVC Jazz Festival del 1990. L'evento, dal quale fu pubblicato un Cd dalla Music Masters, presentava chitarristi come John Scofield e Pat Metheny. 
Hall ha detto di Bernstein "che presta attenzione al passato ed al futuro. Egli è il più impressionante tra i giovani chitarristi che ho sentito. E' il migliore di tutti per swing, logica, gusto e sentimento."
Quello stesso anno, Peter fu scoperto dal sassofonista Lou Donaldson e prese parte alla prima di quattro registrazioni con lui. Fu un membro regolare del suo gruppo per tutti gli anni '90.
Peter ha anche suonato con il leggendario batterista Jimmy Cobb su Cobb's Mob, con l'organista Larry Goldings, Dr. Lonnie Smith, Melvin Rhyne, il batterista Bill Stewart, Joshua Redman, Diana Krall, Nicholas Payton, Lee Konitz, Tom Harrell, ed Eric Alexander e suonato in Nord America, Europa e Asia e facendo numerose apparizioni televisive.
Peter ha insegnato presso la Julliard School, Berklee College of Music, North Texas State University, il New School Jazz Program e il Conservatorio Jazz di Amsterdam.
Peter ha avuto la fortuna di ottenere il rispetto dei suoi colleghi e mentori. Negli ultimi tre anni ha avuto riconoscimenti nei sondaggi sia dei lettori che dei critici del Downbeat Magazine.
Egli continua ad affinare il suo stile attraverso la scrittura e i concerti ed ha sviluppato una suono di chitarra distintivo e indimenticabile che è del tutto personale.

Peter Bernstein lo scorso 12 settembre ha tenuto un fantastico concerto solo allo Small's Jazz Club di New York. A questo link è possibile ascoltare in streaming audio il primo set di questo bel concerto.

Grandi concerti storici su RSI

L'emittente radiofonica Rete Due della Radio della Svizzera Italiana (RSI), nell'ambito del suo programma Jazz Concerto, in onda la domenica sera alle ore 20,30, presenterà nei prossimi mesi di dicembre e gennaio, una serie di imperdibili concerti storici.

Ecco l'elenco dei concerti che saranno trasmessi:
4 dicembre 2011:
Miles Davis. Live @ Plugged Nickel (1965)
11 dicembre 2011:
Bill Evans. Live @ Village Vanguard (1961) and Town Hall (1966)
18 dicembre 2011:
John Coltrane. Live @ Village Vanguard (1961) and @ Birdland (1963)
1 gennaio 2012:
Lester Young. Live in Washington D.C. - 1956
8 gennaio 2012:
The Cannonball Adderley Quintet. Live @ Lighthouse (1960)
15 gennaio 2012:
Duke Ellington. Live @ Newport 1956 & 1959
22 gennaio 2012:
Mahavishnu Orchestra: Between Nothingness & Eternity (live a Londra, 1973)
29 gennaio 2012:
Art Blakey & Clifford Brown. A night @ Birdland (1954) 

Per ascoltare i concerti, basta cliccare sul player dell'emittente radiofonica.

Intervista a Ramsey Lewis

Il leggendario pianista e compositore Ramsey Lewis, in oltre cinque decenni di carriera, ha registrato circa 80 album, ha ricevuto sette dischi d'oro e guadagnato tre Grammy Awards in una carriera nella quale ha prodotto clamorosi successi come "The ‘In’ Crowd," "Hang On Sloopy" e "Wade In The Water."
Dopo un periodo di transizione con incursioni dentro e fuori la fusion e lo smooth jazz, Lewis in questi ultimi anni ha ricevuto l'incarico di comporre un balletto jazz, ha contribuito a fondare un programma di jazz mentoring e scritto diversi brani per ensemble d'archi e orchestra.

Il sito Something Else! ha pubblicato una bella intervista al pianista di cui pubblichiamo un estratto:
Nick DeRiso: Give us some insight into Take Another Look, the new project that became your 80th album release. It’s been called a journey through songs that have meant a lot to you over the years, like Stevie Wonder’s legendary “Living for the City.” What went into selecting that track?
Ramsey Lewis: Not unlike most European classical music and the great American songbook, there are jazz compositions that deserve reconsideration or repeated interpretation. Probably even more so in jazz, because our interpretations are ‘of the moment,’ therefore we no doubt see things differently now than we might have years ago. So in putting together the electric band, I went back and listened to some of the things we had performed during the Sun Goddess period and was interested in seeing what these new young musicians currently in the band would do with them — and I wasn’t surprised to hear their contribution to the pieces. I thought it important to include these on the album.
DeRiso: Obviously, staying close to your roots is important. You formed your first trio with a couple of your earliest musical jazz partners, and still live in the town of your birth, Chicago. How has having that support system enriched your life?
Lewis: Chicago is a wonderful city in many ways, but especially in the arts. We have a variety of institutions consisting of the Lyric Opera, Chicago Symphony, Art Institute and Joffrey Ballet. We also have a wonderful blues community, great gospel music and all kinds of pop and rock ’n’ roll. It is a very supportive city, in that the audiences are never challenging. Their attitude for me is, as it always seems to have been, ‘OK, well show me what you got.’ Chicago is home.
DeRiso: It might be hard for today’s generation to imagine, but your 1965 hit “The ‘In’ Crowd” shot all the way to No. 2 on the U.S. pop charts. Why doesn’t more jazz cross over anymore? What changed? The culture or the music?
Lewis: Jazz was never a big crossover music. There were only a handful of us that were fortunate enough to have the kind of exposure that allowed us to cross over to other genres. One of the best examples would be Dave Brubeck’s “Take Five.” There are hardly any radio stations playing jazz these days, and the support from record companies is not the greatest. The industry also plays its part in the change. It was easier in my day, because rock ’n’ roll, pop, jazz and blues were clearly defined. Now, all of these categories have many sub-categories and the definitions have become so much more rigid.
DeRiso: Is it true that the impetus for recording “The ‘In’ Crowd” as a jazz instrumental came from a coffee shop waitress? What led you to that piece of career-making music?
Lewis: Three of four days before we were about to play the Bohemian Caverns in DC, the guys and I were in our regular coffee shop killing time between shows — because back then, you’d do 4-5 shows a day with an hour break in between. We had become regulars at the coffee shop and the waitress had come to know us. We were talking about the album we were about to record live at the Bohemian Caverns, and we still needed one more song to complete the set. It was to be our 17th album and we already had the meat and potatoes. As we were recording our 12th or 13th album, we decided to start including a ‘fun’ song and this was the missing element. The waitress said, “Hey, why not play Dolby Gray’s new song, ‘The In Crowd.’” One of us put 10 cents in the jukebox and we all listened to it. It had a nice simple melody and it was exactly the kind of song that would round the album out. The rest was history....
(continua a leggere sul sito originario)

Ecco il video di The ‘In’ Crowd registrato al Montreal Jazz Festival:

Movin: The Complete Verve Recordings - Wes Montgomery

La Verve ha appena pubblicato un imponente cofanetto di 5 Cd's che ripropone gli otto album che il chitarrista Wes Montogomery ha pubblicato con la celebre etichetta.
Il cofanetto, che si intitola Movin: The Complete Verve Recordings, presenta i seguenti album: Movin’ Wes, Bumpin’, Smokin’ At The Half Note, Goin’ Out Of My Head, Tequila, California Dreaming, The Dynamic Duo e Further Adventures of Jimmy Smith and Wes Montgomery, gli ultimi due in collaborazione con Jimmy Smith, oltre a rare alternates e session outtakes.
Il cofanetto presenta delle utili note di copertina di Marc Myers che racconta la eccezionale carriera di Montgomery e il suo ascendente jazz-pop, oltre a citazioni dei chitarristi Pat Metheny, Russell Malone, Mark Whitfield e Derek Trucks, che pagano il loro debito alla carriera pionieristica di Montgomery con la Verve. Inoltre inclusi nel pacchetto ci sono anche annotazioni dettagliate, fotografie rare e fedeli riproduzioni delle copertine originali degli album.  

