martedì 11 ottobre 2011

Francesco Cafiso al Blue Note di Milano

Torna mercoledì al Blue Note, dove è stato ascoltato ancora lo scorso gennaio, il giovane sassofonista Francesco Cafiso con l'Island Blue Quartet, formazione che ha appena pubblicato «Moody' n» per la storica etichetta discografica Verve: un traguardo importante, dopo i precedenti album del gruppo realizzati nel 2008 e 2009. L' «isola» che intitola il quartetto è la Sicilia, dove sono nati tutti i membri della formazione: il «veterano» Rosario Bonaccorso, contrabbassista originario di Riposto (Catania) e poi emigrato a Imperia; il pianista messinese Giovanni Mazzarino, classe 1965; e poi i due brillantissimi «cadetti», Dino Rubino che si divide fra tromba e pianoforte ed è nato nel 1980 a Biancavilla (Catania), e il leader appena 22enne proveniente da Vittoria, nel ragusano. 
Un gruppo di talenti ormai fortemente apprezzati all' estero: la coppia Cafiso-Rubino, che opera anche come duetto ampiamente dedito al polistrumentismo, pochi giorni fa ha dato alcuni concerti a Santiago del Cile e a dicembre, dopo essere passata dal Messico, suonerà addirittura in Vietnam; e senza dubbio l' esibizione più emozionante per il sassofonista, a due anni di distanza, rimane quella che lo vide - unico jazzista italiano - esibirsi a Washington, con la big band di Wynton Marsalis, alla cerimonia di insediamento presidenziale di Barack Obama. Cafiso aveva bruciato le tappe: bambino prodigio, era emerso sulla scena nazionale nel 2001, dodicenne, come documenta l'etichetta Philology con l'album «Very Early» realizzato al fianco di numerosi talenti nazionali. L'anno dopo, in seguito alla vittoria del prestigioso Premio Massimo Urbani, un' appassionata esibizione con il pianista Franco D'Andrea al Festival Jazz di Pescara lo faceva conoscere a Marsalis, altro protagonista del festival, che lo prendeva sotto la sua potente ala protettrice. Ascoltato per la prima volta al Blue Note di Milano appena quindicenne, nel 2004, Cafiso ha un' impressionante facilità di fraseggio che lo ha portato a seguire le orme del più brillante sassofono contralto di tutta la storia del jazz, Charlie Parker; e infatti nel nuovo album s' incontrano tre brani del grande musicista americano. Ma il fatto che l'Island Blue sia un quartetto senza batteria la dice lunga sulle esplorazioni di un talento che, pur ancora giovanissimo, non può più essere considerato un «emergente« e sta dunque cercando la propria strada nell' intricato labirinto di stili del jazz contemporaneo.

Ecco un estratto di un concerto dell'Island Blue Quartet:

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