lunedì 31 ottobre 2011

Nuovo album per Eric Reed

Il grande pianista Eric Reed ha appena pubblicato Something Beautiful, il suo ultimo lavoro discografico per l'etichetta WJ3 Records.
In Something Beautiful, Reed presenta una ottima selezione di celebri standard jazz, pezzi gospel e pop, più un paio di magistrali pezzi originali, accompagnato dal bassista Reuben Rogers e dal batterista Rodney Green che si integrano perfettamente con lo stile intenso e urgente di Reed. Il loro playing aggiunge energia alla registrazione.
"This project contains songs from a longer list of songs I wanted to record," dice Reed. "Regardless of the genre, if the melody grabbed me, I made note of it."
Tra i pezzi presenti nell'album vanno segnalati gli standards In Your Own Sweet Way di Dave Brubeck e How Deep Is The Ocean? di Irving Berlin, mentre gli appassionati di pop e rock riconosceranno le reinterpretazioni di Black Tables, colonna sonora della serie Tv Grey’s Anatomy e la celebre Honesty di Billy Joel, ed il classico gospel Lift Up Your Hands to the Lord.
L'album chiude con due composizioni originali: la title track e If I Knew You, un pezzo per piano solo dedicato ai nonni di Reed che non ha mai conosciuto.
"Something Beautiful is the record I've always wanted to make - especially sonically," says Reed. "As my concept becomes more crystallized, the overall sound follows suit. The eclectic nature of the tunes matches my personality precisely"

Miguel Zenon a Ferrara

Questa sera al celebre locale ferrarese Torrione San Giovanni a partire dalle ore 19,30, concerto del quartetto di Miguel Zenon che presenta l'ultimo progetto discografico Alma Adentro.
Miguel Zenon è uno dei migliori e più noti sax contralto della sua generazione. In carriera ha realizzato una serie di incisioni che hanno ottenuto ampi consensi di critica e di pubblico grazie alla riuscita sintesi tra modern jazz e musica latino-americana. In questo tour europeo Zenon presenta il nuovo lavoro “Alma Adentro” interamente dedicato al song book della nativa Porto Rico, e lo fa in compagnia di una delle più apprezzate ritmiche latin-jazz della scena newyorchese.
Per l'occasione il sassofonista sarà accompagnato da Luis Perdomo, piano; Hans Glawischnig, basso e Henry Cole, batteria.
Per informazioni: www.jazzclubferrara.com

Norma Winstone a Venezia

Domenica 6 Novembre 2011 alle 18.00, al Teatro La Fenice di Venezia, Norma Winstone, una delle più importanti cantanti jazz di tutti i tempi, insieme al pianista italiano Glauco Venier e al sassofonista tedesco Klaus Gesing, interpreterà dal vivo i brani di Stories Yet To Tell, l’ultimo album del trio.
Norma Winstone è un’artista che unisce la propria indiscussa maestria ad una gamma espressiva di straordinaria ampiezza che le permette qualunque abilità si possa desiderare da una cantante jazz.
Il sodalizio musicale con Klaus Gesing e Glauco Venier è nato nel 2001, nel 2004 il trio ha pubblicato Chamber Music a cui son seguiti Distances e Stories Yet To Tell.
Con la pubblicazione di Stories Yet To Tell, la band italo-tedesco-britannica continua la sua esplorazione a tutto campo, che spazia dalle ballad jazzistiche alle canzoni popolari friulane, dalla musica da camera fino a ballate trobadoriche del XIII secolo e a ninne-nanne armene.
In questo disco si trovano anche brani di autori come il messicano Armando Manzanero, l`armeno Komitas e il sassofonista jazz Wayne Shorter. La band si appropria di tutti questi brani - di molti, le parole sono state scritte dalla stessa Winstone - e tramite il processo improvvisativo li trasforma in piccoli capolavori di creatività triadica.

Ecco il video di presentazione dell'album Stories Yet To Tell

Karrin Allyson su Tsf Jazz

Questa sera l'emittente radiofonica TSF Jazz trasmetterà in diretta dal locale parigino Duc des Lombards, il concerto della cantante Karrin Allyson.
Per l'occasione presenterà un eclettico repertorio che svaria tra bossa nova, blues, bebop, standards pop e rock, accompagnata da Ed Howard (contrabbasso) e Rod Fleeman (chitarra).
Una delle più importanti cantanti di jazz emerse negli anni '80 Karrin Allyson è una grande cantante di scat, ma è molto espressiva anche nella interpretazione delle ballads. Nata a Great Bend, Kansas, Allyson si trasferì prima ad Omaha, Nebraska e poi a San Francisco dove iniziò a prendere lezioni di piano classico.
Nel 1992 firmò in suo primo contratto con la celebre etichetta Concord Jazz, pubblicando il suo album di debutto I Didn't Know About You, che le portò delle critiche molto positive e le permise di far apparire il suo nome nella Playboy's Annual Reader's Poll accostata a grandi personalità come Ella Fitzgerald e Shirley Horn. 
Quindi la Allyson assemblò una ottima formazione, composta dal pianista Paul Smith, dai chitarristi Danny Embrey e Rod Fleeman, dal bassista Bob Bowman e dal batterista Todd Strait, con la quale registrò la maggior parte dei suoi album seguenti.
Con la etichetta Concord Jazz ha pubblicato nella sua carriera ben 13 album, cantando in inglese, francese, portoghese, italiano e spagnolo. Le sue canzoni svariano in una varietà di generi, bossa nova, blues, bebop, standards pop, soft rock e folk rock. Ha registrato diverse performances vocali di composizioni di jazz strumentale usando la tecnica scat o il vocalese.
Tre album della Allyson; Remembering John Coltrane (2001), Footprints (2006), e Imagina: Songs of Brasil (2008) — hanno ricevuto le nominations per i premi Grammy come Best Jazz Vocal Album.
L'ultimo album della Allyson, Round Midnight, pubblicato lo scorso mese di maggio, è una intrigante raccolta di standard nel quale la cantante si avvale di una ottima formazione composta dal chitarrista Rod Fleeman, dal bassista Ed Howard e dal batterista Matt Wilson, e come ospiti dal sassofonista Bob Sheppard e l'armonicista Randy Weinstein. 
Per ascoltare on-line il concerto visita il player della emittente radiofonica a partire dalle ore 21 di questa sera. 

Ecco il video di una bellissima esecuzione del celebre standard Smile di Chaplin, registrata live nell'emittente radiofonica KPLU in coppia con il chitarrista Rod Fleeman.

domenica 30 ottobre 2011

John Abercrombie live at The Segal Centre

L'emittente radiofonica canadese CBC Radio2 ha pubblicato nella sezione on-demand un bel concerto del quartetto del chitarrista John Abercrombie registrato al Segal Centre di Montréal il 19 settembre 2010.

In una grande carriera di oltre 40 anni e quasi 50 album, John Abercrombie si è affermato come uno dei maestri della chitarra jazz. Producendo suoni insoliti (ha suonato il mandolino elettronico su l'album 4x4 di McCoy Tyner) ed ensemble non tradizionali (le sue ultime registrazioni in quartetto hanno visto la partecipazione del grande violinista Mark Feldman), Abercrombie si è dimostrato un inquieto sperimentatore, lavorando fermamente nella tradizione jazz, mentre spingeva i confini della metro e armonia.
In questo concerto Abercrombie è affiancato dal noto bassista della scena newyorkese Giovanni Menegon ed i fratelli Jim e Chet Doxas alla batteria e sax tenore, due tra i più illustri jazzisti di Montreal.

Clicca qui per ascoltare questo bel concerto.

Intervista a Keith Jarrett

Il sito del quotidiano The SeattleTimes ha pubblicato una bella intervista a Keith Jarrett in occasione dell'uscita del nuovo album, intitolato Rio, pubblicato la scorsa settimana per l'etichetta tedesca Ecm e della sua partecipazione al Earshot Jazz Festival di Seattle in trio con Gary Peacock e Jack DeJohnette.

Ecco un estratto della intervista:

"I am a romantic, I admit it," he said. "I mean, I don't care if I don't know the words, but if I do, I don't play the song the way I would otherwise."
Jarrett, Peacock and DeJohnette have developed a near-telepathic level of communication that sometimes even takes them by surprise.
"Sometimes it makes me smile," he said. "If we play the last note of something, and we're in a rubato section and I might be playing a little coda, how Gary knows exactly where that chord is going to come is beyond me. More often than not, we end at exactly the same time."
Of DeJohnette, Jarrett said, "Most drummers just play the drums. And they'll say, 'I don't like playing that hall because of blah blah blah.' But you have to be able to change dynamics, the whole spectrum. You might have to shift radically. We played a hall in Vienna that never had jazz before — for good reason, it was so [acoustically] live. Jack just never picked his sticks up because there wasn't any way that would work. And we were swinging. He just did everything with brushes."
Before Peacock played with Jarrett, the bassist lived in Seattle, teaching at Cornish College. Jarrett prizes Peacock for his flexibility and openness.
"He enjoys equally whatever it is that's going on," said Jarrett. "He has no preferences. He'll just put himself wherever it is, wherever the music is. It's not a matter of playing certain notes, it's that I can always tell that his — let's say enthusiasm — for the music doesn't depend on what we're playing. Vamps? Great. He'll do that forever. If we're doing ballads, he'll do that forever. That's the reason the trio has been together this long. Nobody has any complaints about anything! It's like a marriage that works."
The metaphor was apt. Jarrett's 2009 solo album, "Testament," was a dark and tortured excursion that reflected the breakup of his actual marriage. During that difficult period, Jarrett also got into a notorious tiff with the producers of the Umbria Jazz Festival over errant cameras , which got him banned from the festival. Jarrett was roundly criticized for his behavior, but the pianist was unrepentant. Bootleg recordists irk him.
"I didn't feel that was a slip up at all," he said. "I felt like it had to happen somewhere, because I've been in so many situations like this. I stopped playing [outdoor concerts] because it was impossible to control."
(continua a leggere l'articolo sul sito originario)