Ecco un video di Wes Montgomery che presenta Full House:

Harold Mabern 4et a Ferrara

Sabato 3 dicembre al Torrione San Giovanni di Ferrara concerto del quartetto del pianista Harold Mabern.
Harold Mabern è uno dei massimi maestri degli anni '60 che sono stati fondamentali nell'elaborazione dell'idioma del jazz moderno in senso più ampio. Cresciuto musicalmente sotto la guida di Phineas Newborn e sviluppato il proprio personale linguaggio con il coetaneo McCoy Tyner, Mabern ha condiviso la scena con giganti del calibro di Booker Little, Frank Strozier, George Coleman, con il quale tutt’ora collabora stabilmente, Lee Morgan, J.J Johnson e Benny Golson.
Per l'occasione Mabern è accompagnato da John Webber, basso; Joe Farnsworth, batteria e Piero Odorici ai sassofoni.
Per informazioni: www.jazzclubferrara.com

Ecco un video del Eric Alexander & Harold Mabern 4tet registrato al Duc des Lombards di Parigi

Bobo Stenson Trio a Parma

Sabato 3 dicembre alla Casa della Musica della Musica di Parma concerto del trio composto da Bobo Stenson al piano, Anders Jormin al contrabbasso e Jon Fält alla batteria, nell'ambito del ParmaJazz Frontiere Festival 2011.
Dagli anni settanta Stenson ha iniziato ad espandere gli orizzonti estetici del linguaggio jazz e del piano trio attraverso una fertile sintesi tra le grandi tradizioni della musica afroamericana e della musica europea, dando origine ad un suono e una scuola europea di musica improvvisata.Nei suoi ultimi dischi possiamo trovare, oltre a brani originali suoi e del contrabbassista Anders Jormin, composizioni di Ornette Coleman (di cui è uno dei migliori interpreti), di Henry Purcell, Charles Ives, Alban Berg, Astor Piazzola insieme a musiche di tradizione popolare svedese: materiale rivisitato da Stenson in un’atmosfera in cui le ombre ci appaiono attraverso una luce fredda e bianca mentre lo spazio musicale è concepito e strutturato in modo assolutamente personale, a suggerirci nordiche visioni. Anders Jormin è tra i contrabbassisti più interessanti della scena internazionale. Grande compositore e virtuoso dello strumento, collabora con Stenson dagli anni ottanta. John Fält, che Stenson stesso definisce “musicista estremamente aperto, che vuole cercare e scoprire”, ha debuttato con il trio registrando il disco “Cantando”.
Per informazioni: www.parmafrontiere.it

Ecco un estratto del concerto del trio di Bobo Stenson, registrato ad Umbria Jazz 2010:

domenica 27 novembre 2011

Motian in silenzio

Ancora un tributo a Paul Motian, questa volta da parte del giornalista Gian Mario Maletto, che ha pubblicato sul sito de Il Sole 24ore un bell'omaggio al batterista scomparso. 

Rari ma ci sono ancora, i grandi innovatori del jazz, quelli che non lasciano le cose così come le hanno trovate. Tale è stato fino all'ultimo il batterista Paul Motian, ottant'anni ma attivo in pubblico ancora due mesi prima che il suo male (un'affezione del midollo spinale) lo finisse martedì in una clinica di Manhattan. Un uomo speciale, un'esistenza costellata di personaggi tra i maggiori e, soprattutto, di episodi non comuni: li raccontava con arguzia ma quell'autobiografia che aveva promesso non ce l'ha lasciata. Era nato nel 1931 a Filadelfia, in una famiglia di armeni. Non era arrivato presto alla professione musicale, avendo servito fino ai ventitré anni in marina militare; né aveva fatto studi specifici, se a carriera inoltrata, avendo capito di poter essere anche un valido compositore, aveva dovuto acquistare il pianoforte che non aveva mai avuto e capire come usarlo. Era saggio e cocciuto: nel 2004 decise d'essere stanco di viaggiare e da allora non lo si sentì più fuori da New York.
Il primo a rendersi conto di quale batterista fosse fu Thelonious Monk, ma a Motian la notorietà arrivò al fianco di un altro sommo pianista, Bill Evans, in quel magnifico trio completato da un altro genio senza paragoni: il contrabbassista Scott LaFaro. Questi e Motian innovavano concetti e tecnica sul rispettivo strumento, con loro non più subordinato a quelli "melodici", e tutto il trio era unito come da autentica telepatia. Quel paradiso durò poco: dal 1959 al '61, crudelmente cancellato dall'incidente d'auto in cui a venticinque anni perì LaFaro. E sarebbero state poche anche le incisioni lasciate se la Riverside non avesse avuto l'idea di registrare per intero tre lunghe giornate del trio al Village Vanguard, monumentale e ancora vivo oggetto di studio. In particolare l'apporto di Motian era e sarebbe sempre stato, nei successivi cinquant'anni di carriera, una ricerca di musicalità tutt'altro che comune sui tamburi e sui piatti d'una batteria. L'immaginifico artista la estraeva agendo, più spesso che con le bacchette, con le spazzole, divini arnesi in mano sua. Così, sussurrando più che tuonando, sapeva dividere il tempo, assecondare i partner, spingere il gruppo. E il medesimo impegno di finezza e, diresti, di discorsività sonora era nelle composizioni, e ovviamente nei gruppi che riuniva, scegliendo a volte organici e timbri insoliti. 
Per fortuna i grandi talenti non ci lasciano del tutto, purché ci sia un retaggio di registrazioni. Innumerevoli davvero quelle di Paul Motian, idolatrato dai maggiori colleghi e presente in gruppi arcifamosi. Oltre al Bill Evans Trio, possiamo ricordare il quintetto di Keith Jarrett (quello con Dewey Redman al sax), le orchestre di Carla Bley e Charlie Haden, e tra le sue leadership i lavori con Lovano e Frisell, o con Chris Potter, o l' Electric Bebop Band: i cataloghi Ecm e Winter & Winter offrono a iosa le ultime. E non dimenticheremo le gemme con italiani del valore di Rava (con Bollani) e del più "evansiano" dei pianisti, Enrico Pieranunzi.

