martedì 18 ottobre 2011

Wynton Marsalis and Eric Clapton Play The Blues

Lo scorso aprile Wynton Marsalis ed Eric Clapton si sono esibiti insieme al Rose Theater di New York, sede del Jazz at Lincoln Center per due concerti sold-out dedicati al blues vintage. Questa straordinaria collaborazione, con l'aggiunta dei virtuosi componenti della Jazz at Lincoln Center Orchestra ha dato vita ad un repertorio di brani selezionati da Clapton ed arrangiati da Marsalis.
Da questi concerti è stato tratto un formidabile album intitolato Wynton Marsalis and Eric Clapton Play The Blues pubblicato lo scorso 13 settembre per l'etichetta Warner Bros.
Nell'album sono presenti delle bellissime liner-notes scritte dallo stesso Marsalis che raccontano l'incontro tra queste due grandi personalità:
"Quando a Louis Armstrong fu chiesto a proposito delle diverse forme di musica popolare alla metà degli anni '60, egli rispose: "... tutti questi diversi tipi di musica fantastica che si sentono oggi - ovviamente è tutto chitarre ora - li ascoltavo nelle vecchie chiese santificate dove le sorelle urlavano fino a farsi cadere le sottogonne". Naturalmente Armstrong non cercava di esplorare il divario generazionale. Pops stava riconoscendo le esperienze fondamentali che riguardano tutta la parte ritmica della musica. Stava contestualizzando un patrimonio che comprende l'Irish jig, le tradizioni musicali dell'Africa occidentale, l'inno inglese e lo spiritual negro, sintetizzato e focalizzato in una unica forma trascendente: il blues.
Quando ho incontrato Eric Clapton per la prima volta, è iniziata un'amicizia basata sull'amore per la musica, coltivata nel patrimonio comune che condividiamo, ed infine espressa nel modo in cui suoniamo l'uno con l'altro. Dalle nostre prime interazioni, ho riconosciuto la sua intensità e serietà a proposito della musica. E' il risultato di innumerevoli ore di pratica solitaria in tutta la sua adolescenza, del lavoro e della rielaborazione dei risultati di tale pratica sul palco, sera dopo sera, in giro per tutto il mondo. Questo lavoro è alleviato dalla gioia di inventare sempre cose nuove da suonare, ed umanizzato attraverso la costante ricerca della creazione di una comunità, indipendentemente dalla propria situazione personale. Questa duratura ricerca musicale testimonia di un amore profondo, ma il grande successo richiede un impegno ancora più profondo, perché nulla spegne la creatività come il clamore della fama. Il no-nonsense approccio di Eric alla musica ed alla conoscenza enciclopedica degli stili del blues, testimoniano una relazione appassionata e in continua evoluzione con la musica, qualcosa che entrambi perseguiamo con una concentrazione a senso unico.
Con questo spirito, abbiamo voluto mostrare come in questi concerti ci fossero delle persone che conoscono la musica e l'amano, non come se fossimo alle prese con una progettualità. Abbiamo deciso di permettere che la musica mostrasse come il blues continua a parlare con chiarezza e immediatezza attraverso tutte le linee di segregazione. Abbiamo combinato il suono delle prime jump-band di blues con il suono del jazz di New Orleans per riuscire ad integrare la chitarra e la tromba e darci la latitudine per suonare groove differenti dal Delta fino ai Caraibi e oltre. New Orleans è il mitico luogo di nascita del jazz, del blues, del gospel, del rhythm and blues e del rock and roll. E' il posto perfetto per ritrovare il nostro patrimonio comune. Abbiamo deciso di utilizzare la strumentazione della King Oliver’s Creole Jazz Band con l'aggiunta di chitarra elettrica e pianoforte, perché questa ha trasformato il mondo della musica con una serie di registrazioni del 1923 e, grazie a spettacoli come 'Blues Dipper Mouth', ha stabilito per sempre come il blues sia il momento centrale del jazz.
Eric ha selezionato tutte le canzoni di questo concerto (ad eccezione di 'Layla', che è stata richiesta dal nostro bassista, Carlos Henriquez, ed arrangiato come una nenia di Crescent City). Dallo swing di Ice Cream allo slow-drag di Blues Joe Turner al blues itinerante di Bound Joliet al boogie-woogie jump di Blues Kidman, dal ritornello umoristico di un amante non rispettato in The Last Time alla solennità spirituale di Just A Closer Walk with Thee, Eric ha scelto una varietà di canzoni provenienti da diverse regioni con diverse e specifiche funzioni, grooves e significati. La set-list da sola è una testimonianza della raffinatezza del suo gusto.
Benchè io sia cresciuto con la musica americana, ho imparato molto sui vari stili del blues dalla completa e sapientemente curata playlist che Eric invia periodicamente dopo una conversazione. E, per me, è importante riconoscere in ogni momento la supremazia della conoscenza. Ciò è particolarmente vero in un momento in cui un'immagine, la razza di qualcuno, o una colorata esperienza di vita non musicale, viene utilizzata per creare sia una 'cecità' alla storia culturale, o l'illusione di 'autenticità', mentre la musica attuale rimane incustodita (e la conoscenza di essa è ridotta a pretesto).
Questa collaborazione è stata gioia pura, perché Eric è la musica. Non abbiamo avuto alcun meschinità o stupidità per le piccole cose. Ci vuole grande coraggio per venire a New York ed imparare 12 nuovi arrangiamenti in tre giorni, davanti a una band con cui non hai mai suonato e con un tipo di musica che normalmente non esegui, suonare tre concerti e cantare su quasi tutto il materiale. Eric l'ha fatto senza problemi, ed alla fine mi ha detto: "Preferisco suonare le parti ritmiche piuttosto che gli assoli." Ecco perché mi piace e lo rispetto.

Ecco il video della superlativa versione di Layla di Clapton registrata lo scorso aprile al Rose Theater di New York:

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