Ecco il video del trio di Keith Jarrett che presenta G Blues al Teatro degli Arcimboldi di Milano il 21 luglio 2011

Fabrizio Bosso ad Andria

Il Fabrizio Bosso Quartet sarà in concerto ad Andria martedì 1° novembre 2011, presso l'Auditorium "Mons. G. Di Donna con inizio alle ore 20.30.  Fabrizio Bosso si esibirà accompagnato da G. Di Leone alla chitarra, G. Bassi al basso, e M. Campanale alla batteria.
Fabrizio Bosso ha iniziato a suonare la tromba a 5 anni. A 15 era già diplomato al conservatorio G. Verdi di Torino. Coltivando di continuo gli interessi per la musica di estrazione colta si è accostato al jazz. Un richiamo forte, suadente, a cui il torinese non ha saputo reagire. Tecnicamente impeccabile, ciò che più colpisce di Fabrizio è la creazione di una grafia personale, in cui il colore e la dinamica del suono non sono mai scontati, il senso dello swing è spinto agli eccessi, la tensione creativa è costante anche nell’interpretazione di standard. Oltre ad aver svolto attività concertistica sotto la direzione di George Russell, Mike Gibbs, Kenny Wheeler, Dave Liebman, Carla Bley e Steve Coleman, è stato ultimamente reclutato da Charlie Haden per alcune tappe del tour promozionale del nuovo album della Liberation Music Orchestra. Nel 1999 viene votato come “Miglior Nuovo Talento” del jazz italiano dal referendum della rivista Musica Jazz, e negli anni collabora stabilmente nei gruppi di Salvatore Bonafede, Giovanni Mazzarino ed Enrico Pieranunzi. Fonda, assieme a Scannapieco, gli High Five, suona in duo con Rossano Sportiello in un omaggio ad Armstrong, in trio con D’Andrea e Petrella, nel suo quartetto - con Mannutza, Bulgarelli e Tucci - che presto entrerà in studio di registrazione, ed incide diversi progetti come leader e co-leader. Fortunata anche la collaborazione al fianco di artisti confinanti con l’estetica jazz come Sergio Cammariere e Nicola Conte.

Ecco un video di Fabrizio Bosso che presenta una vibrante versione per tromba solo di What A Wonderful World registrata a Roma all'Auditorium, il 3 gennaio 2009

Don Byron a Foggia

La rassegna "Lune...dì jazz" regala un'altra serata all'insegna della grande musica al Moody Jazz Cafè di Foggia. Domenica 6 novembre si esibirà il Don Byron Quartet, ensemble composto dal celebre clarinettista e polistrumentista newyorchese assieme a tre musicisti di grande spessore. 
Nato nel Bronx l'8 novembre 1958, già da giovanissimo Don Byron coniuga un'educazione musicale di stampo classico con i ritmi caraibici, prima di intraprendere uno studio approfondito del jazz. Non perde però la passione per le contaminazioni: a cavallo tra gli anni 80 e 90 entra a far parte di un quartetto con Bill Frisell, prima di pubblicare un disco in cui interpreta i brani klemzer di Mickey Katz. I lavori successivi sono omaggi ai vari generi musicali: latina, swing, funk e hip-hop, fino al 2000, anno di “A Fine Line : Arias & Lieder”, in cui si cimenta con Puccini e Schumann assieme a Roy Orbison e Stevie Wonder. È stato direttore artistico della Brooklyn Academy of Music e “artist in residence” della New York’s Symphony Space. Tra le sue collaborazioni spiccano quella con Mario Bauza, Craig Harris e Uri Caine. 
Il suo quartetto attuale, Ed Simon al piano, Cameron Brown al contrabbasso, John Betsch alle percussioni) è una prosecuzione ideale del suo cammino artistico.
Per informazioni: www.moodyjazzcafe.it/

Ecco un bellissimo video di Don Byron registrato a Jazz al Parque 2011

sabato 29 ottobre 2011

Intervista a Nicholas Payton

Il trombettista Nicholas Payton pur essendo stato catalogato tra i tradizionalisti, essendo stato uno dei principali protagonisti del movimento dei Young Lions, sta cercando gradualmente di allontanarsi da questa etichetta.
Ciò è particolarmente evidente nel suo ultimo album, Bitches, un progetto infuso con profonde sonorità R&B, che viene alla luce solo ora dopo anni di travaglio, completamente rimixato dopo essere stato rifiutato dalla celebre etichetta Concord.
Nell'album, che sarà pubblicato il prossimo 8 novembre dall'etichetta tedesca In and Out, Payton prende una strada completamente differente da quella che ha caratterizzato la sua carriera finora; per questa occasione egli canta, suona tutti gli strumenti, ha composto tutte le musiche, ha scritto le parole e prodotto l'album.
Per presentare l'album Payton ha concesso una lunga intervista al sito Something Else! di cui pubblichiamo un'estratto:

Nick DeRiso: Bitches moves around within the black-music aesthetic, sounding at times like soul, like jazz, like quiet storm, like funk. That’s clearly surprised some people who like to pigeonhole performers who come out of the jazz tradition.
Nicholas Payton: As always, my desire is to reach as many people as possible. Regardless of whatever type of record I’ve made, I’ve always had that in mind. I always tried to create what I thought was very beautiful music, something that felt good — something that inspired them to dance or to be reflective, if they wanted to. That was always the goal, so the new album is something I have been working toward for quite some time. For me, it’s not quite a surprise. It seems like the natural progression from where I wanted to go. If you look at certain elements of my records, in terms of my love for R&B in the past, I have recorded songs and covered songs within the idiom. I have included lots of different textures on my records. To me, this is the natural progression from where I have been headed for a while. It’s very groove-oriented, sensual, feel-good music. I can see the idea of it being not a so-called “jazz record” might be jarring to some, but I think it’s within the tradition of Nicholas Payton records.
DeRiso: You were originally part of the so-called Young Lions movement, though, which seemed to value that traditional approach over all else. Did you feel closed in by that?
Payton: I’ve always shunned that movement. It was nothing we decided to be a part of of. It was thrust on us. Even then, to me that always seemed silly. There was all this attention garnered around us because we were young and novel. It was kind of cool to see this kid on stage playing music perhaps for an older demographic. My whole thing was to cultivate longevity, though, not just being appreciated because it was cute that I was 20 something. I studied with the masters and learned as much about music as possible so that my career had longevity. There was a certain time where I had an intense focus on the tradition, because the older cats did not make it easy for us. They were extremely detailed in their craft, and to get a glimpse at what they did requires an intense amount of study. In order to do that, I actually put a lot of the things I loved on the back burner for number of years. I wanted to give the tradition at lot of attention, but it never made me a traditionalist — which is why it took me forever to do the Louis Armstrong tribute record (2001’s Dear Louis). Out of the gate, there were all of these comparisons. I was humbled to be thought of as an ancestor to him, but I never wanted to be pigeonholed in that way. I always wanted to dispel the notion that this music is some kind of museum piece. I do believe that I am upholding the tradition, but in my own way.
DeRiso: You ended up remixing Bitches, after the original label apparently balked at its R&B flavor and street-level subject matter. Now it’s set for release on the German In + Out label. What changes can listeners expect?
Payton: My feeling is, if you are going to do a record like this, it’s best to get the people who work within this idiom, so that’s what I did. The original was cool, but I wanted a different mix. There were certainly things that I felt could be better. I recruited Tom Soares, who’s worked with Erykah Badu (New Amerykah, parts one and two) and John Legend. It’s more beefed up; there’s a lot more bottom — and that’s indicative of this music. Frankly, it sounds like a completely different record. I think it was a good move. Not that it was bad before, but now that it has been mixed this way, I can’t imagine it another way.
DeRiso: “Freesia” from the new record, featuring Esperanza Spalding, is an older song — one that goes back to your early New Orleans band the Time Machine. That shows how R&B has been a part of your music from the first.
Payton: I don’t know if it’s the best example. Go back as a far as “When the Saints Go Marching In” on (1996’s) Gumbo Nouveau and there are R&B kind of sounds. I love sus chords; that was the prominent sound of 1970s’ R&B — and that was the first chord on the first record. That’s how it all started (on 1994’s From This Moment). I’ve always favored that. When I reharmonize tunes, I do so with that sensibility. That’s what I love. I was heavily influenced by guys like Herbie (Hancock) and (Wayne) Shorter. They were not credited with it, but they are the ones who wrote the first R&B chords — those sounds now associated with guys like Stevie Wonder and Marvin Gaye.
(continua a leggere l'intervista sul sito originario)