Ecco un video del trio Keith Jarrett / Charlie Haden / Paul Motian che presenta Everything That Lives Laments (1972):

Jammin' The Blues

Jammin' the Blues è un cortometraggio del 1944 in cui diversi musicisti jazz di primo piano si riunirono per un raro filmato di una jam session. Il video presenta Lester Young, Red Callender, Harry Edison, Marlowe Morris, Sid Catlett, Barney Kessel, Jo Jones, John Simmons, Illinois Jacquet, Marie Bryant, Archie Savage e Garland Finney.
Barney Kessel è l'unico artista bianco del film; era seduto nell'ombra per scurire la sua pelle, e per i primi piani, le sue mani venivano scurite dal succo di bacche.
Il film è stato diretto da Gjon Mili e il produttore Gordon Hollingshead fu nominato per l'Academy Award per questo film nella categoria Miglior soggetto breve.
Nel 1995, Jammin' the Blues fu selezionato per lo United States National Film Registry della Library of Congress per essere "culturalmente, storicamente o esteticamente significativo".

Ecco il video:

sabato 26 novembre 2011

Ambrose Akinmusire Quintet al Newport Jazz 2011

Il trombettista Ambrose Akinmusire ha solo 29 anni e pure i suoi compagni di band si aggirano intorno quell'età. Ma loro non solo sono tra i musicisti più ricercati e distintivi della loro generazione, ma lavorano insieme come band già da anni. La loro collaborazione ha dato i suoi frutti nell'album pubblicato quest'anno, When The Heart Emerges Glistening, un disco elegante ed oscuramente d'avanguardia illuminato dagli assoli di tromba di Akinmusire. Il quintetto (Ambrose Akinmusire, tromba; Walter Smith III, sassofono tenore; Sam Harris, piano; Harish Raghavan, basso; Justin Brown, batteria) esegue questo repertorio con slancio dal palco del Newport Harbor.

Ecco lo streaming audio del concerto in versione integrale e on-demand:


Ed ecco il video di un estratto di questo stesso concerto

Memorial Dagnino 2011 con Ray Gelato, Franco Ambrosetti e Dado Moroni

Un programma di grande jazz attende tutti gli appassionati al Teatro della Corte di Genova lunedì 28 novembre alle ore 20.30, per il tradizionale Memorial jazz concerto Gianni Dagnino, l’appuntamento annuale organizzato dal comitato intitolato al famoso appassionato e mecenate genovese in collaborazione con il Museo del jazz, giunto alla dodicesima edizione.
Quest’anno la scaletta è stata congegnata in modo da poter soddisfare diversi palati fra coloro che seguono la musica afroamericana, con una originale commistione fra lo swing tradizionale del cantante e sassofonista inglese Ray Gelato con il suo gruppo Giants, spesso di casa sui lidi liguri in estate, ed il mainstream di un quintetto di all-stars del jazz attuale con il trombettista svizzero Franco Ambrosetti, la gloria locale Dado Moroni al pianoforte, la sessione ritmica di Fabrizio Sferra e Marco Micheli e l’eccezionale presenza di Maurizio Giammarco, uno fra i più autorevoli rappresentanti del genere in Italia, sia come strumentista, al sassofono, che come compositore e leader di diverse formazioni storiche del jazz italiano.
Come dire, una prima parte all’insegna del ritmo, della simpatia gigionesca e del groove dell’orchestra di fiati di Gelato, impegnato in un omaggio ad uno dei suoi ispiratori, il compositore e cantante di origini siciliane Louis Prima, ed una seconda metà dello spettacolo appannaggio degli standard del jazz che il rodato duo Ambrosetti Moroni, già artefici di numerose esperienze discografiche e concertistiche, proporrà nella versione ampliata e rinforzata della formazione in quintetto. 
Particolarmente ghiotta per il pubblico genovese l’occasione di ascoltare dal vivo Giammarco, attualmente direttore della Parco della musica jazz orchestra e protagonista di alcune fra le più significative esperienze italiane nel jazz degli ultimi anni: fra tutte, negli anni ’80, la fondazione e conduzione di Lingomania, riuscito esperimento di crossover fra jazz e altre musiche che fornisce ancora oggi spunto ed ispirazione per diverse avventure sonore contemporanee.

venerdì 25 novembre 2011

Brad Mehldau / Kevin Hays - Modern music

Frutto della collaborazione tra i pianisti Brad Mehldau e Kevin Hays e il compositore/arrangiatore Patrick ZimmerliModern Music include brani scritti da ognuno dei tre musicisti oltre a lavori di Steve Reich, Ornette Coleman e Philip Glass, suonati dai due pianisti e arrangiati da Zimmerli. 
Questa collaborazione nasce dal desiderio cullato a lungo di Mehldau e Hays di lavorare insieme: i due sono amici e colleghi da quando iniziarono ad affacciarsi sulla scena jazz di New York alla fine degli anni ’80. Zimmerli, un amico comune di vecchia data, è cresciuto a West Hartford, CT, suonando il sassofono durante la scuola superiore nello stesso corso di jazz di Mehldau, che aveva due anni in meno. Ha conosciuto Hays, a sua volta nativo del Connecticut, durante alcuni concorsi musicali. Zimmerli ha continuato a studiare composizione e ha avuto grande successo nel mondo classico contemporaneo. Coinvolto nella collaborazione in veste di produttore, è diventato il catalizzatore per le sessioni di Modern Music, offrendo numerose idee e mettendo Hays e Mehldau davanti a una serie di sfide creative che hanno portato i due ben lontano dai loro sentieri familiari.
Modern Music (su cd Nonesuch) è un esperimento di Third Stream in chiave attuale, un incontro tra musica contemporanea e improvvisazione. Il tutto fila via che è un piacere. Un inedito connubio tra jazz e minimalismo che esalta il tocco romantico di Mehldau, vero mattatore della situazione.
Tra i brani presenti, Zimmerli ha suggerito di inserire Music for 18 Musicians di Steve Reich e String Quartet No. 5 di Philip Glass. In più, spiega Zimmerli: “Avevamo sempre pensato di includere un classico jazz, e dopo un po’ di discussioni abbiamo scelto Lonely Woman, un brano che ho sempre amato e per cui avevo un’idea in merito alla melodia. Volevamo anche un brano originale da parte di ognuno di noi, per cui io ho scritto Modern Music, e Brad e Kevin hanno contribuito con due brani pre-esistenti, Unrequited ed Elegia, due brani con delle melodie meravigliose”. 
Si sono aggiunte infine altre tre composizioni originali di Zimmerli: Crazy Quilt, Generatrix, e Celtic Folk Melody
Dice Mehldau: “L’improvvisazione non è stata proprio la chiave principale del lavoro, intendo dire che normalmente, quando un musicista jazz improvvisa, lavora intuitivamente, concede alla sua parte razionale di essere sospesa per un po’. Questo progetto è stato diverso, perché Pat ha impostato delle precise sfide per noi. Un esempio tra tanti: in Modern Music c’è un pezzo che dovevamo suonare improvvisando con la mano destra mentre con la mano sinistra dovevamo seguire la partitura. Suona abbastanza facile su carta, ma nella realtà è stato notevolmente impegnativo per tutti e due”.

