venerdì 30 settembre 2011

Il jazz non è nato a New Orleans, ma nell'anima degli africani

L'anima nera. È un miracolo, non è vero? Che le persone più oppresse e odiate sulla terra siano in grado di creare la musica più poderosa e l'arte più influente nel mondo.
E'un paradosso su cui ha ragionato Pascal Bokar Thiam, professore di Musica e studi africani presso l'Università di San Francisco, che ha appena pubblicato il libro From Timbuktu to the Mississippi Delta: How West African Standards Shaped the Music of the Delta Blues. Nel suo profondo e significativo libro, lo storico Franco-Senegalese ha illustratato quanto siano sottovalutate le origini e la cultura africana nel valutare la storia musicale degli Stati Uniti.
Sul sito The Atlanta Post è stato pubblicato un bel articolo con un'intervista a Thiam che discute su questo fondamentale aspetto della musica jazz e nera in generale.

“What I’ve noticed in teaching jazz history courses was that there was a significant amount of academic amnesia when it came to the contribution of the populations that migrated from West Africa to the southern plantations of the United States between the 16th Century and the 19th Century,” he said.
Thiam contends that jazz is essentially a fusion of blues and gospel, a music that conveyed the sorrow and hopes of a population marginalized and dehumanized. In general, the evolution of jazz follows the theme of other popular music forms which emerged from the experience of hardship.
“In order to understand the way creativity happens you have to understand what is called rhythmic creative intuition,” said Thiam. “And that’s a mechanism by which oppressed communities, in this case the African American community, have to dig deep inside their collective soul to project onto the arts something that is fundamental to their identity in order to survive the social political conditions in which they are living.”
The saxophone, the main symbolic instrument of jazz, may have been created in Europe, but the style and form of jazz was molded by the Black experience and didn’t “crystallize” until the early 20th century. One of the main points that Thiam makes is that New Orleans was not the birthplace of jazz, as the New Orleans tourist board may want you to believe. Instead, the birthplace of jazz is the collective of African-American communities where slaves and their descendants were concentrated."

Continua a leggere questo articolo sul sito The Atlanta Post.

giovedì 29 settembre 2011

Stan Getz Quartet

Ecco lo straordinario video di un fantastica session del quartetto di Stan Getz, ripresa dalla trasmissione televisiva della BBCJazz Goes To College del 1967, con una grande formazione di all-stars composta, oltre che dal sassofonista, dal vibrafonista Gary Burton, dal bassista Steve Swallow e dal batterista Roy Haynes.
A mio parere questo video è assolutamente imperdibile, sia per la fantastica qualità audio/video, ma soprattutto per la qualità della musica con un Getz in forma smagliante.
In una intervista concessa al sito JazzOnline, Gary Burton ha detto a proposito di questa session:
"The two things I noticed immediately were how daring and adventurous my playing was, harmonically speaking, for that time period.  More than I would probably be today.  And, I got a laugh out of watching Stan and Steve Swallow smoking cigarettes on stage behind me while I played a solo piece.  Can’t imagine such a thing happening today, and yet it was normal behavior back then.  
One other thought. Only on rare occasion does a musician end up in a group that has a strong group chemistry, where everything just clicks and becomes bigger than the sum of its part, as they say.  That group with Stan, Swallow and Roy Haynes and myself was the first for me.  The first band where the interaction was just off the charts.  After three years with Stan, it was a struggle to leave the band to start my own group.  I worried I was walking away from the opportunity of a lifetime.  But, it turned out to be the right move after all, and in time I had a few groups of my own that really connected creatively." 

Ecco il video:

Montecarlo Jazz Fest

Il jazz di ieri, oggi e domani protagonista a Monte-Carlo: dal 24 al 26 novembre 2011, le più grandi star del circuito jazz mondiale si daranno appuntamento alla Salle Garnier dell’Opèra per il Monte-Carlo Jazz Festival, giunto quest’anno alla sua sesta edizione. Nato nel 2006 sotto la direzione di Bernard Lambert, Amministratore Delegato di Monte-Carlo SBM, e Jean-René Palacio, Direttore Artistico, nonché sotto l'Alto Patronato di SAS il Principe Alberto II, questo festival vede i migliori jazzisti del mondo esibirsi nel luogo simbolo della lirica per eccellenza, la prestigiosa Opéra.
Il Monte-Carlo Jazz Festival è una kermesse di alto livello che cresce per importanza di anno in anno, grazie anche al prezioso contributo dei suoi sponsor, Rolex e Audi. Il ricco programma dell’edizione 2011 promette di replicare il successo delle edizioni precedenti, che hanno visto esibirsi musicisti del calibro di Patricia Barber, Sonny Rollins, Abdullah Ibrahim, Ahmad Jamal, Herbie Hancock, Kyle Eastwood e molti altri. 
La serata d’apertura del 24 novembre, «Monte-Carlo Guitar Summit», radunerà insieme per la prima volta alcuni dei migliori chitarristi di oggi, John McLaughlin, Mike Stern, Biréli Lagrène, Sylvain Luc, Philip Catherine, accompagnati da Richard Bona, Steve Gadd, André Ceccarelli e Joey De Francesco, per un concerto unico al mondo all’insegna della « ritmica da sogno ». 
l 25 novembre sarà invece la volta di Aldo Romano e Michel Portal, che interpreteranno il jazz con un inedito tocco lirico, mentre la serata di chiusura del 26 novembre metterà in evidenza la "vita nuova del jazz" attraverso il giovane e promettente talento di Jean- Christophe Di Costanzo, vincitore del Grand Prix du Public Jazz a Juan 2011, il virtuoso del pianoforte Tigran Hamasyan e Avishai Cohen, noto per la sua inconfondibile commistione di jazz e musica andalusa. 
Altri eventi associati al Monte-Carlo Jazz Festival saranno ospitati all'American Bar dell'Hotel de Paris e all'Atrium Casino, dove sarà allestita una mostra di fumetti dedicata al mondo del jazz. 

Chi ha paura del Free Jazz?

Sul blog The Evil Monkey's Records è apparso un bel post in due parti che analizza in modo appassionato il movimento del Free Jazz.
"Uno dei pochi veri manifesti musicali degli ultimi 50 anni, Free Jazz ne fu anche uno dei più rigorosi e fortunati. Portavoce di un’avanguardia apparentemente ostica e scontrosa, in realtà allegra, fantasiosa e “democratica”. Fu partorito dalla mente dell’altoista Ornette Coleman che già da alcuni anni era alla ribalta della scena con il suo giovane quartetto, musicisti agguerriti e trasgressivi nella proposta, avversati da buona parte dell’establishment, ciò non di meno decisi a perseguire i propri obiettivi. Quelli di Coleman erano pochi, apparentemente semplici, ma di portata sconvolgente: saranno tutti sublimati in questo suo capolavoro.
Primo fra tutti: la disgregazione dell’armonia e delle rigide regole di composizione che da essa derivano. Poi il superamento, o la semplice non curanza, del sistema tonale. Non è poco se consideriamo che tonalità e armonia sono state le colonne d’Ercole della musica occidentale degli ultimi secoli. In un contesto “alto” qualcosa del genere, seppur con un’impostazione molto più rigorosa e completa, fu tento da Schönberg e Berg nei primi decenni del ‘900 con la proposta dodecafonica.
Restando in ambito Jazz, Coleman si impegna anche a trovare un nuovo modo di costruire il brano musicale; pur nelle sue mille sfumature e raffinatezze, il Jazz della fine degli anni ’50 era ancora generalmente impostato attorno ad un tema, alla sua esposizione corale e ad un certo numero di sue variazioni, operate dai solisti supportati da un accompagnamento ritmico. Nell’idea di Coleman non esiste un tema vero e proprio e gli assoli non sono impostati su variazioni melodiche o armoniche: la musica fluisce libera, senza limitazioni, tutto dipende solo dalla creatività immediata del musicista. Altro aspetto non secondario: ogni componente del complesso può essere solista o accompagnatore allo stesso tempo, senza distinzioni, ruoli e tantomeno gerarchie. La melodia può essere proposta dal sax, dalla tromba ma anche dal contrabbasso o dalla batteria.
Ma allora … niente armonia, quindi niente accordi classici, niente tonalità … ognuno suona quello che gli pare in qualunque momento: un gran caos?
No, si tratta di riconsiderare aspetti della musica a cui il pubblico è talmente abituato da esserne assuefatto al punto di non vedere altre soluzioni possibili al suono “armonico e intonato”; e del resto anche gli eroi classici erano “belli e buoni”. Le arti figurative, dal canto loro, già da cinquant’anni avevano superato il concetto di riproduzione fedele della realtà, delle forme, dei colori. Mondrian, Picasso, Mirò hanno dimostrato come si possano dipingere idee, emozioni, stati d’animo, il fluire del tempo, invece dei tradizionali paesaggi, scene sacre o nature morte. Non per caso sulla copertina del disco è riprodotto “White Light” di Jackson Pollock, con il suo frantumarsi su fondo bianco …
Inoltre non è del tutto vero che ogni musicista ha libertà totale. Non è tanto questione di free quanto di “freer”, di essere più liberi di quanto non fosse in passato. Un concetto che per la comunità nera di inizio ’60 finì per avere un peso anche sociale e politico. Esiste per l’improvvisatore free Jazz una specie di principio di indeterminazione, per cui la musica non è obbligata sui binari di tonalità, armonia e tempo; ma aleggia in una “nuvola possibilistica di soluzioni” come gli elettroni di Heisenberg.
Tutti questi concetti trovano in Free Jazz una delle loro migliori realizzazioni. E allora cos’è Free Jazz?
E’ un’improvvisazione collettiva, come dice il sottotitolo, per doppio quartetto; e qui c’è un colpo di genio: non c’è un solo complesso libero di suonare, ma ce ne sono addirittura due che, sfruttando la novità dello stereo, suonano uno nel canale sinistro, uno in quello destro. Jazz al quadrato. I quartetti si rimbalzano idee, frasi musicali, contrapponendo o parafrasando suoni e melodie l’un l’altro. 8 musicisti suonano assieme nello stesso luogo, nello stesso momento seguendo un’impostazione condivisa e accattivante. E gli 8 musicisti in questione erano il gotha della nuova generazione, capitanati da Coleman e Dolphy, tutti entusiasticamente compresi nel progetto.
Entriamo maggiormente nel merito della musica, sfruttando la precisa analisi che fa Martin Williams nelle liner notes dell’edizione in CD. Scopriremo che quello che in apparenza ci pare caos primordiale è in realtà un unico lungo brano di 37’, equamente diviso sulle due facciate del LP originale. Le uniche sezioni scritte (o almeno abbozzate) sono i collettivi che fungono da cerniera tra le diverse parti solistiche. Qui tutti gli otto musicisti suonano in ciò che Coleman chiama “Harmonic hunison”: ogni ottone ha la sua nota, ma queste sono tanto distanziate (so spaced) da suonare non come armonia ma come unisono. Come sempre con Ornette Coleman, la musica funziona meglio delle parole …
Il lato A del disco è caratterizzato dalle sezioni soliste dei fiati, ognuna di circa 5 minuti, quasi il doppio per i leader Coleman e Dolphy; nell’ordine propongono un assolo: Eric Dolphy al clarinetto basso, Freddie Hubbard alla tromba, poi Ornette Coleman al sax alto. Il lato B si apre con il solo di Don Cherry alla pocket trumpet. La cosa importante nel progetto dell’altoista era che “Quando un solista suona qualcosa che mi suggerisce un’idea o una direzione musicale, io la suono dietro di lui nel mio stile, mentre lui continua ovviamente con il suo assolo”. Questo è forse il cuore di (e del) Free Jazz: l’immediata risposta a emozioni e suggestioni che una certa frase musicale suscita negli altri strumentisti; un gioco di libere associazioni, una sciarada sonora che potrebbe continuare all’infinito. Come nota Martin Williams: una specie di polifonia basata tra l’altro su una fondamentale componente emotiva. Ed è proprio quello che succede! Il solista comincia la sua sezione, accompagnato da basso e batteria del proprio quartetto, ma anche, di riflesso, dai componenti del complesso “opposto”; durante l’esposizione del suo assolo, gli altri musicisti cominciano ad inserirsi nel discorso, parafrasando, contrappuntando, ripetendo le frasi del solista di turno. Grazie a questa generale impostazione di fondo il disco non scivola mai nell’anarchia né trascende i limiti della capacità d’ascolto. Si prenda il solo di Cherry che apre il lato B: dopo circa un minuto con la sola compagnia dei bassisti e dei batteristi, subentra Coleman; a questo punto si muove il quartetto “di destra” prima con Hubbard poi con il nervoso contrappunto di Dolphy sul registro basso del clarone; nel frattempo il trombettista continua imperterrito ed anzi conduce la parte “corale” libera che riconduce poi al suo solo. Le parti di compenetrazione, di reazione, di scontro, di compartecipazione tra i due quartetti sono i climax musicali dell’album, che risulta intimamente costruito su flussi e riflussi di musica. Uno dei momenti più alti è la conclusione del lato A, nella parte comune della sezione di Coleman. Dopo l’assolo fantasioso del sassofonista, rubato ad una filastrocca da strada, tutti i “magnifici 8” sono impegnati in uno scontro emozionante; commenterà Coleman “Puoi sentire gli altri continuare a costruire assieme così perfettamente che la libertà diventa addirittura impersonale”.