Ecco il video di Give Light, Live Life, Love tratto dall'album Bitches

TLR Jazz 2011-2012 a Macerata

Arriva il TLR JAZZ, una rassegna che da quasi 25 anni permette di sentire le allegre, calde, sensuali e intimistiche atmosfere di una musica avvolgente, coinvolgente  e che come poche sa scrutare fin dentro la nostra anima. Un classico appuntamento, una bella e lunga tradizione che ogni anno si rinnova, come solo il jazz può fare.
Sei appuntamenti di jazz a Macerata che partono il 4 novembre con la performance di Tullio De Piscopo insieme a Mike Melillo e Massimo Moriconi nel progetto “MTM Reunion Jazz Trio”. Un’esclusiva italiana che vede il trio di nuovo sul palco dopo 23 anni dalla loro ultima performance live. Il trio, che ebbe un successo formidabile, registrò un disco live per l’etichetta Philology con il celebre sassofonista Massimo Urbani, ricordato ogni anno con il Premio Internazionale Massimo Urbani di Camerino. 
Il secondo appuntamento è previsto per venerdì 25 novembre, con il quartetto Ari Hoenig and Punk Bop. Ari Hoenig è uno dei batteristi più innovativi e completi apparsi sulla scena musicale jazzistica negli ultimi anni. Con le sue eccezionali doti tecniche le quali, abbinate ad una concezione profonda e innovativa del proprio strumento, sta contribuendo a ridefinire il ruolo della batteria nel jazz, portandola su un piano paritario con gli altri strumenti. Il progetto del quartetto Punk Bop, che vede Jonathan Kreisberg alla chitarra, Will Vinson al sax contralto, e Danton Boller al contrabbasso, è impregnato della tradizione bebop che avventurosamente si spinge verso sonorità rock. I musicisti, scelti da Ari, hanno pienamente condiviso la sua visione di musica, adattandosi alla complessa scrittura polirtmica che caratterizza le sue composizioni, intrisa di grande profondità ed emozione
Il 17 dicembre è la volta del quintetto dell’israeliano-americano Omer Avital. Omer Avital, contrabbassista, compositore e arrangiatore israeliano, è uno strumentista straordinario, che ha saputo incorporare nel proprio stile svariate influenze etniche assorbite durante la sua formazione, coniugandole con delle spiccate doti jazzistiche in una cifra personale caratterizzata da grande vigore e drammaticità, per la quale è stato accostato da un critico come Ben Ratliff del New York Times a storici esponenti del contrabbasso jazz quali Charles Mingus e William Parker. Il quintetto di questo tour italiano è composto da alcuni tra i più brillanti musicisti dell’attuale scena USA, tutti al pari di Avital in possesso di straordinari curricula: il trombettista Avishai Cohen ha collaborato tra gli altri con Dave Liebman, George Garzone e Bobby Watson, il sassofonista Joel Frahm ha suonato e inciso con Bill Charlap, Betty Carter e Brad Meldhau, il pianista Jason Lindner ha al suo attivo collaborazioni con Dave Holland, James Moody e Roy Hargrove, mentre il batterista Johnathan Blake ha collaborato tra gli altri con Tom Harrell, Russell Malone e Kenny Barron.
La prima data del 2012 è in cartellone per giovedì 16 febbraio, un doppio set in omaggio al Premio Internazionale Massimo Urbani con Nick Myers e Alessandro Lanzoni,  il vincitore 2011 Fabio Giachino e l’ospite d'eccezione Rosario Giuliani. 
Sabato 3 marzo sarà la volta del jazz americano, con il trio di Bill Carrothers. Bill Carrothers è da diversi anni uno dei pianisti più originali ed eclettici della scena jazzistica USA. Solitario, colto, studioso di storia, il pianista di Minneapolis si contraddistingue per la sensibilità del tocco e per un pianismo romantico, peraltro estremamente comunicativo, così come per la varietà delle sue fonti d’ispirazione, capace di spaziare dalla tradizione del jazz ai repertori più disparati della tradizione americana, suscitando un suggestivo trasporto nell’ascoltatore. Bill presenta in questo tour italiano un trio che vede la presenza di due eccellenti musicisti con i quali in passato ha collaborato, ossia il solido ed esperto contrabbassista Drew Gress, che ha suonato tra gli altri con Tim Berne, Uri Caine e Marc Copland, e il batterista Bill Stewart, il quale da parte sua può ormai essere considerato un nuovo giovane caposcuola della batteria jazz per l’originalità e il rigore con cui da molti anni porta avanti la propria ricerca, riuscendo a pervenire a risultati eccellenti in modo pienamente compiuto e consistente, già accanto tra gli altri a John Scofield, Pat Metheny, Larry Goldings e Michael Brecker.
La rassegna si chiude sabato 21 aprile con il famoso trombettista Fabrizio Bosso ospite della Colours Jazz Orchestra diretta da Massimo Morganti.
Per informazioni: www.musicamdo.it

venerdì 28 ottobre 2011

Rudresh Mahanthappa Live in Frankfurt

Per Rudresh Mahanthappa, gli strumenti tradizionali dell'India sono stati a lungo un tabù. Nato da genitori indiani, il sassofonista cresciuto in Colorado non desiderava essere etichettato come un musicista esotico. Tuttavia, la musica indiana, in particolare quella del sassofonista Kadri Gopalnath, ha sempre esercitato, insieme al jazz, una forte influenza sul suo lavoro. Da quell'incrocio è nato un genere visionario.
L'artista, consacrato nel 2009 con il premio della critica della rivista americana "Downbeat" nelle categorie "Artista Jazz" e "Alto Sassofonista" è considerato una stella nascente e uno dei giovani interpreti e compositori di jazz più innovativi del momento. Mahanthappa vive a New York dove è considerato una voce influente nel jazz.
Lo scorso 13 ottobre Mahanthappa è apparso a Francoforte per mettere alla prova questa fusione di jazz e musica tradizionale Indiana, universalmente acclamata dalla critica, accompagnato dalla big band di Hessischer Rundfunk sotto la direzione di Jim McNeely e con la partecipazione del virtuoso flautista Kalyan Raman.

Cliccando su questo link potete ammirare il video integrale di questo splendido concerto trasmesso dalla celebre emittente televisiva franco/tedesca Arte.

Umbria Jazz Winter

Si svolgerà ad Orvieto la diciannovesima edizione di Umbria Jazz Winter: cinque giorni di musica, dal 28 dicembre al 1° gennaio, con più di cento eventi per un appuntamento diventato ormai tradizionale nel panorama del jazz italiano. 
Il Festival si svolge secondo una formula consolidata e di successo, affinata nel corso degli anni e centrata sul connubio tra turismo e spettacolo di qualità, con il valore aggiunto dell’ospitalità di una delle più belle città dell’Umbria, ricca di storia e cultura. Per non parlare della buona cucina e del buon bere. A legare questi tratti distintivi della manifestazione, resta il cartellone, che ogni volta propone soluzioni per tutti i gusti.
Orvieto, in particolare il suo centro storico, nei cinque giorni del Festival si trasforma in una cittadella della musica che offre suoni intriganti a ogni ora del giorno fino a tarda notte. Una città in festa, vivace e vivibile, allegramente confusionaria ma sempre serena e accogliente. 
Il filo rosso di questa edizione è la contaminazione tra i grandi nomi del latin jazz, Michel Camilo, Gonzalo Rubalcaba, Chano Dominguez con alcuni tra i migliori esponenti del jazz italico, Paolo Fresu, Gianluca Petrella, Danilo Rea.
Il programma si muove tra collaborazioni inedite e progetti musicalmente innovativi, con l’intenzione di creare un giusto mix che possa essere apprezzato sia da appassionati e conoscitori del jazz, sia da spettatori non particolarmente avvezzi al linguaggio della musica afro-americana.
Location d’eccezione anche quest’anno il magnifico Duomo, progettato da Lorenzo Maitani e realizzato tra il Trecento e il Cinquecento, che fa da cornice nel pomeriggio di Capodanno alla Messa della Pace impreziosita e caratterizzata dalla presenza della musica gospel. Espressione e sintesi di culture e religiosità diverse che grazie alla musica si incontrano rendendo indimenticabile tale esperienza.
I concerti serali si svolgono al Teatro Mancinelli, inaugurato nel 1886, che offre la sintesi dei principali caratteri dell’architettura orvietana, al Palazzo del Popolo, realizzato in pietra basaltica e tufo, descritto la prima volta nel Duecento, al Palazzo dei Sette, eretto a cavallo del Trecento, caratterizzato da volte e archi possenti e affiancato dalla pregevole Torre del Papa, a Palazzo Soliano, al cui piano terra si trova il Museo Emilio Greco, con sculture e creazioni grafiche donate alla città dallo stesso.
Suggestivi anche la Sala del Carmine, una ex chiesa del 1300 facente parte del più vasto complesso del Carmine che comprendeva anche un convento e il Ristorante San Francesco, situato in un edificio che ospitò nel 1200 un convento francescano, location del gran cenone di fine anno la notte del 31 dicembre a suon di jazz e sede ideale dei jazz lunch e dinner.
A questo link potete scoprire il programma integrale del festival.

Serata di grandi concerti nelle radio internazionali

Questa sera le principali radio europee ci regalano una scorpacciata di grandi concerti di jazz, per i quali c'è solo l'imbarazzo della scelta.

Ecco l'elenco degli strepitosi concerti che saranno trasmessi in streaming questa sera con i rispettivi link per poterli ascoltare:

- dalle ore 19 alle ore 24 su HR2 
in diretta dal Deutsches Jazzfestival di Francoforte:
"A Love Supreme" – Jonas Kullhammar Quartet
"John Coltrane and Johnny Hartman" – McCoy Tyner Trio with special guests José James & Chris Potter
"Pulse Beat“ – Archie Shepp & Joachim Kühn
clicca qui per ascoltare il concerto

- alle ore 22,05 su NW Radio
Wayne Shorter Quintet - registrato al Club Modernes di Brema il 24 aprile 1988
clicca qui per ascoltare il concerto 

- alle ore 22,30 su France Musique
Jerry Bergonzi & Dick Oatts Quartet - registrato al Sunset di Parigi il 22 ottobre 2011
clicca qui per ascoltare il concerto

- alle ore 22,30 su DRS2
Maria Schneider Big Band - in diretta dal Jazznojazz Festival di Zurigo
clicca qui per ascoltare il concerto

- alle ore 22,40 su Espace2
Art Pepper Quartet - registrato al Ronnie Scott's nel 1980
clicca qui per ascoltare il concerto

- alle ore 23,05 su BR Klassic
Joshua Redman Trio - registrato a Memmingen il 15 febbraio 2011
clicca qui per ascoltare il concerto

Bad As Me di Tom Waits in anteprima su Npr

Una piccola escursione al di fuori del mondo del jazz (ma poi neanche tanto), per segnalare che sul sito della Npr si può ascoltare integralmente in streaming (solo per qualche giorno) l'ultimo ed attesissimo album del grande Tom Waits intitolato Bad As Me.
Bad As Me è il 17° album dell'artista californiano ed il primo in studio dopo 7 anni dall'ultimo Real Gone.