In questo video si può ascoltare Crazy Quilt, tratta dall'album:

In uscita cofanetto dal vivo di Jim Hall

Nel 1975 Jim Hall pubblicò un bel album dal vivo intitolato Jim Hall Live!, che documenta i leggendari concerti a Bourbon St. in Toronto in trio con celebri artisti canadesi quali Don Thompson e Terry Clarke.
Ora lo stesso Thompson ha trovato altre tre ore di materiale inedito da quegli stessi concerti, e questo stesso materiale sarà pubblicato in un cofanetto intitolato Jim Hall Live! Vol.2-4.
Il cofanetto, che sarà messo in vendita in edizione limitata, comprende oltre al materiale inedito anche interviste ai protagonisti di quei concerti.
Sul sito ArtistShare è possibile acquistare questo cofanetto.

In questo video è possibile ascoltare un versione del classico Scrapple From the Apple tratto da questa sessione:

Kenny Barron a Treviso

Lunedì 5 dicembre al Teatro Eden di Treviso alle ore 20.45, imperdibile appuntamento con il concerto del meraviglioso pianista Kenny Barron.
Kenny Barron nasce a Philadelphia il 9 giugno 1943 ed inizia a suonare il pianoforte all’età di dodici anni, sotto la guida del fratello del pianista Ray Bryant. Sviluppa molto velocemente il suo talento, se è vero che già nel 1959 si trova ad accompagnare John Coltrane, ma suona anche con i fratelli Percy e Jimmy Heath, Lee Morgan e Philly Joe Jones. Nel 1960 entra nel gruppo di Yuseef Lateef e nel 1961 si trasferisce da Detroit a New York, dove accompagna il veterano sassofonista James Moody. Quest’ultimo lo raccomanda a Dizzy Gillespie, che sta cercando un nuovo pianista per sostituire Lalo Schifrin. Fra il 1962 ed il 1966 Barron suona quindi con il grande trombettista, con cui ha modo di girare il mondo facendosi conoscere da sempre più numerose schiere di appassionati. A cavallo fra gli anni ’60 e ’70 è il pianista delle formazioni di Stanley Turrentine, Freddie Hubbard, Jimmy Owens e Milt Jackson. Continua ad arricchire il suo curriculum con collaborazioni prestigiose, sino alla fine degli anni ’70. Dopo esser tornato a suonare con James Moody, entra nei gruppi di Buddy Rich e di Ron Carter. 
Barron ha ormai più di trentacinque anni, il suo talento è universalmente riconosciuto. I tempi sembrano ormai maturi per provare a proporsi anche come leader di proprie formazioni. Decide di farlo dedicando il suo primo gruppo ad uno dei pianisti che maggiormente l’hanno influenzato, Thelonious Monk. Chiama quindi “Sphere” (soprannome di Monk) il quartetto che forma nel 1980, e sceglie per completarlo tre “monkiani di ferro” come Charlie Rouse, sax tenore, Buster Williams, contrabbasso, Ben Riley, batteria. Ma il repertorio, pur dominato da riletture di brani di Monk, comprende anche molte sue composizioni originali. Ma gli anni ’80 sono segnati anche dalla felice collaborazione con Stan Getz. Fra i due, nonostante la differenza di età, sembra esistere una naturale empatia, che a tratti sa diventare magica. A fianco del tenorsassofonista bianco compie numerose tournée – il quartetto è completato da Rufus Reid e Victor Lewis – sempre accolto da un grande successo di pubblico e di critica, registrando numerosi album, tutti riusciti, qualcuno davvero straordinario. È il caso, per esempio, di People Time, Voyage e soprattutto Anniversary and Serenity
Kenny Barron continua a registrare a proprio nome – da ricordare almeno Wanton Spirit, in trio con Charlie Haden e Roy Haynes – ma anche gli anni ’90 si fanno ricordare più per le molte e prestigiose collaborazioni, che non per le sue avventure solistiche. Riuscito è il connubio con la cantante Abbey Lincoln, ma davvero speciale è quello con il contrabbassista Charlie Haden, al cui fianco incide in duo lo splendido Night & the City (Verve, 1998). 
Il pianista di Philadelphia è anche un apprezzato didatta. Dal 1973 insegna stabilmente alla Rutger University. Hanno ispirato il suo stile pianisti come Tommy Flanagan, Hank Jones, Wynton Kelly, oltre che, naturalmente, Thelonious Monk. Tratti distintivi del suo linguaggio pianistico, di derivazione boppistica eppure estremamente personale, sono un fraseggio incisivo e brillante, ma anche una cura quasi maniacale della sonorità. La raffinata concezione armonica di Barron, più moderna di quanto a prima vista potrebbe apparire, esalta la sua originalità soprattutto quando è sostenuta da ritmi latini.
Per informazioni: www.teatrispa.it

Ecco un esempio del sublime piano solo di Barron, registrato dal vivo al Festival de Jazz de Terrassa, 2011:

Intervista a Jeremy Pelt

Jeremy Pelt è uno dei trombettisti emergenti della scena newyorkese, dove ha collaborato con alcuni del top musicians della città, Jimmy Heath, Frank Wess, Charlie Persip, Frank Foster, John Hicks, Ravi Coltrane, Vincent Herring, Ralph Peterson, Lonnie Plaxico, Nancy Wilson, Cedar Walton.
Attualmente Pelt è membro della Lewis Nash Septet, e del The Cannonball Adderley Legacy Band featuring Louis Hayes, ma possiede anche un proprio fantastico quintetto (JD Allen al tenor sax, Danny Grissett al piano, Dwayne Burno al basso e Gerald Cleaver alla batteria) con il quale ha registrato tre album, di cui l'ultimo è lo splendido The Talented Mr. Pelt, che si ispira in maniera piuttosto palese al famoso "secondo quintetto" di Miles Davis.
Il sito Burning Ambulance ha recentemente pubblicato una bella intervista che ci permette di conoscere meglio questo ottimo trombettista.