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Ecco un video dove è possibile ascoltare la versione integrale dell'album Free Jazz di Ornette Coleman

mercoledì 28 settembre 2011

Joey De Francesco live a Vancouver

Joey De Francesco è attualmente senza dubbio l'organista di jazz leader a livello mondiale. Ha iniziato a suonare il pianoforte all'età di 4 anni, l'organo Hammond B3 poco dopo, e all'età di 10 anni iniziò a suonare professionalmente. 
La sua grande occasione arrivò a 17 anni quando ricevette la chiamata di entrare nella band del leggendario trombettista Miles Davis. Andare in tour e registrare con Miles dette al giovane organista un credito immediato e notevole. La reputazione di Joey continuò a crescere attraverso il suo lavoro con trio di John McLaughlin Free Spirit
DeFrancesco attualmente ha una straordinaria attività live, ogni anno suona con straordinaria generosità più di 200 concerti in jazz club e teatri in tutto il mondo, i suoi concerti si rivelano spesso delle esperienze indimentacabili.

L'emittente radiofonica canadese CBC Radio2 pubblica in streaming uno strepitoso concerto del  trio di Joey DeFrancesco registrato a Vancouver lo scorso 18 marzo, nel quale l'organista è accompagnato da Dan Balmer alla chitarra e dal suo vecchio compagno Byron "Wookie" Landham alla batteria.
Clicca qui, per ascoltare questo concerto.

Ecco un estratto del concerto che il trio di Joey DeFrancesco ha tenuto lo scorso 14 gennaio allo Steamers Jazz Club a Fullerton (California) con accompagnatori d'eccezione quali l'attore Joe Pesci alla voce e Arturo Sandoval alla tromba.

Ravenna Jazz 2011

Ravenna Jazz, la cui trentottesima edizione si svolgerà dal 28 al 30 ottobre al Teatro Alighieri (con inizio alle ore 20:45), si conferma come uno dei festival più longevi del panorama nazionale. 
La formula con due concerti in ciascuna delle tre serate permette al programma di offrire un’ampia visuale sulla migliore attualità jazzistica. Saranno due i temi conduttori di Ravenna Jazz 2011: la prima serata del festival sarà dedicata a Miles Davis, la cui eredità musicale non finisce di ispirare le nuove generazioni di jazzisti; Nino Rota, del quale nel 2011 ricorre il centenario della nascita, sarà invece il destinatario di una serie di omaggi musicali nelle due successive sere. Sul palcoscenico dell’Alighieri saliranno soprattutto gruppi made in Italy, tutti guidati da artisti la cui fama si estende ben al di là dei confini del jazz nazionale, capaci di sottolineare l’importanza che da sempre il cartellone di Ravenna Jazz detiene nel panorama dei festival europei.
Nel corso degli anni, Ravenna Jazz ha più volte reso omaggio a Miles Davis, musicista di culto per eccellenza della musica afroamericana improvvisata. Ravenna Jazz 2011 tornerà sulle orme musicali davisiane con due progetti ispirati a momenti assai diversi della carriera del ‘divino’ Miles. Venerdì 28 ottobre, la serata inaugurale del festival si aprirà con l’esibizione del guru dell’elettronica Martux_m dedicata alla svolta elettrica di Davis: “About A Silent Way”. A dare vita alle visioni elettroacustiche di martux_m ci sarà una band ricca di presenze straordinarie: Fabrizio Bosso (tromba, flicorno, elettronica), Eivind Aarset (chitarra elettrica), Francesco Bearzatti (sassofoni, elettronica), Aldo Vigorito (contrabbasso). 
Poi toccherà a Paolo Fresu, che invece esplorerà le celeberrime pagine orchestrali create da Gil Evans per la tromba di Davis. Assieme ai venti elementi dell’Orchestra Jazz della Sardegna diretta da Giovanni Agostino Frassetto, Fresu rispolvererà uno dei suoi progetti di maggiore successo: “Porgy And Bess”.
Artista sempre celebrato per le colonne sonore entrate nella memoria di milioni di spettatori, Nino Rota inizia finalmente a godere di una riscoperta anche come autore classico. La vasta fama e la particolarità melodica e ritmica delle sue musiche non potevano non attrarre l’attenzione dei moderni improvvisatori. Ed ecco ora a Ravenna Jazz il più ampio omaggio jazzistico mai dedicato al compositore felliniano per antonomasia. Sabato 29 ottobre il primo a dire la sua sulle musiche di Rota sarà il celebre pianista Uri Caine: “Round About Rota” sarà il suo personalissimo punto di vista sulle oniriche musiche del compositore milanese. 
Poi salirà sul palco l’i-Jazz Ensemble 2011, che sotto la guida di Gianluca Petrella, il trombonista di riferimento del jazz italiano odierno, offrirà una revisione jazz-noise dall’impatto tellurico delle musiche di Rota. Faranno parte del gruppo John De Leo (voce), Giovanni Guidi (pianoforte), Beppe Scardino (sax), Andrea Sartori (elettronica), Joe Rehmer (contrabbasso) e Cristiano Calcagnile (batteria).
Anche la serata finale di Ravenna Jazz 2011, domenica 30 ottobre, tutta dedicata agli omaggi a Nino Rota, sarà aperta da un piano solo: ne sarà protagonista Danilo Rea, il titolo della cui performance, “Romeo e Giulietta”, esprime al meglio l’alto valore poetico sia del suo stile pianistico che delle pagine di Rota. 
Al più rilevante concerto dell’intero programma del festival spetterà l’onore di chiudere questa edizione di Ravenna Jazz: “Enchantment”, ovvero Fabrizio Bosso in veste sinfonica alle prese con gli incantesimi musicali di Nino Rota. La tromba di Bosso, sostenuta dalla ritmica di Claudio Filippini (pianoforte), Rosario Bonaccorso (contrabbasso) e Lorenzo Tucci (batteria), svetterà davanti ai 35 elementi (tra archi, fiati e percussioni) della i-Orchestra. A dirigere l’orchestra ci sarà Stefano Fonzi, autore degli arrangiamenti sinfonici.
Per informazioni: www.erjn.it/

Master Class con Paolo Fresu

Paolo Fresu terrà, sabato 29 Ottobre, una Master Class presso lo Studio A dell’Accademia del Suono di Milano. 
Paolo Fresu, classe ‘61, inizia lo studio dello strumento all’età di undici anni nella banda musicale Bernardo De Muro di Berchidda, suo paese natale.  
Dopo varie esperienze di musica leggera, condotte in Sardegna, scopre il jazz nel 1980, quasi per caso, ed inizia l’attività professionale nel 1982 frequentando dapprima i seminari senesi e registrando quindi per la RAI sotto la direzione di Bruno Tommaso. Nel 1984 si diploma in Tromba presso il Conservatorio di Cagliari con il M° Enzo Morandini e frequenta successivamente la facoltà universitaria del DAMS (sezione Musica) presso l’Università di Bologna.
Inizia intanto una straordinaria carriera da jazzista che lo porta, negli anni, a registrare oltre 300 dischi e più di 2500 concerti, con centinaia di collaborazioni. Fresu è oggi uno dei più apprezzati jazzisti europei e il suo suono è stato più volte paragonato a quello di due leggende come Miles Davis e Chet Baker.
L’evento è aperto anche agli esterni previa iscrizione.
Per informazioni: www.accademiadelsuono.it