Qui si può ascoltare l'intero album:

Toots Thielemans e Kenny Werner su JazzSet

Il sito della Npr ha pubblicato un meraviglioso concerto del duo composto dall'armonicista Toots Thielemans e dal pianista Kenny Werner.
Il concerto è stato registrato lo scorso 2 aprile al John F. Kennedy Center for the Performing Arts di Washington e trasmesso nell'ambito della celebre trasmissione JazzSet condotta dalla cantante Dee Dee Bridgewater.
Durante questa session i due grandi musicisti hanno presentato delle magnifiche riproposizioni di celebri standard tra le quali In Your Own Sweet Way di Brubeck, The Days of Wine and Roses, The Dolphin, Autumn Leaves e un medley composto da Blue in Green e Solar di Davis.

Ecco il concerto:

giovedì 27 ottobre 2011

La rivista DownBeat annuncia i vincitori del sondaggio annuale

La storica rivista DownBeat ha annunciato i vincitori dell'annuale sondaggio dei lettori, giunto quest'anno alla 76a edizione.
Il leggendario pianista Ahmad Jamal è stato scelto dai lettori per la Hall of Fame di DownBeat, la bassista Esperanza Spalding è stata invece la prima donna a ricevere il prestigioso Jazz Artist of the Year, mentre l'album Live in Marciac (Nonesuch) di Brad Mehldau è stato scelto come Jazz Album of the Year.
Secondo Frank Alkyer, editore di DownBeat. “This is one of the most exciting Readers Polls in decades. First, Ahmad Jamal is an overdue addition to the Hall of Fame. All of us at the magazine have been rooting for him to receive this acknowledgement and honor for years. Second, Esperanza Spalding is the first woman to be named Artist of the Year in a DownBeat Poll. She represents the next generation of terrific artists out there who—in the finest jazz tradition—are looking for new ways to express themselves. And, finally, there is no recording more befitting the title of Jazz Album of the Year than Brad Mehldau’s Live in Marciac. Mehldau was also named Pianist of the Year. He is setting a new standard.” 
A questo link si può leggere la lista dei vincitori di quest'anno.

Richard Galliano "La Strada Quintet" in diretta questa sera su DRS2

L'emittente svizzera DRS2 (in lingua tedesca) trasmetterà questa sera in diretta due concerti dal Jazznojazz Festival di Zurigo.
A partire dalle ore 20, saranno trasmessi in diretta i concerti del Richard Galliano "La Strada Quintet" e a seguire il concerto del duo composto dal pianista Michel Camilo e dal chitarrista di flamenco Tomatito.

Clicca qui per ascoltare i concerti a partire dalle ore 20.

Marcus Strickland ed Eric Harland Live from 92YTribeca

Il locale 92YTribeca ospita alcuni dei migliori musicisti della scena newyorkese. 
Lo scorso 9 agosto fu la volta di due formazioni condotte da giovani e brillanti strumentisti; il quartetto del sassofonista Marcus Strickland e l'Eric Harland's Voyager Quintet.

Il sassofonista Marcus Strickland è stato nominato "Rising Star on Tenor Saxophone" nel Critic's Poll '10 della rivista Down Beat, "Rising Star on Soprano Saxophone" nel Critic's Poll '08 della rivista Down Beat e "Best New Artist" nella Reader's Poll '06 della rivista JazzTimes. Si è piazzato terzo nel Thelonious Monk International Jazz Saxophone Competition nel 2002 . He has suonato a livello internazionale con il suo trio e quartetto e con i gruppi Dave Douglas Keystone, Jeff "Tain" Watts e Roy Haynes, che l'ha reso uno dei sassofonisti più rinomati. Il suo ultimo album Triumph of the Heavy, Vol. 1 & 2, è stato pubblicato la scorsa estate.
"Marcus Strickland has started to turn heads in the most thriving but most competitive jazz scene on the planet ... his tone: liquid and luminous, yet forceful and exact." — Thomas Conrad (JazzTimes magazine).
Il quartetto con il quale ha suonato nel concerto era composto da; Marcus Strickland, sassofoni, David Bryant, piano, Ben Williams, basso, E.J. Strickland, batteria.

Il batterista e compositore Eric Du'sean Harland, fu scoperto da Wynton Marsalis durante un workshop alla high school
Da allora Eric ha registrato e collaborato con un innumerevole numero di grandi del jazz quali McCoy Tyner, Terence Blanchard, Kenny Garrett, Ravi Coltrane, Betty Carter, Joe Henderson, Charles Lloyd, Joshua Redman, Wynton Marsalis e John Patitucci per nominarne alcuni. Nella 65th Annual Readers Poll della rivista Down Beat, è entrato nella breve lista di batteristi insieme ad Elvin Jones e Roy Haynes.
I Voyager Quintet con il quale ha suonato nel concerto è una strepitosa formazione composta da Eric Harland, batteria, Walter Smith III, sassofono tenore, Julian Lage, chitarra, Taylor Eigsti, piano e Harish Raghavan, basso.

Ecco il video integrale dei due concerti registrati dall'emittente radiofonica Wbgo per la sua trasmissione The Checkout:

Ron Carter "Golden Striker Trio" ad Alba

Venerdì 11 novembre presso il Teatro Sociale di Alba con inizio alle ore 21 concerto del Ron Carter "Golden Striker Trio" composto da Mulgrew Miller: piano, Kevin Eubanks: chitarre e Ron Carter: contabbasso.
Le sue apparizioni su più di 2.500 album lo rendono uno degli artisti più registrati nella storia del jazz. Un musicista leggendario, un suono unico, un gentleman che riesce a conciliare uno swing strabiliante con il rigore stilistico della musica colta. Ron Carter, classe 1937, è certamente uno dei più originali e tecnicamente superlativi contrabbassisti del mondo. Il suo curriculum parla da solo: contrabbassista nel mitico quintetto di Miles Davis, quello che con Herbie Hancock, Wayne Shorter e Tony Williams è stato uno dei gruppi più esplosivi del jazz; e ancora, contrabbassista insieme ad Antonio Carlos Jobim, McCoy Tyner, Eric Dolphy, Sonny Rollins, Wes Montgomery, Herbie Hancock; insieme ad Hancock e a Billy Cobham fonderà un trio nel 1981, chiamato Trio Hurricane: i tre avranno un successo incredibile; e ancora, vincitore di due “Grammy Awards”: nel 1993 come miglior gruppo e nel 1998 per il brano “Sheet Blues” (tratto dalla colonna sonora del film “Round Midnight”).
Ad Alba, al Teatro Sociale, arriva quindi un’icona, uno dei personaggi più carismatici della musica afroamericana e per merito del quale la maggior parte di noi si e’ innamorato del Jazz.
Il Golden Striker Trio lavora con una formazione particolare: un pianista poderoso (Mulgrew Miller), un chitarrista raffinato (Kevin Eubanks) e Ron Carter al contrabbasso: il trio porta in tournée le sue composizioni originali, ricreando le atmosfere da club jazz. Il tutto eseguito con una precisione incredibile, e un’attenzione particolare ai dettagli, quella dei grandi musicisti, ma anche con una vena improvvisativa che e’ quella dei grandi Jazzisti e che rende imprevedibile ed emozionante ogni concerto di Ron Carter.

Ecco un video del Golden Striker Trio che presentano l'onomino pezzo al Festival di San Sebastian:

Inedito concerto dei Weather Report pubblicato in Cd e Dvd

Nella giornata odierna verrà pubblicato integralmente, in un doppio Cd, un concerto inedito dei Weather Report, registrato a Colonia il 13 maggio 1983; simultaneamente verrà pubblicato anche il Dvd.
Sia Zawinul e Shorter, indubbiamente ringiovaniti dal potenziale collettivo di questo nuovo gruppo, avevano appena registrato uno dei loro migliori album, Procession, per la Columbia. Molti pezzi di questo disco sono presenti nel concerto di Colonia e comprendono la title track, e Where The Moon Goes. Furono poi eseguiti anche due pezzi dell'album seguente, Domino Theory, The Peasant e Db Waltz. Anche le canzoni della band più popolari non furono dimenticate, e fanno parte di un medley di sei tracce tra cui una versione entusiasmante di Birdland, che chiude il set.
La formazione era composta da Joe Zawinul (tastiere), Wayne Shorter (sassofono tenore e soprano), Victor Bailey (basso elettrico), Omar Hakim (batteria), Jose Rossy (percussioni).

Ecco il video di The Peasant tratto da questo concerto:

mercoledì 26 ottobre 2011

Tiziana Ghiglioni a Varese

Prenderà il via giovedì 27 ottobre, al Miv Caffè, la rassegna musicale “Fifteen for jazz” che fino a maggio vede appuntamenti con grandi artisti del genere. Il primo appuntamento è con Tiziana Ghiglioni e Alberto Tacchini.
La grande voce del jazz italiano salirà sul palcoscenico e presenterà anche i brani del suo ultimo disco “Songs” pubblicato dalla Splas(H) Record, un lavoro di classe che abbandona la serie di album "dedicati" che costituiscono l'ossatura della sua ponderosa discografia (Tenco, Battisti, Duke, Gaslini, Modern Jazz Quartet, Chet, Luca Flores, etc.) per licenziare un album di canzoni, scritte dalla cantante ligure e musicate dal bravo Alberto Tacchini.
Una serata da non perdere per gli amanti del genere che avrà inizio alle 21.30.

Ecco un video degli anni '80 di Tiziana Ghiglioni con lo sfortunato pianista Luca Flores, che presentano una versione di Lush Life.