Ecco un estratto:
You graduated Berklee, and you teach at the University of Hartford; do you think players of your generation and players younger than yourself are overeducated in some sense? Is it possible to study your way out of being able to swing?
Well, I’d have to say that you’re spot on, in that there is a general amount of over-education. You know, it’s interesting that when you think about it, when all is said and done, jazz record sales in general are always at the bottom of the heap in terms of what’s being bought; the money to be made in jazz is in education. Which is almost funny. But getting more to the point, I do think that there’s an over-education, and that’s to make up for the fact that a lot of the masters are gone. There wasn’t an incubating period like there was in the ’80s, where you could play in Art Blakey’s band or Horace Silver’s band or all these different bands and you’d learn something. That doesn’t exist anymore, and I think my generation, or a few players in my immediate generation, really got the tail end of that. But for the generation after us, that’s completely lost. And that’s unfortunate that, in a sense, they have gone to school, but school can only teach you so much, and what’s really lacking from the schools is a kind of hard-luck education. And that’s what you got from working; it made you or broke you. Because school is a place where you’re coddled a lot. They don’t like to admit it, but it’s like “try this, and try this,” whereas the education that you got playing with the cats was quite different. And when you made it out, you were that much better for it. So a lot of what’s going on from this younger generation, while very interesting stuff no doubt, isn’t as lived-in, I would say, than the [music of the] older but still young veterans that have been through the movers and shakers of the music.
It does seem like there’s this sound of academic jazz around a lot lately—to pick the alto saxophone as an example, there’s more wannabe Steve Colemans than wannabe Cannonball Adderleys.
Yeah, well, one of the things that I find is that it’s a very territorial thing. I travel quite a bit, and using the same instrument, let’s say you go to the Midwest, or middle America, you’re not really going to find many students that are going to sound like a Steve Coleman as much as they’re gonna be sounding like your Charlie Parkers or your Sonny Stitts, if they have a tenacity about them to tackle that. Likewise, if you’re in some parts of Europe, like Italy, you’re gonna have people that more embrace the bebop side, where if you go to Scandinavia, they don’t really have much of a hold on bebop like they used to. They’re looking more towards the avant-garde. So I feel like it’s a territorial thing. If you go to the big cities in the States, New York or Chicago, maybe, then you’ll have a kind of quote-unquote hipper crowd. And hipper doesn’t mean better. It means they’re trying to get in tune with what they think is now.
How did you meet JD Allen and start working together?
I met JD back when I was in college and he was in Betty Carter’s band. Then after that, I moved to New York and he was playing with Winard Harper, and Phil Harper hooked me up with a couple of gigs with Winard’s band, so I got a chance to play with him then, and then we started really recording in 2001, when he made that record Pharaoh’s Children on Criss Cross. Interestingly enough, that was supposed to be my date, and I backed out of it because of some other label interest at the time. I was still in Ralph Peterson’s band at that point, and Ralph was contemplating using JD whenever Jimmy Greene couldn’t make it, and when I backed out of the date, I think Orrin Evans talked Criss Cross into giving the date to JD, and Gerry [Teekens, head of Criss Cross] was like, if I do, you’re gonna have to put Jeremy Pelt on it. So that’s how I ended up on the date. I did a couple of songs, we had a vibe together, and then years later I was called by the drummer Gerald Cleaver to play in his band. I’d never even met Gerald, but I was at a point where I was wanting to branch out and do some things I’d never done before, so I’d started accepting different types of gigs. And with Gerald, he had this band with myself and JD in it, and Gerald and JD go back over 20 years, to their time in Detroit, and so we did a recording with Gerald, and it was a great recording, and I was listening back to it one day, particularly the vibe that Gerald and JD got when they played together. It struck me in a very profound way. And so when I decided to put together my quintet, I called Gerald and I called JD. And that was in 2006 or 2007.
This quintet’s music seems to owe a lot to the Miles Davis quintet of 1965. How do you see this group’s music fitting into the context of 2011, or do you feel you’re creating your own context?
Well, I mean, as a rule I really don’t answer those questions because they’re incriminating. I’d rather hear your thoughts on where you see it....
(continua a leggere l'intervista sul sito originario).

Ecco il video del Jeremy Pelt Quintet che presenta I'm in Love Again live al Jazz ShowCase di Chicago il 24/09/2011:

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John Surman al Parma Jazz Frontiere

Sabato 26 novembre all'Auditorium Paganini di Parma alle ore 21.00 concerto di John Surman & della Big Band di Bergen che presentano il progetto Another Sky, nell'ambito del ParmaJazz Frontiere Festival 2011 .
Dopo gli esordi negli anni sessanta con Mike Westbrook e Graham Collier alla creazione del gruppo The Trio con Barre Phillips e Stu Martin, John Surman ha collaborato con John Taylor, Miroslav Vitous, Jack DeJohnette, Mike Gibbs, John McLaughlin ed ha stretto dalla fine degli anni settanta una fertile relazione con l’etichetta ECM Records per la quale ha registrato numerosi dischi suonando il clarinetto basso, i saxofoni ed i sintetizzatori. Negli ultimi anni ha composto suites che lo vedono in formazioni particolari, organo e coro, quintetto d’archi e ensemble di fiati. 
La Bergen Big Band si è formata nel 1991 come proseguimento della Bergen Band. Olav Dale ne è il direttore musicale dagli inizi e l’orchestra è una delle migliori big band norvegesi. Dal 1995 collabora con i festival NattJazz e VossaJazz per produrre un progetto annuale. L’orchestra è gestita dal West Norway Jazz Center con sede a Bergen. Nei suoi venti anni di attività ha collaborato con Martial Solal, Dino Saluzzi, Joe Henderson, Palle Mikkelborg, Gianluigi Trovesi, Maria Schneider.
"Another Sky è un nuovo lavoro commissionatomi dalla Bergen Big Band nel 2011. In un certo senso, è come se avessi scelto di non scrivere un romanzo, bensì una raccolta di brevi racconti. Ultimamente, trovo questo metodo di componimento più affascinante. Ho abbandonato l’idea del comporre una “Suite” – basata su un particolare soggetto, e ho preferito piuttosto occuparmi di una serie di soggetti e idee musicali differenti. Ritengo che questo mi offra una “palette” stilistica più vasta, invece di dover affrontare restrizioni, nel tentativo di conciliare tutta la musica “sotto lo stesso tetto” come ho fatto nel passato. I brani sono strutturati in modo da concentrare l’attenzione sul lavoro della band nel suo insieme ma anche sul talento dei numerosi ed eccellenti solisti. La mia collaborazione con l’orchestra è iniziata molti anni fa ed ha trovato finora la sua piena realizzazione nella registrazione dell’album “The Seagull” (2005) con la cantante Karin Krog per l’etichetta Grappa Records”.  John Surman

giovedì 24 novembre 2011

Venerdì di grandi concerti nelle radio internazionali

Domani, venerdì 25 novembre le grandi radio internazionali trasmetteranno una serie di grandi concerti jazz.

Ecco la lista dei concerti con i rispettivi link per ascoltarli in streaming:

su BR Klassic alle ore 15,05
Stefano Bollani trio registrato il 1 ottobre 2011 al Festival "Jazz & More"
clicca qui per ascoltare il concerto

su TSF Jazz alle ore 20,00
Larry Willis Trio in diretta dal Duc des Lombards di Parigi
clicca qui per ascoltare il concerto

su France Musique alle ore 22,30
Youn Sun Nah e Ulf Wakenius in diretta dalla Maison de la Challe à Eragny-sur-Oise per il Festival Jazz au Fil De L'Oise
clicca qui per ascoltare il concerto

su Espace 2 alle ore 22,40
Paul Motian and the Electric Bebop Band - Festival Onze Plus 1997
clicca qui per ascoltare il concerto

Ricordo di Roberto Spizzichino

Sul sito del quotidiano La Nazione è stato pubblicato un bel ricordo del batterista Roberto Spizzichino scomparso lo scorso lunedì.