Steve Grossmann a Genova

Sabato 1 Ottobre alle ore 21.30 si inaugura la stagione del Count Basie Jazzclub di Genova con un concerto del quartetto del sassofonista Steve Grossmann.
Una delle voci più intense del panorama jazzistico mondiale e dotato di eccezionali doti musicali, sì è esibito con i più importanti protagonisti del jazz contemporaneo, tra cui Miles Davis. Nato a New York City nel 1951, Steve Grossman non va presentato: va ascoltato.
Il leader si esibirà con una ritmica composta da musicisti di chiara fama, ovvero Andrea Pozza al piano, Lorenzo Conte al contrabbasso e Luca Colussi alla batteria. 
Per la serata di apertura del Count Basie Steve proporrà una selezione di standard della tradizione afro-americana e alcuni brani originali.  
Per informazioni: www.countbasie.it

martedì 27 settembre 2011

Steve Swallow al Panic di Marostica

Domani 28 settembre alle 22, Steve Swallow sarà in concerto al Panic di Marostica accompagnato dal suo trio con Ohad Talmor (al sax) e Adam Nussbaum (alla batteria) nell'ambito della stagione jazz del celebre locale.
Bassista, contrabbassista e compositore, doppiata la boa dei settant'anni Swallow è ancora un punto di riferimento per il jazz che arriva dagli Usa e, tra i riconoscimenti assegnati ogni anno dalla rivista Down Beat, il suo nome non manca quasi mai. Ha iniziato con pianoforti e tastiere (erano gli anni Cinquanta) il futuro re del basso elettrico, dedicandosi agli arpeggi solo nell'adolescenza. Contemporaneamente il giovane Swallow fu ammesso anche all'università di Yale, nelle cui aule studiò composizione. Sarebbe, poi, ritornato da adulto nell'ambiente accademico, per l'occasione dietro alla cattedra, a insegnare jazz al Berklee College di Boston.
A metà degli anni Sessanta portò a compimento una piccola rivoluzione passando, tra i primi, dal contrabbasso al basso elettrico. All'epoca la scelta sembrò a dir poco singolare, ma col tempo permise a Swallow di sviluppare un linguaggio e uno stile originali. Nello specifico, l'ora settantenne, divenne celebre per il particolare uso del plettro che ancora oggi è il suo marchio di fabbrica sulle performance. Dal 1978 fa coppia sul palco e nella vita con Carla Bley e, indicativamente ogni biennio, la loro big band incrocia i festival jazz più importanti d'Europa.
Accanto a Swallow saliranno in pedana Ohad Talmor, musicista di origine israeliana, attivo a New York e lanciato da Lee Konitz, e Adam Nussbaum. Quest'ultimo, considerato un batterista di riferimento nella scena jazz di New York e dintorni è da tempo un componente fondamentale della "famiglia" Swallow. Dal 1992, infatti, accompagna la big band di casa alternandola con progetti in trio come quello che sarà di scena al Panic mercoledì sera.

Ecco un video del trio registrato a Linz il 5/10/2009

Max Ionata "Kind of Trio" alla Casa del Jazz

Straordinario appuntamento, venerdì 30 settembre alle ore 21 alla Casa del Jazz di Roma con il concerto di Max Ionata, Clarence Penn e Reuben Rogers, che presenteranno, Kind of Trio, il loro ultimo lavoro discografico, pubblicato da Jando Music e Via Veneto Jazz, distribuito da EMI Blue Note. 
Trio di grande affiatamento, già sperimentato in passato con un altro lavoro discografico di successo, questa volta Max Ionata, Clarence Penn e Reuben Rogers si cimentano in un progetto discografico originale sfruttando la formula del trio e ci regalano un totale di undici tracce con ben nove brani originali firmati dai tre musicisti. 
Max Ionata è considerato uno dei sassofonisti più interessanti del panorama jazzistico italiano, ha suonato in alcuni tra i più importanti jazz club e jazz festivals al mondo e ha collaborato con grandi musicisti tra i quali: Robin Eubanks, Steve Grossman, Mike Stern, Bob Mintzer,Lenny White. Bob Franceschini, Hiram Bullock, Joel Frahm,Roberto Gatto, Dado Moroni, Gegè Telesforo, Giovanni Tommaso, Flavio Boltro, Furio Di Castri, Fabrizio Bosso, Mario Biondi e molti altri.  Conduce un’intensa attività concertistica e discografica in Italia e all’estero, in particolare in Giappone dove gode di una notevole fama artistica.
Clarence Penn, definito da alcuni critici il batterista più elegante del jazz contemporaneo, scelto da molti per la sua estrema versatilità in tutti i generi musica, ha collaborato, tra gli altri con Betty Carter, Winton Marsalis, Dizzy Gillespie, Steps Ahead, Mike Stern, Dianne Reeves, Roberta Flack, Gato Barbieri, Uri Caine, Enrico Rava e Dave Douglas. 
Reuben Rogers, contrabbassista di eccezionale talento musicale, ha avuto l’opportunità di lavorare con artisti internazionali del jazz come Wynton Marsalis, Roy Hargrove, Joshua Redman, Nicholas Payton, Mulgrew Miller, Jackie McLean, Charles Lloyd, Jason Moran e Dianne Reeves tra gli altri. Si è esibito in tour in tutto il mondo ed ha registrato oltre 70 CDs. Conduce un’intensa attività concertistica e discografica in Italia e all’estero, in particolare in Giappone dove gode di una notevole fama artistica; oltre a guidare diversi progetti a proprio nome, collabora stabilmente con alcuni dei migliori musicisti della scena internazionale.
Per informazioni: www.casajazz.it

Tony Williams "Lifetime" - Dove il jazz incontra il rock

Sul sito Ondarock.it è stato pubblicato un magnifico articolo di Roberto Mandolini che narra le vicende di una della più famose band di jazz/rock/fusion i Lifetime gruppo creato da Tony Williams alla fine degli anni '60 subito dopo la fine della collaborazione del batterista con il leggendario secondo quintetto di Miles Davis.
"Nel febbraio del 1969 Miles Davis convoca in studio i suoi musicisti per registrare "In A Silent Way". Tony Williams porta alla corte di Miles un giovane chitarrista inglese che aveva registrato il suo disco d'esordio solo un mese prima, "Extrapolation", notato a un concerto mentre suonava con Dave Holland e Jack DeJohnette. Davis capisce subito che John McLaughlin può essere una pedina fondamentale per le direzioni che sta pendendo la sua musica e lo richiama in estate per le sessioni di "Bitches Brew". Nel frattempo Tony Williams ha già deciso di formare un suo gruppo, i Lifetime, e non ci pensa due volte a portarsi dietro l'amico chitarrista. Dalla band di "Bitches Brew" chiama anche Larry Young, "perché capace di portare l'organo hammond su un altro pianeta", secondo le parole dello stesso Williams. Nasce così il primo power trio della storia del jazz-rock, anticipando di qualche anno tutti gli altri grandi gruppi fusion degli anni 70: Weather Report, Return To Forever, Mahavishnu Orchestra, Headhunters.
Williams, Young e McLaughlin entrano in studio a fine maggio per registrare l'esordio dei Lifetime, Emergency!. Due giorni bastano per confezionare un doppio Lp incendiario. Il drumming compulsivo di Williams sovrasta nel mix finale sia la chitarra di McLaughlin che l'organo di Young. La struttura è jazz ma l'impeto è rock. I suoni sono sporchi anche se il fraseggio della chitarra elettrica fa capire l'eleganza della tecnica del giovane McLaughlin. A stupire più di tutti è Larry Young, che tira fuori dall'hammond linee di basso, soli di organo, meravigliosi riff alla Doors/Santana (come quello sull'omonima "Emergency!") e un universo di rumori incredibile. 
Su "Beyond Games" Tony Williams si mette a cantare, o meglio parlare, mentre un groove jazz-funk prende a inseguire rotte space-rock. "Where" e "Spectrum" (trasformata rispetto all'originale presente su "Extrapolation"), firmate da John McLaughlin, gettano le basi del suono della Mahavishnu Orchestra. "Vashkar" è un brano di Carla Bley riletto dai Lifetime con quel gusto che sarebbe rimasto il tratto distintivo della fusion dei seguenti dieci anni. 
Il disco vende poco e anche la critica si divide: Richard Cook nell'ulyima Penguin Jazz Guide ricordava il disco come "una brutta accozzaglia di suoni". Per il Rolling Stone del tempo, invece, "i Lifetime dovrebbero diventare famosi come la Jimi Hendrix Experience".
A febbraio i Lifetime sono di nuovo a New York pronti per entrare in studio. A Williams, Young e McLaughlin si unisce Jack Bruce, già con Alexis Korner, Graham Bond e Cream. L'irruenza di Emergency! viene gestita con maggior consapevolezza: la partenza di (Turn It On), una cover di "To Whom It May Concern" di Chick Corea, è da manuale con Williams capace di alternare lenti groove hard-rock a velocissime fughe jazz, mentre McLaughlin sul canale sinistro e Young su quello destro duettano in una danza orgiastica che porta la Band Of Gypsies su Saturno. Psichedelica e visionaria la cover del classico di Jobim "Once A Loved", così come la ballata scritta dallo stesso Williams "This Night This Song". Più in sintonia con il crossover blues-jazz-psichedelico di Graham Bond la rilettura di "Big Nick" di John Coltrane che chiude il lato A. 
Il lato B comincia con i due minuti scarsi di "Right On", puro concetrato di adrenalina rock. Capacità sincretica ben in vista anche sui cinque minuti esatti dell'esplosiva "Vuelta Abajo", bignami, e allo stesso tempo cartina al tornasole, valida tanto per il jazz-rock quanto per il progressive che inflazioneranno gli anni 70. Anche se l'unico gruppo in grado di riprendere l'attitudine dei primi Lifetime saranno negli anni 80 i Last Exit di Ronald Shannon Jackson, Sonny Sharrock, Peter Brötzmann e Bill Laswell. Chiusura del disco da manuale con il jazz-soul psichedelico di "Allah Be Praised" a firma Larry Young."

Continua a leggere l'articolo sul sito Ondarock.it

Ecco un video della formazione che presenta There Comes a Time, registrata a Parigi nel 1971, con la presenza all'organo del grande Larry Young

Ferrara in Jazz 2011/2012

Riprende a partire da venerdì 30 settembre 2011 la programmazione del Jazz Club Ferrara. Si tratta del tredicesimo anno di attività continuativa da quando il Jazz Club opera all'interno della sede del Torrione San Giovanni, attraverso la collaudata kermesse concertistica di “Ferrara in Jazz” (circa 100 appuntamenti da ottobre ad aprile). 
“Ferrara in Jazz 2011-2012” presenterà quindi un programma che alternerà ai grandi nomi internazionali il meglio del jazz nazionale e qualche pregevole incursione nei territori della musica sud americana e della canzone d'autore.
La prima parte della stagione (da ottobre a dicembre) propone un palinsesto animato dalla presenza di musicisti del calibro di Antonio Sanchez, Joey Calderazzo, Fahir Atakoglu con Horacio El Negro Hernandez, Larry Willis, (11, 12, 18 e 19 novembre - in collaborazione con il Bologna Jazz Festival), Ron Carter (14 novembre - in collaborazione con Ferrara Musica). E ancora: Roberto Gatto (8 ottobre), Frank Lacy (14 ottobre), Mike Melillo (15 ottobre), Vincent Herring e Louis Hayes (21 ottobre), Fabrizio Bosso (22 ottobre), Myron Walden (28 ottobre), Joel Frahm (29 ottobre), Miguel Zenon (31 ottobre), Franco D'Andrea (4 novembre), Chihiro Yamanaka (5 novembre), Chico Pinheiro (25 novembre), Ari Hoenig (26 novembre), Giovanni Guidi (2 dicembre), Harold Mabern (3 dicembre), Franco Ambrosetti con il grande Paolo Fresu e Dado Moroni (7 dicembre), David Liebman e Marc Copland (9 dicembre), Omer Avital (12 dicembre), Fabrizio Sferra (17 dicembre) e Rossana Casale (23 dicembre).
Per informazioni: www.jazzclubferrara.com/