Peppe Servillo, Javier Girotto e Natalio Mangalavite a Roma

Questa sera alle ore 21, riparte la nuova stagione del Teatro Biblioteca Quarticciolo di Roma con il concerto del trio italo-argentino composto dalla voce degli “Avion Travel” Peppe Servillo, e da due musicisti sudamericani, il sassofonista e clarinettista Javier Girotto e il pianista Natalio Mangalavite. Insieme sul palcoscenico per un viaggio in musica che ripercorre la canzone italiana e la tradizione musicale argentina.
Con brani tratti degli ultimi due album L’Amico di Cordoba (2003) e Fútbol (2006), il trio incontra i ritmi latino-americani con riletture, melodie e inediti d’autore per una performance fra teatro, letteratura e calcio.
L’eleganza di una delle voci più colte del panorama musicale italiano, e la grande personalità sonora dei due musicisti argentini: Peppe Servillo, Javier Girotto e Natalio Mangalavite, un trio quasi naturale, nonostante provenga da culture musicali diverse, nato dalle ripetute collaborazioni che i singoli musicisti hanno alternato nel corso degli anni. Infatti, Girotto e Mangalavite nel 2003 hanno inciso insieme l’album Colibrì, mentre Servillo è stato spesso ospite degli Aires Tango, il gruppo storico di Girotto, con il quale ha registrato anche un brano nel loro cd Poemas
Una raffinata partitura fra canzone d’autore, jazz, e musica argentina porta in scena la storia del nostro sport nazionale: "Fútbol" che, ispirato ai racconti dello scrittore argentino Osvaldo Soriano, racconta storie di calcio in cui si avvicendano storie di vita, d’amore e di sport tra vittorie, sconfitte, contrasti e spirito di squadra. Il calcio come metafora della vita che implacabilmente assegna a ciascuno il suo ruolo. Un excursus musicale che continua con brani tratti da L’Amico di Cordoba, poesia e arte si incontrano in una miscela suggestiva e sperimentale che fonde l’atmosfera sudamericane con quella mediterranea.

Ecco il video del trio, registrato a Live Loano Note in Libertà - Palazzo Doria - Sabato 11 Aprile 2009:

Roy Haynes in diretta su TSF Jazz

L'emittente radiofonica TSF Jazz trasmetterà in diretta, giovedì 27 ottobre, il concerto del quartetto del batterista Roy Haynes, con Jaleel Shaw (sassofono), Martin Bejerano (piano) e David Wong (basso), registrato al locale parigino Duc des Lombards.
Charlie Parker disse che Roy Haynes era il suo batterista preferito, Lester Young lo nominò "The King", John Coltrane lo considerava uno dei migliori batteristi con cui aveva suonato.
Ma ancora oggi a 86 anni, Roy Haynes è uno dei più grandi batteristi in attività!

Per ascoltare in diretta il concerto, visita questo link, a partire dalle ore 20 di giovedì 27 ottobre.

Ecco il video del quartetto di Roy Haynes, registrato lo scorso 11 settembre al Dizzy's Club di New York

Roma Jazz Festival 2011

Dopo la gustosa anteprima dello scorso 17 ottobre con il concerto del Wayne Shorter Quartet, parte la 35a edizione del Roma Jazz Festival, autunnale rassegna della capitale in programma dall'8 al 30 novembre 2011, presso l’Auditorium Parco della Musica di Roma. 
Il festival prodotto dalla IMF Foundation è sostenuto dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e da Roma Capitale - Assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico, e co-prodotto con la Fondazione Musica per Roma. Oltre agli spettacoli proposti all’interno del Parco della Musica, il Roma Jazz Festival presenterà “NEU Jazz”; una serie di iniziative, realizzate in collaborazione con i più attivi jazz club di Roma e con il sostegno degli Istituti di cultura europei, che presenterà una panoramica del “fare jazz” negli altri paesi europei. Non poteva mancare infine, anche quest’anno, la sezione Arte che proporrà “Ispirazione creativa”, con esposizione di opere di alcuni dei più importanti artisti italiani contemporanei.
Il calendario è davvero di altissimo livello, con Pat Metheny, Dave Holland, Mike Stern, Dee Dee Bridgewater, Stefano Bollani, Roberto Gatto, Danilo Rea, Enrico Rava, Paolo Fresu, Fabrizio Bosso, Javier Girotto, Roberta Gambarini e altri, grazie al quale si festeggerà degnamente il 35° anniversario della rassegna che quest’anno ha come slogan “Jazz Appeal
Per informazione e per il programma dettagliato: www.romajazzfestival.it/

Riparte la stagione del Jazz Club di Perugia

Il magazine "Newsweek" lo ha definito "Il maestro della melodia"! Proprio con lui, con Tom Harrell e il suo Quintetto, comincerà la stagione 2011 - 2012 del Jazz Club Perugia. Il trombettista dell'Illinois, eletto da "Down Beat" quale miglior tromba dal 1977 al 1995, suonerà sul palco del Teatro Pavone di Perugia venerdì 18 novembre 2011 alle 21,30. Con lui: Wayne Escoffery (sax tenore), David Berkman (piano & rhodes), Ugonna Okegwo (basso) e Johnathan Blake (batteria).
Il nuovo cartellone del JCP prevede quest'anno otto concerti, tre dei quali sanciranno il ritorno al Giò Jazz Area, auditorium nel quale si erano tenute le prime due edizioni. 
Dopo il trombettista statunitense, martedì 22 novembre sempre alle 21,30, sarà la volta del concerto del duo Stefano Bollani / Hamilton De Holanda. Insieme riporteranno il JCP negli spazi dell'Hotel Giò Jazz area di Valeria Guarducci. Quella, con il mandolinista Hamilton De Holanda, è l'occasione che ha permesso al pianista milanese di tornare a confrontarsi con la musica brasiliana, dopo "Falando de Amor" (Venus, 2003) e il fortunato "Bollani Carioca" (Emarcy, 2008). Tra Stefano Bollani ed Hamilton De Holanda c'è un'affinità profonda, nata dal comune amore verso le partiture dei grandi compositori brasiliani. 
Il terzo concerto della "stagione d'inverno" sarà quello di Omer Avital Quintet, venerdì 16 dicembre 2011 presso il Teatro del Pavone. Con il contrabbassista Avital suoneranno:  Joel Frahm (sax tenore), Avishai Cohen (tromba), Jason Lindner (pianoforte) e Johnathan Blake (batteria). Omer Avital, israeliano, è un creativo contrabbassista che ha saputo elaborare un trascinante progetto musicale in cui l'improvvisazione jazzistica fa da veicolo creativo per una molteplicità di tradizioni mediorientali e nordafricane, dallo Yemen al Marocco. 
Venerdì 20 gennaio presso il Teatro del Pavone, l'Enrico Rava “Tribe” Quintet. Con il trombettista di Trieste, Gianluca Petrella (trombone), Giovanni Guidi (pianoforte), Gabriele Evangelista (contrabbasso) e Fabrizio Sferra (batteria). Il gruppo racchiude diverse generazioni di musicisti, tutti con una propria storia e personalità stilistica. Del resto, Rava ha compreso da tempo uno dei meccanismi adottati da molti grandi leader della musica africana americana: inserire periodicamente nelle proprie formazioni giovani musicisti.
Venerdì 17 febbraio alle ore 21,30 si torna all'Hotel Giò Jazz area con il “Monk at Town Hall: tributo a Thelonious Monk" della Lydian Sound Orchestra. Nella formazione, ispirata all'organico della storica "Tuba Band" di Miles Davis, suonano: Pietro Tonolo (sassofono), Robert Bonisolo (sassofono), Rossano Emili (sassofono), Kyle Gregory (tromba), Roberto Rossi (trombone), Dario Duso (tuba), Paolo Birro (pianoforte), Marc Abrams (contrabbasso) e Mauro Beggio (batteria). 
Danilo Rea Trio, con "Beatles in Jazz" sarà sul palco del Teatro Pavone il sabato 17 marzo 2012. Con Rea (pianoforte), suoneranno Ares Tavolazzi (contrabbasso) ed Ellade Bandini (batteria). Un trio di jazzisti d'eccezione interpreta le musiche dei Beatles. A proposito di questo trio Rea ha detto: "Ci divertiamo molto, abbiamo un ottimo feeling. Sono contento di aver rimesso assieme a me due musicisti come Ares e Ellade: la loro esperienza è ricchissima e varia. Le emozioni e le novità che escono fuori da questo Trio credo saranno apprezzate dal nostro pubblico". 
Venerdì 4 maggio 2012 alle 21,30, presso la Sala dei Notari - in un concerto fuori abbonamento ed autogestito - ritorna la Perugia Jazz Orchestra di Mario Raja
Venerdì 13 aprile 2012 alle 21,30 al Giò Jazz Area le "Memorie di Adriano - Canzoni del clan di Adriano Celentano" con Peppe Servillo (voce), Javier Girotto (sax), Fabrizio Bosso (tromba), Furio Di Castri (contrabbasso), Rita Marcotulli (pianoforte) e Mattia Barbieri (batteria). Dopo aver affrontato il repertorio di Frank Zappa e quello di Domenico Modugno ("Uomini in frac" è stato presentato in tutta Europa), l'ensemble prova l'esplorazione di un altro grande personaggio della musica italiana: Adriano Celentano, interprete e compositore che, con il Clan, ha tracciato un'impronta profonda nella storia della musica italiana.

Round About Jazz – We Want Miles”: mostra fotografica ad Albenga

Round About Jazz – We Want Miles”. È questo il titolo della mostra fotografica di Umberto Germinale organizzata a Palazzo Oddo dall’associazione “Le Rapalline in Jazz” di Albenga, con la collaborazione e il patrocinio del Comune di Albenga e della Palazzo Oddo Srl.
Una esposizione di foto straordinarie dell’apprezzato fotografo Umberto Germinale scattate al leggendario Miles Davis e ad altri grandi musicisti che negli anni hanno gravitato attorno a lui.
L’inaugurazione della mostra è prevista sabato 5 novembre alle ore 17.30 nelle sale espositive del terzo piano di Palazzo Oddo, in Via Roma ad Albenga, alla presenza del duo Andy Dulbecco (vibrafono) e Marco Bottini (flauto), che si esibiranno per l’occasione. La mostra sarà visitabile fino al 27 novembre, con apertura al pubblico dalle ore 10.30 alle ore 12.30 e dalle ore 15.30 alle ore 18.30, con chiusura al lunedì con ingresso gratuito.