Ecco un estratto dell'articolo:
Un visionario. Non solo artista. Più che artigiano sopraffino. Forse poeta, cantore del bronzo, materiale che fondeva e modellava con pazienza maniacale, devoto all’unica e mistica missione: la ricerca del suono perduto, la genesi della timbrica perfetta. Roberto Spizzichino nel mondo della musica jazz e classica, era venerato come l’unico ‘master cymbalist’. Romano, 67 anni, il maestro dei piatti della batteria è morto lunedì sera a Pescia, dove viveva dal ’91 con moglie australiana e due figli, in una casa popolare. Come i veri geni, non dava importanza ai soldi. «Se il committente gli stava simpatico — racconta l’amico artigiano Mauro Agostini — spesso gli regalava per pochi spiccioli la sua opera, creazione unica da migliaia di euro».
Porta con sè un segreto di manualità e passione che non troverà degni epigoni. In gioventù aveva suonato la batteria con grandi del jazz come Dexter Gordon a Buck Clayton (già nell’orchestra di Count Basie), fino a diventare spalla fissa di Romano Mussolini e senza disdegnare incursioni nel blues-rock nostrano di Pino Daniele.  La leggenda narra che alla fine degli anni ’70 arrivò fino a Istanbul per acquistare altri piatti fatti a mano della favolosa serie K del marchio turco Zildjian, ma nell’antica Costantinopoli (che esportava prodotti musicali in bronzo in Occidente fin dal ’700, anche nel Granducato di Toscana) trovò la fabbrica chiusa.
Orgoglioso e irriducibile, Spizzichino non si arrese: voleva riprodurre per l’eternità il suono eccezionale di quei cembali turchi che anche lui aveva percosso, e abbandonati concerti e sale d’incisione si mise a produrre piatti per batteria.
Cercando senza requie e incontentabile, Cagliostro delle sette note, la formula alchemica di bronzo, rame e stagno capace di rendere agli uomini quei suoni tintinnanti e oscuri che rischiavano di rimanere ricordi. In anni furiosi di tentativi, si specializzò fino al punto di diventare il cembalista più apprezzato dai batteristi jazz del globo. Negli ultimi anni tra i suoi clienti e ammiratori annoverava strumentisti di grandi orchestre sinfoniche americane e canadesi. Divenne celebre per il logo «Spizz», i suoi prodotti poi portarono la firma «R. Spizzichino».
A Pistoia — «una testa matta, unico» — lo ricorda con affetto Luigi Tronci, presidente della Ufip, storica fabbrica di strumenti musicali con cui Spizzichino collaborò per quattro anni prima di fondare una sua sfortunata fabbrichetta. Piangono la morte di «Spizz» il celebre jazzista Roberto Gatto e Zeno De Rossi, apprezzato batterista di Vinicio Capossela ed Enrico Rava.....
(continua a leggere l'articolo sul sito originario)

Ecco un video di Roberto Spizzichino registrato lo scorso 23 febbraio al Jazzclub: L'Osteria Mattana di Sestri Levante, accompagnato da Andy Watson, Renato Chicco, Guido Di Leone & Jim Rotondi:

Intervista a Paolo Fresu

Sul sito Livecity.it è stata pubblicata una lunga intervista a Paolo Fresu, in occasione della sua partecipazione Locomotive Jazz Festival 2011.

Ecco un estratto dell'intervista:
Nel 2009 ha inizio l’esperienza From Station to Station all’interno di Locomotive Jazz Festival, evento ideato e animato da Raffaele Casarano. Ci puoi raccontare del vostro fertile incontro e di come si è sviluppata l’idea di associare la musica al viaggio sulla linea delle Ferrovie Sud Est?
L’idea è nata in Sardegna, all’interno del Festival Time in Jazz di Berchidda anni prima. Raffaele, leggendo il mio libro e informandosi sul festival, si era appassionato a queste vicende e mi ha chiesto se potevamo inserire l’esperienza From Station to Station – questo è il titolo originale del primo progetto che feci a Berchidda – nel suo Festival a Sogliano. L’abbiamo proposto, ha riscosso successo e adesso l’esperienza continua. L’idea era quella di giocare sul tempo e sulle geografie. A Berchidda si è trattato del pianoforte di Uri Cane che suonava alla stazione ferroviaria (Berchidda, ndr): la gente saliva sul treno e lo raggiungeva per sentirlo suonare. Poi si ripartiva in treno diretti verso la stazione successiva (Oschiri, ndr) dove ad attenderlo c’era un altro pianoforte, noi nel frattempo ci spostavamo in macchina, e quando il treno arrivava il pubblico lo ritrovava già seduto al suo strumento a eseguire lo stesso brano. L’idea era molto accattivante, poi Raffaele ha voluto riproporre un’esperienza simile a Sogliano e nei dintorni, a cui ho partecipato anche quest’estate, e il risultato è stato molto soddisfacente.
Nel 1988 vede la luce Time in Jazz, Festival dedicato alla musica d’improvvisazione per eccellenza cucito addosso alla tua Berchidda. Nel 2005 Raffaele concepisce il Locomotive per il suo paese. Esiste un’anima comune alle due esperienze orientate all’incontro dialogico tra jazz e tradizione?
Io credo di sì. Berchidda e Sogliano, di cui sono cittadino onorario, sono realtà simili, in primo luogo perché sono due paesi che hanno il coraggio di intraprendere un’esperienza di carattere internazionale, in secondo luogo perché in entrambi i casi sono dei musicisti giovani – Raffaele è molto più giovane di me - a dirigere l’evento, e poi perché sono dei Festival senza paraocchi, hanno voglia di spaziare nella musica, nelle arti. L’idea di Raffaele riprende la formula di Berchidda e io sono molto felice di questo, perché significa che il nostro festival ha seminato dei buoni esempi, soprattutto quando ci sono affinità sia dal punto di vista umano sia da quello creativo, come nel caso di Locomotive Jazz Festival.
Leggendo Musica dentro non ho potuto fare a meno di notare che nel 1984 quando hai avuto la possibilità di incontrare il tuo Maestro Miles Davis, a cui hai dedicato un intero capitolo del libro, qualcosa ti ha trattenuto dal farlo. Cosa hai provato quando si è concretizzata la possibilità di confrontarti con l’artista che ti ha svelato l’essenza del jazz?
Mi sono confrontato con Miles Davis  indirettamente attraverso l’ascolto della sua discografia, anche se dal vivo non ci siamo mai incontrati. Oggi un po’mi pento ma se allora il cuore mi dettava quello perché non farlo? Si trattava di un altissimo riconoscimento, non mi sono sentito di incontrarlo, non perché non mi sentissi in grado di reggere l’incontro, ma per timidezza. Tuttavia, non credo sia importante incontrarsi fisicamente, si tratta solo di un banale momento. Posso dire piuttosto di averlo incontrato nell’ascolto....
(continua a leggere l'intervista sul sito originario)

Questo video è tratto dal Locomotive Jazz Festival 2011: spettacolo itinerante con Paolo Fresu e Raffaele Casarano su un treno locale, fra le stazioni dell'entroterra salentino.