Tribute to Miles domani su France Musique

Per commemorare il ventennale della morte di Miles Davis, l'emittente radiofonica France Musique trasmetterà domani sera un concerto del quintetto di Marcus Miller che presenterà il suo Tribute to Miles, registrato lo scorso 11 luglio al Teatro Antico di Vienna.
Per questo tributo Marcus Miller, ha invitato i due partner storici di Miles: Herbie Hancock e Wayne Shorter oltre a due eccellenti musicisti di nuova generazione, l'ottimo trombettista Sean Jones e il batterista Sean Rickman. 
Questo magnifico gruppo ha proposto alcuni tra i più celebri pezzi di Davis, a partire dagli anni 50' fino alla fine della sua carriera. 
Clicca qui, per ascoltare questo magnifico concerto, mercoledì 28 settembre a partire dalle ore 20.

lunedì 26 settembre 2011

Joe Lovano Nonet sulla RSR

Sul sito dell'emittente francese RSR, nell'ambito della trasmissione JazzZ è possibile ascoltare in streaming il concerto del magnifico Joe Lovano Nonet tratto da una registrazione al Festival Onze Plus 2009
Clicca qui per ascoltare il concerto

E' morto il grande jazzista rumeno Johnny Răducanu

Il jazzista rumeno Johnny Raducanu, vera leggenda nel proprio paese è morto lo scorso 19 settembre nella sua casa di Bucarest all'età di 79 anni.
Nato nel 1931 da una famiglia Rom con una tradizione musicale di oltre 300 anni, Raducanu era un pianista, contrabbassista, compositore e bandleader, amato nel suo Paese non solo per la sua musica ma anche per il suo spirito gentile, i suoi commenti irriverenti sulla politica e la sua umanità.
Nel corso della sua lunghissima carriera, che si è estesa per oltre 60 anni, Raducanu ha ispirato decine di musicisti rumeni, girato il mondo, avendo suonato, tra gli altri, in Unione Sovietica, Svezia, Spagna, Francia e Stati Uniti e registrato con artisti quali Art Farmer, Frederich Gulda, Slide Hampton e Barney Kessel.
Nel 1987, Raducanu divenne membro onorario della Louis Armstrong Academy di New Orleans ed il famoso critico inglese Leonard Feather lo soprannominò “Mr. Jazz of Romania.”
Sul sito All About Jazz si può leggere una bella biografia di Raducanu.
"At the end of the 60’s, sunnier climes give him the opportunity to meet his idols: Louis Armstrong and Duke Ellington, during a tour in Eastern Europe organised by the US State Department. After playing bass standards for years, he introduces this instrument as solo in Romanian jazz. He then turns towards composition and naturally comes back to piano. He gives his last bass concert in 1977and sells his instrument to buy a ticket to Paris, where he wanted to get drunk with the beauty of the city of lights, as described by his father."

Ecco un video del pianista con il suo quintetto che presenta una versione in stile "New Orleans" di Mack The Knife, registrata a Bucarest il 25 settembre del 2008.

Paco De Lucia a Pordenone

Il chitarrista Paco De Lucia, la più grande leggenda vivente del flamenco, sarà il protagonista questa sera della festa di apertura del Teatro Verdi di Pordenone, accompagnato dalla sua band e da uno straordinario ballerino in palcoscenico. E sarà festa flamenca, dunque, con il musicista di fama mondiale considerato una sorta di padrino di quella musica che è riuscito a trasformare da folk tradizionale in moderna.
È dunque un grande evento quello che il Comunale ha scelto per l’apertura di stagione ospitando una delle due date italiane (l’altra è Roma, Parco della Musica) del tour europeo del più grande chitarrista flamenco di sempre. Il concerto proporrà il meglio delle sue composizioni degli ultimi 30 anni suonate alla sua maniera, dritte al cuore del pubblico. La bellezza delle melodie ed il fuoco vivo del ritmo sono infatti mozzafiato; il pubblico, da sempre, riesce a toccare con mano l’amore che Paco de Lucia ha per la sua musica.

Ritratto di Frank Foster

Il sito del quotidiano inglese The Indipendent ha pubblicato un magnifico ritratto del leggendario sassofonista Frank Foster, scomparso lo scorso 26 luglio.
"Frank Foster succeeded to tenor saxophonist Lester Young's chair in the Count Basie sax section in 1953.
Where Lester had played with a soft tone,Foster had a hard, crisply articulated style that had more to do with Charlie Parker than with Lester Young. He helped to change Basie's band from being a swing band into a Bebop-inspired band. But through all the changes, it was the Basie rhythm that remained the band's signature.
Foster was 24 in the spring of 1953 and had just returned home after serving in the US Army in Korea. "I was just on a weekend pass when I ran into an old buddy who said, 'Count Basie's looking for you.' I said, 'How does he know where I am, because I'm not even out of the army yet?' I found out that I'd been recommended to Basie by Billy Eckstine and Ernie Wilkins. And luckily, the very day I got to Detroit the Basie band was playing there. All this seemed to happen by chance, but I like to think it was divine providence."
Although Charlie Parker was at the root of his influences, he also admired Sonny Stitt, Ben Webster and another Basie tenor man, Wardell Gray. "I always wanted to play like Ben," he told me, "but the guys in the Basie band didn't think I was any good at playing ballads. I soon realised I had to alter if I was to fit into Basie's band. In the bands I'd played in before, everybody was the same age level. When I joined Basie the ages ranged from 24 to 54."
Foster adapted so well that he was soon changing the band's style himself and, apart from being one of the major soloists, he became one of its most prolific and skilful arranger-composers. He and Frank Wess developed one of the most notable tenor sax partnerships in jazz. Foster's eminence in the Basie canon was epitomised when he was asked to transcribe and rewrite 23 of Basie's classic records for a 1954 recording of "The Count Basie Story". Foster's "Shiny Stockings", written in 1955, became a massive jazz hit for the band and was later recorded by innumerable singers.
"When we were out on the roadwe didn't think about saving money," he told me, "and we spent it all. Sowhen I had to retire I had very little.It was only several years later, after a long legal tussle over royalties that hadn't been paid to me, that things eased up financially."
The Basie band was musically exultant and often socially exuberant too. There's a recording of a wonderfulconcert in Paris that really tips over. I sent a copy to Frank. "We were all high," he confirmed, "including Basie, by the sound of it."
Foster's interest in music grew early, and by the time he was seven his mother was taking him to see opera performances at the local Cincinnati theatres. "I would have studied classical music, but I chose the jazz route because blacks couldn't go to the Cincinnati Conservatory of Music when I graduated from high school in 1946."
His first instrument was the clarinet when he was 11, but changed to alto sax at 13 and began playing in local dance bands. He formed his own big band while still at school and wrote all the music that it played. Typically the sound was completely his own and he didn't try to copy any of the name bands of the day. He enrolled at the black Wilberforce college in Ohio, and for three years wrote for and ran the college's big band.
"I switched to tenor becausethey had enough alto players but not enough tenors to fill the section."Foster stayed with the tenor for the rest of his career and always continued to write. "Much of my time with Basie was concentrated on arranging. You'll find that most arrangers who play are not exceptional players. Usually something somewhere is sacrificed by those who write and play. When you concentrate on writing for a month or so, sometimes your playing will fall down, and vice versa."

Continua a leggere l'articolo sul sito del quotidiano.

Ecco un bellissimo video di Frank Foster che dirige la Count Basie Orchestra ripreso dal 25th Internationale Jazzwoche di Burghausen in Germania, il 27 marzo 1994.

domenica 25 settembre 2011

Tom Waits pubblicherà un 78 giri in vinile con la Preservation Hall Jazz Band

Tom Waits pubblicherà il prossimo 19 novembre un 78 giri in vinile, in edizione limitata di 504 copie numerate a mano, comprendenti due pezzi in compagnia della celebre Preservation Hall Jazz Band di New Orleans.
I ricavati della vendita di questi dischi saranno devoluti alla Preservation Hall Junior Jazz & Heritage Brass Band.
I due pezzi intitolati Tootie Ma Was A Big Fine Thing e Corrine Died On The Battlefield, scritti nel 1947 da Danny Barker, sono tra i primi esempi registrati di canti del Mardi Gras Indian.
Waits registrò queste canzoni per l'album del 2009, Preservation: An album to benefit Preservation Hall and the Preservation Hall Music Outreach Program, che presentava anche Paolo Nutini e Pete Seeger. 
Le prime cento copie del disco saranno vendute in confezione DeLuxe insieme ad un altro 78 giri della Preservation Hall, al prezzo di $ 200, mentre le restanti copie saranno vendute a $ 50.
Alcune copie del disco possono essere acquistata online a partire dal 20 novembre al sito della Preservation Hall.

Ecco il video di presentazione del disco:

Clapton e Marsalis alla festa del blues

Sul sito di Famiglia Cristiana viene recensito l'ultimo album di Eric Clapton e Wynton Marsalis.
"L’ennesimo omaggio al blues di Eric Clapton? Senza dubbio. Ma se la vena creativa latita, e a 66 anni ciò è ampiamente perdonabile, meglio sfoderare ancora una volta l’immensa classe di chitarrista piuttosto che proporre sbiadite canzoni nuove. In questa chiave “Play the blues” è un disco consigliabilissimo. 
Prima di tutto non è solo un disco di Eric Clapton, ma è il frutto di un concerto al Lincoln Center di New York in cui “Slowhand” ha diviso il palco con Wynton Marsalis, eccelso cinquantenne trombettista nero della Louisiana.
Accompagnati da una band di musicisti di assoluto valore, i due hanno offerto un avvolgente concentrato della musica nera del Novecento, dal jazz originario delle big band di New Orleans, allo swing, al boogie-woogie. Clapton canta e suona da par suo, ma non straborda mai, mettendosi sullo stesso piano degli altri musicisti che hanno così modo di sfogarsi in un lunghissimi assoli. Ogni canzone dura così almeno 5-6 minuti, rispettandone in modo inappuntabile, filologico, la struttura. 
In questo modo in qualche punto, è inutile negarlo, affiora un po' di noia, tranne nell’unico brano che non sia un classico del blues inserito in scaletta. Si tratta di “Layla”, una delle canzoni più famose scritte da Clapton, che però non voleva inserirla nel disco. È stato il bassista Carlos Henriquez a insistere e ha fatto bene. Rispetto al rock trascinante della versione originale del 1970, e alla dolcissima versione realizzata nel disco “Mtv Unplugged” del 1992, Clapton ha scelto una terza via, un arrangiamento in puro stile jazz di New Orleans con un crescendo finale da brivido. 
Il disco è disponibile anche nella versione Cd+Dvd che, oltre a permettere di rivivere la calda atmosfera del concerto, offre sfiziosi contenuti speciali, come la documentazione delle prove."