Mario Raja 4tet al Music Inn di Roma

Sabato 29 ottobre alle ore 22,30, il sassofonista Mario Raja salirà sul palco del Music Inn di Roma con il suo quartetto. La formazione vede Enrico Bracco alla chitarra, Luca Fattorini al contrabbasso e Armando Sciommeri alla batteria.
Il Mario Raja 4tet è un gruppo dal suono moderno e originale. Il repertorio è basato su composizioni dei quattro musicisti e su una scelta di standards molto particolare. La musica è arrangiata in modo da assicurare un bilanciamento fra strutture e libertà dell’improvvisazione.
Mario Raja sassofonista, arrangiatore e compositore, ha esordito professionalmente a Roma nel 1977. 
Attivo nei contesti musicali più diversi, dal quartetto jazz all’orchestra sinfonica, ha collaborato e registrato con musicisti come Mel Lewis, Bob Brookmeyer, Joe Lovano, Luciano Berio, Sal Nistico, Daniel Oren, Gunther Shuller, Stevie Wonder, Phil Woods, Massimo Urbani, Giuseppe Sinopoli, Don Moye. E’ stato primo sax tenore dell’orchestra della RAI di Roma e direttore dell'Orchestra Nazionale di Jazz dal ‘96 al ‘98. 
Dirige la Perugia Jazz Orchestra, l’Orchestra Napoletana di Jazz e dall'88 la Mario Raja Big Bang, vera e propria “all star” del jazz italiano. Insegna al Conservatorio di Perugia. 

Ecco un video del Mario Raya Quartet registrato al Taormina Jazz Festival il 23 Luglio 2010:

martedì 25 ottobre 2011

L'emittente radiofonica HR2 al 42° Deutsches Jazzfestival di Francoforte

L'emittente radiofonica tedesca HR2 Kultur trasmetterà in diretta da giovedì 27 a sabato 29 ottobre dalle ore 19 alle ore 24, i concerti tratti dal 42° Deutsches Jazzfestival di Francoforte che quest'anno è dedicato alla musica della leggendaria etichetta Impulse!.

Ecco il programma dei concerti:

Giovedì 27 ottobre:
Das Kapital plays Hanns Eisler
Bob Degen Quartet feat. Valentin Garvie
"Africa/Brass“– Hr-Bigband feat. Archie Shepp

Venerdì 28 ottobre:
"A Love Supreme" – Jonas Kullhammar Quartet
"John Coltrane and Johnny Hartman" – Mccoy Tyner Trio with special guests José James & Chris Potter
"Pulse Beat“ – Archie Shepp & Joachim Kühn

Sabato 29 ottobre:
"The Blues and the Abstract Truth“ – Hr-Bigband feat. Vincent Herring
"Ascension“ – Harriet Tubman Double Trio
"Impressions Of New York“ – Rolf Kühn / Joachim Kühn / John Patitucci / Brian Blade 

Per ascoltare i concerti in diretta visitate questo link

Charles Lloyd e Jason Moran a Soundcheck

L'emittente radiofonica WNYC ha presentato nell'ambito della sua celebre trasmissione Soundcheck una splendida live-session in studio con il grande sassofonista Charles Lloyd in coppia con il pianista Jason Moran.

Ecco lo streaming audio di questa bella session, di cui è possibile scaricare anche il podcast.

Intervista a Jimmy Cobb

Sul sito SomethingElse è apparsa una bellissima intervista a Jimmy Cobb, il leggendario batterista celebre per la sua partecipazione a storiche sessions tra le quali Kind of Blue, Sketches of Spain e Porgy and Bess di Miles Davis e Bahia e Giant Steps di Coltrane.
Nell'intervista Cobb ricorda alcuni di questi momenti leggendari, dalla sua impulsiva decisione di entrare nella band di Miles Davis ad un intreccio romantico con Dinah Washington - e poi fa un appello appassionato alla generazione più giovane di riscoprire la sua musica.

Ecco un estratto dell'intervista:

Nick DeRiso: Kind of Blue has become the best-selling jazz album of all time, a touchstone moment in music. But that moment — there in the studio with Miles — was actually sort of thrown together. There were almost no rehearsals. How did you get in sync so quickly?
Jimmy Cobb: My mindset was, it was just another Miles Davis date. I had no idea what the concept was. All he told me was the key signatures, the rhythmic patterns — things like that. He figured anything he did would come out alright, because of the personnel. Those guys were all top-notch musicians. He knew we could handle anything he had. He told us what it was, and we proceeded to do it. Everything took about one take. Miles made us stop to redo the blues thing with Wynton (Kelly, who sat in on “Freddie Freeloader,” above), because he didn’t like a chord he played in the turnaround. Other than that, it was all in one take. It all happened in two days, one week and then a couple of weeks later.
DeRiso: You were introduced to the band through Cannonball Adderley, right? How did the two of you meet?
Cobb: I met him when I was working with Dinah Washington’s trio. We were checking into a hotel before a date in Florida, and he was waiting to meet us. He wanted to know what was happening in New York, because he was contemplating leaving. He was talking to me about guys like Sonny Rollins, what the scene was. He was feeling it out, and we got to be friends. A little after that, he put a band together — guys from his hometown down there: Junior Mance, who had been in the Army with him; Curtis Fuller and Sam Jones. They came to New York and found an agent, and they sounded good — but decided they wanted a new drummer. Cannon called me up, and I got the gig to make the record Cannonball’s Sharpshooters. They ended up getting into some trouble for not paying their income taxes, and had to break the band up. Later, after he got the gig with Miles, Miles had Philly Joe (Jones), Paul (Chambers), Red (Garland) and (John) Coltrane. He made it a sextet. At that time, Philly Joe was missing some of the jobs every now and then — and Cannon wanted to keep the job and not have anything funny happen. He needed the money! So, he mentioned me as a fill in, if Philly didn’t show. Miles called me one night at about 6 in the evening and said he wanted me in the band. I said OK. We talked about it, and I asked him: ‘When are you working next?’ ‘Actually, I’m working tonight — in Boston.’ He’s already in Boston! I said, what time does it start? ‘Nine.’ It’s six — and we’re 400 miles apart! How am I going to get to Boston by 9? He said: ‘You want the gig, don’t you?’ So, I got on a shuttle running from New York to Boston. By the time I got there, they were playing already. I think Miles wanted to start on time, because he didn’t want to have trouble with the money. They were playing “’Round Midnight.” I set my drums up while they were playing. When they got to the spot where there’s a little break before the solo, I joined in. I played that with them and I was in the band. No rehearsal, nothing...
DeRiso: Later, you, Chambers and Kelly backed Wes Montgomery. Perhaps the high point was the aptly titled straight-ahead live album Smokin’ at the Half Note. Were you surprised when Wes later took a turn into more pop-influenced styles?
Cobb: He did that because he was talked into it, probably by (producer) Creed Taylor, who told him: ‘You could make some bigger money. You could be more public, playing all of those tunes.’ He didn’t like it. He was doing it because he needed the money. He had about 9 kids, so he figured he had to go for it. While he was still home, he had three gigs! He worked all day and all night — never got any sleep. It made his heart bad. One was construction; I think he worked on a jack hammer. The second one was as a guard for a milk company. And then the third was playing music! That took its toll on his energy and his life....
Continua a leggere l'intervista sul sito originario.

Ecco il video della band di Jimmy Cobb che presenta una strepitosa versione di So What, tratta dal concerto per festeggiare l'anniversario di Kind of Blue, registrato alla Cité de la Musique di Parigi:

Ben Williams And Sound Effect: Tiny Desk Concert

La Radio Pubblica Americana NPR presenta sul suo sito il video di un mini-concerto del giovane ed estremamente promettente contrabbassista Ben Williams, vincitore nel 2009 della Thelonious Monk Competition, nell'ambito della serie Tiny Desk Concert.
Nel video Williams presenta due pezzi tratti dal suo album di debutto State of Art, pubblicato lo scorsa estate accompagnato da una strepitosa formazione, Sound Effect composta da Ben Williams al basso, Marcus Strickland ai sassofoni, Gilad Hekselman alla chitarra, Christian Sands alle tastiere e John Davis alla batteria.

Ecco il video del concerto:

lunedì 24 ottobre 2011

La Strada Quintet "Tribute To Nino Rota" a Torino e Roma

Il fantastico La Strada Quintet composto da Richard Galliano, fisarmonica, accordina, trombone, John Surman, sax soprano e clarinetto alto, Dave Douglas, tromba, Boris Kozlov, contrabbasso e Clarence Penn, batteria e percussioni sarà in concerto sabato 29 ottobre a Torino, al Conservatorio G. Verdi alle ore 21,15 e domenica 6 ottobre a Roma al Conservatorio di Santa Cecilia alle ore 21, per presentare il superbo progetto Tribute To Nino Rota.
Tornano Gelsomina, Zampanò, Cabiria, Alberto, Giulietta, Marcello e perfino la Gradisca a braccetto però con Don Vito Corleone: il grande fascino della fisarmonica francese di Richard Galliano incontra la musica per lo schermo di Nino Rota, nel centenario della nascita di questo compositore e creatore di temi immortali che dal cinema italiano si sono propagati al mondo intero. Galliano è uno dei protagonisti, forse il maggiore, del grande ritorno della fisarmonica francese - la musette - anche grazie a un suono indimenticabile. Ma il suo apporto a questo strumento è paragonabile a quello portato al bandoneon da Astor Piazzolla - non a caso, uno dei suoi maestri - grazie ad un universo musicale policromo: dalla musette al tango, dal jazz alla musica latina, dalla "chanson" d'autore alla musica classica.
Nelle partiture di Rota ecco un terreno fertilissimo per il suo talento: nelle colonne sonore dei film di Fellini, dove "l'atmosfera fisarmonica" si respira in tanta musica, ma anche ne "Il padrino" di Coppola, con il suo tema di origine popolare. Ci sono le celeberrime canzoni e passerelle dal sapore circense e brechtiano da "8 ½" a "La dolce vita", da i "Vitelloni", ad "Amarcord", fino ad alcuni dei temi più belli realizzati per il cinematografo: basta citare quello per tromba di "La strada" ammantato di un epico e amaro senso del destino.
L'approdo di Galliano e del suo ensemble a tanta musica è intimo, attraversato da venature jazz, illanguidito dalla melanconia del tango, scherzoso, personalizzato dalla morbidezza francese della sua musette.
Per assemblare il quintetto, Galliano si è rivolto a musicisti dall’ampio background culturale. John Surman appartiene alla generazione di musicisti europei che hanno espanso gli orizzonti internazionali del jazz. Compositore ed esecutore di classe mondiale, nei suoi lavori rivela un profondo amore e rispetto per l’intera tradizione del jazz, così come per la musica da camera, la liturgia anglicana e il folk delle Isole Britanniche. La formazione del newyorkese Dave Douglas, tra i più prolifici e originali trombettisti della sua generazione, è avvenuta incorporando musica classica, folk europeo e armonie klezmer che le sue molteplici esplorazioni e intuizioni hanno apparentato, con coerenza, ai linguaggi del jazz e dell’improvvisazione.
Il contrabbassista moscovita Boris Kozlov da vent’anni risiede a New York, dove si è costruito una invidiabile reputazione nella scena musicale, in particolare come colonna della Mingus Big Band. Il batterista Clarence Penn, frequente collaboratore di Ellis e Wynton Marsalis e di una vasta élite del jazz americano, appare regolarmente con Galliano da quando è stato invitato a partecipare al suo New York Trio.

Ecco il trailer di questo progetto:

Miles Davis Live at Tanglewood

Questo video riprende il concerto che Miles Davis tenne a Tanglewood il 18 agosto 1970, durante la tourneè dell'album Bitches Brew.

Ecco un estratto delle note del critico Alan Bershaw:

La sua straordinaria band, (Miles Davis - tromba, Gary Bartz - sax soprano e alto, Chick Corea - piano elettrico, Keith Jarrett - organo, e piano eletrico, Dave Holland - basso elettrico ed acustico, Jack DeJohnette - batteria, Airto Moriera - percussioni) che contiene alcuni giovani musicisti che diverranno presto leggendari, era profondamente immersa nel primi esperimenti elettrici.
Questa  incendiaria performance cattura Miles che inserisce una potente nota rock nella sua musica che era diventata più elettrica, più funky, più ritmica, e semplicemente "oltre" tutto ciò che aveva proceduto.
Gran parte del materiale eseguito deriva dagli album In a Silent Way e Bitches Brew. Dato che la perfomance rimane una lunga e continua suite, essa consente di seguire il flusso e la logica della musica per un periodo prolungato di tempo. Questo flusso continuo, privo degli annunci di identificazione delle canzoni, spesso lasciava confusi i critici e gli ascoltatori, ma un ascolto attento rivela i distinti cambiamenti che sono in corso. Miles è in ogni momento completamente in controllo della direzione musicale, sia se in prima linea o meno. Miles guida la musica negli intricati temi, continuamente riportando in linea le improvvisazioni del gruppo. La risposta rapida e agile dei musicisti agli stimoli di Miles è davvero notevole ed è la ragione principale per l'incredibile intensità di questa musica.
A parte il solito The Theme finale, ben poca di questa musica deriva dal periodo jazz di Miles, né questa può rientrare nella categoria del free jazz alla quale è spesso erroneamente associata. Questa musica è molto più funky, spesso composta di profondi e ciclici grooves che hanno poco in comune con il jazz. Come aveva fatto più volte in passato, Miles stava forgiando un territorio inesplorato e creando un cambiamento nella musica moderna che in seguito avrebbe influenzato innumerevoli musicisti.
Il pubblico riconobbe ed apprezzò questo cambiamento e riuscì nell'impresa di riportare Miles sul palco per un bis (cosa che è raramente accaduta in questo periodo). Il bis, piuttosto breve, si concentrò su Miles Runs the Voodoo Down, che presenta Corea suonare il riff principale come un musicista di hard rock, con delle profonde linee di basso blues di Holland e il resto del gruppo cha propone una miscela che riporta alla musica dei Led Zeppelin e Jimi Hendrix ma senza utilizzare le chitarre elettriche!
Anche se a volte difficile, spesso stimolante e senza dubbio intensa, la performance di questa serata è una delle più intriganti della lunga carriera di Miles. E' uno di quei rari spettacoli con una profondità infinita che premia continuamente i ripetuti ascolti.

Ecco il video del concerto:

Marcus Roberts - Celebrating Christmas

Il pianista Marcus Roberts sta per pubblicare il suo nuovo album dal titolo Celebrating Christmas, una raccolta di 15 classici natalizi tra cui Jingle Bells, Silent Night e White Christmas.
Accompagnato da Rodney Jordan al basso e Jason Marsalis alla batteria, Roberts tesse queste celebri melodie con ritmi e tonalità di jazz tradizionale.

Nelle estese liner notes presenti lo stesso autore parla dei singoli pezzi che compongono l'album:

I have been considering doing another Christmas recording for a few years. I have been blessed in my career so far to be able to do so many things, and since Christmas is a time for reflection and sharing with others, I decided that this was the right time for this recording. I have chosen some of my favourite holiday melodies to share with you. These are all new arrangements and I think that those of you who are familiar with our trio’s unique style and sound will recognize it here. This is the first trio recording that we have done since Rodney Jordan joined the group in November of 2009. I think that you will see why I love playing with these guys. Jason Marsalis and Rodney Jordan sound like they have been making music together for years.
I chose to begin the recording with “Jingle Bells”, an old holiday favourite written in 1857 by James Pierpont as a Thanksgiving song for children (originally titled “The One Horse Open Sleigh”). Just before the Civil War, Pierpont moved to Savannah to become the organist in his brother’s church. That same organ is now housed at Florida State University (where Rodney Jordan and I teach). Our version of “Jingle Bells” begins with the bass and drums playing a rousing groove. The drums are featured prominently throughout and play an important role in propelling the piece forward. When you hear the drums return to the groove that started the song, we come together to play the melody to the end. It’s a fun song and it’s easy to see why it’s been so popular over the years.... 
(clicca qui per continuare a leggere le liner notes).

George Cables a Valenza

Questa sera al Teatro Sociale di Valenza alle ore 21.15 si presenterà come evento straordinario e per la prima volta sulla scena internazionale, un quartetto comprendente una leggenda pianistica del jazz mondiale quale l’afroamericano George Cables e uno dei pianisti italiani più apprezzati non solo nel nostro paese ma anche negli States, Massimo Faraò.
Con loro una ritmica straordinaria formata dal bassista Carmelo Leotta, cittadino newyorkese d’adozione, e del batterista americano Carmen Intorre, uno dei più apprezzati drummers sulla scena jazzistica internazionale.
La formula dei due pianoforti nel jazz è stata adottata con successo nel mondo e il fatto di avere, nel concerto, anche una ritmica, permette ai due grandi pianisti varie soluzioni esecutive (duo, trio, quartetto) con possibilità espressive diverse e sviluppi creativi assai originali e imprevisti.
È confermato che il concerto sarà ripreso dalle reti della Rai e dovrebbe essere trasmesso nel corso di una delle puntate di “Uno Mattina”.
Nato a New York nel 1944, George Cables ha cominciato a studiare alla “High School of Performing Arts”. Presto viene fortemente attratto dalla libertà d’espressione ascoltata nel jazz. Il giovane Cables è attratto da tastieristi come Herbie Hancock ma, come sottolinea, “non ho mai ascoltato veramente i pianisti quando crescevo. Ciò che voglio dire è che sono stato molto più influenzato da Miles o da Coltrane e dalle loro band piuttosto che da singoli pianisti”.
Numerosi concerti in diversi club di New York attraggono l’attenzione sulla sua versatilità e presto si trova a registrare con Paul Jeffrey, Max Roach, Art Blakey, Sonny Rollins con il quale effettua una tourneé sulla West Coast. Forse la svolta più significativa arriva nel 1977, quando Dexter Gordon lo invita nel suo quartetto. Il rapporto più duraturo sulla fine degli anni 70 è con Art Pepper.
Massimo Faraò nato a Genova nel 1965, inizia a collaborare da giovanissimo con musicisti italiani, specialmente col bassista Piero Leveratto. Nel 1993 viene invitato negli USA a suonare con Red Holloway e Albert Tootie Heath con cui tiene molti concerti sulla West Coast. Ideatore e direttore dei seminari internazionali We Love Jazz e Gospel che si tengono a Genova dal 1993 e divenuti ormai uno degli eventi più importanti in Europa e non solo. Ha suonato praticamente con tutti i big del jazz mondiale. Lo hanno definito “il più nero dei pianisti italiani”.