E' morto il compositore ed arrangiatore Russell Garcia

Russell Garcia, un compositore, arrangiatore e direttore d'orchestra, che fu una figura influente nella scena musicale della West Coast nel corso degli anni '50 e '60 e che tra i suoi lavori per il cinema ad Hollywood va ricordato la colonna sonora del classico di fantascienza del 1960 The Time Machine, è morto all'età di 95 anni.
Durante gli otto decenni di carriera nella musica, Garcia ha registrato oltre 60 album a suo nome, compreso il suono ultraterreno di Fantastica: Music From Outer Space e l'album di jazz d'avanguardia Wigville nel 1950.
Garcia è stato arrangiatore per artisti come Louis Armstrong, Ella Fitzgerald, Judy Garland, Stan Kenton, Julie London, Anita O'Day, Oscar Peterson, Mel Torme e Margaret Whiting, incluso l'arrangiamento e la direzione d'orchestra per il leggendario album del 1958 Porgy & Bess di Armstrong e Fitzgerald.
Garcia era anche noto per la sua band di quattro tromboni, che ha partecipato nelle registrazioni di cantanti come Anita O'Day, Frances Faye e, più recentemente, Shaynee Rainbolt.
Garcia, ha anche orchestrato il film del 1952 di Charles Chaplin, Luci della ribalta, e fu sotto contratto alla Universal come compositore, arrangiatore e direttore d'orchestra negli anni '50 e nei primi anni '60.
Dopo la seconda guerra mondiale ebbe il ruolo di insegnante presso la Westlake School of Music di Los Angeles dove ebbe modo di scrivere The Professional Arranger Composer. Il libro è stato tradotto in sei lingue ed è ancora usato nelle università, conservatori musicali di tutto il mondo. Esso fu seguito da The Professional Arranger Composer Book II.
"Negli anni della sua attività, Garcia era stato molto apprezzato per l'ampiezza della sua abilità come arrangiatore e compositore per poi diventare ancora più influente grazie questi libri", ha affermato il critico musicale Don Heckman. "Essi continuano ad essere dei manuali di base per chiunque voglia comprendere il processo di arrangiamento e composizione."

Ecco un video di Shaynee Rainbolt con l'orchestra diretta da Russell Garcia

Rosario Giuliani a Viterbo

Sabato 26 novembre a Viterbo alle 19.00 circa si terrà il concerto di Rosario Giuliani Hammond Trio.
Il vincitore del Top Jazz 2010 come miglior sassofonista, miglior disco 2010 e vincitore del Jazzit Award 2010, categoria sassofono alto, si esibirà nella aula magna a Via S. Giovanni Decollato. Ad accompagnarlo ci saranno il giovane talento del jazz italiano l’hammondista Leonardo Corradi, a breve uscirà il suo nuovo disco con Peter Bernstein alla chitarra e Marco Valeri alla batteria che vanta incisioni con Dave Liebman, Eddie Gomez e Dado Moroni.
Lo spettacolo si tiene nell'ambito della rassegna "Omnia Cultura" in collaborazione con la rassegna Tuscia in Jazz
Quando ci è stato proposto di collaborare all’iniziativa della Fondazione Omnia, abbiamo accettato subito con entusiasmo" ha dichiarato Italo Leali direttore del Tuscia in Jazz. "Rappresentare il mondo musicale e la musica jazz in questo contenitore è per noi un onore. Rosario Giuliani, oggi uno dei massimi interpreti del jazz italiano nel mondo, era secondo me la scelta giusta per questo evento. Rosario Giuliani viene da un grande anno di riconoscimenti nazionali ed internazionaliHa suonato nei maggiori teatri europei e asiatici, registrando sempre il sold out. Malgrado questo Rosario rimane sempre una persona vera e semplice ed accetta sempre di cuore di suonare per un pubblico giovane ed in una manifestazione di spessore come “Omnia Cultura”. Mi auguro che questo sia l’inizio di una lunga collaborazione con la Fondazione e ringrazio tutti per la fiducia”.

Ecco un bel video di Rosario Giuliani con Enrico Pieranunzi, Flavio Boltro, John Patitucci e Dede Ceccarelli, registrato al festival Odio l'estate 2011 di Roma:

Let Yourself Go: The Lives of Jazz Pianist Fred Hersch

Il prossimo 1 dicembre il Florence Queer Festival trasmetterà in anteprima nazionale un documentario sulla vita del pianista Fred Hersch. Nel documentario, che si intitola Let Yourself Go: The Lives of Jazz Pianist Fred Hersch, il pianista parla apertamente della sua vita, della sua carriera con i suoi alti e bassi e della sua musica – la forza vitale che gli permette di convivere con la sua malattia.
La documentarista tedesca Katja Duregger ha trascorso più di due anni riprendendo Hersch durante numerosi spettacoli negli Stati Uniti e in Europa. Ci sono interviste con i suoi associati sia all'interno che all'esterno del mondo della musica.
Piuttosto che un "documentario" con un formato standard, questo è suddiviso in moduli facilmente accessibili. Il primo, il film principale, offre una panoramica del soggetto, al quale seguono altri tre moduli che danno un quadro più chiaro dell'Hersch musicista, educatore e della sua vita con l'HIV. Inoltre ci sono anche quattro esibizioni live integrali per completare il DVD.
Altre persone presenti nel film sono il compagno di Fred, Scott Morgan e suo fratello Hank Hersch, musicisti come Norma Winstone, Nasheet Waits, John Herbert e Christopher O'Riley, l'ingegnere del suono Michael Mac Donald, la sua insegnante Sophia Rosoff e il capo del l'organizzazione "Classical Action - Performing Art against AIDS", Charles Hamlen.

Ecco il trailer del documentario:

Rhoda Scott Live su WBGO

Il mondo dell'organo jazz è in fermento: dopo aver vissuto 40 anni a Parigi, Rhoda Scott è tornata a casa nel New Jersey. La Scott si è fermata dagli studi della WBGO per una infuocata studio session con Leo Johnson al sax tenore e Victor Jones alla batteria. 
Dopo aver suonato intorno a Newark negli anni '60, e dopo aver completato un master in teoria musicale presso la Manhattan School of Music, Scott partì Parigi per studiare con Nadia Boulanger. Il pubblico francese e il suo futuro marito, si innamorarono di lei e così lei decise di rimanere.
Ma ora Rhoda Scott è tornata nel New Jersey, swingando più forte che mai. E' attualmente iscritta nel programma Jazz History & Research della Rutgers University di Newark, concentrandosi sulla teoria musicale e sul ruolo dell'organo nello sviluppo dell'armonia jazz.
Il tocco delicato della Scott con l'organo, la conoscenza delle sue capacità sonore e il suo innato senso del groove sono solo alcune delle sue molte virtù musicali. Dice che molti giovani musicisti in Europa affermano che i suoi dischi sono stati la loro prima esposizione al jazz, e che "c'è una giovane guardia di organisti in Francia, Olanda e Belgio, che mi danno il merito di averli avvicinati all'organo".

Al link sottostante si può ascoltare l'intero show.