Nuovo album di Miguel Zenon

Il sassofonista Miguel Zenon ha da poco pubblicato per l'etichetta Marsalis Music il suo ultimo album Alma Adentro: The Puerto Rican Songbook, una raccolta di classiche canzoni del suo paese Porto Rico.
L'album è costituito di 10 canzoni popolari scritte dai più importanti compositori portoricani, nel quale l'altosassofonista è accompagnato dal suo quartetto con Luis Perdomo al piano, Hans Glawischnig al contrabbasso e Henry Cole alla batteria, più un orchestra di 10 elementi diretta dal compositore e pianista argentino Guillermo Klein.
Ad un primo ascolto l'album mostra dei risultati un pò alterni, derivanti secondo me sopratutto dalla difficoltà di rendere in un buon jazz, le canzoni di musica popolare.  
Tra le note più interessanti ci sono certamente alcune splendide melodie, con le caratteristiche sonorità calde e pastose tipiche della musica latina ed il grande playing di Zenon all'alto sax, il cui sound è predominante in tutto l'album.
Tra le cose meno convincenti si osserva una certa monotematicità nelle sonorità che, ad un ascolto prolungato, rende l'album un pò noioso, quindi la presenza dell'orchestra (che personalmente non amo) che alle volte diventa troppo predominante e a momenti francamente insopportabile.
Tra i pezzi più riusciti dell'album c'è soprattutto Juguete, lo splendido e brioso opening-track nel quale è meglio riuscita la fusione tra jazz e musica popolare, dove oltre al solito brillante sax di Zenon si evidenzia uno strepitoso assolo del pianista Luis Perdomo.
Tra gli altri pezzi degni di nota citerei la piacevole melodia di Silencio e Perdon nel quale il magico sax di Zenon rende al meglio la calda e frizzante melodia del pezzo.
Quello che colpisce però in quest'album è indubbiamente l'approccio affettuoso e profondamente personale che Zenon porta alla "sua" musica. Come il sassofonista ha recentemente dichiarato in una intervista "This was not just about melodies and harmonies, there was a deeper, more emotional connection here. I grew up with these songs and they all had a very special and lasting effect on me.” 

Ecco il video di Tiemblas registrato lo scorso 11 luglio al Jimmy Glass Jazz Bar di Valencia 

venerdì 23 settembre 2011

Jeff “Tain” Watts live al Detroit Jazz Festival

Il batterista Jeff “Tain” Watts lo scorso 4 settembre ha partecipato al Detroit Jazz Festival con il suo strepitoso quartetto di all-stars composto da Marcus Strickland al sassofono, Lawrence Fields al piano, Christian McBride al basso.
E' possibile ascoltare in streaming l'intero concerto tratto dal sito del programma radiofonico The Checkout dell'emittente radiofonica Wbgo.
Da non perdere!

Lamezia Jazz Festival

Organizzata dal Comune di Lamezia Terme e dall’Associazione Musicale Bequadro sotto la Direzione Artistica di M° Egidio Ventura, riparte la nona edizione di Lamezia Jazz che si presenta con un programma originale e di assoluto coinvolgimento dando spazio in egual misura ai grandi nomi del jazz internazionale inseriti in cartellone.
Nato nel 2002, il festival Lamezia Jazz si è subito contraddistinto per il notevole spessore degli artisti ospitati: da Archie Shepp, Toots Thielemans, Fred Hersch, Stanley Jordan, Scott Henderson a Kenny Barron, Tom Harrell Miroslav Vitous, Billy Cobham John Taylor, John Hicks Kenny Wheeler, Jeff Berlin, Franco Ambrosetti, Paolo Fresu, Enrico Rava, Steve Khun, Steve Turre, Jerry Bergonzi, Mingus Dynasty e tantissimi altri musicisti di fama internazionale.
La serata inaugurale sabato 22 ottobre presso il Teatro Umberto, sarà affidata al batterista di fama internazionale Louis Hayes, batterista storico di Oscar Peterson e Freddie Hubbard che si presenterà con The Cannonbal Legacy Band, un tributo a Cannonball Adderley. Completano la formazione,Vincent Herring al sax alto, Philip Harper alla tromba, Rick Germanson al Pianoforte e Richie Goods al contrabbasso.
A seguire il 9 novembre presso il Politeama di Lamezia Terme (Sambiase) è previsto il concerto del chitarrista Mike Stern con la Dave Weckl Band
Sabato 19 novembre si ritorna al Teatro Umberto con 5 bravi ragazzi che oggi li riconoscono come il gruppo stabile di Mario Biondi, ma per gli addetti ai lavori la formazione denominata High Five rappresentano una delle realtà più solide e ben riuscite dell’attuale panorama jazzisstico italiano che presenta alla tromba Fabrizio Bosso.
Chiuderà la stagione il 10 dicembre sempre al Teatro Umberto il Pianista americano Harold Mabern.
Ormai prossimo ai settanta anni, Harold Mabern è più che mai punto di riferimento tra i pianisti del modern jazz. Il suo stile, così torrenziale ma allo stesso tempo lirico, con una precisa poetica, si è sviluppato a Memphis, città in cui è nato, attraverso l’ascolto di Phineas Newborn Jr.
Il pianista americano sarà affiancato da una ritmica di grande eccezione, John Webber al contrabbasso e Joe Farnsworth alla batteria.

giovedì 22 settembre 2011

Uri Caine a Brescia

Il grande Uri Caine sarà in concerto sabato 24 settembre alle ore 20,45 all'Auditorium della camera di commercio di Brescia.
Il pianista presenterà il suo progetto "Mahler Solo" delle improvvisazioni al piano sulla musica di Gustav Mahler.
Per informazioni: www.associazionesoldano.it

Gianluca Petrella Cosmic Band in concerto a Bari

In coda alla settima edizione del festival Bari in Jazz sabato 24 settembre alle ore 22.30 in Piazza del Ferrarese (ingresso libero) si terrà il concerto della Gianluca Petrella Cosmic Band.
Gianluca Petrella è senza ombra di dubbio una delle figure emergenti del jazz tout-court: apprezzato e osannato sia dai colleghi che da un pubblico sempre più vasto, ha dalla sua un'altissima qualità propositiva, grande tecnica ma, specialmente, un modo di "vivere il palco" che non ha davvero pari nel panorama contemporaneo. Sia in qualità di sideman che in quella di leader, il suo nome è sempre più considerato nell'universo della musica attuale.
Notevoli le sue collaborazioni con musicisti internazionali: Steve Swallow, Joy Calderazzo, Jimmy Owens, Greg Osby, Carla Bley, Gerard Pansanel, Klaus Suonsaari, Steve Coleman,Tom Varner, Michel Godard, Joel Allouche, Lester Bowie, Sean Bergin, Hamid Drake, Marc Ducret, Roswell Rudd,Lonnie Plaxico, Ray Anderson, Pat Metheny, Oregon, John Abercrombie, Aldo Romano, Steven Bernstein e la Sun Ra Arkestra diretta da Marshall Allen; e con musicisti italiani: Enrico Rava, Roberto Gatto, Antonello Salis, Gianluigi Trovesi, Roberto Ottaviano, Paolino Dalla Porta, Paolo Fresu, Danilo Rea, Enzo Pietropaoli.
Ideata per celebrare Sun Ra, l’orchestra Cosmic prende presto il passo e guadagna subito le sembianze del suo leader, che disegna una musica totale, sintetizzata nel suo bellissimo brano originale The Cosmics
La commistione è deflagrante: si incontrano il solismo free e l’utilizzo delle sezioni che richiama tanto Frank Zappa quanto Duke Ellington. In questa musica convivono mondi musicali apparentemente lontani filtrati dalla possente personalità di Petrella.
Ad accompagnare Petrella sul palco ci saranno: Gabrio Baldacci chitarra; Francesco Bigoni sax tenore; Federico Scettri batteria; Alfonso Santimone fender rhodes,electric piano,synth,laptop; Giovanni Guidi pianoforte; Mirco Rubegni tromba; Francesco Ponticelli basso; Simone Padovani percussioni; Giuseppe Scardino sax baritono.

Ecco un video della Gianluca Petrella Cosmic Band tratto dal festival Crossroad a Rimini, giovedì 29 aprile 2010

Donny McCaslin Group al Monterey Jazz 2011

Il sito della Npr, pubblica un ampia copertura del recente Monterey Jazz Festival, dove è possibile leggere commenti e resoconti, vedere splendide foto ed ascoltare una selezione dei tanti concerti tenuti nei convulsi tre giorni tra il 16 e 18 settembre scorsi.
Tra i concerti che la Npr permette di ascoltare in streaming c'è quello del ottimo sassofonista Donny McCaslin, accompagnato da una superband composta da Uri Caine, al piano e piano elettrico, Fima Ephron, al basso elettrico e Mark Guiliana alla batteria. 
Per ascoltare il concerto clicca qui.