Ecco il video dello straordinario duo Cables/Faraò che presentano un medley composto da Someday My Prince Will Come, It Could Happen To You e Body And Soul registrato il 10/2/2011 durante la rassegna Paradiso Jazz a San Lazzaro di Savena:

domenica 23 ottobre 2011

Una preghiera tra due bicchieri di gin

Esiste una scena italiana del jazz? E, se sì, quali sarebbero i tratti della sua “riconoscibilità”? Attraverso le interviste inedite a trentatrè protagonisti di una vicenda artistica e umana che si dipana dalla seconda guerra mondiale ai giorni nostri, il libro guida il lettore nei territori italiani del jazz e dei suoi immediati dintorni.
Ma cos’è il jazz? «Una preghiera mormorata tra due bicchieri di gin», risponde Giorgio Gaslini, distillando dai ricordi personali una frase di Duke Ellington, che segna il passaggio del testimone tra uno dei padri fondatori e un veterano della scena nostrana. 
Organizzate in tre sezioni, che raccontano la nascita, la maturazione e le nuove prospettive del jazz in Italia, le interviste interrogano musicisti e produttori tra i più rappresentativi.
Con introduzioni narrative, piccoli “a solo” sulle persone dei protagonisti, l’autore, Nicola Gaeta, si ritaglia uno spazio interpretativo che miscela licenze letterarie al rigore della cronaca. Quasi un romanzo, quasi un’enciclopedia, quasi un’inchiesta, il libro è la testimonianza appassionata di una grande storia italiana ancora tutta da raccontare.
Nicola Gaeta, medico, critico musicale, conduttore radiofonico ha maturato una lunga esperienza di deejay nei club e nelle radio tra anni Settanta e Novanta. Collaboratore di testate quotidiane e specializzate, tra le quali il «Corriere del Mezzogiorno» e «Jazz Magazine», è stato inviato presso i più importanti festival nazionali e internazionali, da Roccella Jonica, al Montreux Jazz Festival al North Sea Jazz Festival. Questo è il suo primo libro.
Il libro presenta interviste a: Franco Cerri, Giorgio Gaslini, Enrico Rava, Franco D’Andrea, Giovanni Tommaso, Antonello Salis, Aldo Romano, Giovanni e Flavio Bonandrini, Enrico Pieranunzi, Paolo Fresu, Roberto Gatto, Nicola Stilo, Stefano Bollani, Stefano Di Battista, Danilo Rea, Roberto Ottaviano, Furio Di Castri, Emanuele Cisi, Sergio Veschi, Gianluca Petrella, Francesco Bearzatti, Fabrizio Bosso, Vito Di Modugno, Giovanni Falzone, Rosario Giuliani, Gaetano Partipilo, Fabio Morgera, Gianni Lenoci, Mirko Signorile, Daniele Di Bonaventura, Nicola Conte, Marco Valente.

The Dreamer ultimo album in studio per la leggendaria Etta James

Il prossimo 25 ottobre sarà pubblicato The Dreamer ultimo album in studio per la leggendaria cantante Etta James.
Questa attesissima uscita, non solo è la prima dopo un'attesa di cinque anni, ma sarà anche l'atto finale di una carriera leggendaria, a causa dei diversi problemi di salute che affliggono la James tra i quali il Morbo di Alzheimer.
Etta James ha definito il ruolo di una quintessenziale cantante di rhythm & blues, ma nell'arco sua ultracinquantennale carriera musicale ha prodotto un vario e diversificato catalogo musicale di R&B, blues, soul, pop e jazz, trascendendo tutte le categorie e gli stili musicali.
Sin dagli anni '50 Etta James è stata una delle maggiori forze musicali vincendo numerosi premi, inclusi ben sei Grammy Awards Nel 1993, James è stata inserita nella Rock and Roll Hall of Fame, mentre nel 2001 è stata inclusa sia nella Rhythm and Blues Hall of Fame che nella Rockabilly Hall Of Fame. Fu anche immortalizzata nella Hollywood Walk of Fame.
L'album presenta alcune classiche rivisitazioni come Cigarettes and Coffee di Otis Redding, Dreamer di Bobby "Blue" Bland, In The Evening di Ray Charles e Welcome To The Jungle dei Guns N' Roses'.
Per salutare i suoi fans la James ha detto "I wish to thank all my fans who have shown me love and support over all these years. I love you all."

Ecco un video di Etta James del 2007 che presenta una toccante versione di At Last:

Hiromi e James Carter su RSI

Questa sera doppio appuntamento con il jazz con l'emittente radiofonica della Svizzera Italiana RSI - Rete 2.
Alle ore 20,30 concerto della pianista giapponese Hiromi che presenta il suo Trio Project con Anthony Jackson, basso e Steve Smith, batteria.
Il concerto è stato registrato all'Estival Jazz di Lugano 2011 il 2 luglio 2011.

In seguito a partire da mezzanotte concerto di James Carter & John Medeski's "Heaven On Earth" registrato al Tampere Jazz Happening il 5 novembre 2010.

Per ascoltare i concerti potete visitare questo link

Ecco il video di Hiromi tratto dal concerto di Lugano:

sabato 22 ottobre 2011

Intervista a Ari Hoenig

Sul sito del quotidiano Ottawa Citizen è stato pubblicato un bel articolo, con una intervista al sensazionale batterista newyorkese Ari Hoenig, per la cui musica è stato coniato il termine "punk bop"

Ecco un estratto dell'articolo:

While Hoenig adds that his unfettered, venturesome and even audacious music is influenced by not just punk but other kinds of music, the “punk” in “punk bop” signifies above all that his music is “very, very improvisational, and we can really go anywhere at any time.”
That’s not to say that Hoenig, who has also played in the groups of pianist Kenny Werner, guitarist Kurt Rosenwinkel and saxophonist Joshua Redman, is playing “free jazz,” with no written material as a point of departure. His group, which will include guitarist Gilad Hekselman, pianist Tigran Hamasyan and bassist Chris Tordini, plays originals and covers of jazz standards. However, they are constantly tossing spur-of-the-moment twists at each other, responding, and collectively getting inside the creative moment.
“It’s about everyone throwing ideas, whatever they feel, off the top of their heads, and then what we get is a different conversation every time we get together.”
Often, all kinds of rhythmic manoeuvres — shifting time signatures, displacements within musical phrases, effects that may make the music seem like it’s speeding up or slowing down — figure into the group’s music, with Hoenig as the prime mover.
Hoenig says he looks for “very, very strong time and rhythmic sense” in his collaborators. “That, in a way, is the language we use to communicate. It means they’re able to respond and understand what they’re saying very quickly.”
The drums are in fact the third instrument that Hoenig took up — but the first that he himself chose to play.
The son of classical musicians, Hoenig began playing the violin when he was three years old. “It wasn’t really a choice, it was just like what you do,” he says. He began playing piano a few years later, but eventually he put both of those instruments aside to play drums.
When he was 12, Hoenig began to play drums. Why drums? The answer might have something to do with rebelling. “My parents couldn’t tell me how to practise because they didn’t know anything about it. They told me how to practise the other things and it was kind of annoying,” he says.
Hoenig didn’t even like jazz at much at first, but it did grow on him. In his hometown of Philadelphia, he began playing with other teenagers who aspired to play jazz. Eventually, he studied jazz drumming at the University of North Texas and in 1994, he moved to New York, where he plays and teaches.
In addition to his high-profile engagements and musical associations, Hoenig also holds down a regular Monday night gig at Smalls, the tiny Greenwich Village jazz club that’s been an incubator of many great talents since it opened in 1993....
(Continua a leggere l'articolo sul sito originario)

A questo link è possibile ascoltare integralmente il concerto del quartetto di Ari Hoenig (Ari Hoenig - batteria, Gilad Hekselman - chitarra, Matt Penman - basso, Shai Maestro - piano), registrato allo Smalls Jazz Club lo scorso 15 agosto 2011.

Ecco un video del Ari Hoenig Quartet (con la stessa formazione di sopra tranne che per Orlando Le Fleming - basso) che presenta Ephemeral Eyes, registrato dal vivo sempre nel locale newyorkese Smalls.

Yaron Herman Trio à la Roque d'Anthéron

Yaron Herman è un giovane ed estremamente promettente pianista israeliano, nato a Tel Aviv nel 1981, ed ora residente a Parigi, dove mantiene una notevole attività dal vivo ed ha avviato una interessante produzione discografica.
Herman ha iniziato piuttosto tardi a suonare il piano, all'età di 16 anni, quando iniziò a prendere lezioni dal celebre maestro Opher Brayer, famoso per i suoi metodi basati su filosofia, matematica e psicologia.
Quello stesso anno si trasferì a Boston per frequentare il Berklee College School of Music, ma ben presto rinunciò per tornare in patria, prima di trasferirsi a Parigi in maniera definitiva.
A 21 anni, registrò il suo primo album Takes 2 to Know 1 per l'etichetta Sketch affiancato dal batterista Sylvain Ghio. In questo periodo sviluppò una propria teoria di improvvisazione musicale chiamata «Composizione in Tempo Reale» che gli valse la possibilità di effettuare una serie di conferenze alla Sorbona.
Nell'ottobre 2005 incise il suo primo album per piano solo, Variations, per l'etichetta LaBorie Jazz Label sul quale presentò il suo concetto di «Temi e Variazioni». Così ogni melodia, viene utilizzata come una scusa per gioiose e creative innovazioni, improvvisazioni ed invenzioni. Un album sorprendentemente originale e lirico.
Dopo un'intensa attività dal vivo nel 2007 Yaron registrò il suo primo album in trio A Time for Everything per l'etichetta Jazz Laborie insieme al bassista Matt Brewer ed al batterista Gerald Cleaver un sottile miscela di jazz, pop e proprie composizioni originali. La sua versione molto originale di Toxic di Britney Spears e la sua cover di Message in a Bottle dei Police portò la sua musica ad un pubblico più vasto.
Da quel momento la carriera di Herman è stata un continuo crescendo, il pianista ha pubblicato ancora due album Muse del 2009 sempre in in trio con Matt Brewer e Gerald Cleaver, e Follow the White Rabbit del 2010 invece in trio con il bassista Chris Tordini ed il batterista Tommy Crane.
Herman continua la sua intensa attività concertistica, avendo suonato nei più importanti festival europei ed americani con proprie formazioni o come sideman di artisti come Michel Portal, Bertrand Chamayou, Lars Danielsson, Yael Naim e, tra gli altri, Dominic Miller, il chitarrista di Sting.
La musica di Herman mescola elementi di musica classica, jazz con richiami alla musica del suo paese nativo Israele, mentre il suo pianismo sembra influenzato da Keith Jarrett e Brad Mehldau.

Per conoscere meglio questo ottimo pianista vi propongo il video integrale del concerto che Herman ha tenuto lo scorso 28 luglio al Festival International de Piano de La Roque d'Antheron in trio con Chris Tordini e  Tommy Crane, ripreso dall'emittente franco/tedesca Arte