In uscita Enchantment, l’omaggio a Nino Rota di Fabrizio Bosso

E’ uscito il 23 novembre l’atteso progetto discografico di Fabrizio Bosso, inciso a Londra con la London Symphony Orchestra nei prestigiosi Air Studios di Abbey Road, gli stessi dove hanno inciso i Beatles. Il trombettista torinese rende così omaggio al compositore italiano Nino Rota a cento anni dalla sua nascita (3 dicembre 1911), con musiche contenute nell’album Enchantment edito per la Schema Records. Una lunga e impetuosa suite della durata di circa 52 minuti che ripercorre le più significative composizioni per film del mai dimenticato Rota, da La Dolce Vita a Il Padrino e molte altre, con una ritmica jazz e la straordinaria partecipazione della prestigiosa London Sypmphony Orchestra. 
Rivivono così alcune delle più belle opere di Nino Rota, richiesto e adorato compositore di musiche da film per il cinema del dopoguerra: da Otto e mezzo ad Amarcord, La Strada, composte per Federico Fellini, ma anche Il Padrino composto per Francis Ford Coppola e Il Gattopardo per Luchino Visconti. A impreziosire maggiormente l’opera, un brano rarissimo composto da Rota, Ragazzo di Borgata, edito dalla casa discografica Cam nel 1976 solo su 45 giri. Il brano e’ stato concesso dalla Sugar che ne detiene i diritti e Stefano Fonzi è protagonista degli arrangiamenti e dell’unica composizione originale contenuta nella registrazione che prende il titolo dal nome del progetto,  Enchantment.  Nel disco sono presenti anche Claudio Filippini al pianoforte, Rosario Bonaccorso al contrabbasso e Lorenzo Tucci alla batteria.
Ho voluto portare la musica di Nino Rota verso il mio mondo – racconta Bosso in una recente intervista – Ho conosciuto il maestro Stefano Fonzi e abbiamo lavorato assieme per 5-6 mesi. Bisognava soprattutto sistemare la parte jazz”. L’incontro con la London Symphony è avvenuto immediatamente a seguito di una richiesta via mail di Stefano Fonzi. “Hanno visto alcune mie esibizioni su Youtube – prosegue Bosso – e dopo due ore ci hanno risposto positivamente. Sono dei grandi professionisti, già abituati a lavorare in una chiave più pop con musicisti come Sting e Peter Gabriel, che hanno preso a cuore il progetto. Un giorno abbiamo finito di registrare prima e abbiamo detto che erano liberi, potevano andar via. Ma loro hanno iniziato a rumoreggiare con le bacchette, volevano continuare a suonare.”

Ecco il promo dell'album:

mercoledì 23 novembre 2011

Un ricordo di Paul Motian da parte di suoi colleghi

Il bel jazz-blog del Ottawa Citizen ha pubblicato le dediche di alcuni grandi musicisti, che hanno voluto ricordare Paul Motian con il quale hanno collaborato nel corso della sua lunghissima carriera.

Chris Potter:
Paul Motian’s sense of intuition as a drummer was on such a high level, it forced me to bring that aspect of my playing to a higher level whenever I played with him. Anything “intellectual” or half-baked sounded very false when playing with Paul, because his music was coming from such a deep place. He taught me many important musical lessons early in my career, and he became a source of inspiration for all the young musicians who he generously chose to work with in the last phase of his career. Of course I’m saddened by his passing because I’m going to miss him and his music, he meant a great deal to me. On the other hand, I think he had a very well-spent life, and that will always be a source of joy and inspiration to me.

Joe Lovano:
Paul’s passion and inspiration in music was fueled by his associations and collaborations with the most creative improvisers in Jazz, which made him one of most influential mystical and magical musicians of all time. Paul was a hard-swinging free jazz drummer with an uncanny sense of time, phrasing and form beyond description. His sound and touch were unmatched and personal.
Playing and knowing Paul over the last 30 years under his leadership in multiple quartets, quintets and in trio with Bill Frisell since 1984 has been the foundation of my development as a leader and composer. I will celebrate Paul Motian’s inspiration and influences in all of my future explorations in music for the rest of my lifetime. God bless you Paul.

Marilyn Crispell
I just found out [Tuesday] morning that Paul had been sick, and am still in shock over his death.  He was  complex, private, funny, loved to shop (I once talked him out of buying a $200 joke toilet seat filled with nails, and was subsequently talked into buying an expensive pair of sunglasses I didn’t really want, which made me look like an axe murderer, and which I gave away as soon as I got home). He loved children, and often invited his neighbor’s children to come to his gigs.  He could be grumpy, and then suddenly say, “Don’t pay any attention to what I say.” He would always say exactly what he thought at any given moment. There was no artifice about him.
I don’t have to tell you what a great drummer, musician, composer he was.  His compositions are simple, concise, and leave a great deal of room for personal interpretation, which makes them a lot of fun to play. I will continue to play them, even in his absence.  I will miss him so much. We hadn’t spoken in several years. I kept meaning to call him and see how he was. I never had a chance to say goodbye.  I’d hoped we would play together again someday. There isn’t a drummer who can replace him. He was absolutely unique. He could bring out the character of a piece by playing something completely opposite, yet complimentary. He didn’t like to rehearse.  He would always say, “I’ll just listen,” and he always did.
He made me angry, he made me laugh, and together we played a lot of beautiful music. Wherever he is, I hope he can feel my love and my gratitude, and know that he will never be forgotten.

Marc Copland
Paul was one of the last great jazz iconoclasts.  He really didn’t give a damn about what anybody thought, he just went ahead with his thing.  He played so loose….you can really hear it on the now-legendary Bill Evans live at the Vanguard.  And he was one of the very best at playing free.  It’s difficult to imagine that jazz drumming would have evolved the same way without him.

Frank Kimbrough
Paul Motian was a master musician/composer, and bandleader. He was uncompromising, crusty at times, but under that crust it was all marshmallows. He always gave 100 per cent to whomever he was working with;  in 30 years of hearing him I never heard him phone it in, or have a bad night.  He was traditional and modern all at once, and though he drew from the entire history of the music, he only sounded like himself. In the ’50s, ’60s and ’70s he was the consummate sideman, playing with Monk, Tristano, Bill Evans, Paul Bley, Keith Jarrett and so many more, enlivening their music with his playing.  In the past 30 years, he became a prolific composer, and brought countless young musicians up through his bands.
Playing with him was a joy — no discussion required.  He gave us all so much, and we are all indebted to him forever.

Konitz/Evans/Marsh/Garrison/Motian Live at Half Note 1959

Nel 1959 il pianista Lennie Tristano ebbe una rara riunione con l'altoista Lee Konitz e il tenorista Warne Marsh (i suoi due più importanti "studenti") durante un soggiorno prolungato al Half Note di New York. Durante questo soggiorno Tristano mancò alcune serate perchè impegnato nell'insegnamento e Bill Evans fu il suo sostituto.
Il pianista che aveva registrato un paio di queste performance per se stesso, durante l'ascolto di quei nastri diversi anni dopo, rimase così impressionato dal playing di Marsh che decise di mandare alcune versioni editate (composte interamente dagli assoli del tenorista) a Marsh, e queste versioni in qualche modo finirono per essere pubblicate in quella forma dall'etichetta Revelation. 
Nel 1994, la musica inedita fu finalmente pubblicata dalla Verve, e l'eccitante playing di Konitz, Marsh, e Evans (sostenuti dal bassista Jimmy Garrison e dal batterista Paul Motian) porta a chiederci perchè c'è voluto così tanto tempo.
Essi eseguono una dozzina di standard estesi (o "originali", basati sugli accordi di melodie familiari) con creatività e ispirazione. Tra tutte le registrazioni del duo Konitz e Marsh, queste rappresentano quasi il top.

L'emittente spagnola Radio 3, della RTSE, ha dedicato una puntata del suo programma A todo jazz a queste fantastiche sessions. Questa trasmissione può essere ascoltata in streaming e on demand oppure si può anche scaricare il podcast.