mercoledì 21 settembre 2011

Aperitivo in Concerto 2011/2012

Parte il 6 novembre la ventisettesima edizione di "Aperitivo in Concerto", rassegna prodotta e organizzata al Teatro Manzoni di Milano.  
Questa edizione di "Aperitivo in Concerto" costituisce un nuovo capitolo di un lungo viaggio in più tappe attraverso le nuove creatività musicali nel mondo: gran parte della programmazione, infatti, è dedicata al Nuovo Mondo musicale che oggi ci si prospetta, testimonianza di un connubio fra più tradizioni musicali diverse anche geograficamente ed etnicamente e quasi tutte extra-europee, un dato evidente sin dal primo concerto (6 novembre), in cui il grande contrabbassista Dave Holland si misura, da jazzista di straordinaria esperienza, con uno strepitoso gruppo ispano-gitano di flamenco, guidato dal celebre chitarrista Pepe Habichuela, in un tripudio di note e colori articolato attraverso un eccezionale magistero strumentale. 
Fra novembre e dicembre tengono banco, invece, il Medio Oriente e le sue tradizioni, in modo particolare quella ebraica, vero e proprio ponte fra Occidente, Est europeo e mondo arabo, capace, grazie alla dolorosa esperienza della Diaspora, di misurarsi e dialogare con qualsiasi altra cultura e tradizione, come dimostra il celebre percussionista brasiliano Cyro Baptista (13 novembre), già collaboratore di Ivan Lins, Milton Nascimento e Caetano Veloso, che con il suo acclamato gruppo Banquet of the Spirits, unisce l'enfasi ritmica della musica brasiliana con le melodie estatiche e ascensionali della tradizione ebraica in una trascinante interpretazione di Caym, nuova serie di composizioni che John Zorn ha scritto per il suo già memorabile Book of Angels. Tocca invece al celebrato contrabbassista Avishai Cohen (20 novembre), emerso come supremo e fantasioso virtuoso nei gruppi di Chick Corea, condurre con il proprio trio il pubblico del Teatro Manzoni nel complesso coacervo della cultura musicale ebraica fra Medio Oriente e mondo andaluso, fino a protendersi verso gli accesi bagliori ritmici delle coinvolgenti musiche latinoamericane. L'acclamato gruppo klezmer dei Klezmatics (4 dicembre), di cui peraltro fanno parte eccellenti improvvisatori come il trombettista Frank London e il clarinettista Matt Darriau (ambedue già applauditi nelle scorse stagioni di "Aperitivo in Concerto"), ospita il noto e ieratico cantante gospel Joshua Nelson in un concerto dal fascino peculiare, in cui la tradizione popolare afroamericana e quell'ebraica di origine yiddish celebrano con unico, intenso e appassionato fervore la loro diversa spiritualità e religiosità al crocevia di culture che, soprattutto nel jazz, hanno saputo molto attingere l'una dall'altra. Conclude questo particolare percorso attraverso le nuove musiche delle antiche culture del vicino Oriente l'apprezzato gruppo guidato dal contrabbassista Omer Avital (11 dicembre), beniamino della scena musicale newyorkese, che da lungo tempo esplora, con affascinanti risultati, le sue radici di improvvisatore di origini marocchine e yemenite: il jazz incontra, dunque, l'Africa del Nord e la penisola arabica, trasformando e rendendo attuali anche tradizioni abituate a custodire gelosamente la propria identità. 
Il 2012, inizia per "Aperitivo in Concerto" all'insegna di un ulteriore, diverso percorso innovativo, l'incontro (15 gennaio) fra il mitico sassofonista Pharoah Sanders e un gruppo di musicisti brasiliani e americani da tempo dediti, sotto la guida del trombettista Rob Mazurek, all'esplorazione della contemporaneità e delle proprie origini culturali al crocevia fra mondo acustico e sua traduzione elettronica: una prima europea che permetterà di ascoltare il grande discepolo di John Coltrane in un contesto desueto e di liberissima creatività. Ancora più lontano ci porta invece il sassofonista Michael Blake (oggi ben noto per le sue collaborazioni con Enrico Rava, Ben Allison, i Lounge Lizards), che, a capo di un gruppo che comprende alcuni fra i più affermati protagonisti della scena musicale di New York (22 gennaio), rievoca poeticamente i ricordi di un suo lungo viaggio nel Vietnam, una volta conclusasi la guerra con gli Stati Uniti: le incantatorie e sofisticate melodie orientali indossano nuove vesti, assumono nuovi significati e continuano a riportarci ad uno dei grandi drammi del XX secolo ma con lo sguardo fisso al futuro.
Con il ritorno a Milano del geniale sassofonista e compositore David Murray (29 gennaio) a capo di una straordinaria big band composta da musicisti di rango come il trombonista Craig Harris, il baritonista Alex Harding o il contrabbassista Jaribu Shahid, il viaggio di "Aperitivo in Concerto" prosegue alle radici della cultura afroamericana, con un vibrante omaggio al blues e a uno dei suoi maggiori esponenti, l'originalissimo e trascinante chitarrista James Blood Ulmer, già conosciuto per le sue collaborazioni con un leggendario musicista e suo mentore come Ornette Coleman. Il viaggio prosegue ancora, e nuovamente grazie a un'orchestra di artisti straordinari, con l'omaggio ideato dal grande contrabbassista William Parker (5 febbraio) alle creazioni musicali indimenticabili di uno fra gli assoluti geni del XX secolo, Duke Ellington, rilette con la partecipazione, fra gli altri, di artisti come i trombettisti Lewis Barnes e Roy Campbell, il batterista Hamid Drake, il pianista Dave Burrell e, soprattutto, il sassofonista Kidd Jordan, uno dei grandi padri della musica di New Orleans. Ancora alla tradizione jazzistica e al suo rapporto con la cultura afroamericana sono dedicati il concerto di un eccezionale, spettacolare e modernissimo gruppo di alfieri dello hard bop come The Cookers (19 febbraio) e il concerto di uno fra i più interessanti e creativi pianisti sulla scena di oggi, Bill Carrothers che, affiancato da mirabili e creativi virtuosi come il contrabbassista Drew Gress e lo straordinario batterista Bill Stewart, proporrà un omaggio ad un'altra leggendaria figura della cultura afroamericana, il trombettista Clifford Brown (26 febbraio). Un diverso ritorno alle radici africane del jazz, invece, lo propone, in prima assoluta, il batterista Louis Moholo, fra i grandi protagonisti africani della scena musicale inglese, che, a capo di un complesso di altissimo valore, rende omaggio ai Blue Notes, allo storico gruppo di una indimenticabile generazione di musicisti sudafricani trapiantati in Inghilterra (dal compianto Mongezi Feza a Dudu Pukwana, da Chris McGregor a Johnny Dyani) di cui lo stesso Moholo è oggi l'unico, glorioso sopravvissuto (4 marzo). Ancora l'Africa (11 marzo) è protagonista, grazie alla celebrata cantante etiope Gigi (Ejigayehu Shibabaw), che si presenta, in un'unica, preziosa data italiana, con Material, affascinante gruppo guidato dal geniale e acclamato bassista Bill Laswell, artefice di molteplici imprese musicali, che lo hanno portato a distinguersi, come strumentista ma anche come produttore, nei più svariati campi, dall'avanguardia al punk all'ambient al dub. L'Asia è invece protagonista della prima esibizione europea (18 marzo) della Asian American Orchestra, un complesso strumentale che, nato a San Francisco, raccoglie sotto la sua egida solo ed esclusivamente musicisti americani e afroamericani d'origine asiatica. Nel suo primo concerto in Europa, l'orchestra, guidata da uno studioso di tradizioni extra-europee come il batterista Anthony Brown, esplorerà l'influenza delle culture indiana ed africana nella musica di John Coltrane, in un tributo ad uno fra i più grandi innovatori della musica americana del XX secolo, artefice di sincretismi linguistici che ancora oggi tengono banco per la loro illuminata preveggenza.
La stagione 2011-2012 di "Aperitivo in Concerto" si conclude (15 marzo) con un altro connubio frutto della nostra irrequieta contemporaneità tesa a rileggere, rinnovare e riscoprire antiche tradizioni: un virtuoso del clarinetto come David Krakauer, un genio anarchico come il DJ SoCalled e un maestro del trombone funky come Fred Wesley (a lungo fra i musicisti prediletti da James Brown) uniscono in Abraham Inc. le proprie forze per fondere il canto mistico degli ebrei dei ghetti dell'Est europeo con la forza e l'energia liberatrici della soul music più autenticamente afroamericana, in uno spettacolo in cui gioia, enfasi drammatica, canto, disinibizione emotiva concorrono a creare una sorta di travolgente festa catartica. 
Come giustamente si addice ad un Gran Finale.

Per maggiori informazioni: www.aperitivoinconcerto.com

Bologna Jazz Festival 2011

La sesta edizione di Bologna Jazz Festival – l’evento più caldo dell’autunno jazzistico italiano – si terrà dal 9 al 19 novembre: dieci giorni di concerti nei teatri e nei jazz club di Bologna, Ferrara, Minerbio e Vignola.
Inaugura l’edizione 2011 il 9 novembre al Teatro delle Celebrazioni di Bologna, il concerto del più famoso quartetto vocale del jazz: The Manhattan Transfer.
Il 12 novembre all’Europauditorium di Bologna, l’evento più atteso di questa edizione: Pat Metheny Trio. Indiscutibilemente il più famoso chitarrista jazz, Pat Metheny è accompagnato da Larry Grenadier al contrabbasso e Bill Stewart alla batteria: una formazione che non si riuniva da oltre dieci anni.
Sabato 19 novembre salirà sul palco del Teatro delle Celebrazioni Stefano Bollani, gradito ritorno sul palco bolognese dopo il successo al festival del 2008. Bollani sarà alla guida del suo Danish Trio, composto con i danesi Jesper Bodilsen e Morten Lund e “band residente” del programma televisivo Sostiene Bollani in onda su RAI 3.
Domenica 13 sul palco del Teatro Comunale di Minerbio una co-produzione del festival: Andrea Dessì & Javier Girotto with Torres De Mar. 
In collaborazione con Ferrara Musica, lunedì 14 novembre il Teatro Comunale di Ferrara ospiterà il contrabbassista Ron Carter alla guida del Golden Striker Trio, con Kevin Eubanks alla chitarra e Mulgrew Miller al pianoforte. 
Nella stessa data – dopo il successo della scorsa edizione – si ripeterà un evento speciale di beneficenza: ad Anzola dell’Emilia, Bologna, si esibirà la vocalist Stefania Tschantret, accompagnata al pianoforte dal talento americano Joel Holmes – già sideman di Roy Hargrove e Nnenna Freelon – e da Stefano Senni e Tommaso Cappellato. L’ingresso al concerto prevede un’offerta libera a favore di Fondazione ANT, l’associazione che si occupa dell’assistenza domiciliare gratuita ai malati di tumore. 
Martedì 15 novembre la scena principale del festival si sposterà al Teatro Comunale Ermanno Fabbri di Vignola (Modena), per ospitare il Trio capitanato da Christian McBride – da oltre vent’anni uno dei contrabbassisti prominenti del jazz mondiale. 
Sempre a Vignola, ma nella bellissima cornice della Rocca, si terrà il concerto di uno dei più importanti pianisti e compositori del mondo (giovedì 17 novembre, Sala dei Contrari), il turco Fahir Atakoglu accompagnato da Alain Caron al basso elettrico e Horacio ‘El Negro’ Hernandez alla batteria.
Ricchissimo e variegato negli stili il programma dei club, con grandi protagonisti internazionali che di esibiranno alla Cantina Bentivoglio a Bologna e al Torrione Jazz Club a Ferrara, storiche location del festival e punto di riferimento del jazz in Emilia-Romagna. 
Tra le band straniere di grande rilievo: il Joey Calderazzo Trio, capitanato dal noto rappresentante della new jazz generation; il quartetto di Antonio Sanchez, fra i più richiesti batteristi della scena jazz internazionale e già collaboratore di Chick Corea, Gary Burton, Charlie Haden e Dee Dee Bridgewater; il Trio Da Paz, composto da tre dei più interessanti musicisti brasiliani dediti al jazz (Romero Lubambo alla chitarra, Nilson Matta al contrabbasso e Duduka Da Fonseca alla batteria); il già menzionato trio del pianista turco Fahir Atakoglu; il trio capitantato dal pianista Larry Willis, una vera leggenda del mondo del jazz, con una carriera quarantennale alle spalle e membro del gruppo fusion Blood Sweat and Tears; Italuba Quartet, il quartetto fondato e capitanato dal cubano Horacio ‘El Negro’ Hernandez.
Spazio ai talenti italiani (ma non solo) al Take Five Genuine Music Club – dove si esibiranno Minor Swing Quintet, Filippo Cosentino Trio, Carlo Morena Trio, Satoko Fujii, Stefania Tschantret Quartet, Federico Stragà, Rituali, Trio Rope, Enrico Pitaro Quintet, Andrea Ferrario Quartet, Tolga Trio e Achille Succi – e presso Il Posto con i concerti di Max Ionata e del quartetto romano Tribraco.

Per informazioni: www.festivaljazzbologna.it/

Come ha fatto Miller a diventare l’erede di Davis

Sul sito de Il Foglio è stato pubblicato un articolo di Franco Fayenz sulle ultime novità discografiche.
In particolare Fayenz loda l'ultimo progetto discografico del bassista Marcus Miller, intitolato “Tutu Revisited” pubblicato dalla Dreyfus Jazz, un cofanetto composto da due cd e un dvd, con il quale Miller offre una rivisitazione del periodo di collaborazione con Miles Davis.
"Marcus Miller può essere considerato oggi il vero erede – forse l’unico, per ora – del messaggio musicale di Miles Davis. Miller compare nel cd davisiano “We Want Miles” (1982) che fu il segnale primo e più forte del ritorno di Davis alla musica dopo anni di salute precaria. Poi lo si ritrova in “Star People” (1983), “Tutu” (1986) e infine “Siesta” (1987) che contiene la colonna sonora del film omonimo composta da Miller, alla quale Davis partecipa. “Tutu” è colmo di episodi e di significati storici, e perciò Miller lo ha scelto per la sua rivisitazione creativa. Il titolo è il cognome di Desmond Mpilo Tutu, arcivescovo fino al 1996 di Città del capo, la capitale del Sudafrica, e premio Nobel per la Pace nel 1984. Davis celebrò l’evento con la composizione che apre il cd e gli dà il nome. Miller ha vissuto questa vicenda dall’interno e vi ha partecipato come collaboratore principale degli otto brani. Nel 2009 ha riportato “Tutu” in giro per il mondo rielaborandolo e attualizzandolo (lo scrive nella prefazione al suo box) e poi nel 2010, approfittando con dolus bonus dell’avvenimento sudafricano dell’anno, il campionato mondiale di calcio. Ma non c’è soltanto questo. Tutti i brani del box “Tutu Revisited” contengono il profumo di qualcosa di nuovo, ben chiaro nei dodici brani dei due cd e nel dvd, e ci sono almeno due giovani da seguire da vicino. Si tratta del trombettista Christian Scott che si è meritato la menzione speciale (“featuring Christian Scott”) sulla copertina e sui dischi; e del sassofonista Alex Hart, eccellente improvvisatore in grado di conciliare l’avvenire con il passato. Forse nel jazz degli Stati Uniti c’è ancora speranza."
Per leggere l'articolo integrale visitate il sito del Foglio.

Ecco un video di Marcus Miller che presenta una versione "revisited" di Backyard Ritual, tratto dall'album, accompagnato dal trombettista Christian Scott.

Barbara Casini al Blackmail Jazz Club di Rignano sull'Arno

La cantante Barbara Casini sarà in concerto venerdì 23 settembre alle ore 21, al Blackmail Jazz Club di Rignano sull'Arno (Fi).
La cantante presenterà il suo progetto "Caxangá", un omaggio alle canzoni di Milton Nascimento, accompagnata da Alessandro Galati al piano, Gabriele Evangelista al contrabbasso e Enzo Zirilli alla batteria.  

Ecco il video di Barbara Casini che presenta una magnifica versione di Ma l'amore no, in compagnia di Peppe Servillo, e con al piano Stefano Bollani, tratto dallo spettacolo Abbassa la tua Radio, riproposto ad Orvieto, per Umbria Jazz Winter il 28 dicembre 2001 

Sing the Truth! al Detroit Jazz Festival

Sing the Truth! è una spettacolare performance teatrale in tre atti, nel quale tre grandissime cantanti quali Dianne Reeves, Angelique Kidjo e Lizz Wright celebrano la musica delle donne africane, del gospel, del jazz e del soul.
Le tre cantanti accompagnate da una formazione composta da Geri Allen, Romero Lubambo, James Genus, Munyungo Jackson, e con la direzione artistica di Terri Lyne Carrington, hanno presentato questa performance al recente Detroit Jazz Festival.
Il giornalista Mark Stryker ha scritto in un articolo sul Detroit Free Press, "This was the most intelligent and satisfying mix of progressive ideas and traditional programming since I started covering the event 15 years ago. . . ."

L'emittente radiofonica Wbgo permette di ascoltare in streaming l'intero concerto.

Per ascoltare il primo atto clicca qui  
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Foto tratte dal Monterey Jazz Festival 2011

Il blog della Npr, A Blog Supreme, interamente dedicato alla musica jazz, ha pubblicato nella sua pagina di Flickr, una bellissima serie di fotografie tratte dal recente Monterey Jazz Festival, che si è tenuto dal 16 al 18 settembre nella cittadina californiana.
Tra gli artisti immortalati in questa splendide foto ci sono; Herbie Hancock, Geri Allen, Donny McCaslin, Bill Carrothers, Terence Blanchard, Hiromi, Robert Glasper.
Per vedere le foto visitate questo link su Flickr.

Umbria Jazz al Festival Internacional Barcelona

Umbria Jazz partecipa con un programma interamente di musicisti italiani al Festival Internacional Barcelona, la cui 43esima edizione si svolgerà dal 27 settembre al primo dicembre. 
In particolare, la settimana dal 7 al 14 novembre sarà interamente dedicata al jazz tricolore e all’Umbria. La collaborazione tra i due festival è il frutto di una ormai solida partnership tra Umbria Jazz e la rassegna catalana, i cui responsabili sono stati a Perugia durante l’ultima edizione estiva di Uj.
Concerti e non solo Oltre ai concerti, la formula prevede anche appuntamenti enogastronomici, nei quali si potranno gustare i prodotti tipici dell’Umbria. Il programma allestito da Umbria Jazz rappresenta il jazz italiano ai suoi massimi livelli. Il 7 novembre è in programma il duo formato da Danilo Rea e Flavio Boltro; l’8 il trio di Gabriele Mirabassi; il 9 Gianluca Petrella e Giovanni Guidi che si esibiranno in duo e con la big band; il 10 Enrico Rava con il suo nuovo progetto Tribe, il lavoro appena uscito per la ECM; l’11 Paolo Fresu in duo con il pianista Omar Sosa. Si conclude il 12 con il piano solo di Stefano Bollani.
Il 14 la settimana umbra si chiude con una giornata per buongustai: protagonista, l’incontro tra il tartufo bianco umbro e il nero catalano.

Stefano Bollani e Chiara Civello a Caserta

Stefano Bollani e Chiara Civello questa sera saranno in concerto al Belvedere reale di San Leucio a Caserta, nell'ambito del Leuciana Festival, diretto da Nunzio Areni.
Questo spettacolo, fortemente voluto dall'assessore ai Grandi eventi, Teresa Ucciero, vede l'incontro di due tra i maggiori artisti nel panorama artistico mondiale: Stefano Bollani: pianista jazz, scrittore, esecutore di classici contemporanei e ora conduttore di Sostiene Bollani, in onda su Rai Tre e Chiara Civello, prima artista italiana della storia a incidere con la Verve Records, leggendaria casa discografica del jazz. 
Per una notte, Caserta diventa, quindi, capitale della musica: un'occasione da non perdere per assistere all'esibizione di due artisti di fama mondiale, insieme per la prima volta.

martedì 20 settembre 2011

Charles Mingus Sextet - Live In Oslo 1964

Ecco uno straordinario video (della durata di quasi un'ora) del grande Charles Mingus Sextet, tratto da un concerto tenuto il 12 aprile 1964 alla University Aula di Oslo in Norvegia.
La formazione di all-stars era composta da Charlie Mingus: basso, Eric Dolphy: alto sax, Clifford Jordan: tenor sax, Johnny Coles: tromba, Jaki Byard: piano, Danny Richmond: batteria.
"Mega allstar group led by Mingus. each one was already a potencial or already a leader of it’s own jazz band. they all improvise excellent and give the audience an extroadinary concert with no fake and honey talks….. 
This band play jazz which comes in and out from hard bop to avantgard and have all the time the spices of the Blues !!! Superb concert, great rhythm section."

Ecco il video in formato integrale:

Padova Jazz Festival 2011

La XIV edizione di Padova Jazz Festival, in programma dal 13 al 20 novembre, è segnata da tre eventi straordinari ospitati al Gran Teatro Geox, ovvero i concerti di Ryuichi Sakamoto (13 novembre), Manhattan Transfer & New York Voices (15 novembre), Christopher Cross (20 novembre). 
Manhattan Transfer & New York Voices si presentano insieme per il “vocalese project”: da una parte quattro pilastri della storia dei gruppi vocali, alle soglia dei 40 anni di carriera; dall’altra le voci che nell’ultimo ventennio hanno conquistato la scena internazionale con un repertorio contaminato da diversi generi musicali ed arrangiamenti sofisticati e originali. I due gruppi, dopo le rispettive esibizioni, si incontreranno sullo stesso palcoscenico per un finale senza precedenti, con il top delle voci mondiali…! 
In apertura e chiusura del festival due eventi in collaborazione con Zed, ovvero il “Trio Tour” del geniale pianista giapponese con il celebre violoncellista brasiliano Jaques Morelenbaum e un violinista di talento scelto da una selezione mondiale; e la cena-concerto con le immortali canzoni di Christopher Cross, hits maker degli anni ’80. 
Gli altri eventi del festival saranno ospitati al Teatro Verdi e saranno caratterizzati da un doppio appuntamento per ogni serata, ovvero il doppio concerto di Musica Nuda con la cantante Petra Magoni e il contrabbassista Ferruccio Spinetti e il quartetto del sassofonista Claudio Fasoli con ospiti di rilievo come Glenn Ferris (trombone) e Kyle Gregory (tromba), in programma giovedì 17 novembre; il concerto del cantautore Gino Paoli con il progetto “Un incontro in jazz”, accompagnato da alcuni fra i migliori jazzisti italiani come Flavio Boltro, Danilo Rea, Rosario Bonaccorso, Roberto Gatto, anticipato dall’esibizione in solo del pianista albanese Markelian Kapedani (venerdì 18 novembre); e, infine, il doppio concerto di Dida, emergente chitarrista e cantante, e il leggendario sassofonista Benny Golson nella formazione del quartetto (sabato 19 novembre). 
Non mancheranno in questi giorni dedicati alla musica dal vivo appuntamenti allo storico jazz club del festival, l’Hotel Plaza di Corso Milano, con l’esibizione (alle 18.30 e alle 23.00) di interessanti formazioni del panorama contemporaneo, come il quartetto El Porcino Organic diretto dal pianista Michael Lösch con Helga Plankensteiner al sax e voce, il quartetto del giovane vibrafonista padovano Giovanni Perin, ancora il trio del pianista Markelian Kapedani, accompagnato da due eccellenti musicisti europei, Yuri Goloubev e Asaf Sirkis. L’Hotel Plaza ospiterà anche la presentazione editoriale di Nicola Gaeta (“Una preghiera tra due bicchieri di gin” edizioni Caratteri Mobili) e l’intervento multimediale di Francesco Sovilla (“Storia del Jazz – le voci femminili”) con parole, musica, video (mercoledì 17 novembre). Eventi live per tutta la durata del festival si terranno anche in diversi locali del centro. 
Per informazioni: www.padovajazz.com

Miles, memorie a Reggio

La notizia della morte di Miles Davis (28 settembre 1991) non colse di sorpresa la comunità del jazz (Miles era ricoverato a Santa Monica per problemi polmonari) ma sembrò ugualmente incredibile. Sono venti anni da quel giorno e la memoria di Miles – senza mezzi termini il più importante jazzista di sempre, un'icona di stile ed eleganza – non solo non è passata, ma si rafforza. 
Negli ultimi anni, la riproposizione in digitale di tutta la sua opera (esistono sontuosi cofanetti in commercio) permette di scoprire sempre nuove accezioni delle sue musiche. Forse è per feticisti cercare di avere tutta la musica di Miles, ma gli appassionati (lo dimostrano i numeri) non si fanno scoraggiare. Arrivano ora dalla Columbia i bootleg del Live in Europe del 1967 (3 cd e un dvd) del secondo grande quintetto davisiano, durato dal 1965 al 1968: Wayne Shorter, Herbie Hancock, Ron Carter e Tony Williams. (drums). 
Ma anche l'Italia prepara le celebrazioni. Una mostra e due concerti a Reggio Emilia, intanto. Verranno esposte foto, copertine, pubblicistica e – cuore della mostra – documenti audio e video: l'intera discografia di Miles navigabile dal visitatore (merito di Enrico Merlin, il maggior esperto di discografia davisiana al mondo), il meglio delle sue esibizioni e interviste. E poi due concerti. Uno di Shorter (appunto!), l'altro del più grande trombettista davisiano d'Italia: Paolo Fresu. Con il Devil Quartet in «DevilDavis» – appositamente concepito per il festival Aperto – Fresu suonerà il 7 ottobre al Teatro Ariosto (Fresu, tromba; Bebo Ferra, chitarra elettrica; Paolino Dalla Porta, contrabbasso; Stefano Bagnoli, batteria). In attesa che arrivi in Italia la stupenda mostra «We Want Miles» che ha furoreggiato a Parigi e Toronto. Davisiani d'Italia, uniamoci. Nella speranza di (ri)vederla.

Kris Bowers vince il Thelonious Monk International Jazz Piano Competition

Il 22enne Kris Bowers, ha vinto il prestigioso Thelonious Monk International Piano Competition, con il quale ha guadagnato un premio di $25,000 ed un contratto con la Concord Records, nelle due serate tenute gli scorsi 11 e 12 Settembre al Kennedy Center for the Performing Arts di Washington.
Nella serata finale, oltre alla competizione tra i tre finalisti, tra i dodici partecipanti in gara la serata precedente, c'è stata l'esibizione della grande Aretha Franklin, premiata con l'Institute's Founder's Award, le esibizioni dei vincitori degli anni passati che hanno presentato dei tributi speciali alla vita e alla musica di Monk, e la partecipazione di grandi artisti di jazz, tra i quali Joey DeFrancesco, Ron Carter, Christian McBride, John Patitucci, Joe Lovano, Wayne Shorter, Terence Blanchard, Dee Dee Bridgewater, Dianne Reeves ecc..., che hanno presentato proprie composizioni.   
Questa competizione, che quest'anno ha compiuto 25 anni, premia ogni anno un giovane artista di uno strumento specifico, ed ha visto tra i passati vincitori artisti come; Ambrose Akinmusire, Gretchen Parlato, Seamus Blake, Eric Lewis, Jacky Terrasson, Marcus Roberts ecc...
La giuria, al solito particolarmente qualificata, era composta quest'anno da Herbie Hancock, Ellis Marsalis, Jason Moran, Danilo Pérez e Renee Rosnes.
Nativo di Los Angeles, Kris Bowers iniziò a studiare il pianoforte all'età di nove anni, concentrandosi sulla musica classica. Tuttavia fu subito attratto dalle sonorità e dal feeling del jazz, quindi si iscrisse alla Los Angeles County High for the Arts dove potè partecipare ad un programma educativo attraverso il Monk Institute. Dopo la laurea proseguì gli studi musicali a New York presso la Juilliard School. Alla Juilliard, Kris ha collaborato con artisti come Terell Stafford, Mulgrew Miller, Terence Blanchard, Clarence Penn, Carl Allen, Ben Wolfe, Ron Blake, Rodney Jones, Benny Green, Bobby Watson, Kurt Elling, Duane Eubanks, EJ Strickland, Ambrose Akinmusire, Walter Smith, Ingrid Jensen, e artisti hip-hop come Q-Tip e Black Thought, tra gli altri, e ha studiato con Eric Reed, Frank Kimbrough e Kenny Barron. Attualmente si esibisce con il cantante José James.
Nella finale Bowers ha presentato The Summer Knows di Michel Legrand e Blue Monk, accompagnato dal bassista Rodney Whitaker e dal batterista Carl Allen.

Ecco un video di Kris Bowers, tratto dalla serata di semifinale della competizione:

Brad Mehldau e l'essenza della musica

Sul sito del quotidiano inglese The Guardian è stato pubblicato un bell'articolo scritto da Brad Mehldau, il quale fa delle riflessioni sul sentimento e sulle emozioni personali che si riflettono sulla musica, prendendo in considerazione in particolare la musica di Igor Stravinsky.
"Music often seems to suggest an emotion or a state of being – we reach a consensus, for example, that one piece of music expresses carefree youth, while another expresses world-weary wisdom. But is music properly expressing anything? Here's Stravinsky on the subject in 1936, from his autobiography: "For I consider that music is, by its very nature, essentially powerless to express anything at all, whether a feeling, an attitude of mind, a psychological mood, a phenomenon of nature, etc … Expression has never been an inherent property of music … It is simply an additional attribute which, by tacit and inveterate agreement, we have lent it, thrust upon it, as a label, a convention – in short, an aspect unconsciously or by force of habit, we have come to confuse with its essential being."
Alas, Stravinsky does not tell us what music's "essential being" is, only that we have mistaken the property of expression with it. He seems to be repeating the gambit of thinkers from Plato onward – he tells us that what we observe is false, posits another realm that is more real, but gives us no concrete information about it. There is no information to give, after all – what is essential lies beyond our reach; we're stuck in our empirical shallowness. Essentialist tropes are everywhere in discussions about music, smugly short circuiting further inquiry, maintaining: "We cannot put in words what is essential about music."
It is probably more reasonable to say we cannot put in words what is essential about anything. Essence is a cipher, a phantom, and a perilous one at that – by the time Stravinsky was writing those words, essentialist ideas were being stapled on to notions of race and nation with horrific results. These kinds of tropes about music always persist, though, because music acts like language in its ability to represent things, yet its mode of expression, if Stravinsky will pardon us, is free of language. So we see it as the ideal form of communication – one that supersedes language. The irony and ultimately the weakness of this viewpoint is that our ability to posit this idealised communication is dependent on the very language that we wish to transcend. Language is simply feasting on itself, on its own poverty – it has revealed nothing about music.
Was Stravinsky merely perpetuating a kind of sophistry? For years, his statement confounded and bothered people who took it at face value, assuming that he meant music is not expressive, period. In 1962, he clarified what he meant – a little grumpily: "The over-publicised bit about expression (or non-expression) was simply a way of saying that music is supra-personal and super-real, and as such, beyond verbal meanings and verbal descriptions. It was aimed against the notion that a piece of music is in reality a transcendental idea 'expressed in terms of' music, with the reductio ad absurdum implication that exact sets of correlatives must exist between a composer's feelings and his notation. It was offhand and annoyingly incomplete, but even the stupider critics could have seen that it did not deny musical expressivity, but only the validity of a type of verbal statement about musical expressivity. I stand by the remark, incidentally, though today I would put it the other way around: music expresses itself......" 
Per leggere l'articolo integrale visitate il sito del The Guardian. 

lunedì 19 settembre 2011

Reggie Washington in diretta questa sera su TSF

L'emittente radiofonica francese TSF, presenterà in diretta questa sera il concerto del bassista e contrabbassista Reggie Washington. 
Noto per le sua collaborazioni con artisti come; Roy Hargrove, Branford Marsalis, Steve Coleman, Chico Hamilton e Cassandra Wilson, Washington oltre ad essere un bassista dalla tecnica strabiliante è anche un bravo compositore.
Il bassista presenterà le proprie composizioni questa sera al New Morning di Parigi, dove sarà accompagnato dal chitarrista Jef Lee Johson e dal batterista Gene Lake.
Clicca qui per ascoltare in diretta il concerto a partire dalle ore 21.

Ecco un video di Reggie Washington al Bass Day di Manchester nel 2007:

Questa volta è Barbara Morrison a chiedere aiuto

Lo scorso 11 settembre alcuni artisti di jazz tra i quali Frank Capp Juggernaut, Ernie Andrews, Corky Hale, Tierney Sutton e Junior Mance si sono riuniti al Local 47 di Los Angeles per A Benefit Evening of Jazz Legends for Barbara Morrison, una serata per raccogliere fondi per sostenere la cantante nel pagamento delle sue spese mediche, dopo l'intervento chirurgico con il quale le hanno amputato una gamba a causa del diabete.
"The doctor said they needed to remove my leg to save my life. Thankfully, it doesn't affect my singing at all." ha detto la 62enne cantante, che presto verrà dotata di una protesi, in una intervista rilasciata per un bell'articolo pubblicato dal quotidiano Los Angeles Times.
La cantante ha festeggiato l'apertura, lo scorso gennaio, del Barbara Morrison Performing Arts Center, una sala di 99 posti con un grande palco, che fornisce un luogo dove musicisti, ballerini ed attori teatrali possano mettere in mostra le proprie qualità artistiche.
"This place is the result of a dream. It's a chance for me to provide a showcase to all kinds of performers."
All'interno della comunità jazzistica di Los Angeles, la Morrison è conosciuta come una delle cantanti più attive. La cantante ha prestato la sua voce in innumerevoli spettacoli di beneficenza per aiutare i musicisti in difficoltà; ma questa volta tocca a lei chiedere l'aiuto.
Nell'intervista la Morrison racconta come il problema con la sua gamba sia cominciato con qualcosa di molto piccolo:
"I had a piece of skin on my toe and I pulled it off. The sore kept getting bigger and I went to the doctor. He said they had to remove my foot. After that, it was my leg. I said, 'Just as long as I'll be able to sing — do what you have to do." 
"I sang in church last night, and I sang … 'I'll be there for you, whenever you want me, just call me…' So this is going to take some getting used to. But if you can sing a song and paint a beautiful picture — you've done your job."

Per sostenere la cantante e per maggiori informazioni visitate il sito www.barbaramorrison.com/

Ecco una clip della manifestazione: